Reggio Calabria 22.10.2012
La società civile deve riappropriarsi del suo ruolo
ma nel frattempo non siano i poveri a pagare il conto
E' inutile nascondere che lo scioglimento del Consiglio Comunale di
Reggio rappresenta una gravissima ferita per l'intera città, una
sconfitta per ognuno di noi di fronte alla quale nessuno è legittimato
a chiamarsi fuori.
Peraltro sembra altrettanto chiaro come gli elementi generali emersi
dagli atti, e le motivazioni poste alla base del decreto di
scioglimento, abbiano reso il commissariamento l'unica soluzione
praticabile, tanto dolorosa quanto inevitabile.
Ciò nonostante ci preoccupa la tensione e l'odio di questi giorni che
si respira nell'aria cittadina, ci spaventa la possibilità di faide
civili che non avranno altro effetto se non quello di acuire il dolore
di una città ferita.
La drammaticità della situazione impone al contrario alcune
riflessioni indifferibili ed una precisa richiesta a chi, in questo
caso i Commissari, è deputato per i prossimi 18 mesi alla guida della
città.
Le riflessioni riguardano innanzi tutto l'individuazione di chi dovrà
sostenere il costo dello scioglimento. E' infatti chiaro che quanto
stiamo vivendo porterà con sé un prezzo da pagare, se non altro in
termini di difficoltà ad individuare luoghi di dibattito democratico,
di acredine e scontri tra cittadini, di difficoltà e lungaggini
istituzionali su questioni focali. E questo a prescindere dalle
capacità e dall'impegno dei Commissari che, ne siamo certi, non
mancherà.
In questo senso la nostra paura, peraltro già manifestata prima del
provvedimento del Ministro Cancellieri, è che il prezzo più alto lo
debbano pagare proprio le fasce più deboli e fragili della
cittadinanza.
Sappiamo bene, e la cronaca recente lo può confermare, come le
politiche sociali a Reggio Calabria abbiano dovuto sopportare una fase
di grave regressione negli ultimi anni. I servizi verso le fasce
deboli, per la stragrande maggioranza portati avanti dal Terzo Settore
e dal volontariato, hanno dovuto fare i conti con un deficit
strutturale che ha determinato un buco di circa due anni nel pagamenti
delle spettanze dovute a cooperative ed associazioni.
I conti sono presto fatti: il credito vantato dal Terzo Settore per
residui relativi agli anni 2010-2011 supera i 5 milioni di euro,
mentre per il corrente registriamo un arretrato di 5 mensilità, pari a
circa 1 milione 350 mila euro.
E' quindi indubbio che nel corso degli ultimi 4 anni il mondo delle
organizzazioni no profit ha garantito, sulle proprie spalle e,
purtroppo, su quelle degli operatori, il mantenimento del sistema dei
servizi sociali a Reggio Calabria.
In altre parole se in città si sono portati avanti servizi essenziali
nei confronti di anziani, disabili, minori e persone in difficoltà, lo
si deve alle cooperative ed alle associazioni che, esponendosi
direttamente con fornitori e banche, hanno garantito continuità alle
proprie attività.
Questo è un dato inconfutabile, rispetto al quale ritengo doveroso che
l'intera cittadinanza rifletta con attenzione, dandone atto a tutti
quegli operatori che ogni giorno, tra lacrime e fatiche, consentono a
Reggio di mantenere un minimo di civiltà e solidarietà umana.
Mi sembra quindi fortemente ingiusto che, come purtroppo sta
accadendo, venga messo in discussione proprio il mondo del Terzo
Settore, additato con una certa "leggerezza generalista" come
terminale di interessi della criminalità organizzata.
E' bene essere chiari sul punto. Non poniamo dubbio alcuni sui
presupposti che hanno portato allo scioglimento del Consiglio
Comunale, anzi auspichiamo che questo momento, comunque drammatico per
la città, diventi un periodo di crescita e di impegno per tutta la
parte sana della cosiddetta società civile. Al contempo però
ribadiamo, con umiltà e con altrettanta fermezza, che il mondo del
Terzo Settore reggino possiede capacità, competenze e valori che da
sempre ha posto al servizio della collettività, senza alcuna pretesa
di rendite di posizione o affaristico-mafiose.
Lo dimostrano le battaglie per i diritti dei più deboli portate avanti
nel corso di questi anni e le storie quotidiane di tante donne ed
uomini che hanno fatto dell'impegno sociale una scelta di vita,
pagando in prima persona e divenendo spesso più poveri di coloro che
servono.
