Libia, ancora non è finita. Premier arrestato da ribelli. Nato, rilascio. Procura Tripoli: 'Arresto illegale, puniremo colpevoli'. Letta incontra ministri e servizi. Le milizie libiche di Gheddafi, ricevevano 30.000 dollari per ogni giorno di combattimenti al fianco del regime e 10.000-12.000 per ogni manifestante ucciso
MA IL FOCOLAIO DI GUERRA AFRICANO POTREBBE INNESCARE UNA GUERRA PLANETARIA?
Domenico Salvatore
LA NOTIZIA DELL'ANSA
TRIPOLI - 10 ottobre, 13:35
l premier libico Ali Zeidan è stato rilasciato. Lo riferiscono fonti della sicurezza.Zeidan in un tweet, 'sto bene volevano,mie dimissioni' - Con un tweet il premier libico Ali Zeidan, appena rilasciato dopo essere stato catturato nella notte da un gruppo di ex ribelli, dice: ''sto bene, le milizie che mi hanno catturato volevano le mie dimissioni''Procura: arresto Zeidan illegale, puniremo colpevoli - Le procedure dell'arresto del premier ad interim Ali Zeidan sono "illegali e chi si è reso responsabile di questa azione ne dovrà rispondere". Lo ha detto all'agenzia libica Lana una fonte dell'ufficio del procuratore generale di Tripoli, confermando che la procura non ha emesso alcun mandato di arresto. Per farlo, ha spiegato la fonte, è necessaria la revoca dell'immunità del premier da parte del Congresso nazionale.Governo, non cederemo a ricatti, Stato legittimo - Il sequestro del premier Ali Zeidan "non avrà effetti sulla legittimità dello Stato libico e delle sue istituzioni". Lo ha dichiarato il vicepremier libico Siddiq Abdel Karim in una nota diffusa stamani dopo una riunione d'emergenza dell'esecutivo e poco prima del rilascio di Zeidan. Karim ha condannato "questi atti criminali", "contrari agli interessi del Paese e agli obiettivi della rivoluzione del 17 febbraio". In precedenza il governo ad interim aveva dichiarato che "non cederà a ricatti da parte di terzi".Il primo ministro della Libia Ali Zeidan è stato preso all'alba di giovedì da un gruppo armato e portato in un luogo sconosciuto.
Lo ha reso noto il governo. Le tv panarabe Sky News Arabia e Al Arabiya riferiscono che il rapimento è avvenuto in un albergo a Tripoli. Il governo ha subito sospettato di due gruppi di ex ribelli, la "Camera dei rivoluzionari di Libia" e la "Brigata di lotta contro il crimine", che dipendono in teoria dal ministero della Difesa e e dell'Interno, di essere dietro il rapimento del premier Ali Zeidan.Vertice P.Chigi, con Letta, ministri e servizi - Sta per iniziare a Palazzo Chigi, a quanto si apprende, un vertice convocato dal premier Enrico Letta per valutare gli ultimi avvenimenti in Libia. All'incontro partecipano i ministri Angelino Alfano (Interno), Emma Bonino (Esteri) e Mario Mauro (Difesa). Sono inoltre presenti i vertici dei Servizi.telefonata Hague-Kerry Il ministro degli Esteri britannico William Hague ha parlato questa mattina con il segretario di Stato americano John Kerry della situazione in Libia e degli sviluppi sulla cattura del primo ministro Ali Zeidan, poi liberato. Lo riferiscono i media britannici. La conversazione è confermata in un tweet dello stesso Hague in cui, senza specificare i dettagli, comunica che i temi al centro dei contatti sono stati la Libia e gli sviluppi in Siria.Libia:caos e attentati,da due anni alla deriva - Assalti alle diplomazie occidentali, omicidi politici e assedi ai ministeri: da mesi ormai, è in atto una lenta e cruenta deriva dello Stato libico in un Paese dove imperversano imprevedibili milizie armate formate da ex ribelli, cellule jihadiste e forze autonomiste focalizzate soprattutto a Bengasi, vero nodo della sicurezza.
