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NUOVE RIVELAZIONI - LO SCRITTORE PAVESE FASCISTA

Si ritorna a discutere dello scrittore Cesare Pavese e della sua
adesione al Fascismo

Nuove rivelazioni sul Pavese fascista
In un convegno a Cosenza



Pavese, scrittore fascista tra le sue lettere al Duce i il suo ultimo romanzo
Nuove rivelazioni di Pierfranco Bruni che aprono una verifica sulla
letteratura italiana del Novecento

Pierfranco Bruni: "Pavese Fascista? Non ci sono dubbi. I documenti
sono elementi comprovanti della sua adesione al Fascismo e il
confronto con i Calvino e i Moravia resta lontanissimo e impossibile
proprio per la grandezza letteraria di Pavese"





Si ritorna a discutere dello scrittore Cesare Pavese e della sua
adesione al Fascismo. Dalle lettere al Duce, scritte durante gli anni
del confino a Brancaleone in Calabria (1935 – 1936), nelle quali si
evidenzia con molto vigore il suo essere fascista e l'essere fascista
dell'intera famiglia Pavese (la lettera della sorella Maria al Duce è
un altro straordinario documento) ai suoi romanzi e alle sue
dichiarazioni scritte sulle pagine del Diario "Il mestiere di vivere".
Di questo si è discusso recentemente a Cosenza, Terrazzo Pellegrini,
nel presentare il romanzo di Pierfranco Bruni "Passione e morte.
Claretta e Ben" (Pellegrini).
È stato proprio Pierfranco Bruni, studioso di antica data degli
scritti di Pavese e pavesiano per formazione ad affermare che: "E'
banale non parlare di un Pavese Fascista. Si può accettare o meno
questa tesi. Ma è comprovata da documenti certi. Dalla sua adesione al
Fascismo con la tessera risalente al 1933, alle lettere indirizzate
sia a Mussolini che alla sorella Maria, dalle sue annotazioni sul
Diario dove si evince addirittura una linea naziafascista ai suoi
romanzi e tra questi il romanzo anticomunista 'La luna e i falò'. Non
si possono disconoscere capitoli di questo romanzo che propongono una
lettura della Resistenza come pagina da rileggere completamente".
"Pavese, ha annotato Bruni, scrive, nel romanzo citato, di partigiani
comunisti che sparano alla nuca, parla di una ragazza di nome Santa
che viene bruciata dai partigiani, immagine con la quale si chiude il
romanzo. Non si possono disconoscere le straordinarie osservazioni sui
repubblichini di Salò che si trovano in 'La casa in collina'. Pavese è
uno scrittore notevole, aggiunge Bruni, e sia Ernesto De Martino che
il tanto sopravvalutato Italo Calvino lo avevano ben capito".
Pierfranco Bruni si sofferma con molta acutezza su queste pagine della
letteratura italiana di metà Novecento e dice, senza alcuna reticenza,
che "Il rapporto tra Calvino e Pavese non è proponibile in nessun
senso. Calvino nei confronti di Pavese è un mediocre allievo che si è
lasciato trascinare da una visione ideologica della letteratura,
aspetto che in Pavese non c'è perché resta grande scrittore e poeta
sino al suo suicidio. Come non è proponibile l'affermazione di Moravia
nei confronti di Pavese quando afferma che valgono più le sue idee che
i suoi romanz".
Pierfranco Bruni ha sollevato con vigore una questione sottaciuta e
che soprattutto i libri scolastici non pongono neppure come elemento
di discussione.
"Pavese è uno scrittore centrale nel contesto del secondo Novecento e
fino a quando non verrà proposto fuori dagli schemi ideologici si
porrà una barriera tra letteratura, storia e ideologia. Pavese resta
uno scrittore e un poeta. I Calvino, i Moravia, i Vittorini sono altra
cosa rispetto alla grandezza linguistica e poetica di Pavese. La
differenza sta nel continuare sbagliano a proporre un Pavese realista.
Cosa che egli stesso ha smentito e che la critica storicista e
marxista continua a proporre alle nuove generazioni. Pavese, lo aveva
ben sottolineato di non essere un realista".
A chi chiedeva sul Fascismo di Pavese, Bruni ha replicato che "Ancora
oggi si ha timore di affermare che Pavese è stato Fascista, dopo il
1945 la storia è ben altra ma anche tra il 1945 e il 1950 c'è un
Pavese non comunista. Ma bisognerebbe rileggere con molta attenzione e
senza i paraocchi 'La luna e i falò', dall'inizio alla fine".
Da Claretta a Pavese. Il dibattito è stato molto vivace ma di grande
interesse e sono stati posti all'attenzione questioni di importanza
rilevante sia sul piano letterario che storico.

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