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Calcio di terza categoria, Melito sciupone va sotto di un goal, ma, nella ripresa 'Re Leone'-Calabrò, ribalta il risultato


I padroni i casa, hanno legittimato il successo con un secondo tempo a dir poco maestoso, non solo per tattica (il rientro nella stanza dei bottoni di Mimmo Tripodi è stato la panacea di tutti i mali). Dopo che, nella prima frazione, aveva emulato la cicala canterina. Mai visto tante palle-goal, sciupate in maniera vergognosa, se non scandalosa. Te la do io la goleada. Ma la dea bendata non potrà dare perennemente una manina d’aiuto. Unusquisque faber est fortunae suae. Il presidente Rocco De Pietro si è defilato. Rispettiamo le sue decisioni. Mister Domenico Tripodi ed il suo vice, Silvio Malaspina, invece, si sono lasciati intervistare. E (quasi quasi) pure Bruno Mafrici, ancora tra… Scilla e Cariddi
IL MELITO, VA SOTTO SUL SOLITO REGALO NATALIZIO, SU UN PIATTO D’ARGENTO, MA, NELLA RIPRESA SI SCATENA GIOVANNI CALABRÓ, CHE COMPIE UN CLAMOROSO RIBALTONE

Sono molto onesti i dirigenti ospiti della Scillese, Pasquale Ciccone e Fortunato Cardillo, ingiustamente allontanato dal terreno di gioco ad ammettere la superiorità dei padroni di casa. L’arbitro, che ha diretto bene, in questa circostanza, ha preso un granchio. Sebbene per due svarioni della traballante difesa locale, avesse avuto le palle-goal della beffa e del danno; matricola, che però è espressione di Scilla, perla del Tirreno, più volte segnalatasi per la conquista di cinque vele azzurre o bandierine blu, paradiso artificiale dei vip di mezzo mondo. Una sua squadra ha militato in serie D. Memoria minuitur nisi eam exerceas
Domenico Salvatore


MELITO PORTO SALVO (RC)-Siamo contenti che non vi siano state scene di ordinaria follia. Comunque, di violenza allo stadio. Sabato a sant’Alessio, l’arbitro è stato colpito con un calcio. Pater, remitte illis, quia nesciunt quid faciunt ( Padre, perdonali perche' non sanno quello che fanno).Il G.S. ha sanzionato con un anno di squalifica. Comminato al giocatore stefanita. Melito, da qualche tempo, ha messo al bando la violenza; sebbene non ne sia immune.’  Diversamente dal passato prossimo, ci sembra che questa società’ predichi solidarietà, fratellanza,uguaglianza, pace e bene. Ma se sentiremo ancora bestemmiare la Madonna, due volte Santa Patrona della città ( Maria Santissima di Porto Salvo ed Immacolata Concezione) lo denunceremo pubblicamente.  Melito infatti nel passato è stato spesso alla ribalta della cronaca, per fatti di violenza, basta sfogliare i giornali; se non i libri. Non c’è mai nessuna ragione, che la possa giustificare. Né dentro, né fuori dallo stadio. Sebbene il Vangelo ammonisca…”Ama il prossimo tuo come te stesso…Porgi l’altra guancia…”Voi siete miei amici, se farete ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamati amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre l’ho fatto conoscere a voi.
Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: amatevi gli uni gli altri”,
dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 15, 9-17)

Il comunale, purtroppo è stato teatro, e noi testimoni oculari, svariate volte di scene, davvero poco edificanti. Non abbiamo taciuto, ma anzi condannato pubblicamente quel turpe vizietto. Homo homini lupus. Orazio dice che…’parola detta e sasso tirato, non tornano mai indietro’. Memoria minuitur nisi eam exerceas. Gli spettatori aumentano a vista d’occhio. Chiediamo venia per la digressione. E rientriamo in carreggiata. A parte le vecchie glorie come Elia Lasco, Nino Zavettieri, Saverio Pellicone, quest’ultimo, inventore della ‘zona Pellicone”, (quella che va dal 90° minuto in poi), che fece la fortuna del Bagaladi ‘buon’anima’, nelle vesti di dirigente, Mimmo Franco reduce da una seduta di ozonoterapia.

