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Don Chisciotte - Opera Pop dal 7 novembre Teatro Menotti Milano

dal 7 al 28 novembre 2013

TieffeTeatro

DON CHISCIOTTE - OPERA POP

 da Miguel De Cervantes

con Alarico Salaroli, Marco Balbi

e

Helena Hellwig, Enrico Ballardini, Alessandro Nidi, Francesca Li Causi

musiche scritte e dirette da Alessandro Nidi

regia e drammaturgia Emilio Russo

DEBUTTO NAZIONALE

 

 

Parole e musica per raccontare il "mito" di Don Chisciotte con una lettura in chiave pop tra Orson Welles, la tragicommedia beckettiana e il cabaret. Dialoghi in bilico tra fantasia e realtà, incontri, personaggi, canzoni di un "viaggio infinito" che da quattrocento anni ci conduce alle soglie del sogno e della follia.

Don Chisciotte (Alarico Salaroli) e Sancio (Marco Balbi), protagonisti di una storia senza tempo, arrivano finalmente al Toboso, non più luogo incantato, dimora della bella Dulcinea, ma balera di periferia animata dagli straordinari Musicisti del Toboso Helena Hellwig, Enrico Ballardini, Francesca Li Causi e Alessandro Nidi.

 

 

Estate 1969, è l'estate più calda del decennio quando Don Chisciotte e Sancio Panza decidono di partire. Per l'hidalgo sarà un viaggio alla ricerca di fanciulle da salvare e di torti da riparare, per il suo scudiero sarà la ricerca di un'isola su cui riposare.

Niente a che vedere con la moda e i modi "on the road", piuttosto un percorso circolare dal nulla verso il nulla, un sentiero impolverato, in un paesaggio urbano simile alle periferie delle nostre città.

Niente di moderno contamina il pensiero e le azioni del "cavaliere dalla triste figura", perché lui è davvero un cavaliere: un cavaliere autentico, il miglior cavaliere mai esistito. Chi avrebbe abbattuto giganti con una lancia di legno? Soccorso fanciulle da esseri infernali? Riparato offese e torti con tanto coraggio e, sopratutto, chi poteva farlo avendo per alleati solo un magro ronzino e uno scudiero rozzo? Don Chisciotte è il mito, ma è Sancio il vero personaggio della commedia umana. Un personaggio meraviglioso, perfino nella sua volgarità e nella sua goffaggine.

Cavaliere e scudiero insieme hanno superato secoli di decadenza e oscurantismo, repressioni e tirannie. Insieme ci hanno raccontato di un mondo con cui la gente onesta e leale ha il desiderio di identificarsi. Alla fine del loro viaggio lo sguardo e i pensieri inevitabilmente si rivolgeranno alla luna, che mai come in quell'estate del '69, ci sembrò così vicina. Poi tutto è tornato come prima e non ci rimane altro che guardare quel dito che da qui la indica. Ma Don Chisciotte tornerà.

EMILIO RUSSO

 

 

 

 

 

 

 

DON CHISCIOTTE - OPERA POP

Teatro Menotti

7 al 28 novembre 2013

Don Chisciotte - Alarico Salaroli

Sancio Panza - Marco Balbi 

 

I Musicisti del Toboso:

cantante - Helena Hellwig

pianista - Alessandro Nidi

chitarrista - Enrico Ballardini

contrabbassista - Francesca Li Causi

costumi Mariella Visalli

luci Mario Loprevite

musiche scritte e dirette da Alessandro Nidi

scene Elena Beccaro e Denise Carnini

costumi Mariella Visalli

luci Mario Loprevite

movimenti scenici Barbara Palumbo

assistente alla regia Giorgio Castagna 

regia e drammaturgia Emilio Russo

produzione TieffeTeatro

 

Don Chisciotte - Opera Pop

NOTE DI REGIA

di Emilio Russo

 

 

Cercare di capire l'universo Don Chisciotte non solo è impossibile: è assolutamente inutile. Se ti illudi di averne afferrato qualche significato profondo, questo scappa via da tutte le parti, si contraddice e non si fa afferrare. Lo stesso Cervantes è così stupito di ciò che stava scrivendo che ne ha dovuto prendere le distanze, inserendosi all'interno dell'opera come personaggio: una specie di trascrittore, traduttore, che ha il compito di tramandare l'opera. E non è da escludere che la verità sia proprio questa, come dice Miguel de Unamuno nel suo Vita di Don Chisciotte e Sancio Panza:

 

"Ed è perciò da credere che lo storico arabo Cide Hamete Benengeli non sia un puro e semplice espediente letterario, ma che sotto la finzione poetica si celi una profonda verità; ossia che questa storia fu dettata al Cervantes da un altro che a sua insaputa si nascondeva dentro di lui...uno spirito che dimorava nelle profondità dell'anima sua..."

 

A noi resterebbe la possibilità di creare il "nostro" Don Chisciotte, ma la forza di quelle parole e di quel mito non può essere dribblata, come hanno tentato in molti. Lasciarsi trasportare? chissà. Io ci ho provato...

