Reggio Calabria, 14 ottobre 2012
NIENTE DI NUOVO SOTTO IL SOLE!
La
decisione di sciogliere il Consiglio Comunale di Reggio Calabria ha avuto quale
inevitabile presupposto l’invio della Commissione d’accesso, il cui operato, una
volta messo a disposizione del Prefetto, ha costituito la struttura della
Relazione inoltrata al Ministro degli Interni.
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| Oreste Romeo |
Ha
colpito che il Prefetto di Reggio Calabria, nell’immediatezza dello
scioglimento, si sia dichiarato sicuro che il Sindaco Arena, una volta letta la
Relazione, ne avrebbe senz’altro approvato le conclusioni ivi formulate.
Non
importa se le osservazioni del Prefetto siano state frettolose o meno, ma rileva
che non si possa aprioristicamente escludere che una battuta d’arresto l’abbia
subita la reciproca legittimazione alla quale dovrebbero attenersi le
Istituzioni dello Stato democratico, per tale intendendosi una Comunità che
ponga la volontà popolare quale valore fondante e stella polare del proprio agire.
Appare
addirittura superfluo rimarcare come e quanto sia irrinunciabile quella
legittimazione per le Istituzioni direttamente a contatto con il Cittadino, ancor
più nella nostra Città, dove gli effetti della crisi sono amplificati dai tempi,
sovrabbondanti, di stasi amministrativa.
Ora,
ritornando alla dichiarazione rilasciata da S.E. il Prefetto in carica, risulta
di difficile comprensione il motivo a cagione del quale sia stata rimasta troppo a lungo senza risposta la domanda con
la quale il Sindaco Arena, sin da dicembre dello scorso anno, chiedeva lumi al
Palazzo del Governo sulla certificazione antimafia della società Multiservizi.
La
singolare circostanza lascia spazio alla legittima recriminazione sui tempi,
eccessivi, di risposta alle sollecitazioni dell'Ente territoriale.
Ognuno
vede il rischio che si coglie a piene mani, ossia una lesione della base
fiduciaria che le articolazioni tutte dello Stato devono aver cura di coltivare
e mantenere viva presso il Cittadino, cui appare oscuro il motivo di quel corto
circuito istituzionale.
Fatta
eccezione per la caccia allo scoop, in realtà pettegolezzi di scarso pregio, pratica
alla quale si indulge per un malinteso ruolo ascrivibile a certo giornalismo
che calpesta con inusitata e perversa disinvoltura prerogative costituzionali
del Cittadino, mette qui conto rilevare che già da qualche giorno gli organi di
informazione sono sempre più frequentemente sollecitati a pubblicare una sequela
di precisazioni.
Iniziative,
queste, imposte da gravissime ed imperdonabili inesattezze contenute nella
Relazione prefettizia, idonee ad incidere in maniera nefasta sull’onorabilità
di non pochi concittadini.
Soprattutto
in un momento, come quello attuale, segnato dall’odio sociale e dalla
disgregazione avuti di mira da parlamentari calabresi che, improvvisamente,
sembrano aver abbandonato il barbaro lessico che meglio ne connota il pensiero,
al punto di avere avvelenato il clima politico cittadino.
E
dunque, in questo quadro, non vuole essere sterile esercizio intellettuale interrogarsi
se il Prefetto, leggendo i giornali e le legittime rimostranze di cittadini di
condotta irreprensibile, vieppiù esaltata proprio dalla supposta contiguità,
sia ancora fermo nelle sue ostentate certezze; se le stesse certezze della
Relazione Egli intenda mantenere ferme anche nei confronti di non poche
cooperative impegnate nel recupero sociale di soggetti che hanno infranto la
legge ma vogliono riscattarsi pienamente, come prevede la legge; quali iniziative Egli intenda assumere,
ove rimanesse riscontrata e confermata la singolare circostanza di affidamento
presso la Prefettura reggina a favore di un'impresa che nella Relazione è
indicata non estranea a circuiti criminali; quali siano state, in concreto, le
ragioni dell'eccessivo lasso di tempo intercorso per riscontrare la richiesta
antimafia inoltrata dal Sindaco Arena prima ancora che il Prefetto Varratta
venisse promosso Prefetto di Firenze.
Né,
poi, può passare sotto traccia qualche omissione, sicuramente non voluta, che
la Relazione pone in desolante rilievo, come è stato già evidenziato.
Ed
allora, se queste sono le “basi” per il recupero della legalità a Reggio
Calabria, obiettivo dichiarato dalla Ministra Cancellieri, l’inizio del
percorso appare di incerta e sin troppo vaga definizione, al pari della
normativa antimafia che sembra essere stata azionata nel tentativo di lavare
una coscienza, quella dello Stato, storicamente non proprio limpida verso la
città di Reggio Calabria.
Nel
giorno in cui il Consiglio dei Ministri approntava misure a sostegno delle
municipalità d’Italia, e sono note le iperboliche cifre di deficit che
opprimono altre città metropolitane che hanno il solo “pregio” di altro colore
politico, Reggio Calabria, secondo prassi consolidatasi sin dagli albori del
regionalismo, s’è vista riservare anche la beffa, in aggiunta al danno.
La
lady di ferro del Viminale, sciogliendosi anch’essa, ha, infatti, promesso
l’impegno del Governo ad aiutare finanziariamente la nostra città, seppur entro
gli angusti limiti delle attuali risorse a disposizione.
False
promesse!
Si ricordano
quelle del quinto centro siderurgico degli anni ’70, così come è indelebile la
“Calabria figlia prediletta” di prodiana memoria., e ciò spiega perché qui si faccia
fatica a comprendere la filosofia kantiana tanto cara alla Ministra Cancellieri.
Alle
nostre latitudini, non è stata solo la Bibbia ad averci insegnato che non c’è
niente di nuovo sotto il sole.
Avv. Oreste Romeo
COORDINATORE PROVINCIALE
REGGIO CALABRIA
LISTA
SCOPELLITI PRESIDENTE

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