Dopo il blitz Usa a Tripoli per catturare Abu Anas al-Libi, terrorista di al Qaida considerato la mente delle stragi di Nairobi e Dar es Salam del 1998 e con il sequestro/arresto lampo del premier Ali Zeidan questa mattina, la Libia del post-Gheddafi dimostra ancora una volta di essere sull'orlo del baratro. Ecco le tappe principali del tunnel di instabilità in cui è entrato il Paese nordafricano sin dalla caduta del Rais, nell'ottobre 2011: *2012 6 Mar - Nasce il Consiglio provvisorio della Barqa, a Bengasi, che rappresenta milizie armate e tribù dell'Est dando sfogo alle forze autonomiste della Cirenaica 4 Giu - Lunedì di terrore all'aeroporto di Tripoli, preso d'assalto dai miliziani. Mentre è caos sulla data delle prime elezioni libere, rinviate in luglio a causa dell'instabilità del Paese. Due giorni dopo esplode una bomba davanti alla rappresentanza diplomatica Usa a Bengasi, senza fare vittime 7 Lug - La Libia va al voto per l'Assemblea Nazionale, vincono i moderati, ma in Cirenaica montano le proteste. Il 14 ottobre, dopo vari tentativi andati a vuoto, l'Assemblea eletta nominerà Ali Zeidan nuovo premier 11 Set - Mentre il mondo arabo è in rivolta per il film su Maometto girato negli Usa, un feroce assalto colpisce il consolato Usa a Bengasi uccidendo l'ambasciatore americano Chris Stevens. Sulla paternità dell'attacco si allunga, già poche ore dopo, l'ombra di Al Qaida 22 Set –
Bengasi brucia nel caos, con i manifestanti filo-governativi che attaccano le sedi delle milizie islamiche in città, a cominciare da quella di Ansar al Sharia, sospettata di essere dietro l'assalto al consolato Usa *2013 12 Gen - La vettura del console italiano a Bengasi, Guido De Sanctis, è vittima di un agguato e, all'altezza di un incrocio cittadino, viene bersagliata dai proiettili. Illeso il console 13 Apr - Nuovo attacco alle diplomazie occidentali. Questa volta tocca all'ambasciata francese a Tripoli, gravemente danneggiata da un'autobomba. Due gendarmi tra i feriti 28 Apr/11 Mag - Gruppi miliziani armati assaltano e assediano diversi ministeri a Tripoli (Giustizia, Esteri e Interno) oltre alla sede della tv nazionale, tenendoli di fatto sotto scacco. Il Governo vacilla e solo dopo giorni di trattative i miliziani tolgono l'assedio. Nelle stesse ore, il Parlamento approva una legge, voluta dalle fazioni islamiste, che vieta a chi ha collaborato con il Rais di ricoprire luoghi pubblici. Pochi giorni dopo il capo di Stato libico, Mohamed Magarief, si dimette 9 Giu - E' di nuovo sangue a Bengasi: uomini armati attaccano il quartier generale della potente milizia "Scudo della Libia" 11 Giu - Esplode un ordigno piazzato sotto un auto dell'ambasciata d'Italia a Tripoli. Il diplomatico italiano che era a bordo e l'autista escono in tempo dal veicolo 11 Set –
Nel giorno dell'anniversario della morte di Stevens, un'autobomba devasta una sede ministeriale a Bengasi. Intanto in città scarseggiano luce e acqua, in seguito al blocco di alcuni siti petroliferi voluto dagli autonomisti 2 Ott - Attacco armato all'ambasciata russa a Tripoli. Mosca decide di rimpatriare l'intero staff 5 Ott - Con un blitz condotto dagli Usa viene catturato a Tripoli Abu Anas al-Liby, uomo di al Qaida considerato la mente degli attacchi alle ambasciate Usa in Kenya e Tanzania del 1998. E in Libia è polemica sul blitz, definito "un rapimento"Il gruppo di ex ribelli libici 'Camera dei rivoluzionari di Libia' ha rivendicato l'arresto (e non il rapimento) del premier spiegando che Zeidan è stato rapito in seguito al ruolo del suo governo nella cattura - da parte degli Usa - di Abu Anas al-Libi, uno dei leader di al Qaida.Gli ex ribelli della 'Camera dei rivoluzionari di Libia' hanno definito un "arresto" il rapimento del premier libico: "Il suo arresto giunge dopo una dichiarazione di John Kerry sulla cattura di Abu Anas al-Liby, dopo aver detto che il governo libico era al corrente dell'operazione", ha detto un portavoce del gruppo riferendosi al Segretario Stato americano.
