Dopo il Prefetto di Milano, anche quello di Roma…"Quella di Roma è una situazione completamente diversa da altre città meridionali. E soprattutto è sempre opportuno ricordare che la criminaltà organizzata a Roma tende a infiltrarsi per fare operazioni economiche e non per controllare il territorio". Il provvedimento di sequestro di beni immobili per un valore di centocinquanta milioni, nei confronti dei Mattiani di Palmi, contigui con la locale cosca di 'ndrangheta dei Gallico, è stato emesso dalla sezione misure di prevenzione del tribunale di Reggio Calabria su proposta della Direzione Distrettuale Antimafia, diretta dal procuratore capo della Repubblica di Reggio Calabria, Federico Cafiero De Raho.
Editoriale MA PERCHÉ I PREFETTI, QUESTORI, GOVERNATORI E SINDACI, NEGANO L'ESISTENZA DELLA MAFIA?
Domenico Salvatore
Lo ha detto il prefetto di Roma, Giuseppe Pecoraro, nel Palazzo dell'Informazione per visitare la mostra in occasione dei 50 anni dell'Adnkronos, sulla presenza della criminalità organizzata a Roma, dopo un altro sequestro di un albergo, oggi nella Capitale, nell'ambito di un blitz contro la 'ndrangheta. La famiglia Mattiani, ha un patrimonio milionario, tra cui un notevole complesso immobiliare. Ne fanno parte 'L'Arcobaleno' un hotel a 4 stelle a Palmi (nei primi anni Novanta, allorquando un semplice e modesto motel della periferia di Palmi, l'hotel Arcobaleno, sito in contrada Taureana di Palmi, si trasforma in una società dal capitale miliardario abilmente suddiviso tra i figli appena ventenni di Giuseppe Mattiani, in quote di circa 250 milioni di lire ciascuna) ed il "Grand Hotel Gianicolo", un prestigioso hotel a Roma, in uno dei quartieri più esclusivi e a maggiore densità turistica della Capitale; un ex monastero sito in uno dei posti più belli della Capitale, il colle Gianicolo, di proprietà di una congregazione religiosa, ceduto prima del Giubileo. Ma Gorni Kramer canticchiava…"Domenica è sempre domenica,/si sveglia la città con le campane./ AI primo din-don del Gianicolo /Sant'Angelo risponde din-don-dan/…"Il valore stimato dei beni in sequestro ammonta a circa 150 milioni di euro. Due attività di indagine condotte dal Centro Operativo Dia di Roma, dalla Squadra Mobile di Reggio Calabria, diretta dal dottor Gennaro Semeraro e dal Commissariato di polizia Palmi, diretto dal vice-questore aggiunto Fabio Catalano, che hanno consentito di acquisire gli elementi necessari a dimostrare la contiguità di Giuseppe e Pasquale Mattiani, padre e figlio, con la cosca dei Gallico
( peraltro, arrestati nel 1997, in esecuzione dell'ordinanza di applicazione della misura cautelare del gip di Palmi, per il reato truffa aggravata in danno alla Regione Calabria; procedimento poi archiviato). Diversamente dal Prefetto e dal suo collega milanese, il Presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti afferma:" L'operazione della Dia, dimostra come le mafie, abbiano messo al primo posto delle loro attività il radicamento nella Capitale per poter tranquillamente riciclare la montagna di soldi sporchi, frutto di attività illecite". Il sequestro è il risultato di due attività di indagine che hanno consentito di acquisire gli elementi necessari a dimostrare la contiguità di Giuseppe e Pasquale Mattiani con la cosca dei Gallico. A finire sotto i sigilli, la società "Hotel Residence Arcobaleno SAS", proprietaria di due alberghi ubicati uno a Roma (sotto insegna "Grand Hotel Gianicolo" di categoria 4 Stelle Lusso provvisto di 48 camere più piscina e parcheggio interno) e l'altro a Palmi (sempre di categoria 4 stelle sotto insegna "Hotel Arcobaleno''); 53 beni immobili ubicati tra Roma, Castiglione dei Pepoli (BO) e Palmi costituiti da: 1 fabbricato in corso di costruzione; 12 fabbricati; 14 terreni edificabili; 26 terreni agricoli; 9 autovetture; rapporti bancari intrattenuti in 13 istituti di credito.anche il Grand Hotel Gianicolo.
