Stangata dell'arcivescovo, contro la secolarizzazione e la scristianizzazione; contro il processo, che ha portato al progressivo abbandono degli schemi religiosi ed ai comportamenti di tipo sacrale. La perdita di rilevanza della religione nella vita sociale, spogliata di ogni capacità di subordinare a sé, i vari àmbiti. Concetti, cari al papa emerito Joseph Ratzinger. C'erano pure, monsignor Santo Marcianò, vescovo di Rossano-Cariati; il vescovo della Diocesi di Lungro l'Archimandrita Donato Oliverio; il vescovo emerito di Lamezia Terme, monsignor Vincenzo Rimedio; monsignor (Padre Salvatore) Nunnari, vescovo di Cosenza- Bisignano e Vittorio Mondello, vescovo emerito di Reggio-Bova ed una bella rappresentanza di sindaci (non molti per la verità, ma hanno presenziato i sindaci di Bova Santo Casile e di Locri, Giovanni Calabrese), consiglieri regionali, deputati, senatori
L'URLO DI MUNCH DELL'ARCIVESCOVO, GIUSEPPE MOROSINI FIORINI, GIULLEMANI DALLA CHIESA!!!!!!!!
Domenico Salvatore
In una Basilica-Cattedrale (Duomo) gremita di fedeli con la 'pelata' e capelli grigi, pancetta pronunciata, le "zampe di gallina", la cellulite, preda degli acciacchi pre-senili, osannanti e riverenti, al limite della capienza, c'era anche un "sequoia", il vicario episcopale, piazzato davanti al coro, banco o panca, proprio di lato all'altare, se non presbiterio. Monsignor Antonino Iachino, ritto come capitan Achab sulla tolda del suo Pequod, deputato a rivolgere il saluto della Diocesi al nuovo Arcivescovo. "Colui che viene nel nome del Signore per essere pastore e maestro, padre, guida e principio di unità di questo popolo di Dio, che sempre ha saputo amare e venerare il suo Vescovo, ritenendolo punto di riferimento nei momenti lieti e soprattutto nei momenti tristi e, a volte, anche drammatici della sua vita e della sua storia' .Un pastore ricco di spiritualità, di esperienza, di sapienza e di coraggio apostolico. Una Chiesa, quella Metropolitana di Reggio Calabria-Bova, che ha tanti pregi e tante risorse ma anche tanti limiti, fragilità e insufficienze. Ha bisogno della guida sicura e dell'autorevole fermezza del Pastore, che certamente saprà scuotere le coscienze della nostra gente ed essere punto alto di riferimento per far rinascere la speranza, per offrire una mano a chi ha bisogno di uscire da quella pericolosa e diffusa rassegnazione, che accetta passivamente la cultura della prepotenza e la convivenza con organizzazioni mafiose e delinquenziali, che umiliano la dignità e l'intelligenza soprattutto dei più deboli, rifugiandosi nell'alibi del: non c'è nulla da fare.
Vogliamo impegnarci con determinazione, come Chiesa, per combattere insieme i mali che angustiano il nostro territorio in spirito di servizio e di collaborazione con le istituzioni e con quanti operano per la promozione dell'uomo e cercano il bene comune''. E c'era il celeberrimo "Coro di San Paolo". Una voce che proveniva da tre metri sopra il Cielo. Urli da teatro "Alla Scala", squilli di trombe, che si perdevano tra le guglie e le navate e spifferavano poi, verso le porte Scee del tempio cristiano. Un tocco di classe, di solennità, di austero, per rendere magica e mistica, l'atmosfera sacra, che si può cogliere oramai, sola da queste parti. I gesti, le movenze, le posture, le mosse, le seguenze rigide e severe, conferivano alla concelebrazione eucaristica, alla liturgìa, un tono celestiale. Nonostante la presenza di una folla strabocchevole, che tracimava e debordava incontenibile a bordo campo, non si segnalano incidenti di sorta. Sebbene, sul sagrato, sostassero le ambulanze con i sanitari a bordo, accoglienti, pronte e disponibili. Non volava una mosca, se si potesse dire. Ogni parola, peraltro solennemente scandita all'impianto voce efficiente e funzionale, è stata alloggiata in tutti i padiglioni auricolari. Frasi, periodi, parole, esclamazioni, intercalari, sospiri, rallentamenti ed accelerazioni, tutti fruibili dalla calca in grossa parte assiepata e comodamente sprofondata sui banchi della navata centrale. Pure le navate centrali brulicavano di fedeli.