LA NATO PRONTA A INTERVENIRE - L'immediato rilascio del premier libico è stato chiesto oggi dal segretario generale della Nato, Anders Fogh Rasmussen, il quale ha comunque precisato di essere ancora in attesa della conferma del rapimento. "La stabilità e il pieno rispetto della legge in Libia è importantissimo" ha aggiunto Rasmussen. La Nato è pronta ad intervenire per rafforzare le condizioni di sicurezza in Libia "ma sta al Paese chiederlo".Una foto del premier libico Ali Zeidan al momento dell'arresto è stata diffusa dai rapitori e riportata da Al Arabiya. La foto mostra il premier con una camicia marrone semiaperta e un'espressione accigliata, tenuto sotto braccio da due persone in borghese.Il gruppo di ex-ribelli la 'Camera dei rivoluzionari di Libia' ha reso noto che l'arresto del premier libico Ali Zeidan è stato eseguito con un mandato della Procura generale: "L'arresto del premier è avvenuto su ordine della Procura generale", si legge sulla pagina Facebook del gruppo. Ma l'ufficio del procuratore generale di Tripoli ha smentito di aver emesso un mandato di arresto per il Primo Ministro Ali Zeidan.Il portavoce del Dipartimento anti-crimine, sezione del ministero dell'Intero, Abdel Hakim Albulazi, ha confermato che il premier Ali Zeidan è "in custodia per un mandato di arresto emesso dal Dipartimento". Albulazi ha detto all'agenzia ufficiale Lana che Zeidan è "in buona salute e che viene trattato bene come qualsiasi cittadino libico".Gruppi estremisti libici nei giorni scorsi hanno accusato Ali Zeidan e il suo governo di aver autorizzato segretamente il raid delle forze speciali Usa che il 5 ottobre scorso ha portato alla cattura a Tripoli di Abu al-libi, terrorista di Al Qaida considerato la mente delle stragi di Nairobi e Dar es Salam del 1998.
Zeidan in una conferenza stampa aveva detto che i cittadini libici hanno diritto ad essere processati sul suolo libico e che la questione sarebbe stata affrontata con le autorità americane, ma che il blitz non avrebbe compromesso le relazioni fra Usa e Libia. L'ambasciatrice statunitense a Tripoli Deborah Jones era stata convocata dal ministro della Giustizia per chiarimenti e il Congresso nazionale aveva chiesto la riconsegna immediata di al-Libi. Gruppi radicali islamici avevano tuttavia lanciato appelli a colpire obiettivi americani e dei paesi alleati. Le minacce hanno spinto il Pentagono a spostare nella base siciliana di Sigonella 200 marine, pronti a operazioni di evacuazione e salvataggio ostaggi.Il premier libico Ali Zeidan ''sta bene'' ed e' ''trattato bene'' e si trova nel Dipartimento anticrime. Lo ha detto un funzionario citato dall'agenzia statale Lana. Ali Zeidan, storico oppositore di Gheddafi - Storico oppositore di Gheddafi, il 63/enne premier libico Ali Zeidan, rapito questa mattina a Tripoli da uomini armati, è stato designato alla guida del governo dal Congresso Generale Nazionale libico il 14 ottobre 2012.
