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Il politologo Roberto D’Alimonte all’Università Mediterranea.

Ecco cos'è l'Italicum.

Non capita tutti i giorni di avere un grande politologo italiano, esperto di sistemi elettorali a Reggio Calabria, il professore Roberto D'Alimonte, ordinario di Sistema Politico Italiano presso l'Università Luiss "Guido Carli" e da molti considerato il regista dell'Italicum.
La sua presenza è stata fortemente voluta dal Movimento Rinnovamento è Crescita, con il Presidente Giulio Tescione, e questa mattina presso l'Università Mediterranea di Reggio Calabria si è tenuto un incontro al quale hanno partecipato numerosi docenti, studenti e non, per ascoltare D'Alimonte, uomo di grande onestà intellettuale, che ha spiegato in cosa consiste la riforma elettorale, quali sono le proposte e quali gli attori in gioco.

Ad aprire il convegno il dottor Marco Schirripa, coordinatore del Movimento Rinnovamento è Crescita, che ha parlato di «un'occasione unica per confrontarci su un argomento più che mai attuale; il tema della legge elettorale è al centro del dibattito quotidiano, un problema che ci portiamo indietro da tanto, troppo tempo». 

Ad intervenire anche la professoressa Carmela Salazar, ordinaria di Diritto Costituzionale presso l'Università Mediterranea di Reggio Calabria, la quale ha affermato come «il tema della riforma elettorale è presente su tutte le pagine dei giornali, è diventato un termine molto utilizzato, un tormentone anche dei comici, veniamo continuamente aggiornati da quello che succede, ma l'informazione ci fornisce tutti quei dati che ci aiutano a capire? Ecco il senso di un'iniziativa come questa: dare voce ai tecnici, agli esperti per far capire meglio ai giovani, per ampliare il proprio orizzonte e formare una propria opinione, eliminando i luoghi comuni che sono pericolosi».
Il politologo con semplicità, chiarezza ma efficacia, ha spiegato in che cosa consiste l'Italicum: «la riforma è un compromesso, nata sulla base di tre decisioni strategiche prese da Renzi (segretario del PD): la prima decisione è quella di non scegliere un modello elettorale ma tra tre (sindaco d'Italia, Mattarello, modello spagnolo); la seconda superamento bicameralismo perfetto, abolizione del Senato e abolizione titolo quinto con l'eliminazione dei rimborsi ai gruppi consiliari regionali; la terza strategia riguarda la riforma elettorale con tutti». 

D'Alimonte ha spiegato in che cosa consistono i tre modelli elettorali, «tre modelli perché a Renzi interessa una cosa: che l'Italia si doti di un sistema elettorale disproporzionale capace di trasformare la maggioranza relativa di voti in maggioranza assoluta di seggi». 

Vediamo nel dettaglio i tre modelli, come sono stati spiegati dal politologo:
- «Modello spagnolo, d'impianto proporzionale, studiato per premiare i grandi partiti, quelli con una rappresentanza elevata ed omogenea su tutto il territorio. Soglia di sbarramento al 5%; ciascuna circoscrizione, dovrà esprimere un minimo di quattro deputati (inseriti in liste bloccate) ma non potrà eleggerne più di cinque. Premio di maggioranza del 15%. 
- Legge Mattarella, collegi uninominali nei quali vince il candidato che ottiene la maggioranza relativa; premio di maggioranza del 15% per il partito (o la coalizione di partiti) vincente. Soglia di sbarramento del 4%.
- Sindaco d'Italia, sistema di lista, partito-coalizione; un modello che prevede un doppio turno di coalizione, con l'eventuale ballottaggio tra i due candidati migliori nel caso nessuno raggiunga la maggioranza assoluta dei consensi al primo turno. Chi vince prende il 60% dei seggi e i restanti voti sono divisi proporzionalmente tra i perdenti. Per accedere alla ripartizione dei voti viene prevista una soglia di sbarramento al 5%».
Il modello preferito da Berlusconi è quello spagnolo. Ma ciò andava a penalizzare i piccoli partiti; «per questo motivo Renzi e Berlusconi hanno rivisto il modello, divenendo modello spagnolo corretto, in realtà era già l'Italicum» ha proseguito D'Alimonte «Berlusconi ha accettato questa revisione a condizione che non ci fosse il doppio turno e che il premio di maggioranza venisse assegnato a chi avesse preso il 33% di voti, premio del 20%. Per Renzi se non si raggiunge il 33%, è la fine per i partiti». 
Durante l'incontro del 18 gennaio tra Silvio Berlusconi e Matteo Renzi, sono state apportate alcune modifiche: soglia al 35% dei voti e premio di maggioranza dal 20% al 18%, ciò in cambio delle liste bloccate, volute da Berlusconi.
È questo il sistema elettorale migliore?
«No, è un sistema soddisfacente, decideranno gli elettori chi farà il governo, ma non è ottimale» ha risposto D'Alimonte, il quale ha spiegato che dal suo punto di vista il miglior modello di governo è «il Collegio uninominale a doppio turno, ma per ragioni politiche non è stato possibile. Possiede, però, una virtù fondamentale: garantisce al vincitore la possibilità di governare; che è quello che conta in un Paese che deve affrontare altri problemi».

Reggio Calabria 27 gennaio 2014

Valentina Raffa 

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