CONDOFURI ( Reggio Calabria) - Quel patrimonio colossale della Vallata dell'Amendolea "stranamente" dimenticato dalle istituzioni
Domenico Salvatore
Siamo prossimi allo straripamento se non esondazione. In quel caso si dovrebbero usare ben altri termini come …catastrofe, disastro, apocalipse now. Si parla di una ventina di aziende, che producono reddito, seriamente minacciati dalla furia delle acque. Vediamo con i nostri occhi la violenza dell'Amendolea in piena, la fotografiamo, la riprendiamo; guardiamo come "stimpa", nostro malgrado, mugghia e scava. E fa paura. Se straripasse poco più sotto, rimarremmo isolati. Servirebbe l'elicottero per trarci in salvo; se non la bacchetta di sambuco di Harry Potter; o il Genio della Lampada di Aladino. Non ci stiamo "facendo" il film. Il geniale Steven Spielber, troverebbe scenari utili per girare scene della trilogìa su Indiana Jones. Scattiamo in velocità ed in velocità rientriamo. Prima che l'azzardo ci costi c aro ed amaro. Rischiano grosso gl'impianti per la lavorazione degl'inerti, un oleificio, un agriturismo ed alcune ditte-società che insistono sull'area. Rischia grosso soprattutto il bergamotto, che proprio da queste parti, ha la sua 'roccaforte'. La Provincia,deve darsi una mossa. Lo sa bene l'ingegnere Lillino Barbaro che si prepara a calzare gli Stivali delle sette leghe, per correre più veloce del magico 'Gatto'. Una Vallata, rischia di fare splash.down tra i flutti.Squillano a distesa i telefonini di Falcone, Saccà, Pizzi, Raffa, Scopelliti. Serve un muraglione dal Boschetto, sino a San Carlo.
Non i soliti interventi tampone o palliativi, se non, rimedi, peggiori del male. C'è un tesoro d'inestimabile valore, che rischia di affogare in mezzo ai flutti dell'Amendolea. Gli storici affermano che la fiumara dell'Amendolèa, fosse navigabile per circa tre chilometri ai tempi dei Romani; inoltre, gli archeologi, attestano che da qualche parte, dovrebbe trovarsi il porto, interrato. Non abbiamo elementi certi in mano; ci limitiamo pertanto ai…'Relata refero'. Ci dicono pure, che nel punto più largo misurasse oltre un chilometro. Dice Wikipedia…" Amendolea (Amiddalia in greco di Calabria) è un piccolo paese, frazione del comune di Condofuri, situato al centro dell'area grecanica della Provincia di Reggio Calabria.Esso sorge a circa 5 chilometri dal mare, sulla riva sinistra della fiumara Amendolea, e sovrastato dalla rocca su cui sorge imponente il Castello dei Ruffo. Fino al 1811 fu comune autonomo.Origine del nome.Il paese di Amendolea non prende il nome dal suo omonimo e adiacente torrente, come si potrebbe pensare, ma dal suo feudatario, la famiglia Amendolea appunto che prese possesso di queste terre nell'XI secolo.
La storia-Le origini del paese sono incerte, tuttavia si ritiene che esso sorse in epoca precedente a quella dell'adiacente castello di origine bizantina. Molti storici identificano la fiumara Amendolea con l'antico fiume Alex che divideva il territorio di Reggio da quello di Locri Epizefiri, questo significherebbe che il paese è ben più vecchio come starebbero a dimostrare alcuni reperti molto antichi. La storia di Amendolea è storia del suo castello di cui abbiamo qualche cenno specie dopo che subentrò nel possesso del feudo la famiglia Ruffo (1624).A partire dal XII secolo, grazie alla sua posizione strategica, il paese assunse una sempre maggiore importanza politica e militare, tanto che sino al 1806 la stessa Condofuri era un pagus (ossia un casale) di Amendolea. Nel 1495 le terre di Amendolea e di San Lorenzo passarono nelle mani di Bernardino Abenavolo. Nel 1528 l'imperatore Carlo V le tolse a Giovan Battista di Abenavolo, accusato di ribellione, e le diede a Bernardino Martirano, noto anche come poeta. Infine nel 1624 le terre di Amendolea, castello compreso, vennero acquistate da Francesco Ruffo, duca di Bagnara. La famiglia Ruffo manterrà il feudo fino al 1806, anno in cui avrà fine l'età feudale.I Ruffo che non risiedettero mai sul posto ma affidarono a fiduciari il controllo del feudo che presentava difficoltà maggiori perché la popolazione parlava ancora la lingua grecanica che nel resto della Calabria era ormai estinta.