Il trainer, ha avuto una ricaduta di lombo-sciatalgia, che a suo tempo gli troncò una folgorante carriera. I talent-scout od osservatori si spostavano dal Vesuvio al Mongibello, per esaminare il talento naturale. Il ‘Franz Baresi” melitese, con la giusta ‘fortuna audaces iuvat’, avrebbe potuto giocare a san Siro. Anche questa è la nostra opinione. Tale era anche, per Ciccio Marino, Sebastiano Siviglia, Fabio Caserta della scuola palizzitana; se non per Benny Carbone, Giovanni Morabito, Giuseppe Sculli , Simone Missiroli, Antonino Barillà e metteteci pure Cicco Marra, Salvatore Manganaro, Tiberio Cilione, Pasquale Laganà, Umbertino Cuzzucoli. Scripta manent, verba volant. Sviolinate da estasi, ma Paganini non replica; nemmeno se lo ordina Carlo Felice. È lapalissiano, che non abbiamo il dono del cartomante o del chiaroveggente. E non siamo nemmeno lontani parenti di Cassandra, Laocoonte e Tiresia. Comunque ben  distanti dall’oracolo di Delfi e dall’oroscopo di Barbanera. Al massimo, possiamo esprimere la nostra opinione, sic et simpliciter; per quel che valga… Cioè, meno di niente. A volta ci si azzecca. Il più delle volte si prendono granchi colossali, abbagli, lapsus e papere. Nonostante il temporale, gli hooligans ed i variors, hanno raggiunto le gradinate del ‘Saverio Spinella’ per incoraggiare, sorreggere e sostenere i loro beniamini. L’ha fatta da padrone Giove Pluvio che ha rovesciato sul Marosimone, acqua a catinelle; perfino un pertugio sulla tettoria, ha complicato la vita degli spettatori. Benchè ancora, non siamo all’en plein. Va in archivio la terza vittoria stagionale, su quattro partite complessive (3-3 a Bagaladi; 3-2, sul san Giorgio Extra, 5-3 col santo Stefano fuori casa; 2-1 con la Scillese), per un totale di punti 10.

Con i tre punti a tavolino, assegnati dal G.S. della Lega Calcio-FIGC, in seguito ai fattacci di sant’Alessio in Aspromonte (partita vinta sul campo per 5-3). Il che, vuol dire primato in classifica. La squadra non ha mai segnato meno di due reti. Eppure, l’ottimismo non tracima incontenibile. L’euforia non travolge gli skin-heads. L’entusiasmo non deborda inarrestabile. Per non dire che ci sia pure un codazzo di scetticismo e diffidenza. Più di un fedelissimo storceva il naso, sconsolato alla fine del primo tempo. Un sogno come quello di Renzo & Lucia, quando i Bravi dissero a Don Abbondio “Questo matrimonio non s’ha da fare, né domani, né mai “, mentre col piede buttavano ciottoli contro il muro. La Scillese era andata al riposo con una rete di vantaggio. Un rospo, più duro dei campi di lavoro di Omsk sulla rive dell’Irtiš (Delitto e castigo di Fëdor Dostoewskij). Potevano essere due i regali natalizi.  Ma,  Avenoso, ci ha messo una pezza, su quel bolide viscido, che gli stava sgattaiolando dalle mani. I guantoni serviranno a qualcosa. Il Batman melitese, vola sulla liane come, Tarzan della Giungla. Magenta, si è sgranocchiato un assist generosamente ammannito dell’allegra difesa, a caccia di farfalle sotto l’arco di tito; in maniera financo grossolana, Non eravamo al Luna Park, ma i teen-agers, loro malgrado, andavano sulle ‘Montagne Russe’, sul ‘Vascello del Pirata’, sopra il letto chiodato del fachiro e dentro il ‘Tunnel dell’Horror’ .  Ielo e Latella sudavano come John Rambo e Schoolboy nella giungla vietnamita, trascinando palle su palle. Figlio d’arte.

La chioccia (’assessore Giuseppe Latella, popolarmente noto come “Peppi Martellu”) si è trascinato sino al “Saverio Spinella” per vedere da vicino se siano spuntate le alucce al suo galletto di primo canto; e magari anche: cresta, bargiglio, artigli e speroni… allevati a terra, in grandi spazi ed in condizioni ambientali ottimali, nutriti con mangimi a base di granoturco. Orlando, stavolta,ha agitato bene la sua Durlindana, come il ”Furioso” a Roncisvalle. Marra e Gullì hanno lavorato di crastaria, turando ogni falla. L’elemento fondante di questa squadra deve diventare anche la difesa. Sebbene il trainer locale Domenico Tripodi, non abbia mai dimenticato gl’insegnamenti del maestro, Paron Nereo Rocco. Il modulo tattico 3-5-2 semovente sta diventando 4-5-1. Il mister è tentato di un 4-4-2, ma bisogna avere due difensori esterni agili, snelli e veloci e di due tornanti di fascia degni di questo nome. Non, di don Chisciotte contro i mulini a vento. O filosofi, pronti a discettare sul sesso degli angeli. Le partite si pareggiano e qualche volta si vincono, anche sulle intuizioni tecniche del mister, che sappia leggere la partita. Il dialogo costruttivo fra i due “Domenico Tripodi”, uno allenatore, l’altro giocatore si è rivelato vincente. Il pendolare della pelota bruzia, ha saputo oscillare, lungo l’asse maggiore del campo come la lampada sospesa nella Cattedrale di Pisa. Una rivoluzione copernicana, che gli ha consentito di effettuare il ribaltone. Ciò si rende possibile, quando si hano in squadra elenmenti come Natale Manti e Giovanni Calabrò. I due dell’Apocalisse, hanno seminato ilpanico nelle retrovie ospiti. Benchè nel primo tempo siano andati in bianco. Una caterva di palloni da scaraventare in fondo al sacco, badate bene da cinque o sei passi. La gragnuolata, di Scud e Patriot, come sulla alture del Golan,invece sfiorava il bersaglio.