I più fortunati hanno trovato posto in banchi e sedie di…"fortuna", che ostruivano il deflusso. Nei "pertugi" appena appena, se striminzita, ci entrava una persona smilza; perché quella di media corporatura, rischiava una distorsione. Il trattamento riservato alla stampa, non è stato ottimale; ma qui, sfondiamo una porta spalancata, sui mali endemici che affliggono la categoria dei giornalisti e cine-foto-operatori, in Calabria e segnatamente nella derelitta provincia reggina. Un argomento spinoso, che non può essere glissato o peggio ignorato, sul quale ci torneremo in separata sede. Non ci sarà scampo, per i Cerbero, gli aguzzini, gli sgherri ed i vessatori travestiti da "sceriffo". Invece di inibirci il transito ed impedirci di svolgere il nostro prioritario e primario lavoro di informatori, avrebbero dovuto favorire al massimo la localizzazione ed ubicazione all'interno del tempio. Nemmeno se fornisci le generalità, la testata giornalistica di appartenenza, la tessera professionale…Non sei accreditato? Te ne puoi andare. Da qui non passa nemmeno Caronte. Pussa via, chi t'ha visto mai?!?!. Non c'è spirito di servizio. Manca l'umiltà, ecco un altro grande tallone di achille! Si mettono una divisa, uniforme, tenuta addosso e credono di spaventarci o che cosa. Noi siamo andati nel Duomo (lo facciamo da circa 50 anni)per servizio, non per soddisfare esigenze narcisistiche e non per sfoggiare, per spararci la posa o peggio il flash esibitorio ed esibizionista.
Per informare i nostri lettori sovrani, su un avvenimento, che capita a distanza di un quarto di secolo! "C'è la tribunetta riservata alla stampa"! ( Ci entravano a malapena: Topo Gigio, Barbie, Ken, Bratz, Tanya ed una matrioska miniaturizzate). "Fate tutto il giro della chiesa e raggiungetela", Amen! Un bel fioretto, in mezzo a quelle migliaia di fedeli insofferenti, che grondavano sudore, come i negri delle piantagioni di cotone, tabacco e canna da zucchero in Alabama e Mississippi.Chi conosce l'ex vescovo della Diocesi di Locri-Gerace, sa bene, che S.E. Giuseppe Morosini Fiorini, non sia il tipo che le manda a dire. Anzi per dirla tutta, dalla sua base mobile semovente, detta anche rampa di lancio, partono spesso e volentieri, missili terra-aria, che producono effetti devastanti. Così stasera davanti ad una platea numerosissima. Ce l'ha con la secolarizzazione e la scristianizzazione. Quel fenomeno per il quale, la società non adotta più un comportamento sacrale, si allontana da schemi, usi e costumi tradizionali. Un fenomeno, che investe tutto il sistema dei valori, le posizioni dogmatiche,modificandoli e, con essi, trasformando anche le identità, le appartenenze, comprese quelle laiche o laicizzate. La secolarizzazione (compreso il trasferimento sotto il controllo dello stato di beni appartenenti alla Chiesa),
è stata anche considerata il tramonto delle ideologie; essa mette in crisi anche altri soggetti, come lo stato, o i grandi partiti e movimenti di massa, in quanto contesta ad essi la pretesa di porsi come centro sacrale nella storia del mondo. Il rovescio della medaglia, fonte Wikipedia, inteso come modernizzazione; incentivato dall'istruzione obbligatoria, dall'espansione dell'istruzione in generale e dei mezzi di comunicazione di massa ma anche sollecitato da altri fenomeni di mobilitazione sociale quali l'urbanizzazione, l'industrializzazione e la mobilità di classe. Scristianizzazione, la perdita di incidenza del "sacro" (insieme di pratiche, credenze e affermazioni
relative al 'soprannaturale') sulla società, che interessa a chi? In gioco la proprietà privata,(un braccio di ferro secolare fra potere spirituale e potere temporale retaggi o privilegi feudali, tra i quali il diritto dominicale perpetuo al fine di evitare la dispersione del patrimonio originario, diventata res nullius. La politica anticlericale. In ogni epoca della Storia regnanti e governi liberali costituitisi, disposero l'incamerazione dei beni degli enti ecclesiastici nel demanio pubblico; avocarono a favore dello Stato la maggior parte dei beni fondiari ed immobiliari della Chiesa . Con l'emissione di leggi con cui si vietava il trasferimento a enti ecclesiastici di beni mobili o immobili senza licenza reale, ducale, marchesale, baronale, repubblicana ecc.