Dopo il governo piuttosto tranquillo di Federico Polistena allontanato poi dai Ruffo per contrasti relativi alle entrate, furono sperimentati nuovi rapporti con il feudatario e per la prima volta si registrano proteste da parte della popolazione contro le angherie dei castellani mandati dai Ruffo in particolare contro Sangallo che tenne il feudo dopo il 1640.All'importanza politica del feudo non corrispose però una ricchezza economica: l'inaccessibilità dei luoghi, la mancanza di strade, le scarse risorse relegarono l'economia locale alla pastorizia e all'agricoltura. Le cose peggiorarono nei secoli successivi. Sintomatica è la delibera del sindaco di Amendolea che nel 1801 vietò la vendita delle foreste di querce della SS. Annunziata dell'Amendolea poiché le ghiande servivano per il pane comune della popolazione.L'antico paese di Amendolea fu pesantemente danneggiato dal terremoto del 1908 e definitivamente abbandonato dopo l'alluvione del 1956. Ricostruito in forma di piccolo borgo agro-pastorale proprio ai piedi della grande rocca, a causa di motivi economici e di vivibilità pratica ha visto negli ultimi decenni ridurre il numero dei suo abitanti, emigrati verso Reggio Calabria e Condofuri.". Nessuno potrà negare la Storia comunque. Sebbene non siano pochi, quelli che ci provino a mistificarla e manipolarla a loro uso e consumo; se non immagine e somiglianza. Questa fiumara segnava il confine fra le due Repubbliche di Locri e Reggio".
Ed ancora…"L'Amendolea (Amendulìa Potamò in Greco di Calabria) è una delle fiumare dell'Aspromonte. Scorre in provincia di Reggio Calabria, di cui è il corso d'acqua più importante. Il suo nome potrebbe derivare dalla presenza, lungo le sue sponde, di parecchi alberi di mandorlo. Ancora oggi, nel dialetto locale, con il termine "mmenduli" si intendono le mandorle.Come tutte le fiumare, è ricca d'acqua (spesso anche in piena) d'inverno, e quasi a secco durante il periodo estivo. Nel tratto iniziale le acque sono mosse e veloci, a valle diventano calme, con un letto vasto che le fa scivolare verso il mare. L'Amendolea nasce nel cuore del Parco Nazionale dell'Aspromonte, crea meravigliose cascate e poi percorre 31 chilometri per sfociare nel Mar Jonio, nei pressi di Condofuri. La fiumara, scendendo dalle montagne dell'Aspromonte ha creato nei millenni la rigogliosissima e fertile Valle dell'Amendolea. Nell'antichità l'Amendolea era un grande fiume, molto probabilmente navigabile, il che spiegherebbe la colonizzazione greca dell'entroterra in questa zona della Calabria (es. Bova, Roccaforte del Greco, Condofuri, Roghudi).Il suo principale affluente è il torrente Menta, sul quale è stata costruita di recente una diga (Diga del Menta), che nei prossimi anni dovrebbe risolvere un problema di approvvigionamento idrico della città di Reggio Calabria.In epoca greco-romana era molto più ricca di acqua, al punto che i geografi la descrivevano come navigabile fino all'attuale abitato di Amendolea.Cascate del Maesano.
