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“Carta Straccia”, nel nome la provocazione, nel contenuto la sostanza. Leggetelo. Non per abitudine, ma per scelta.

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Sandro Principe e l’esegetica del rifiuto

Ma perché onorevole Principe? Perché disonorare la sua carriera politica e la sua civiltà finora tutto sommato decorosa, già figlio di cotanto padre, con un gesto che di onorevole e civile ha nulla a che vedere e che forse neanche le appartiene e di cui lapalissianamente la saggezza degli anni le impone sapere l'essere l'antitesi della cultura ed il trionfo della costumanza? L'inusuale modo con cui ha voluto disprezzare dapprima l'uomo e poi il lavoro di Ricchio e ciò che egli professionalmente rappresenta e, con esso, quello di decine di cronisti ed operatori dell'informazione, va ben al di là della semplice arrabbiatura, dello scatto di nervi in un acume di collera spinta. Con quello sputo vagamente intimidatorio, di sfida all'informazione ed inutile provocazione lei ha insozzato la dignità del giornalismo calabrese, del raccontare fatti e notizie in una terra da sempre dileggiata, che ha solo bisogno d'informazione – e Dio solo sa quanto – per essere libera ed emancipata, per scegliere senza condizionamenti e vassallaggi, per distinguere le insidie quotidiane, per affrancarsi dalla sudditanza dell'ignoranza a prescindere ed un tanto al chilo di cui a tanti, troppi, ne fa comodo il bisogno. 


La responsabilità della rappresentanza di cui il fiero popolo calabrese l'ha investita per nulla l'autorizza a calpestare il decoro e la rispettabilità di una persona – che al suo pari – si sforza, eppur tra mille ostacoli, di fare semplicemente il suo dovere istituzionale, con vantaggi e proporzioni ben diverse e da posizioni tutt'altro che vantaggiose. La sua mission non è forse quella di migliorare la vita dei cittadini calabresi? E non è forse quella più insita e coscritta anche nei programmi del suo partito di tutelare i deboli per propagare uguaglianza nel rispetto dei valori più intimi della persona umana - che quella carta costituzionale voluta dai padri della Repubblica e sempre vacuamente citata fino a farla divenire un testo vuoto - urla silente alla bisogna sulla bocca di ogni dignitario che la possa applicare? La trasparenza dell'uomo politico si coglie soprattutto dalla temperanza che gli dev'esser doverosamente propria e che egli dimostra di saper governare soprattutto quand'ha coscienza di sapere e voler rispettare l'altrui libertà. Una caduta di stile in vero la sua, che nasconde appieno la debolezza d'una classe politica artificiosa, vezzosa, irritata e facilmente irritabile, pregna di facile adulazione, auto incensante ed auto assolutoria per induzione che affatto tollera intralci, dissensi e men che mai critiche o riserve. Ognuno di noi è Antonio Ricchio. E compiendo quell'insano gesto di dispregio, sputandolo, lei dev'esser conscio d'aver sputato in faccia ad ogni calabrese onesto, come i tanti lettori-elettori che le hanno tributato  consenso per trovare rappresentanza e voce in una Calabria che troppo spesso offre desolazione e degrado. Il disaccordo sulle idee è sana contrapposizione filosofica tra intelligenze. Il disprezzo manifesto è solo viltà morale rivestita d'improba impunità, tanto più se viene da chi a confermare la sua etica di uomo pubblico è chiamato ogni giorno a farlo con i fatti e gesti imitabili. Non certamente col ludibrio. Memoria minuitur, nisi eam exerceas. Un invito che per lei oggi vale ancora di più.

 

Giuseppe Campisi   

calabrese, corrispondente di MNews.IT 


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