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Il mondo politico della destra si è dissolto e occorre un processo che sia culturale per dare voce a un nuovo modello di tradizione e identità di Pierfranco Bruni

di Pierfranco Bruni - Un mondo politico si è dissolto. Quel mondo che aveva dato vita ad una visione della storia, i cui valori di riferimento partivano dal concetto di tradizione. Un mondo che è imploso. La Destra.

Un vizio di fondo che nel corso di questi anni ha "distorto" modelli anche culturali è stato quello di non aver voluto o non aver saputo distinguere la Destra, con la sua tradizione e le sue identità, e il Centro, pur i suoi dovuti elementi eterogenei. Si è definito il tutto come Centro – destra (con il trattino prima) e poi come Centrodestra (sfuggendo di proposito al trattino). Poi è arrivato tutto il resto…
Ma ormai non si tratta di trattino sì o trattino no. Il Centro è rimasto, se pur spaccato in mille deserti e la Destra si è, non artificiosamente,  quantitativamente, frantumata perdendo punti di riferimento e punti di contatto.

È accaduto un cortocircuito all'interno di quella destra politica che aveva retto tutto il fronte antisinistra e anticomunista inventandosi addirittura una dizione strategicamente straordinaria qual era "Oltre il Polo", con Pinuccio Tatarella, che è stato il vero protagonista di una destra moderna che era riuscita a dialogare con tutto l'arco costituzionale dopo l'incipit di Bettino Craxi, che considero uno dei massimi politici e statisti degli anni Settanta, e l'istrionica e ottima interpretazione data da Berlusconi nei primi anni Novanta.

Insisto su Craxi considerandolo non solo un protagonista del revisionismo storico e politico, ma considerandolo un politico lungimirante, e mi incazzo di brutto quando sento parlare di "riabilitazione". Non ha bisogno di questo termine. Tutta la cortina d'acciao comunista, dai Berlinguer ai Napolitano, andrebbe riabilitata ideologicamente conoscendo le loro storie ideologiche e il passato di vicinanza ai soviet, nonostante l'invenzione del compromesso storico ben voluto da Moro e non capito dai cattocomunisti di giornata governativa.

Comunque, un mondo politico si è dissolto. Quello della Destra. Su questo non ci sono dubbi. Le responsabilità non sono da cercarsi altrove e tanto meno ha influito la sinistra, il centro, i riformismi o i nuovi massimalisti.
Ci sono responsabilità della destra stessa. L'errore di Gianfranco Fini è paradossale. Non ha senso che ci venga ora a spiegare, con le sue parole in libertà, una nuova grammatica della politica con giustificazioni che non hanno senso. Lo dico con molta onestà io che sono stato anche un suo consulente culturale per i 150 anni dell'Unità d'Italia, quando era presidente della Camera.

L'errore è stato suo. Errore iniziale. Poi tutto il resto è giunto come principio di un precipizio. Quella Destra è diventata isolotti che non avranno approdo alcuno se non si avvierà  un vero processo culturale attraverso un metodo di attrazione che non può essere divisorio ma, in questo caso sì, inclusivo.

Qui la cultura o le culture potranno giocare una partita importante. Occorre il coraggio che gli intellettuali tradizionalisti, una volta di destra, facciano cerchio. Facciano cerchio con le idee, con le proposte, con la progettualità.  La destra politica stia ad ascoltare e  non a rompere più le uova in un paniere che si è enormemente ristretto. Non credo neppure che il gruppo Alfano sia il contenitore di una nuova destra. Di un nuovo modello di liberalismo all'italiana potrebbe essere. Ma la Destra, quella vera, deve ritrovarsi intorno a principi di fondo.

Qui non si tratta di creare un partito di destra. Si tratta piuttosto di riaprire con coraggio un dibattito, a tutto tondo, su un pensiero di destra. Facciamo emergere un pensiero dentro il contenitore dei valori per proporre una Destra qualificante che dalla cultura si inventi un modello di politica che vada oltre gli schemi attuali.

Non c'è più un Tatarella, non c'è più un Almirante, non c'è più un Rauti. Passaggi che sono stati inevitabili nei processi identitari delle destre nella Destra. Gli eredi sono senza attraversamenti.
Quegli intellettuali datesi alla macchia ritornino a far sentire la loro voce e il loro pensiero, altrimenti nessuna voce e nessun pensiero avrà luogo per una Destra che non deve essere moderna, ma deve costituirsi come tradizione nella contemporaneità.

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Luigi Palamara
Giornalista, Direttore Editoriale e Fondatore di MNews.IT
Cell.: +39 338 10 30 287
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