Prima della rivoluzione del 17 febbraio 2011 che portò alla caduta del dittatore Muammar Gheddafi, Zeidan è stato negli anni Settanta diplomatico del regime di Gheddafi in India fino alla sua defezione e il suo esilio in Svizzera e Germania, nel 1980, e la sua adesione al 'Fronte Nazionale per la Salvezza della Libia', movimento in prima linea di opposizione al regime. Per oltre 30 anni anti gheddafiano, è stato un avvocato per i diritti umani a Ginevra e considerato da molti come un liberale. Durante la rivoluzione ha ricoperto il ruolo di inviato in Europa per il Consiglio Nazionale di Transizione (Cnt) ricoprendo un ruolo chiave nel convincere l'allora presidente francese Nicolas Sarkozy a sostenere le forze anti Gheddafi. Dopo la rivoluzione ritornò in Libia dove divenne parlamentare. In seguito ai tentativi falliti dell'ex Premier Mustafa Abu Shagur di formare un governo accettato dalle varie fazioni politiche, Zeidan diede le dimissioni dal Congresso Generale Nazionale e si candidò alla posizione di Premier avendo la meglio su Muhammed Al Harare, il candidato favorito del Partito giustizia e Costruzione, ala politica dei Fratelli musulmani in Libia. Zeidan, che ha avuto il sostegno della coalizione dei leader liberali del Fronte per l'Alleanza Nazionale per la sua nomina a primo ministro, si disse pronto a prendere in considerazione anche il punto di vista dei Fratelli Musulmani.
Nel ruolo di premier, si è trovato ad affrontare l'arduo compito di ripristinare i servizi di base e, soprattutto, la sicurezza, disarmando le varie milizie e gli ex-ribelli che hanno combattuto la rivoluzione che ha portato alla cattura e all'uccisione di Gheddafi.Difesa, incontro ministro Mauro-vertici - Presso lo Stato Maggiore della Difesa stamane riunione tra il ministro della Difesa, Mario Mauro, e i vertici militari per "monitorare la situazione libica in raccordo con la presidenza del Consiglio dei ministri e il ministero degli Affari esteri", dopo il rapimento del premier Ali Zeidan: lo rende noto il ministero della Difesa.
IL COMMENTO ALLA NOTIZIA
Il pianeta avvampa e brucia per 24 al giorno. Ovunque ci sono focolai di guerra, che rischiano d'innestare un qualche effetto domino. Gli USA, universalmente riconosciuti come "il gendarme del mondo", in effetti la potenza militare più forte del pianeta,vigilano e vegliano, per tenere tutto in equilibrio. Un paio di giornali quotidiani a cominciare dal Corriere della Sera, sono gli unici quotidiani ad essere sulla notizia, con servizi ampi e dettagliati. A parte l'Ansa, ovviamente. Gli altri giornali l'hanno snobbata e sottovalutata. Per non dire che non gliene frega niente. O quasi. Ritengono che la prima vera araba, abbia trionfato ovunque e la questione Libia, sia stata risolta, una volta per tutte. Ma non è così. Eppure il rischio di un conflitto mondiale allargato, potrebbe partire proprio dalla Libia. Primavera araba (in arabo الثورات العربية al-Thûrât al-Arabiyy; letteralmente ribellioni arabe o rivoluzioni arabe) è un termine di origine giornalistica utilizzato perlopiù dai media occidentali per indicare una serie di proteste ed agitazioni cominciate alcune già durante l'inverno 2010/2011 e in parte tuttora in corso nelle regioni del Medio Oriente, del vicino Oriente e del Nord Africa. I paesi maggiormente coinvolti dalle sommosse sono l'Algeria, il Bahrein, l'Egitto, la Tunisia, lo Yemen, la Giordania, il Gibuti, la Libia e la Siria, mentre ci sono stati moti minori in Mauritania, Arabia Saudita, Oman, Sudan, Somalia, Iraq, Marocco e Kuwait. scioperi, manifestazioni, marce e cortei, talvolta anche atti estremi come suicidi (divenuti noti tra i media come "auto-immolazioni") e l'autolesionismo, così come l'uso di social network come Facebook e Twitter per organizzare, comunicare e divulgare gli eventi a dispetto dei tentativi di repressione statale.
