Cesare Pavese e il cinema nel nome della donna amata Costance Dowling
alla quale recita “Verrà la morte e avrà i tuoi occhi….”
di Pierfranco Bruni
“L’amore e l’impossibile tra Cesare e Costance”. Un raccontare un destino nel tragico dell’indefinibile. L’incontro, l’avventura, la fine. Ma poi verranno altri giorni o forse soltanto la fine di un amore. come sul set di un film in una scenografia con un soggetto cinematografico già definito. Ma l’amore in Pavese si raccoglie nella morte. La vita come i dettagli e i ritagli di un film.
Cesare Pavese si confrontò spesso con il cinema. L’altra arte del linguaggio tra l’immagine, l’immaginario e la parola. Un legame importante fu, comunque quello tra la letteratura e il cinema nello scrittore de “La luna e i falò”.
Un rapporto che ha “disegnato” dei precisi percorsi nell’opera dello scrittore e poeta Cesare Pavese (1908 – 1950). Un poeta riferimento che ha proposto una visione della poetica di una metafisica che va oltre ogni banale suggerimento calviniano (Italo Calvino) della leggerezza.
Un dialogo che ha caratterizzato soprattutto gli ultimi anni della sua vita anche se la passione per il cinema, e in modo particolare per il cinema americano, è stata sempre un elemento che lo ha avvicinato alla cultura letteraria di scrittori americani ed inglesi.
D’altronde risalgono al 1929 e al 1930 due importanti saggi di critica cinematografica. Tali saggi si trovano sulla rivista “Cinema Nuovo” del luglio – agosto del 1958.
Successivamente si cimentò su due soggetti cinematografici: “Il diavolo sulle colline” e “Breve libertà”. Entrambi pubblicati per le sorelle Doris e Costance Dowling, due attrici americane che erano “sbarcate” a Roma.
Con Costance intrattiene un breve rapporto amoroso. È l’ultima donna amata da Pavese e alla quale dedicherà i versi di “Verrà la morte e avrà i tuoi occhi”.
Per Pavese il cinema non è mai stato evasione. Anzi si inseriva in una lettura profondamente letteraria e il ruolo dei personaggi costituiva un modello da trasportare sulla pagina. Ha sempre cercato di creare un legame tra la pagina e l’immagine. Tra queste coordinate vive, comunque, il personaggio. Il personaggio, in Pavese, tra le pagine letterarie e la macchina da presta, diventa un destino narrante.
Si pensi al soggetto cinematografico, pubblicato successivamente su “Tutto Libri” del 28 aprile del 1979 si cesella la figura di un personaggio completamente calato in una tragicità che è la metafora dello scrittore stesso.
Dai suoi romanzi sono stati tratti anche dei film, oltre ad una rappresentazione teatrale realizzata da Diego Fabbri (“Il vizio assurdo” con Luigi Vannucchi).
Voglio qui ricordare: “Il carcere” con la regia di Mario Foglietti, realizzato per la Rai, “Il diavolo sulle colline” di Cottafavi, “Il compagno” di Maselli e “Le amiche” di Michelangelo Antonioni.
Cinema e letteratura è un rapporto tutto da esplorare in Cesare Pavese che resta uno scrittore esemplare proprio per aver dato impulso a quella dimensione che è tutta giocata tra immagine e parola.
Linguaggio nella vita e nella scrittura. Ma tutta la scrittura di Pavese sembra “incisa” intorno a dei modelli le cui trame narrative hanno nella proprio struttura un soggetto dentro una visione scenografica.
Pavese resta uno scrittore fondamentale nel viaggio oltre il neorealismo. Proprio per questo il cinema costituisce una chiave di lettura fondamentale. Costance Dowling, la donna americana, che è la donna di “Verrà la morte…”, è una donna immagine – immaginario. Ed è proprio lungo la ricerca di questo scenario e nel vento che porta echi della canzone “Verde luna” che Pavese, straziandosi nel silenzio, si consegna alla morte. Racconterò tutto questo in un mio libro. La parola si fa immagine e il cinema resta muto.
Non ci sarà più la terra e ma soltanto la morte. Il film non trasmette più scene. Ma si chiudono le tende come se tutto fosse una recita nel teatro delle rappresentazioni dell’assurdo.
Giornalista, Direttore Editoriale e Fondatore di MNews.IT
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