OPERAZIONE TRAMONTO 2
Il 23 luglio 2013, in San Ferdinando, i Carabinieri del Comando Provinciale di Reggio Calabria hanno dato esecuzione ad un’Ordinanza di Custodia Cautelare, emessa dal G.I.P. presso il Tribunale di Reggio Calabria, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di 6 persone, appartenenti e contigue alla ‘ndrangheta nella sua articolazione territoriale denominata cosca “BELLOCCO”, operante a Rosarno, San Ferdinando e territori limitrofi, responsabili a vario titolo di:
- estorsione continuata aggravata dal metodo mafioso (artt. 81, 629 co. 1° e 2° c.p. in relazione all’art. 628 co. 3° n.3 c.p. e art. 7 D. Lgs. 152/91, conv. in L. 203/91);
- concorso in intestazione fittizia di beni aggravata dal metodo mafioso (art. 110 c.p., art. 12 quinquies L. 356/92 e art. 7 D. Lgs. 152/91, conv. in L. 203/91);
- concorso in falsità ideologica commessa dal Pubblico Ufficiale in atti pubblici aggravata dal metodo mafioso (artt. 110, 479 c.p. e art. 7 D. Lgs.152/91, conv. in L. 203/91);
- concorso in favoreggiamento aggravato dal metodo mafioso (artt. 110, 378 c.p. e art. 7 D. Lgs. 152/91, conv. in L. 203/91).
Gli arrestati sono:
1. SPANÒ Aurora, nata a Rosarno il 25.01.1947, in atto detenuta ex art. 41 bis Ord. Pen., ritenuta, unitamente al marito BELLOCCO Giulio, a capo della cosca di ‘ndrangheta “BELLOCCO” di San Ferdinando;
2. BELLOCCO Antonio, detto Totò, nato a Taurianova il 20.06.1988, in atto detenuto (figlio di SPANÒ Aurora);
3. BELLOCCO Domenico, nato a Taurianova il 28.02.1981, in atto detenuto (figlio di SPANÒ Aurora);
4. BREWCZYNSKA Aneta, nata in Polonia il 08.03.1975 (compagna di BELLOCCO Domenico);
5. STUCCI Giuseppe, detto “Vito”, nato a Rosarno il 20.02.1954, Comandante della Polizia Municipale del Comune di San Ferdinando;
6. SPANÒ Giuseppe, detto “Pino”, nato a Vibo Valentia il 18.10.1969, Agente della Polizia Municipale del Comune di San Ferdinando (nipote di SPANÒ Aurora).
L’attività d’indagine, avviata nel febbraio 2012, rientra in una più ampia manovra investigativa dei Carabinieri - condivisa e coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria - nei confronti delle cosche di ‘ndrangheta operanti nel territorio della città di Rosarno (RC) e che il 28.03.2013 aveva già portato all’esecuzione di altre 7 misure cautelari in carcere ed al sequestro di beni immobili per un importo di circa 800.000 euro.
L’odierna operazione, infatti, rappresenta l'ennesima "continuazione investigativa" compiuta dai Carabinieri coordinati dalla Procura Distrettuale di Reggio Calabria, in ordine alla persistenza e al consolidamento della cosca "BELLOCCO", imperante nelle locali zone tirreniche di Rosarno, San Ferdinando e zone limitrofe.
Vi è un particolare motivo sulla base del quale l'odierna operazione a ragione rappresenta "la prosecuzione" della precedente vicenda, laddove i fatti qui in oggetto confermano tre assunti associativi, già trattati nella precedente operazione, che di seguito, si elencano.
- Anzitutto l'endemica necessità della cosca BELLOCCO di gestire il suo patrimonio (investito nelle varie società/attività economiche assunte illecitamente) sempre per tramite di terzi fittizi intestatari/prestanome compiacenti, in grado di consentire al gruppo illecito di consolidare il proprio potere - anche economico - nella zona di riferimento, senza temere ormai pacifiche azioni ablatorie da parte dello Stato.