I social network tuttavia non sarebbero il vero motore della rivolta, secondo alcuni osservatori, per i quali "il network della moschea, o del bazar, conta assai più dì Facebook, Google o delle email". Alcuni di questi moti, in particolare in Tunisia ed Egitto, hanno portato ad un cambiamento di governo, e sono stati denominati rivoluzioni. I fattori che hanno portato alle proteste, fonte Wikipedia, sono numerosi e comprendono, tra le maggiori cause, la corruzione, l'assenza di libertà individuali, la violazione dei diritti umani e le condizioni di vita molto dure, che in molti casi rasentano la povertà estrema. Anche la crescita del prezzo dei generi alimentari e la fame sono da considerarsi tra le principali ragioni del malcontento, le quali sono da ritenersi minacce all'equilibrio mondiale in ordine all'alimentazione di larghe fasce della popolazione nei paesi più poveri nei quali si sono svolte le proteste, ai limiti di una crisi paragonabile a quella osservata nella crisi alimentare mondiale nel 2007-2008. Tra le cause dell'aumento dei costi, secondo Abdolreza Abbassian, capo economista alla FAO, la "siccità in Russia e Kazakistan accompagnata dalle inondazioni in Europa, Canada e Australia, associate a incertezza sulla produzione in Argentina", a causa di cui i governi dei paesi del Maghreb, costretti ad importare i generi commestibili, hanno scelto l'aumento dei prezzi dei prodotti alimentari di largo consumo.
Altri analisti hanno messo in risalto il ruolo della speculazione finanziaria nel determinare la crescita del prezzo dei generi alimentari in tutto il mondo. Prezzi più alti si sono registrati anche in Asia, in India dove ci sono stati rialzi nell'ordine del 18%, mentre in Cina dell'11,7% in un anno. Le proteste sono cominciate il 18 dicembre 2010 in seguito alla protesta estrema del tunisino Mohamed Bouazizi che si è dato fuoco in seguito a maltrattamenti da parte della polizia, il cui gesto è servito da scintilla per l'intero moto di rivolta che si è poi tramutato nella cosiddetta "rivoluzione dei gelsomini". Per le stesse ragioni, un effetto domino si è propagato ad altri paesi del mondo arabo e della regione del Nordafrica, in seguito alla protesta tunisina. In molti casi i giorni più accesi, o quelli dai quali ha preso avvio la rivolta, sono stati chiamati "giorno della rabbia" o con nomi simili. Il 21 ottobre 2011 cade, dopo un assedio di 2 mesi, la città di Sirte, nella quale Mu'ammar Gheddafi, dopo aver lasciato Tripoli, si era asserragliato dal 21 agosto 2011. Mu'ammar Gheddafi, risultando vana ogni difesa, tenta di guadagnare il deserto per continuare la lotta ma il suo convoglio viene attaccato da parte di aerei francesi NATO. Raggiunto da elementi del CNT, Gheddafi viene catturato vivo ma subito ucciso. Gli ultimi momenti di vita del Ra'is libico vengono impressi in numerosi video dai presenti all'avvenimento. Anche il figlio Mutassim Gheddafi, che ha guidato militarmente la difesa di Sirte, viene fatto prigioniero da miliziani del CNT e, poco dopo, sommariamente giustiziato. Nel corso della stessa convulsa giornata trova la morte anche il Ministro della Difesa, il Gen. Abu Bakr Yunis Jabr.
