E' atterrato ieri 13 dicembre 2013 a Roma, proveniente dall'Olanda, l'aereo con a bordo Francesco Nirta, esponente della famiglia Strangio-Nirta di San Luca arrestato il 20 settembre scorso a Utrecht dallo Sco e dalla squadra mobile di Reggio Calabria. Latitante dal 2007, Nirta è accusato di associazione mafiosa e omicidio. Considerato uno dei protagonisti della faida con i Pelle-Vottari, non è però coinvolto direttamente nella strage di Duisburg in cui furono uccise 6 persone.
Domenico Salvatore
SAN LUCA (Reggio Calabria) - Francesco Nirta presunto boss della 'ndrangheta, accusato di associazione a delinquere di stampo mafioso ed omicidio, fratello di Giovanni Luca, era stato arrestato lo scorso 20 settembre 2013, a Utrecht in Olanda; dagli uomini del Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato, diretto dal vice-questore aggiunto Francesco Rattà e da quelli della Squadra Mobile di Reggio Calabria, guidata dal primo dirigente Gennaro Semeraro. Nirta è stato preso in consegna dagli uomini della Polizia di Frontiera, diretti dal Dirigente della V^ Zona, Antonio Del Greco; ed è stato trasferito negli uffici di Polizia Giudiziaria per la notifica degli atti e poi nella Casa Circondariale di Rebibbia a Roma. In attesa, di essere trasferito a Reggio Calabria, a disposizione del magistrato incaricato. Nirta latitante dal 2007, è stato condannato all'ergastolo per l'omicidio di Bruno Pizzata, ammazzato nelle campagne di Casignana il 4 gennaio del 2007. Secondo gli organi inquirenti, era la risposta alla mancata strage di Natale del 2006, in cui venne uccisa Maria Strangio, moglie di Giovanni Luca Nirta, vero obiettivo dell'agguato, che riuscì miracolosamente, se non rocambolescamente, a sottrarsi alla velenosa traiettoria delle raffiche di mitra e pistole; e forse anche lupara.
Per prudenza, non partecipò ai funerali della consorte; "vigilati" da Giovanni Strangio, armato di pistola con la matricola abrasa. Rimasero ferite altre persone, tra cui un bambino. Nell'ambito della faida scoppiata per un banale scherzo giorno di Carnevale del 1992, tra i Nirta-Strangio-Giorgi ed i Pelle-Vòttari-Romeo, che culminò con la famigerata Strage di Duisburg. In cui morirono sei persone:Tommaso Venturi, 18 anni, originario di Corigliano Calabro (prov. di Cosenza;Francesco Giorgi, 16 anni, originario di San Luca (prov. di Reggio Calabria);Francesco Pergola, 22 anni, originario di Siderno (prov. di Reggio Calabria);Marco Pergola, 20 anni, originario di Siderno (prov. di Reggio Calabria);Marco Marmo, 25 anni, originario di San Luca (prov. di Reggio Calabria); Sebastiano Strangio, 39 anni, originario di San Luca (prov. di Reggio Calabria) (Chef e proprietario del ristorante, affiliato alla 'ndrina Pelle-Vottari-Romeo). Francesco Nirta, non viene tirato in ballo per la strage di Duisburg. Il processo per quell'eccidio, scaturito dall'operazione Fehida, si concluse con dure condanne, il 12 luglio 2011, per gl'imputati. Ergastolo per Giovanni Strangio, nell'elenco dei trenta ricercati più pericolosi, arrestato dalla polizia, la sera del 13 marzo 2009 ad Amsterdam. Insieme al cognato, Francesco Romeo, ricercato dal 1997 con l'accusa di traffico internazionale di droga. Strangio, venne bloccato nella citta' olandese, mentre era in compagnia della moglie e del figlio, per la strage di Duisburg avvenuta davanti al ristorante "Da Bruno", il giorno di Ferragosto del 2007.
In Germania, si legge nelle carte, era titolare di due pizzerie; considerate dagli investigatori, basi logistiche per gli affari della 'ndrangheta in Germania. 'Fine pena mai', anche per: Gianluca Nirta, Giuseppe Nirta, Francesco Nirta e Sebastiano Romeo per l'omicidio di Bruno Pizzata; Francesco Pelle, Francesco Vottari e Sebastiano Vottari per l'omicidio di Maria Strangio. Dunque, alcuni all'ergastolo; altri a pene minori. Confermate in Appello. Sebbene per alcuni Emanuele Biviera, in precedenza condannato a 8 anni; come Giuseppe Biviera, Vincenzo Biviera e Domenico Pelle; Vincenzo Giorgi (4 anni), Giuseppe Pipicella (8 anni) e Antonia Pelle (un anno e 4 mesi); Giuseppe Pugliesi, condannato a 8 anni in secondo grado (per 11 dei 23 imputati), il processo sia da rifare. Così ha deciso in aprile del 2013, la Suprema Corte di Cassazione. Non è facile orientarsi nella galassia dei cognomi. Talora, nemmeno con l'aiuto dei soprannomi. Lo Strangio ucciso nella strage, non appartiene al cartello Nirta-Strangio-Giorgi. Il Romeo, cognato di Giovanni Strangio catturato in Olanda, non appartiene al cartello dei Pelle-Vòttari-Romeo, e così via. Ci sono diversi ceppi di Nirta; diversi di Strangio; diversi di Giorgi; diversi di Romeo; persino diversi di Pelle e di Vòttari.
In un paese dell'Aspromonte come San Luca, dove tutti gli abitanti sono legati tra di loro, da vincoli: familiari; di parentela diretta; di parentela acquisita; di compari d'anello, di matrimonio e di battesimo; se non di 1^ Comunione e di Cresima; e perfino di residenza, se non di domicilio. Il senso "dell'appartenenza", molto importante, parte dal paese e zone limitrofe; poi, si snoda dagli avi, bisavoli e trisavoli, padri, figli, nipoti e bis-nipoti. Quindi dal rione o dall'abitazione; se non alla via o caseggiato. Portare lo stesso nome e cognome, vuol dire tutto. Ma a volte, vuol dire niente. A San Luca, ci sono persone, imparentate, sia con un cartello, che con l'altro e devono muoversi con grande equilibrio, prudenza, coesistenza, compatibilità, bilanciamento, convivenza, sopravvivenza e circospezione. Se bastassero. Nella faida, son caduti gli anelli deboli della catena. Talora, per eccesso (o difetto) di sicurezza; ma anche per mero, fatale, errore di calcolo. Trovarsi nel posto sbagliato, nell'ora sbagliata, in compagnia della persona sbagliata. Coltivare, l'amicizia e perfino la semplice conoscenza, con soggetti accoscati od inseriti a pieno titolo, nei giri malavitosi; ambienti equivoci ed amicizie pericolose.
Domenico Salvatore
Domenico Salvatore
Luigi Palamara
Giornalista, Direttore Editoriale e Fondatore di MNews.IT
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