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Il “Decamerone”, nella sua attualità, è il primo romanzo moderno a 700 anni dalla nascita di Giovanni Boccaccio di Marilena Cavallo

Il "Decamerone", nella sua attualità, è il primo romanzo moderno a 700 anni dalla nascita di Giovanni Boccaccio
di Marilena Cavallo
 
Fiammetta, personaggio di Giovanni Boccaccio, è il processo caratterizzante nell'iter poetico e narrativo di Boccaccio. Su questa considerazione non ci sono più perplessità. Ma si tratta di un processo che non troviamo soltanto nella "Elegia di madonna Fiammetta", di cui sono stati citati alcuni passaggi.

Fiammetta è chiaramente l'attrazione di un mondo mediterraneo ma è soprattutto la figura chiave di una interpretazione di un passaggio epocale. È ciò che ho delineato nel rente libro pubblicato con Pierfranco Bruni dedicato a Boccaccio dal titolo "Colsi lo sguardo tuo. Fiammetta nel Boccaccio mediterraneo" (ProspettiveMeridionali).

In Fiammetta c'è la passione, c'è la napoletanità che vuol dire l'intreccio dei diversi Orienti con le culture occidentali. Vuol dire il mare che è metafora e reale geografia. Vuol significare la bellezza dello sguardo che è il vedere ma anche il percepire con gli occhi. Vuol dire l'amore e la tenerezza. Significa accogliere l'eros senza alcun pregiudizio.

È chiaro che ci sono altre opere, altri scritti, altri libri nella vita di Boccaccio. È naturale che altre esperienze saranno elementi di vasta discussione. È naturale che il suo incontro con Dante e con Petrarca lo condurranno ad uno scavo letterario che ha valenze anche metafisiche come si certifica nel suo scritto dedicato a Dante.

Ma è pur vero, dalla nostra osservazione, che l'originalità, in una temperie ben particolare qual è il modello medioevale, Fiammetta è la rottura degli schemi sia nella rappresentazione del personaggio femminile sia nell'aver posto come fulcro centrale un amore che non è più fatto di attese di sguardi ma di attese di fisicità.

E poi l'ironia sembra risolvere la frattura epocale tra metafisica e corpo, ovvero tra lo sguardo e l'amore nella sua totalità. Ma, comunque, non ci sono dubbi se si afferma che il modello linguistico usato nella prosa della "Elegia di madonna Fiammetta" ha una sua maturità sia dal punto di vista stilistico sia nel rapportarsi con la lingua che segnerà il pre – Rinascimento.
Boccaccio è un moderno in un tempo di scontri tra l'arcaico e la sperimentazione. Non si ha alcuna esitazione a definire l'importanza che ebbe Fiammetta nel pensiero poetico moderno. Infatti, con Fiammetta si costruisce un personaggio.

Forse anche per questo lo stesso "Decameron" può essere considerato un "romanzo iniziatico".
Fiammetta è l'iniziazione di un passaggio che va da Beatrice, come simbolo di una poesia profondamente radicata nel senso pudico dell'amore, alla poesia non metaforizzata ma vivente espressa sia da Gaspara Stampa che da Isabella Morra.
Fiammetta, in un certo qual modo, anticipa, nella geografia della concretezza, il Rinascimento dei linguaggi.

Proprio per questo lo stesso "Decameron" è il romanzo che rinnova perché in esso non si comprenderebbero scene e personaggi senza l'anticipazione del dire e del fare di una donna, di un personaggio e di una visione come Fiammetta.
Il culmine di questa triangolarizzazione (personaggio, donna, visione) è proprio nel "romanzo" il "Decameron".

Infatti Franco Cardini nella Introduzione al "Decameron", edizione Newton, sostiene con molta coerenza: "… il 'Decameron' non è una 'raccolta di novelle' racchiuse in una noiosa e abbastanza inutile 'cornice narrativa' per soddisfare i pedanti gusti del tempo. Esso è un vero e proprio romanzo, anzi un Beldunsroman, un 'romanzo di formazione': se non addirittura un 'romanzo iniziatico', pensato per rinnovare e rigenerare lo spirito del lettore. Tanto meno è una lettura di svago, di disimpegno" (Introduzione a Boccaccio, "Decameron", Newton, 2012, pag. 8).
Romanzo iniziatico, dunque. Questo significa, e si concorda su tale lettura, che non si può impostare una interpretazione di natura moralistica e tra le pagine del Boccaccio non si possono "graffiare" esiti morali dal raccontato.

Il racconto c'è e in questo racconto due sono i riferimenti che scavano la vita tra i personaggi: l'ironia e la saggezza. Boccaccio non dimentica mai la lezione di Seneca.
Infatti nelle tragedie di Seneca Boccaccio si trova completamente a suo agio. L'ironia è non solo nella parola ma anche negli sguardi.

Lo sguardo che si coglie è uno sguardo non dolorante ma ironico. Di una ironia che incontra non la stravaganza ma la vaghezza che ha come sottolineatura fondante l'incontro tra Cicerone, il mondo classico greco e una interpretazione virgiliana dell'incontro tra paesaggio reale e paesaggio umorale.

Ma Seneca, come in parte Ovidio, è la rappresentazione del raccordo tra l'ironia e la tragedia nella commedia decameroniana. Boccaccio utilizzando Seneca ricontestualizza la tragedia nella commedia.

Così Francesco Erbani: "Boccaccio utilizza Seneca… Seneca tragico, la sua forza retorica e argomentativi, i sapienti raccordi e le ripetizioni che sfaccettano un unico concetto al punto di farlo sembrare diverso. Quindi Boccaccio manipola Seneca e solo occasionalmente, e ad una lettura che arbitrariamente estragga dal significato contestuale, appare la sostanza ideologica della virtù storica. Ma è proprio quel significato contestuale che conta e che qui, più che negli inserti biografici, mostra visibilmente lo scarto fra il materiale di base e la trasfigurazione letteraria. Un balzo che Boccaccio vuole quanto più possibile audace fino a sfiorare il cerebralismo".

Lo sguardo è nell'ironia ma l'ironia è il gioco inevitabile del personaggio Fiammetta, e nel suo sguardo tutto si coglie perché tutto si racconta. Raccontare è vivere nel quotidiano superandolo tra le vie del destino e l'avventura che supera la ragione per restare nella fugacità dell'attimo.
Ma Fiammetta vive di attimi e il sublime che esprime è l'attimo dell'eleganza che si fa vita. Superare la ragione è, dunque, andare oltre la storia. Fiammetta nel raccontare offre un volto e una voce al coraggio d'amare. Anzi, si offre al coraggio dell'amore che è il coraggio di vivere tra il destino, l'ironia e lo strazio del tempo.

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Luigi Palamara
Giornalista, Direttore Editoriale e Fondatore di MNews.IT
Cell.: +39 347 69 11 862

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