In quest'ottica vanno lette anche le diverse iniziative che in questi
anni pezzi importanti del mondo della cooperazione sociale hanno
portato avanti nel campo dell'inserimento lavorativo di persone
svantaggiate. Iniziative che sul nostro territorio, già estremamente
povero di opportunità lavorative, si trovano a dovere quotidianamente
fare i conti, oltre che con le difficoltà di ogni calabrese in cerca
di lavoro, con lo stigma sociale che spesso accompagna le persone che
si tenta di reinserire. Uno stigma che riguarda tutti, siano essi
disabili, siano essi ex tossicodipendenti o detenuti e che pure,
nonostante tutto, viene affrontato senza paura ogni giorno da
centinaia di cooperative in tutta Italia che si sforzano di produrre
lavoro e speranza anche in favore di persone sulle quali nessuno è
disposto a scommettere. Basti pensare ai piccoli miracoli delle tante
esperienze agricole, delle imprese sorte sui beni confiscati alle
mafie, delle attività commerciali ed imprenditoriali nate proprio
dall'iniziativa coraggiosa di persone pronte a sognare un futuro
diverso.
Piccole e grandi realtà che vanno comprese, aiutate e tutelate, e non
guardate con sospetto perché, in ossequio della legge, annoverano tra
le proprie fila lavoratori ex detenuti o tossicodipendenti con
precedenti penali.
Il Terzo Settore è un fenomeno complesso, articolato, che spesso, e
questo è un limite, non si lascia comprendere sino in fondo. Un mondo
certamente non esente da errori, ma non per questo da additare come
realtà malata o a rischio di condizionamenti, in particolare pensando
alle tante esperienze che da oltre un trentennio offrono risposte ai
cittadini più deboli, promuovendo la dignità umana e la speranza.
Il terzo settore si sforza, pur con mille limiti, di prendersi cura
della parte più debole ed a rischio di una società malata, e nel farlo
si sporca le mani, scende sulle strade, naviga in mezzo al fango, si
inoltra oltre i margini delle periferie umane, superando confini di
pregiudizio per altri invalicabili.
Abbiamo deciso di rompere il rispettoso silenzio che abbiamo tenuto a
seguito dello scioglimento del Consiglio Comunale perché oggi tutto
ciò è seriamente a rischio.
Oltre a ritrovarsi schiacciato dai debiti, sull'orlo del fallimento
economico, il Terzo Settore reggino rischia di perdere anche la
propria credibilità ed autorevolezza di fronte al mare di fango che,
come uno tsunami incontrollabile, si è rovesciato sulla città.
La relazione della commissione di accesso, resa irresponsabilmente
pubblica senza censura alcuna, fornisce, come giustamente osservato
dal Commissario Panico, un quadro generale, a dir poco sconcertante,
ma non può e non deve determinare una lettura generalista capace di
colpire indistintamente tutti e tutto.
Detto ciò appare evidente come la città di Reggio sia di fronte al
rischio di un'emergenza sociale senza precedenti.
Il commissariamento del Comune giunge infatti in un momento già
drammatico per le politiche sociali reggine. Abbiamo espresso, in
tempi non sospetti, il timore che il commissariamento potesse cadere
come una mannaia sulle teste dei più deboli. Infatti il normale
periodo di osservazione che, giustamente, la triade commissariale
dovrà prendersi prima di ri-attivare le procedure ordinarie, potrebbe
risultare letale per un contesto già provato oltre ogni dire da anni
di ritardi ed omissioni.
Il risultato potrebbe portare all'interruzione e quindi alla chiusura
dei servizi, con una conseguente sospensione dei diritti umani e
civili in questa città.
Ed ecco quindi la richiesta per i Commissari: un'attenzione
particolare ed urgente alla problematica delle politiche sociali,
capace di scongiurare il rischio immediato di chiusura per poi
riprogrammare su basi più solide. A tal fine abbiamo chiesto un
incontro alla struttura Commissariale per esporre le diverse
problematiche che ci stanno strozzando ed ipotizzare possibili
soluzioni. Siamo infatti convinti, e lo ribadiamo con forza oggi, che
nei momenti di difficoltà una vera comunità deve essere capace di
programmare il proprio futuro a partire dai suoi figli più piccoli e
fragili.
Vediamo nel periodo di commissariamento che abbiamo davanti
un'occasione di importanza fondamentale per la società civile di
riappropriarsi del proprio ruolo politico e democratico.
Su queste basi il Terzo Settore è pronto a svolgere la sua parte, con
la passione e l'impegno di sempre.
Il Portavoce del Coordinamento
Avv. Luciano Squillaci
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