Con tassazioni specifiche per colpire le donazioni e le successioni testamentarie che disponevano a favore degli enti ecclesiastici e via discorrendo. La chiave di volta per Morosini è nella fede. Il nemico radicale della fede oggi, la secolarizzazione, si annida anche nel cuore dei credenti. Basta guardarsi attorno per rendersi conto della grave dicotomia. I mali che affliggono la nostra società non derivano dalle scelte antievangeliche che i cristiani fanno? Gli stessi scandali dati dagli uomini di Chiesa non ci allertano su di una mentalità secolare che alligna ormai anche nella Chiesa? Tutto ciò spinge oggi la Chiesa ad un cambiamento radicale nel modo di svolgere la missione, di rapportarsi alle istituzioni, nel modo come i credenti possono e debbono essere cristiani coerenti e cittadini fedeli alle istituzioni. E ciò non è solo questione di forma, ma di sostanza. Dobbiamo allora essere consapevoli, miei cari sacerdoti e laici impegnati, che dobbiamo riportare Gesù al centro del nostro annunzio e della nostra pastorale, con tutte le difficoltà che ciò comporta. Trovare in lui la forza per andare contro corrente e per sentirsi soddisfatti anche quando saremo incompresi e derisi. Sentire tutta la gravità dell'Apostolo quando dice: noi predichiamo Cristo crocifisso.
Sulla fedeltà a Gesù non possiamo cedere di un passo, costi quel che costi, disposti ad andare controcorrente, a scegliere di essere minoranza, ad essere ritenuti fuori del mondo e arretrati nel fluire veloce della storia. E tale fedeltà a Gesù non riguarda solo i valori condivisi dalla società secolarizzata, ma anche quelli oramai respinti da essa: la difesa della vita, dalla nascita alla sua fine naturale, la difesa della famiglia fondata sul matrimonio tra uomo e donna, l'annuncio del perdono e della riconciliazione, l'educazione all'amore e alla sessualità, la difesa della legge naturale, ed altri.Sappiamo che su questi temi il confronto con la società secolare sarà duro e difficile, ma non possiamo cedere, per rimanere fedeli a Gesù, consapevoli altresì che alcuni di questi temi possono essere condivisi sulla base di un confronto razionale anche da chi non crede. Le difficoltà aumentano per il fatto che dovremo lavorare anche su tanti sedicenti cristiani, che ormai hanno sposato il pensiero secolare e lo vogliono far convivere con le devozioni e i riti sacri della tradizione, arrivando ad aberranti commistioni, come quella tra sacro e criminalità organizzata.
Miei cari, insisterò moltissimo su questo punto nella mia azione pastorale. E' necessario che i cristiani si scuotano e comprendano che non si può più andare avanti in questa grave commistione.