Le cascate del Maesano (dal nome della località) o Cascate del Menta (dal nome della fiumara) sono 4 cascate una sopra l'altra di 15 metri ciascuno sull'affluente Menta raggiungibili a piedi dalla Diga del Menta. Si pratica torrentismo.Probabili riferimenti storici. La tesi su quale delle fiumare del versante jonico reggino fosse il fiume Alece (o Alice, dal greco Αλήξ, Halex, "salato") - confine naturale tra le due poleis magnogreche di Reggio e Locri Epizefiri - è dibattuta da tempo. Alcuni studiosi ritengono fosse l'Amendolea, altri la Fiumara di Palizzi. L'importanza strategica del confine naturale era enorme, poiché divideva le due più importanti città magnogreche della zona. Dopo molti scontri le due città stabilirono tacitamente il loro confine proprio sul corso d'acqua.Dice a tal proposito il geografo greco Strabone (I secolo a.C.):« Il fiume Alece, che divide il territorio di Rhegion dalla Locride passando attraverso una profonda valle, ha questa particolarità riguardo alle cicale: quelle sulla riva locrese cantano, mentre quelle sull'altra riva non hanno voce. Si congettura che ciò ne sia la causa: le seconde si troverebbero in un luogo ombroso, cosicché le loro membrane sarebbero sempre umide e non si distenderebbero mai; le prime, invece, stando in un luogo soleggiato, avrebbero le membrane asciutte e simili al corno, così da essere ben adatte ad emettere il suono. »(Strabone, Geografia, VI, I, 8). La Valle dell'Amendolea, s'insinua fra cinque Comuni (Roghudi, Bova, Bova Marina, Roccaforte del Greco e Condofuri. Storia.
La zona è culla secolare della minoranza linguistica ellenofona di Calabria. Il versante Jonico meridionale dell'Aspromonte custodisce infatti immutate le tracce della sua antica natura di crocevia sul bacino del Mediterraneo. Quest'area ha assunto per molti secoli il ruolo di vera e propria isola e roccaforte culturale per una serie di motivi come la precarietà storica dei collegamenti ed un entroterra particolarmente impervio.L'abitato per quanto urbanizzato si trova in gran parte nei confini del Parco nazionale dell'Aspromonte, è un pacifico e silenzioso ambiente naturale. I centri di Condofuri, Gallicianò, Roccaforte del Greco, Roghudi mantengono le più evidenti tracce della cultura magno-greca.Il Greco di Calabria parlato qui è oggetto di studi e ricerche nonché motivo di scambio culturale e di iniziative a tutela delle minoranze linguistiche storiche. La popolazione residente nel censimento del 1991 era pari a 2000 abitanti.Territorio. L'isola ellenofona si estende oggi principalmente lungo la vallata della grande fiumara dell'Amendolea, in provincia di Reggio. I paesi sorgono a circa 15 km dalla costa, generalmente tutti su monti un tempo di difficile accesso e solcati da burroni, quindi dominati dal versante sud dell'Aspromonte.
La Vallata dell'Amendolea comprende Amendolea, Gallicianò, Roghudi, Chorìo di Roghudi, Roccaforte, e in più i nuovi insediamenti migratori di quelli di San Giorgio Extra, Modena, Arangea e Sbarre a Reggio, e quello di Melito Porto Salvo (dove è tornata a rivivere la nuova Roghudi) segnano i confini attuali della grecità calabrese, residuo di ciò che fino a qualche secolo fa costituiva la maggior parte dei paesi dell'attuale provincia reggina.Il dissesto idro-geologico e la marginalità territoriale, la forte emigrazione, l'incomprensione umana che non ha reso completamente realizzabile l'opera delle amministrazioni ed una natura ostile hanno giocato un ruolo fondamentale nella progressiva sparizione degli ultimi greci di Calabria.L'area comprende il territorio dei seguenti undici comuni più altri piccoli centri (Condofuri Marina, Gallicianò, Palizzi Marina, Pentedattilo) che fanno parte di questi comuni:Cultura. Cucina e prodotti dell' area. La cucina tradizionale dell'Aspromonte greco è fondamentalmente una cucina di pastori e contadini, spartana, di montagna, ma non per questo priva di sapore e di gustose sorprese.Tra i piatti tipici della cucina arcaica grecanica troviamo la lestopitta e la pitta 'rrustuta, le cordelle, i maccaruni, i ricchi'e previti, i tagghiulini, la curcudìa, le ngute.Accanto alla farina di grano per il pane è in uso anche quella di segale, di ghianda o di castagna e varie altre farine minori; per le paste invece il grano talvolta si mescola all'orzo, alla segale o al granoturco.