- Sotto un secondo profilo, non meno importante, i fatti qui in esame confermano la forza e l'intensità delle connivenze istituzionali godute dai BELLOCCO nella zona d'imperio illecito, nella misura in cui i predetti sono in grado di intessere strettissimi contatti con rappresentanti delle Istituzioni che hanno scelto nel caso di specie di stare dalla loro parte e coprirli.
- In ultimo, la presente vicenda è continuazione della precedente, perché dimostra il dominio incontrastato - anche in San Ferdinando - dei BELLOCCO che da Signori assoluti e incontrastati del posto, si avvalgono della forza di intimidazione della relativa associazione di appartenenza per assumere il controllo su ogni aspetto del vivere civile e sociale del luogo, con assoluta intimidazione e soggezione della atterrita cittadinanza.
Passando all’analisi dei reati contestati, è stato accertato che BELLOCCO Antonio, per il tramite e con il contributo causale e consapevole di BREWCZYNSKA Aneta, dopo aver di fatto acquisito da tale COTRONEO Giuseppe (anch’egli arrestato il 28.03.2013) la titolarità del bar “Blu Marine” di San Ferdinando, in seguito all’arresto di quest’ultimo per altra causa, attribuiva fittiziamente alla donna la titolarità del medesimo esercizio commerciale, al fine di eludere la vigente normativa in tema di misure di prevenzione patrimoniali.
Sempre per la vicenda della fittizia intestazione del bar “Blu Marine”, sono stati arrestati il Comandante dei Vigili Urbani ed un Agente - nipote della SPANÒ - di San Ferdinando i quali, pur essendo a conoscenza del reato di cui sopra, omettevano di denunciarlo alla competente Autorità Giudiziaria, ponendo altresì in essere, nello svolgimento delle loro funzioni, violazioni di norme di legge tali da procurare un ingiusto vantaggio a BELLOCCO Domenico e BREWCZYNSKA Aneta.
In particolare, è stato accertato che il 29 gennaio 2013, a seguito dell’arresto per altra causa del precedente titolare COTRONEO Giuseppe, il Comandante della Polizia Municipale di San Ferdinando, STUCCI Vito, emetteva provvedimento per la chiusura del bar “Blu Marine” di San Ferdinando.
Il successivo 24 febbraio, BELLOCCO Domenico, titolare “di fatto” dell’esercizio pubblico in disamina, con il contributo di BREWKZYNSKA Aneta, apriva nuovamente il bar, intestandolo a quest’ultima al fine di eludere nuovamente le vigenti normative in materia di misure di prevenzione patrimoniale.
La riapertura del bar veniva notata dai Carabinieri di San Ferdinando che chiedevano spiegazioni in merito al Comandante STUCCI, che riferiva che era tutto in regola.
Quest’ultimo, allarmato dalle domande dei Carabinieri, lo stesso pomeriggio, unitamente al suo collega SPANÒ Giuseppe, redigeva alcuni verbali amministrativi a carico della titolare del bar BREWKZYNSKA Aneta, attestandone falsamente la presenza presso il locale e pur essendo a conoscenza che, di fatto, il bar era riconducibile a BELLOCCO Domenico.
Le indagini hanno consentito, infatti, di dimostrare che, con tale condotta, i due vigili urbani intendevano favorire i citati BELLOCCO Domenico e BREWKZYNSKA Aneta, affinché i Carabinieri non scoprissero la fittizia intestazione del locale.
SPANÒ Aurora, BELLOCCO Domenico e BELLOCCO Antonio risultano, infine, indagati per il reato di estorsione aggravata, per aver consumato, in più occasioni, pranzi e cene ed aver addirittura organizzato un banchetto (dell’importo di euro 2.860) presso un noto ristorante di San Ferdinando, costringendo poi il titolare, attraverso minacce ed avvalendosi della forza di intimidazione derivante dalla loro appartenenza alla ‘ndrangheta, a non pretenderne il pagamento.
Reggio Calabria, 22 luglio 2013.