Una sorta di tiro a segno, che facevano saltare il tappo della valvola mitralica ai peones e campesinos, un paio di centinaia assiepati sotto la tribunetta colabrodo. In pedana per la fossa olimpica, Tripodi, Calabrò, Manti (che si permette il lusso di fallire un calcio di rigore; bella la traversa sullo zero a zero ed alcune giocate infruttuose), Pansera e perfino Orlando, giocavano a chi sbagliasse di più. Sul nostro taccunino almeno una decina di palle-goal a pochi passi da Polistena. Nella prima frazione di gioco. Primo tempo a favore degli ‘azzurri’ della Scillese, che non sanno approfittare dell’occasione d’oro per raddoppiare. Mister Cardillo, impone un approccio, senza complessi d’inferiorità, timori riverenziali o sudditanze psicologiche e dispone un modulo tattico 3-4-3, di difficile lettura. Favorito da Andrew e Katherine, che rendono il catino scivoloso come il palaghiacchio. La “banda De Franco” con un esproprio proletario inopinato, s’impossessa del centrocampo. E le stelle stanno a guardare. Varbaro, Cardona e Perina ndossano i panni di El Condor, il Puma e Popeye, ma gli spinaci tardano ad arrivare. Negli spogliatoi, scompare il fair play ed il bon ton del trainer Tripodi, che si trasforma in un sergente di ferro, tipo Eugenio Bersellini. Prima mossa, Tripodi torna in cabina di regìa a fare il metronomo, meglio di Demetrio Albertini. Così Giovanni Calabrò emula Gabriel Omar Batistuta e diventava il nuovo “Re Leone”. Se non l’avvoltoio (El Buitre). Alias Emilio Butragueño. Un Pierino la peste che fa impazzire le difese avversarie. C’è gloria per Zavettieri ‘Zavatta’ per gli amici; un soldatino alla Angelo Di Livio. Dopo il pareggio il Melito ritrova fiducia, speranza, fede e morale. Le geometrie sono più fluide; le giocate meno istintuali; la lucidità efficace e funzionale.

Gli spazi si restringono per i Tirrenici. Nonostante la morsa asfissiante nella zona nevralgica, dettata dalla maggiore esperienza, dal rango e dal blasone degli avversari, Carina, Andreacchio e Perina ci provano. Sollecitati dal coach ospite che nel frattempo si è appollaiato sulla balaustra del Marosimone. Il direttore di gara, dottore in medicina, se l’è cavata bene. Il rigore quando c’è va dato, il goal viziato da fuorigioco e fallo va annullato, il cartellino giallo va comminato, dialogo democratico ed aperto. Il pubblico partecipa. Ecco l’altra grossa novità. Sabato, tutti a Pellaro per vedere all’opera la capolista Melito, impegnata in un banco di prova attendibile. Intanto il Melito cresce in gioco e parco giocatori. Si possono fare tre squadre. Fra due o tre partite la squadra sarà al top. Ed allora ci sarà il calcio champagne, che il tifoso sogna. Terza categoria o serie A, non fa differenza. Ma il Melito è una bella realtà, che tutti invidiano. Quantunque i dirigenti, gettino acqua sul fuoco degli entusiasmi. Per il primo bilancio, bisogna aspettare dopo Natale. Ci sono le premesse per un campionato indimenticabile e per aprire un nuovo ciclo, con giocatori, tutti di Melito Porto Salvo e dintorni. Domenico Salvatore



Il tabellino di Dosa
MELITO F. Avenoso 7, Orlando  7, Ielo 8,5, Gullì 8, Marra 7, Latella 7, Pangallo 7, Tripodi 9, Calabrò 10, Pansera B 9. Manti 9
In panchina Tripodi A, Toscano, Pansera A. Scrivo P. Scrivo D.
Sostituzioni, Zavettieri, Lasco, Scrivo P.
Presidente Rocco De Pietro 7
Allenatore Domenico Tripodi 10
SCILLESE: Polistena 7, Carina 6, De Franco I 6, Andreacchio 6, 5 Imbesi 6, De Franco II 6, Magenta 6, De Franco III 6, Varbaro 6, Cardona 7, Perina 7,5
In panchina Cardillo, Catanese, De Lorenzo
Sostituzioni, Bova, Macrì, Chimento
Presidente, Pasquale Ciccone 7
Allenatore, Fortunato Cardillo 7
Marcatori al 44 p.t. Perina, al 5.s.t. Calabrò, 30 s.t. Calabrò
Arbitro, Gianluca Fontana di Reggio Calabria 8,5
Note, cielo coperto, pioggia battente per quasi tutta la partita.
Rimesse laterali 20-15/Calci d’angolo 5-3/ calci piazzati 16-12


















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