Fra le carni gli elementi cardine sono senza dubbio la capra (e la pecora) ed maiale. L'allevamento e la trasformazione del maiale nella tradizione hanno ancora oggi un'importanza fondamentale nella diffusa consuetudine dell'allevamento domestico, quindi la salumeria locale ne contempla tutti i possibili derivati: salsicce e sopressate, capicolli, carne in salamoia, sanguinaccio. Ancora oggi, il sacrificio dell'utile animale si accompagna con una festa familiare, la frittolata.Il formaggio più importante nella tradizione locale è il pecorino, in genere di latte misto ovino e caprino; eccellenti sono le ricotte prodotte nella zona, soprattutto tra l'epifania e pasqua.La Bovesìa, come tutta la provincia di Reggio Calabria si caratterizza anche per il microclima particolarmente dolce, unico al mondo che consente la coltura del bergamotto. Lungo i letti delle fiumare e sulle colline, tra le altre coltivazioni si stagliano i campi profumati di questo meraviglioso agrume, soprannominato l'"Oro Verde", dal quale si estrae l'essenza base naturale della più raffinata produzione profumiera mondiale.Turismo.L'Area Grecanica è una di quelle aree europee che non conoscendo lo sviluppo economico ed industriale hanno patito spopolamento ed emigrazione, la mancata disponibilità di alloggi e strutture alberghiere è stata uno dei principali problemi che in passato hanno vanificato il decollo turistico delle zone interne. L'area oggi però può vantare una positiva esperienza di ospitalità diffusa ispirata al modello anglosassone del bed & breakfast.
Il GAL Area Grecanica con un'importante azione di valorizzazione e ripristino dei piccoli centri rurali, seguendo un percorso di formazione per gli operatori, supporta la nascita di Pucambù ("da qualche parte", in greco di Calabria), un'agenzia per lo sviluppo del turismo rurale, interlocutore centrale con il mercato turistico ed ulteriore momento di formazione e di confronto per tutti gli operatori. Il Castello Ruffo di Amendolea, fortezza medievale situata nell'omonimo paese nel pieno centro di quella che è conosciuta come l'area grecanica della Provincia di Reggio Calabria, sorgeva in un ruolo altamente strategico, in quanto la valle della fiumara Amendolea costituiva in epoca storica il confine tra Locri e Reggio.La storia. Le sue origini sono incerte; alcune monete rinvenute sul luogo e la presenza nei pressi del castello dei resti di quattro chiesette bizantine (SS. Annunziata, Santa Caterina, San Sebastiano e San Nicola) fanno presupporre la presenza di una roccaforte già in periodo bizantino. Questi edifici religiosi non sono però in ottimo stato: la chiesetta di San Sebastiano è stata distrutta un po' dal tempo, un po' dalle frane e dai terremoti, un po' dall'uomo; quella di Santa Caterina è oggi in parte occupata da un traliccio elettrico; quella di San Nicola è abbastanza integra, ma nemmeno in questo caso si possono negare i numerosi danni che le sono stati apportati nel corso dei secoli. La fondazione del castello si attribuisce solitamente a Riccardo di Amendolea, un normanno, anche se è presumibile che la sua realizzazione sia avvenuta in più fasi diverse ad opera dei vari popoli che hanno dominato la zona durante il Basso Medioevo.