Il 23 luglio 2013, in San Ferdinando, i Carabinieri del Comando Provinciale di Reggio Calabria hanno dato esecuzione ad un’Ordinanza di Custodia Cautelare, emessa dal G.I.P. presso il Tribunale di Reggio Calabria, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di 6 persone, appartenenti e contigue alla ‘ndrangheta nella sua articolazione territoriale denominata cosca “BELLOCCO”, operante a Rosarno, San Ferdinando e territori limitrofi, responsabili a vario titolo di:
- estorsione continuata aggravata dal metodo mafioso (artt. 81, 629 co. 1° e 2° c.p. in relazione all’art. 628 co. 3° n.3 c.p. e art. 7 D. Lgs. 152/91, conv. in L. 203/91);
- concorso in intestazione fittizia di beni aggravata dal metodo mafioso (art. 110 c.p., art. 12 quinquies L. 356/92 e art. 7 D. Lgs. 152/91, conv. in L. 203/91);
- concorso in falsità ideologica commessa dal Pubblico Ufficiale in atti pubblici aggravata dal metodo mafioso (artt. 110, 479 c.p. e art. 7 D. Lgs.152/91, conv. in L. 203/91);
- concorso in favoreggiamento aggravato dal metodo mafioso (artt. 110, 378 c.p. e art. 7 D. Lgs. 152/91, conv. in L. 203/91).
Gli arrestati sono:
1. SPANÒ Aurora, nata a Rosarno il 25.01.1947, in atto detenuta ex art. 41 bis Ord. Pen., ritenuta, unitamente al marito BELLOCCO Giulio, a capo della cosca di ‘ndrangheta “BELLOCCO” di San Ferdinando;
2. BELLOCCO Antonio, detto Totò, nato a Taurianova il 20.06.1988, in atto detenuto (figlio di SPANÒ Aurora);
3. BELLOCCO Domenico, nato a Taurianova il 28.02.1981, in atto detenuto (figlio di SPANÒ Aurora);
4. BREWCZYNSKA Aneta, nata in Polonia il 08.03.1975 (compagna di BELLOCCO Domenico);
5. STUCCI Giuseppe, detto “Vito”, nato a Rosarno il 20.02.1954, Comandante della Polizia Municipale del Comune di San Ferdinando;
6. SPANÒ Giuseppe, detto “Pino”, nato a Vibo Valentia il 18.10.1969, Agente della Polizia Municipale del Comune di San Ferdinando (nipote di SPANÒ Aurora).
L’attività d’indagine, avviata nel febbraio 2012, rientra in una più ampia manovra investigativa dei Carabinieri - condivisa e coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria - nei confronti delle cosche di ‘ndrangheta operanti nel territorio della città di Rosarno (RC) e che il 28.03.2013 aveva già portato all’esecuzione di altre 7 misure cautelari in carcere ed al sequestro di beni immobili per un importo di circa 800.000 euro.
L’odierna operazione, infatti, rappresenta l'ennesima "continuazione investigativa" compiuta dai Carabinieri coordinati dalla Procura Distrettuale di Reggio Calabria, in ordine alla persistenza e al consolidamento della cosca "BELLOCCO", imperante nelle locali zone tirreniche di Rosarno, San Ferdinando e zone limitrofe.
Vi è un particolare motivo sulla base del quale l'odierna operazione a ragione rappresenta "la prosecuzione" della precedente vicenda, laddove i fatti qui in oggetto confermano tre assunti associativi, già trattati nella precedente operazione, che di seguito, si elencano.
- Anzitutto l'endemica necessità della cosca BELLOCCO di gestire il suo patrimonio (investito nelle varie società/attività economiche assunte illecitamente) sempre per tramite di terzi fittizi intestatari/prestanome compiacenti, in grado di consentire al gruppo illecito di consolidare il proprio potere - anche economico - nella zona di riferimento, senza temere ormai pacifiche azioni ablatorie da parte dello Stato.
