I padroni i casa, hanno legittimato il successo con
un secondo tempo a dir poco maestoso, non solo per tattica (il rientro nella
stanza dei bottoni di Mimmo Tripodi è stato la panacea di tutti i mali). Dopo
che, nella prima frazione, aveva emulato la cicala canterina. Mai visto tante
palle-goal, sciupate in maniera vergognosa, se non scandalosa. Te la do io la
goleada. Ma la dea bendata non potrà dare perennemente una manina d’aiuto.
Unusquisque faber est fortunae suae. Il presidente Rocco De Pietro si è
defilato. Rispettiamo le sue decisioni. Mister Domenico Tripodi ed il suo vice,
Silvio Malaspina, invece, si sono lasciati intervistare. E (quasi quasi) pure
Bruno Mafrici, ancora tra… Scilla e Cariddi
IL MELITO, VA SOTTO SUL SOLITO REGALO NATALIZIO, SU
UN PIATTO D’ARGENTO, MA, NELLA RIPRESA SI SCATENA GIOVANNI CALABRÓ, CHE COMPIE
UN CLAMOROSO RIBALTONE
Sono molto onesti i dirigenti ospiti della Scillese, Pasquale Ciccone e Fortunato Cardillo, ingiustamente allontanato dal terreno di gioco ad ammettere la superiorità dei padroni di casa. L’arbitro, che ha diretto bene, in questa circostanza, ha preso un granchio. Sebbene per due svarioni della traballante difesa locale, avesse avuto le palle-goal della beffa e del danno; matricola, che però è espressione di Scilla, perla del Tirreno, più volte segnalatasi per la conquista di cinque vele azzurre o bandierine blu, paradiso artificiale dei vip di mezzo mondo. Una sua squadra ha militato in serie D. Memoria minuitur nisi eam exerceas
Domenico Salvatore
Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: amatevi gli uni gli altri”, dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 15, 9-17).
Il comunale, purtroppo è stato teatro, e noi testimoni oculari, svariate volte di scene, davvero poco edificanti. Non abbiamo taciuto, ma anzi condannato pubblicamente quel turpe vizietto. Homo homini lupus. Orazio dice che…’parola detta e sasso tirato, non tornano mai indietro’. Memoria minuitur nisi eam exerceas. Gli spettatori aumentano a vista d’occhio. Chiediamo venia per la digressione. E rientriamo in carreggiata. A parte le vecchie glorie come Elia Lasco, Nino Zavettieri, Saverio Pellicone, quest’ultimo, inventore della ‘zona Pellicone”, (quella che va dal 90° minuto in poi), che fece la fortuna del Bagaladi ‘buon’anima’, nelle vesti di dirigente, Mimmo Franco reduce da una seduta di ozonoterapia.
Il trainer, ha avuto una ricaduta di
lombo-sciatalgia, che a suo tempo gli troncò una folgorante carriera. I
talent-scout od osservatori si spostavano dal Vesuvio al Mongibello, per
esaminare il talento naturale. Il ‘Franz Baresi” melitese, con la giusta
‘fortuna audaces iuvat’, avrebbe potuto giocare a san Siro. Anche questa è la
nostra opinione. Tale era anche, per Ciccio Marino, Sebastiano Siviglia, Fabio
Caserta della scuola palizzitana; se non per Benny Carbone, Giovanni Morabito,
Giuseppe Sculli , Simone Missiroli, Antonino Barillà e metteteci pure Cicco
Marra, Salvatore Manganaro, Tiberio Cilione, Pasquale Laganà, Umbertino
Cuzzucoli. Scripta manent, verba volant. Sviolinate da estasi, ma Paganini non
replica; nemmeno se lo ordina Carlo Felice. È lapalissiano, che non abbiamo il
dono del cartomante o del chiaroveggente. E non siamo nemmeno lontani parenti
di Cassandra, Laocoonte e Tiresia. Comunque ben
distanti dall’oracolo di Delfi e dall’oroscopo di Barbanera. Al massimo,
possiamo esprimere la nostra opinione, sic et simpliciter; per quel che valga…
Cioè, meno di niente. A volta ci si azzecca. Il più delle volte si prendono
granchi colossali, abbagli, lapsus e papere. Nonostante il temporale, gli
hooligans ed i variors, hanno raggiunto le gradinate del ‘Saverio Spinella’ per
incoraggiare, sorreggere e sostenere i loro beniamini. L’ha fatta da padrone
Giove Pluvio che ha rovesciato sul Marosimone, acqua a catinelle; perfino un
pertugio sulla tettoria, ha complicato la vita degli spettatori. Benchè ancora,
non siamo all’en plein. Va in archivio la terza vittoria stagionale, su quattro
partite complessive (3-3 a Bagaladi; 3-2, sul san Giorgio Extra, 5-3 col santo
Stefano fuori casa; 2-1 con la Scillese), per un totale di punti 10.