 

 

Credo che Don Chisciotte sia sopratutto una grande storia d'amore, la più grande, perché la più pura, non contaminata da aspettative carnali, nemmeno dagli sguardi. Un amore verso chi non c'è e non ci sarà probabilmente mai. Un amore che Don Chisciotte sublima inventandosi un altro nome e un altro rango per la sua Aldonza, che probabilmente è il vero "oggetto" di questo amore, così grande, nato dalla sua stessa follia e naufragato tra i libri di cavalleria

"In dodici anni che l'amo l'avrò vista si e no quattro volte e di queste quattro volte poi nemmeno una lei si è accorta che la guardavo..." dice candidamente il cavaliere. E infatti Dulcinea/Aldonza non compare mai nei 126 capitoli del romanzo, ma è presente in maniera ossessiva, quasi un mantra, nei pensieri di Don Chisciotte.

 

È poi una storia di amicizia tra due persone, le più diverse che ci possano essere, perlomeno in apparenza. Don Chisciotte e Sancio Panza, la luna e la terra.

Nella mia idea dei due personaggi c'è un percorso più netto in Sancio, una sua donchisciottizzazione più evidente della parziale sanciopanzzizazione di Chisciotte. Ci ho provato sottolineando nella parte iniziale gli aspetti carnali e a volte volgari di Sancio, verso una sua maggiore consapevolezza (o inconsapevolezza) del suo ruolo. A un certo punto non può staccarsi, non può vivere senza il suo padrone. Addirittura, in una possibile lettura del finale, continuerà a incarnare gli ideali erranti, mentre il suo padrone viene definitivamente sconfitto dal Cavaliere della Bianca Luna (qui solamente la Luna).

Don Chisciotte invece non cambia, solo verso la fine del romanzo sembra rinsavire, quando la locanda Barcellona viene riconosciuta come tale e non più come castello. Ha dei barlumi di coscienza e sembra consapevole della sua sconfitta.

Non ho voluto rappresentare la morte del cavaliere, ma, solo almeno parzialmente quella del personaggio: quando rinchiuso nella gabbia si spoglia e si strucca recitando il monologo della sua morte. Nel finale ho voluto sia sottolineare quanto detto dal notaio al capezzale di Don Chisciotte: "in nessun romanzo cavalleresco aveva letto che un cavaliere errante morisse nel proprio letto", sia la possibile missione di Sancio nel continuare l'avventura.

Struttura e ambientazione. Ho suddiviso il testo nei tre viaggi, come il romanzo originale. Ho voluto collocare temporalmente la vicenda la notte del 21 luglio 1969, quando l'uomo, forse, ha messo il primo piede sulla luna. Molte le suggestioni, intanto la luna. Per Don Chisciotte è una messaggera, una testimone del suo amore e della sua sofferenza, per gli uomini del '69 la sua conquista era il sogno della propria onnipotenza, così come i contemporanei di Don Chisciotte affidavano alle armi da fuoco i loro destini di conquistatori.

L'altra grande suggestione è la straordinaria invenzione del narratore misterioso, che racconta le avventure di Don Chisciotte e Sancio contemporaneamente al loro svolgersi, spesso in contraddizione con esse.

Non è un'anticipazione visionaria dei "mass media"? Orson Welles, nel suo film incompiuto, colloca la storia dentro e fuori una sorta di documentario cinematografico, mischiando personaggi letterari e interpreti. Ispirandomi timidamente a lui, ho pensato a una serie di interventi provenienti da radio o da televisioni: voci che raccontano, e a volte commentano, alcuni momenti storici.

Per quanto riguarda le "gesta" di Don Chisciotte ho mantenuto le tre principali, provando a renderle teatralmente, senza effetti speciali. Una è raccontata (esercito di pecore), l'altra è musicata (mulini a vento). Queste avventure avvengono o sono raccontate all'interno del Toboso, la balera che diventa rifugio nella prima parte di Don Chisciotte e Sancio, dove si fa musica, si mangia e si beve. L'ultima, che poi apre lo spettacolo, è un "piccolo" colpo di scena…

 

Il linguaggio. I dialoghi sono composti quasi tutti con le parole originali del romanzo, seppure in ordine differente. Alcuni sono scritti da me. Ho evitato lunghi monologhi e non mi sono per il momento preoccupato di una certa ripetitività, a cui forse non ci si può sottrarre (il romanzo ripete alcuni concetti centinaia di volte). Il tono è tra il comico e il tragicomico, con molte aperture poetiche e spunti di "coscienza civile".

 

Canzoni. Lo spettacolo sarà decisamente musicale con canzoni e musica che sottolineerà spesso la parola recitata. Il locale, il Toboso, chiuso per "veglia lunare", è una sorta di balera, ma anche di club house con musica continua.

Il luogo. Lo immagino come una strada di una periferia metropolitana, in cui i nostri due personaggi (forse per l'immortalità del mito) si trovano più o meno vestiti come nella loro tradizione iconografica: in fondo erano obsoleti anche ai tempi di Cervantes!

Il Toboso appare e scompare dietro un pannello scorrevole e il viaggio non è che una partenza incompiuta, un "errare" verso il niente.

 

Mi sembra più o meno tutto e queste spero possano essere indicazioni utili per la vostra lettura e il vostro giudizio. Da adesso inizia la vera avventura!

 


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Luigi Palamara
Giornalista, Direttore Editoriale e Fondatore di MNews.IT
Cell.: +39 338 10 30 287
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