Risultanze emerse non solo dalle intercettazioni, ma anche dalle dichiarazioni rese dal collaboratore di Giustizia Pasquale Cagliostro che Mattiani Giuseppe e il figlio Pasquale sono imprenditori collusi con la 'ndrangheta''. il Procuratore Capo Federico Cafiero De Raho nel corso della conferenza stampa al sesto piano del Cedir in compagnia del Questore Guido Longo e il Colonnello Gianfranco Ardizzone capocentro della Dia afferma ''E' emerso dalle indagini nei confronti di Pasquale e Giuseppe Mattiani, un quadro di pericolosità evidenziato non solo dalla contiguità ai Gallico, ma anche dalla sproporzione tra i beni riconducibili ad essi e il reddito'Ardizzone ha assicurato che le indagini sono soltanto all'inizio e che ci sono degli accertamenti in corso. La mafie, non solo italiche, fanno affari d'oro a Roma, con ogni mezzo lecito ed illecito. Tanta 'ndrangheta, Cosa Nostra, Camorra e Sacra Corona Unita, ma anche Quintamafia. Traffico internazionale di droga ed usura; settore immobiliare e scommesse clandestine, oltre al fiorente rakett delle estorsioni e della prostituzione e via di seguito. Si parte, dal controllo capillare del territorio; fattore fondamentale, per impiantare la rete e sfruttare tutti i settori leciti ed illeciti. Come si affannano a spiegare da decenni, Polizia di Stato, Carabinieri e Guardia di Finanza, coordinati dalla magistratura;
ma anche i presidente delle Commissioni Parlamentari Antimafia; i Procuratori Nazionali; la convegnistica; la pubblicistica e gli antropologi affermati. A parte s'intende le interrogazioni parlamentari e le interpellanze. Nonostante ciò, ancora ci sono Prefetti, Questori, Governatori, Sindaci e perfino qualche magistrato figlio di un dio minore, disposti a far intendere e capire, attraverso dichiarazioni alla stampa, in aula e nei convegni, che la mafia nelle due Capitali (politica e morale degl'Italiani), non esista. Scripta manent, verba volant. A meno che, lo scrivente, non legga con occhiali obsoleti, fatiscenti, abrasi e punzonati; e non veda lucciole per lanterne e fischi per fiaschi.Un esercizio…quarantennale, che gli ha prodotto solo: attentati, destabilizzazioni, isolamento del giornalista e discredito morale ed intellettuale; se non pettegolezzo pilotato, lesivo dell'immagine e dell'intelligenza. Noi, abbiamo regolarmente denunziato presso gli uffici della Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza, nella convegnistica e soprattutto sui giornali. Ma la risposta delle istituzioni, in termini di legalità, non ci ha soddisfatti. La Legge è uguale per tutti, c'è scritto a caratteri cubitali nelle aule giudiziarie. Infatti, i colpevoli pagano ed hanno pagato per i loro errori; anche: Giudici, Prefetti, Questori, Governatori, Sindaci ecc. regolarmente inquisiti, arrestati, processati, condannati ed incarcerati.
Come consacrato nelle carte processuali e nelle sentenze; emesse nelle aule dei Tribunali della Repubblica. Tuttavia, duemila anni fa, Decimo Giunio Giovenale, poeta e retore romano, profeticamente si chiedeva:" Quis custodiet ipsos custodes?". Benchè il negazionismo politico e giudiziario sulla mafia, più o meno clamoroso, non ci colga affatto di sorpresa, né ci faccia gridare allo scandalo. Palermo, Reggio Calabria e Napoli, capitali di Cosa Nostra, 'Ndrangheta e Camorra, docet; perché, ci hanno offerto quadri e quadretti giudiziari lampanti, sulle connivenze, connubi e complicità fra la politica e la mafia; e tra impresa e mafia. Ab uno disce omnes. Per non parlare di trattativa Stato-mafia, di cui da anni, si occupa la magistratura. Il tutto, condito con…olio di corruzione. Sebbene il Parlamento, per quella pioggia di leggi a catinelle non sia esente da pecche e colpe…Plurimae leges in corruptissima re publica". Di sicuro, per negare l'esistenza della mafia, bisogna avere sugli occhi, due belle fettone di prosciutto; se non di salame. A meno che, non ci siano sotto, cicero pro domo sua, inconfessabili interessi, partecipazioni, coinvolgimenti e ragioni, che la ragione non conosce. Perseguiti e puniti a termini di Legge, questo è anche vero. Memento homo quia pulvis es et in polverem reverteris.
Tuttavia, il procuratore capo della Repubblica di Reggio Calabria, Salvatore Boemi (f.f.), Giuseppe Pignatone e per la verità il successore, Federico Cafiero De Raho; il questore, Antonino Puglisi, Santi Giuffrè, Carmelo Casabona e l'attuale Guido Nicolò Longo; il prefetto Luigi De Sena, Francesco Antonio Musolino, Luigi Varratta e Vittorio Piscitelli; il governatore Agazio Loiero e l'attuale Giuseppe Scopelliti; il sindaco, Italo Falcomatà ed il successore Giuseppe Scopelliti; il capo della Squadra Mobile Salvatore Arena, Renato Cortese ed il successore Gennaro Semeraro, non si sono mai sognati di negare, nemmeno per sogno, che la (mafia) 'ndrangheta non esistesse. Domenico Salvatore
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