Con i tre punti a tavolino, assegnati dal G.S. della
Lega Calcio-FIGC, in seguito ai fattacci di sant’Alessio in Aspromonte (partita
vinta sul campo per 5-3). Il che, vuol dire primato in classifica. La squadra
non ha mai segnato meno di due reti. Eppure, l’ottimismo non tracima
incontenibile. L’euforia non travolge gli skin-heads. L’entusiasmo non deborda
inarrestabile. Per non dire che ci sia pure un codazzo di scetticismo e
diffidenza. Più di un fedelissimo storceva il naso, sconsolato alla fine del
primo tempo. Un sogno come quello di Renzo & Lucia, quando i Bravi dissero
a Don Abbondio “Questo matrimonio non s’ha da fare, né domani, né mai “, mentre
col piede buttavano ciottoli contro il muro. La Scillese era andata al riposo
con una rete di vantaggio. Un rospo, più duro dei campi di lavoro di Omsk sulla
rive dell’Irtiš (Delitto e castigo di Fëdor Dostoewskij). Potevano essere due i
regali natalizi. Ma, Avenoso, ci ha messo una pezza, su quel
bolide viscido, che gli stava sgattaiolando dalle mani. I guantoni serviranno a
qualcosa. Il Batman melitese, vola sulla liane come, Tarzan della Giungla. Magenta,
si è sgranocchiato un assist generosamente ammannito dell’allegra difesa, a
caccia di farfalle sotto l’arco di tito; in maniera financo grossolana, Non
eravamo al Luna Park, ma i teen-agers, loro malgrado, andavano sulle ‘Montagne
Russe’, sul ‘Vascello del Pirata’, sopra il letto chiodato del fachiro e dentro
il ‘Tunnel dell’Horror’ . Ielo e Latella
sudavano come John Rambo e Schoolboy nella giungla vietnamita, trascinando
palle su palle. Figlio d’arte.
La chioccia (’assessore Giuseppe Latella,
popolarmente noto come “Peppi Martellu”) si è trascinato sino al “Saverio
Spinella” per vedere da vicino se siano spuntate le alucce al suo galletto di
primo canto; e magari anche: cresta, bargiglio, artigli e speroni… allevati a terra, in grandi spazi ed in condizioni ambientali
ottimali, nutriti con mangimi a base di granoturco. Orlando, stavolta,ha
agitato bene la sua Durlindana, come il ”Furioso” a Roncisvalle. Marra e Gullì
hanno lavorato di crastaria, turando ogni falla. L’elemento fondante di questa
squadra deve diventare anche la difesa. Sebbene il trainer locale Domenico
Tripodi, non abbia mai dimenticato gl’insegnamenti del maestro, Paron Nereo
Rocco. Il modulo tattico 3-5-2 semovente sta diventando 4-5-1. Il mister è
tentato di un 4-4-2, ma bisogna avere due difensori esterni agili, snelli e
veloci e di due tornanti di fascia degni di questo nome. Non, di don Chisciotte
contro i mulini a vento. O filosofi, pronti a discettare sul sesso degli
angeli. Le partite si pareggiano e qualche volta si vincono, anche sulle
intuizioni tecniche del mister, che sappia leggere la partita. Il dialogo
costruttivo fra i due “Domenico Tripodi”, uno allenatore, l’altro giocatore si
è rivelato vincente. Il pendolare della pelota bruzia, ha saputo oscillare,
lungo l’asse maggiore del campo come la lampada sospesa nella Cattedrale
di Pisa. Una rivoluzione copernicana, che gli ha consentito di effettuare il
ribaltone. Ciò si rende possibile, quando si hano in squadra elenmenti come
Natale Manti e Giovanni Calabrò. I due dell’Apocalisse, hanno seminato ilpanico
nelle retrovie ospiti. Benchè nel primo tempo siano andati in bianco. Una
caterva di palloni da scaraventare in fondo al sacco, badate bene da cinque o
sei passi. La gragnuolata, di Scud e Patriot, come sulla alture del Golan,invece
sfiorava il bersaglio.