Trasferiti a Misurata, i corpi dei tre uomini vengono esposti al pubblico. Il Presidente del CNT Mustafa Abd al-Jalil, dichiarando che Mu'ammar Gheddafi è stato, secondo la sua opinione, vittima del fuoco degli uomini della sua stessa scorta, ha annunciato una commissione indipendente che indagherà e farà, a suo dire, definitiva chiarezza sulle circostanze in cui è maturata quella morte.Nel frattempo, smentite le voci diffuse dal CNT, che lo volevano ancora una volta morto, catturato o in fuga in Niger, Saif al-Islam Gheddafi è succeduto al padre nella guida della resistenza nazionale libica e della Giamahiria ma il 19 novembre 2011 viene annunciato il suo arresto presso il confine tra la Libia e il Niger e il suo trasferimento in aereo presso il carcere di Zintan. I corpi di Mu'ammar e di Mutassim sono stati sepolti in una località segreta. Saif al-Islam Gheddafi, prima dell'arresto avvenuto il 19 novembre, a mezzo della Tv siriana al-Ra'i ("L'opinione"), in un breve messaggio audio rivolto al CNT ha dichiarato: "Io vi dico, andate all'inferno, voi e la NATO dietro di voi. Questo è il nostro Paese, noi ci viviamo, ci moriamo e stiamo continuando a combattere".Tutto finito? Pare di no. Ci sembra del tutto inutile, sottolineare la delicatezza del momento dove, potrebbe succedere di tutto. Dove basta una scintilla per far divampare l'incendio. Il motore, che muove tutto l'ambaradan, è il desiderio inappagato di libertà, di democrazia. Deve scontrarsi con cadenza quotidiana con l'altro desiderio che alberga nel cuore dell'uomo, la… tirannide, la dittatura, l'autocrazia, il dispotismo, l'assolutismo, il totalitarismo e così via. Insomma il desiderio insopprimibile di sottomettere il proprio simile, appiattirlo, spiaccicarlo, subordinarlo e condizionarlo.
L'uomo sull'uomo. Homo homini lupus, che non ha niente a che vedere con l'homo bonae voluntatis. Ma non chiamatela schiavitù, prigionia, asservimento, oppressione, compressione, scoppio e…scarico. Ma perché gli USA s'interessano tanto (troppo) alla Libia? Obama lo ha detto pubblicamente in tv: "Il rischio del terrorismo c' è ancora, continueremo a combatterlo con nuove operazioni, anche se non ci faremo coinvolgere in nuove guerre". Gli Americani di nuovo a Sigonella?Le forze speciali americane, che a Tripoli sabato scorso hanno catturato Abu Anas al-Libi, uno dei responsabili dell'attentato del 1998 all'ambasciata Usa di Nairobi ERANO partiti dall'Italia, dalla base siciliana di Sigonella. Un successo dopo l'altro dell'antiterrorismo americano, che però senza alcun dubbio provocherà reazioni e vendette dei jihadisti che da mesi si sono stabiliti in Libia.Il primo ministro Ali Zeidan e il Parlamento libico hanno provato a protestare convocando l'ambasciatrice americana Deborah Jones e chiedendo la restituzione di Al-Libi. la Libia è il quarto paese dell'Africa per superficie, il diciassettesimo del mondo. Confina a nord-ovest con la Tunisia, a ovest con l'Algeria, a sud con il Niger e il Ciad, a sud-est col Sudan, a est con l'Egitto.
Fino agli anni cinquanta del XX secolo considerata uno dei paesi più poveri del mondo, soprattutto a causa dell'improduttività del territorio, la Libia registrava già nel 1977 il reddito annuo pro capite più elevato del continente africano (posizione che conserva tuttora, con 14.192 dollari nel 2010), grazie allo sfruttamento dei grandi giacimenti di petrolio, iniziato nel 1959 e nazionalizzato dopo il 1970.Oltre a nazionalizzare le principali risorse (il petrolio e il gas naturale in primo luogo) e le attività produttive il nuovo regime investì anche nello sviluppo dell'industria leggera e delle infrastrutture e nella modernizzazione dell'agricoltura, favorendo nel contempo l'immigrazione per sopperire alla scarsità di manodopera. La diminuzione dei prezzi del petrolio negli anni ottanta, fonte Wikipedia, ha poi ridimensionato le possibilità di sviluppo del paese, al punto che il PIL ha fatto segnare in quel decennio un calo medio annuo del 5,4%; negli anni novanta il quadro economico ha risentito delle sanzioni economiche imposte alla Libia dall'ONU nel 1991, revocate nel 1997. Nel 2006 gli U.S.A. hanno cancellato la Libia dall'elenco degli stati canaglia. La moneta è il dinaro libico.