- Sotto un secondo profilo, non meno importante, i fatti qui in esame confermano la forza e l'intensità delle connivenze istituzionali godute dai BELLOCCO nella zona d'imperio illecito, nella misura in cui i predetti sono in grado di intessere strettissimi contatti con rappresentanti delle Istituzioni che hanno scelto nel caso di specie di stare dalla loro parte e coprirli.
- In ultimo, la presente vicenda è continuazione della precedente, perché dimostra il dominio incontrastato - anche in San Ferdinando - dei BELLOCCO che da Signori assoluti e incontrastati del posto, si avvalgono della forza di intimidazione della relativa associazione di appartenenza per assumere il controllo su ogni aspetto del vivere civile e sociale del luogo, con assoluta intimidazione e soggezione della atterrita cittadinanza.
Passando all’analisi dei reati contestati, è stato accertato che BELLOCCO Antonio, per il tramite e con il contributo causale e consapevole di BREWCZYNSKA Aneta, dopo aver di fatto acquisito da tale COTRONEO Giuseppe (anch’egli arrestato il 28.03.2013) la titolarità del bar “Blu Marine” di San Ferdinando, in seguito all’arresto di quest’ultimo per altra causa, attribuiva fittiziamente alla donna la titolarità del medesimo esercizio commerciale, al fine di eludere la vigente normativa in tema di misure di prevenzione patrimoniali.
Sempre per la vicenda della fittizia intestazione del bar “Blu Marine”, sono stati arrestati il Comandante dei Vigili Urbani ed un Agente - nipote della SPANÒ - di San Ferdinando i quali, pur essendo a conoscenza del reato di cui sopra, omettevano di denunciarlo alla competente Autorità Giudiziaria, ponendo altresì in essere, nello svolgimento delle loro funzioni, violazioni di norme di legge tali da procurare un ingiusto vantaggio a BELLOCCO Domenico e BREWCZYNSKA Aneta.
In particolare, è stato accertato che il 29 gennaio 2013, a seguito dell’arresto per altra causa del precedente titolare COTRONEO Giuseppe, il Comandante della Polizia Municipale di San Ferdinando, STUCCI Vito, emetteva provvedimento per la chiusura del bar “Blu Marine” di San Ferdinando.
Il successivo 24 febbraio, BELLOCCO Domenico, titolare “di fatto” dell’esercizio pubblico in disamina, con il contributo di BREWKZYNSKA Aneta, apriva nuovamente il bar, intestandolo a quest’ultima al fine di eludere nuovamente le vigenti normative in materia di misure di prevenzione patrimoniale.
La riapertura del bar veniva notata dai Carabinieri di San Ferdinando che chiedevano spiegazioni in merito al Comandante STUCCI, che riferiva che era tutto in regola.
Quest’ultimo, allarmato dalle domande dei Carabinieri, lo stesso pomeriggio, unitamente al suo collega SPANÒ Giuseppe, redigeva alcuni verbali amministrativi a carico della titolare del bar BREWKZYNSKA Aneta, attestandone falsamente la presenza presso il locale e pur essendo a conoscenza che, di fatto, il bar era riconducibile a BELLOCCO Domenico.
Le indagini hanno consentito, infatti, di dimostrare che, con tale condotta, i due vigili urbani intendevano favorire i citati BELLOCCO Domenico e BREWKZYNSKA Aneta, affinché i Carabinieri non scoprissero la fittizia intestazione del locale.
SPANÒ Aurora, BELLOCCO Domenico e BELLOCCO Antonio risultano, infine, indagati per il reato di estorsione aggravata, per aver consumato, in più occasioni, pranzi e cene ed aver addirittura organizzato un banchetto (dell’importo di euro 2.860) presso un noto ristorante di San Ferdinando, costringendo poi il titolare, attraverso minacce ed avvalendosi della forza di intimidazione derivante dalla loro appartenenza alla ‘ndrangheta, a non pretenderne il pagamento.
Reggio Calabria, 22 luglio 2013.


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