Una sorta di tiro a segno, che facevano saltare il
tappo della valvola mitralica ai peones e campesinos, un paio di centinaia
assiepati sotto la tribunetta colabrodo. In pedana per la fossa olimpica,
Tripodi, Calabrò, Manti (che si permette il lusso di fallire un calcio di
rigore; bella la traversa sullo zero a zero ed alcune giocate infruttuose),
Pansera e perfino Orlando, giocavano a chi sbagliasse di più. Sul nostro
taccunino almeno una decina di palle-goal a pochi passi da Polistena. Nella
prima frazione di gioco. Primo tempo a favore degli ‘azzurri’ della Scillese,
che non sanno approfittare dell’occasione d’oro per raddoppiare. Mister
Cardillo, impone un approccio, senza complessi d’inferiorità, timori
riverenziali o sudditanze psicologiche e dispone un modulo tattico 3-4-3, di
difficile lettura. Favorito da Andrew e Katherine, che rendono il catino
scivoloso come il palaghiacchio. La “banda De Franco” con un esproprio
proletario inopinato, s’impossessa del centrocampo. E le stelle stanno a
guardare. Varbaro, Cardona e Perina ndossano i panni di El Condor, il Puma e
Popeye, ma gli spinaci tardano ad arrivare. Negli spogliatoi, scompare il fair
play ed il bon ton del trainer Tripodi, che si trasforma in un sergente di
ferro, tipo Eugenio Bersellini. Prima mossa, Tripodi torna in cabina di regìa a
fare il metronomo, meglio di Demetrio Albertini. Così Giovanni Calabrò emula
Gabriel Omar Batistuta e diventava il nuovo “Re Leone”. Se non l’avvoltoio (El
Buitre). Alias Emilio Butragueño. Un Pierino la peste che fa impazzire le
difese avversarie. C’è gloria per Zavettieri ‘Zavatta’ per gli amici; un
soldatino alla Angelo Di Livio. Dopo il pareggio il Melito ritrova fiducia,
speranza, fede e morale. Le geometrie sono più fluide; le giocate meno
istintuali; la lucidità efficace e funzionale.
Gli spazi si restringono per i Tirrenici. Nonostante
la morsa asfissiante nella zona nevralgica, dettata dalla maggiore esperienza,
dal rango e dal blasone degli avversari, Carina, Andreacchio e Perina ci
provano. Sollecitati dal coach ospite che nel frattempo si è appollaiato sulla
balaustra del Marosimone. Il direttore di gara, dottore in medicina, se l’è
cavata bene. Il rigore quando c’è va dato, il goal viziato da fuorigioco e
fallo va annullato, il cartellino giallo va comminato, dialogo democratico ed
aperto. Il pubblico partecipa. Ecco l’altra grossa novità. Sabato, tutti a
Pellaro per vedere all’opera la capolista Melito, impegnata in un banco di
prova attendibile. Intanto il Melito cresce in gioco e parco giocatori. Si
possono fare tre squadre. Fra due o tre partite la squadra sarà al top. Ed
allora ci sarà il calcio champagne, che il tifoso sogna. Terza categoria o
serie A, non fa differenza. Ma il Melito è una bella realtà, che tutti
invidiano. Quantunque i dirigenti, gettino acqua sul fuoco degli entusiasmi.
Per il primo bilancio, bisogna aspettare dopo Natale. Ci sono le premesse per
un campionato indimenticabile e per aprire un nuovo ciclo, con giocatori, tutti
di Melito Porto Salvo e dintorni. Domenico Salvatore
Il
tabellino di Dosa
MELITO F. Avenoso 7, Orlando 7, Ielo 8,5, Gullì 8, Marra 7, Latella 7,
Pangallo 7, Tripodi 9, Calabrò 10, Pansera B 9. Manti 9
In panchina Tripodi A, Toscano, Pansera A. Scrivo P.
Scrivo D.
Sostituzioni, Zavettieri, Lasco, Scrivo P.
Presidente Rocco De Pietro 7
Allenatore Domenico Tripodi 10
SCILLESE: Polistena 7, Carina 6, De Franco I 6,
Andreacchio 6, 5 Imbesi 6, De Franco II 6, Magenta 6, De Franco III 6, Varbaro
6, Cardona 7, Perina 7,5
In panchina Cardillo, Catanese, De Lorenzo
Sostituzioni, Bova, Macrì, Chimento
Presidente, Pasquale Ciccone 7
Allenatore, Fortunato Cardillo 7
Marcatori al 44 p.t. Perina, al 5.s.t. Calabrò, 30
s.t. Calabrò
Arbitro, Gianluca Fontana di Reggio Calabria 8,5
Note, cielo coperto, pioggia battente per quasi
tutta la partita.
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