E poi, non possiamo chiudere gli occhi su tante cresime ricevute solo per tradizione, ma senza la scelta di Gesù; né possiamo ignorare il problema della scelta dei padrini, per la quale la dimensione di fede è ormai ininfluente. Ne segue di avere davanti all'altare individui che garantiscono su di una fede, che essi ormai hanno perduto o che non guida le scelte della loro vita. Sono queste incongruenze che creano un modo di praticare la fede che genera commistioni gravi e aberranti. La Chiesa in una società secolarizzata è una forza morale che promuove valori, affidati non all'imposizione dell'autorità politica, ma alla condivisione della ragione e alla testimonianza dei credenti. Reagiremo, perciò, a chi vorrebbe confinare la religione ad un fatto personale ed intimistico, negando alla Chiesa il diritto di entrare nel vivo del dibattito politico sui valori che devono regolare l'organizzazione della società. Combatteremo, pertanto, il tentativo di chi, in modo occulto o meno occulto, grida allo scandalo se la Chiesa interviene su questo dibattito, screditandola dinanzi all'opinione pubblica, evidenziando le fragilità e i peccati degli uomini di Chiesa.
Invito pertanto tutti voi laici cattolici ad intervenire con la forza della testimonianza e della vostra competenza e cultura per orientare in senso cristiano le soluzioni dei problemi sociali e politici che affliggono il nostro territorio.
Lo dovete fare perché cittadini di questo Stato, e perché competenti nei vari settori del sapere; perché credenti e quindi inviati da Cristo.
Paolo ci ha parlato delle diverse vocazioni per compiere il ministero. So che la nostra Chiesa di Reggio-Bova ha un buon laicato, organizzato e vivo. In nome di Cristo vi dico allora: non abbiate paura di sfidare l'opinione pubblica dominante e siate fermento evangelico dovunque operate: nelle scuole, nelle università, negli ospedali, nelle aule dei tribunali, nello sport, nei laboratori scientifici, nelle amministrazioni, nella politica. Se i primi cristiani approdati a Roma non avessero avuto il coraggio di andare contro corrente, sfidando anche la morte, non avrebbero affermato i grandi valori morali del primato della coscienza sul potere dello stato, della verità sulla politica, della libertà sul capriccio, dell'oggettività della verità e del bene sulla relatività dei valori. Paolo ci ha esortati a vivere la verità nella carità. Non possiamo permettere un cristianesimo di massa che non riesce ad incidere nei nodi della vita associata e organizzata; deve finire il nostro senso di colpa dinanzi ai mali della nostra società. Laici cattolici riscoprite il gusto della politica e portate in essa i valori cristiani. Rinnovatela nel segno evangelico del servizio e dell'impegno per il bene comune. Ricordate che l'unità politica dei cattolici non è un dogma di fede ma non è neanche un demone che bisogna esorcizzare. La nostra società aspetta questo servizio di speranza.
La nostra Chiesa diocesana ha diverse eccellenti iniziative in campo culturale, sulle quali bisognerà scommettere: Seminario teologico, Istituto superiore di scienze religiose, Biblioteca diocesana di prossima apertura ed altro. Devono diventare laboratori di cultura ove il confronto con il pensiero laico e secolare deve essere serrato, a beneficio di tutta la collettività. I problemi della secolarizzazione in Calabria sono esasperati dalla depressione economica e sociale, e soprattutto dalla piaga della 'ndrangheta. Di questi mali siamo in parte responsabili anche noi cattolici. Da anni lo stiamo riconoscendo e siamo corsi ai ripari con interventi mirati da parte del magistero dei Vescovi, con iniziative coraggiose da parte di preti e di laici, che molte volte hanno pagato di persona, ma soprattutto con il lavoro silenzioso svolto nelle parrocchie, del quale nessuno si accorge e sul quale i media non parlano perché disinteressati a capire la vera azione della Chiesa, ma a divulgare solo le notizie che fanno scalpore. Diciamo basta, pertanto, agli improvvisati teologi, canonisti e pastoralisti che presumono di stabilire i connotati del prete-antimafia per esaltare così i propri idoli dimenticando il lavoro incisivo e paziente di centinaia di sacerdoti sulla breccia. Nonostante questo sforzo pluridecennale, si attacca ancora la Chiesa rimproverandola di non fare abbastanza contro la 'ndrangheta, quasi che responsabile della sua mancata sconfitta sia solo la Chiesa, che chiude occhi, che perdona, che scende a patti per i vantaggi economici che ne derivano.