La base dello sviluppo economico della Libia è rappresentato dal petrolio: le quantità da estrarre ogni anno e i relativi prezzi di vendita sono sotto il controllo del governo e in adesione alla strategia dell'OPEC. Il petrolio, di cui la Libia è il secondo produttore del continente africano dopo la Nigeria, contribuisce per oltre il 25% alla formazione del reddito nazionale e rappresenta la quasi totalità delle esportazioni.I principali giacimenti petroliferi (Mabruk, Hofra, Zelten, Beda, Raguba, Ora, Samah, Gialo, Waha, Magid, Amal, Serir, Augila) sono collegati da oleodotti; le principali raffinerie sono a Marsa El Brega, Tobruch, Ras Lanuf, al-Zawiya. Esistono, inoltre, cospicui giacimenti di gas naturale. Vi sono anche saline, e da alcune zone lacustri del Fezzan si estrae il natron (carbonato di sodio). Le sanzioni economiche in vigore dal 1991 al 1999 hanno fortemente ridotto gli scambi commerciali della Libia, la cui bilancia è sempre in forte attivo grazie all'esportazione di greggio, destinato innanzitutto all'Italia (39%) e quindi a Germania, Spagna, Turchia, Francia, Svizzera. Vengono in cambio importati beni industriali e alimentari, anche in questo principalmente dall'UE, Italia in testa". Nessuno s'illude, che la crisi libica sia stata risolta o sia finita. Ci sono interessi economici, ma soprattutto strategici (Medioriente, Bacino del Mediterraneo, focolai africani, primavera araba ecc.). Gli Americani, non mollano l'osso. Potendo contare anche sui Paesi amici. A cominciare proprio dall'Italia. L'importantissima base di Sigonella potrebbe tornare ai vecchi…splendori. E si parla pure della base di Monte Nardello in Aspromonte, a suo tempo frettolosamente dismessa. La pace va bene e va difesa con i denti e con le unghie. Non c'è progresso, senza pace. Non c'è nemmeno libertà, né democrazia, senza la pace. Tuttavia non va dimenticato che…si vis pacem para belum. Occorre vigilare e vegliare, perché i guerrafondai hanno nel sangue e nel dna, l'odio viscerale, il livore astioso, il rancore profondo, la ruggine antica, l'animosità ed il risentimento come sistema di vita. Sono sempre alla ricerca di pretesti, cavilli e arzigogoli. E per gli operatori di pace son dolori.
Domenico Salvatore
La cosiddetta "Crisi di Sigonella" fu un complesso caso diplomatico avvenuto a Sigonella, in Sicilia, nell'ottobre 1985, che rischiò di sfociare in uno scontro armato tra VAM (Vigilanza Aeronautica Militare) e Carabinieri da una parte e gli uomini della Delta Force (reparto speciale delle forze armate statunitensi) dall'altra, all'indomani di una rottura politica tra l'allora presidente del Consiglio italiano Bettino Craxi e il presidente degli Stati Uniti Ronald Reagan circa la sorte dei sequestratori della nave da crociera Achille Lauro. Lunedì 7 ottobre 1985 la nave da crociera italiana Achille Lauro, alle ore 13:07, mentre si apprestava a lasciare le acque egiziane per approdare in Israele, veniva presa in ostaggio da quattro terroristi palestinesi armati (che si erano introdotti a bordo con passaporti falsi). Essi, sorpresi da un componente dell'equipaggio mentre maneggiavano le armi che erano destinate ad una loro missione da tenersi allo sbarco nel porto israeliano di Ashdod, reagirono repentinamente e - dopo una sparatoria che coinvolse un membro dell'equipaggio, il quale venne ferito ad una gamba - si impossessarono della nave. L'equipaggio riuscì tuttavia a mandare un SOS che venne captato in Svezia….
Domenico Salvatore
MNews.IT | Stadio Online, le notizie sportive | Giochi Gratis | Calabria 24Ore .IT | NewsOn24.IT








0 Commenti