C'è poi una grave leggerezza nell'affrontare i problemi, per cui il semplice sospetto su di un uomo di Chiesa provoca la condanna generalizzata di tutta la Chiesa. Cosa che non si verifica per nessun'altra istituzione. Noi diciamo basta a questi attacchi sistematici, studiati al tavolino nel contesto della lotta intrapresa dalla società secolarizzata contro la Chiesa, e invitiamo tutte le istituzioni a fare lo stesso esame di coscienza che ha fatto la Chiesa e a riconoscere le proprie responsabilità.". Potere temporale e potere spirituale tornano a confrontarsi ed a scontrarsi dunque, dopo la Pace di Westfalia (1648).La Chiesa continuerà a dare il suo contributo in questa lotta, anzitutto allontanando ogni minimo dubbio di connivenza diretta o indiretta dei suoi rappresentanti con il malaffare; ci impegneremo poi nella formazione delle coscienze perché non ci sia commistione tra fede e malavita. Ma non si pretenda che sia la Chiesa a distribuire le etichette di mafioso, sulla base del comune sentire della gente, né si presuma di dire alla Chiesa ciò che deve fare: se perdonare o condannare, se ammettere ai sacramenti o rifiutarli. Basta su queste indebite ingerenze. Ogni istituzione svolga il suo dovere nel proprio ambito e rispetti quello altrui, e si lasci a noi Vescovi il compito di dirigere l'azione pastorale anche su questa materia. Sia chiaro, però, che alla base di essa ci sarà sempre la figura del buon pastore che va in cerca della pecora smarrita, come abbiamo sentito dal Vangelo.
Piaccia o no alla cultura giustizialista del nostro tempo, la misericordia coniugata con la giustizia non si può cancellare dal Vangelo.Nella formazione delle coscienze largo spazio deve essere dato alla legalità, al rispetto cioè delle istituzioni e delle leggi dello Stato, quando esse sono fondate sul diritto naturale e rispettano la vita e la dignità dell'uomo. Lo raccomandiamo agli insegnanti di religione, ai parroci e ai catechisti.Non possiamo, però, ignorare che esiste anche una legalità da parte dello Stato, che deve mostrare al cittadino il suo volto amorevole. Tale legalità si deve tradurre in quei provvedimenti tesi a creare le condizioni di un vivere associato rispettoso dell'uomo: strade, assistenza sanitaria, luoghi di aggregazione e impianti sportivi per i giovani, edifici scolastici in sicurezza e attrezzati, servizi sociali, attenzione ai cittadini, primato del bene comune, rispetto del creato, case, lavoro, amministrazione celere della giustizia. In questi cinque anni passati a Locri mi sono reso conto che per sconfiggere la malavita organizzata non basta una politica repressiva, anche se necessaria, ma occorre unirla ad una politica di impegno a favore del cittadino. Chiedo umilmente alla politica e agli imprenditori di creare lavoro per i giovani, per frenare l'emorragia di una nuova emigrazione.
Invito tutti, credenti e non credenti, ad una svolta di dignità.
Reagiamo con forza alla 'ndrangheta; denunciamola con coraggio, perché la paura è una catena per la nostra libertà, rifiutiamo con decisione i benefici che possiamo trarre dal suo aiuto e dal nostro silenzio. La 'ndrangheta è un male dal quale o si esce tutti assieme o non si esce mai.
Domenico Salvatore

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