Certa è la presenza del castello in epoca normanna, come si evince da studi circa le tecniche di costruzione degli elementi più antichi.Dall'analisi delle mura, mostranti un vero e proprio martellamento, si ha conferma che il castello fu coinvolto nel XIII secolo nell'opera di abbattimento dei castelli ordinata da Federico II di Svevia nel 1230.Successivamente ristrutturato, nei secoli seguenti il castello fu coinvolto nelle lotte di potere fra nobili famiglie locali, cambiando spesso proprietario. Fra tali famiglie ricordiamo la famiglia Amendolea, da cui ebbe nome il paese sottostante il castello, e la famiglia Ruffo, che acquistò il feudo nel 1624 mantenendone il possesso sino al 1806, anno in cui ebbe fine l'età feudale. Vengono ricordati per i numerosi fatti d'arme che si verificarono durante il '600, tre baglivi della famiglia Ruffo (A. Rebuffo, F. Polistena, G. Sangallo). I baglivi erano dei fiduciari che amministravano il feudo per conto della famiglia feudataria. I Baglivi si comportavano come veri signori commettendo a volte gravi abusi dato che la famiglia feudataria esigeva solo un'entrata annua, erano circondati da sgherri (bravi) specialmente albanesi ma a volte anche saraceni con i quali mantenevano il controllo del territorio.
Del castello oggi non rimangono che pochi resti: le mura di perimetro, una torre e quella che un tempo doveva essere una cappella in cui i circa 300 abitanti del castello si recavano a pregare.Edificio. Al castello si arriva tramite una lunga scalinata che parte dalla vicina strada asfaltata, realizzata solo in tempi molto recenti. All'ingresso, sulla parte destra si trova un'enorme stanza che un tempo fungeva da cisterna per l'acqua, bene indispensabile che non era molto semplice procurarsi, anche se la portata della vicina Amendolea era decisamente superiore a quella di oggi. La parte centrale del castello era occupata da una grande aula, il cui pavimento è oggi occupato da erba e rocce; sul muro che guarda verso est resistono ancora tre grandi finestre vicino alle quali erano collocate delle nicchie che ospitavano le sentinelle. Da qui, le guardie potevano avvistare i nemici molto prima che arrivassero sino in cima al castello ed avevano così il tempo di avvertire la popolazione. Intorno a questa enorme aula svettano alcune torri, una delle quali presenta una curiosa particolarità: ha l'ingresso non al pianterreno, bensì al primo piano, e vi si accedeva tramite un ponte levatoio. Tale meccanismo fu ideato per evitare le incursioni nella torre da parte dei nemici. Più a sud si trovano le abitazioni di quella che una volta era la comunità dell'Amendolea e l'edificio religioso più importante del luogo: la chiesa protopapale. Al suo interno sono avvenute importanti scoperte, quali un bassorilievo venuto alla luce negli anni novanta ed una statuetta raffigurante la Madonna.
La piccola opera scultorea era però priva di testa e al suo posto ne era stata ricreata una rivolta verso sinistra; dopo alcuni anni è stato ritrovato il capo originale, rivolto a destra, e la statua, attribuita presumibilmente all'artista siciliano Antonello Gaggini, è oggi conservata nella nuova chiesa dell'Amendolea, quella di Sant'Annunziata. I muri del castello sono fatti di una pasta di zolfo e ferro bolliti, presenti nelle rocce su cui l'edificio sorge. Il loro vantaggio è che, più il tempo passa, più rimangono compatti, anche se il terremoto del 1783 e quello del 1908 e gli assalti dei nemici hanno provocato ampie ferite alla struttura del castello.". Condofuri è un gioiello di Storia, Geografia, Economia, Archeologìa, Arte e Cultura. La Vallata dell'Amendolea è una piccola Mesopotamia. Bella e ricca, ma "stranamente" la Regione Calabria, la Provincia di Reggio e la Comunità Montana, non se ne sono accorte. Uno smisurato patrimonio, ricadente sul territorio di ben cinque Comuni. Un asse longitudinale di una trentina di chilometri dal mare ai monti, fantascientifico. Il territorio che ricade su Roghudi, Roccaforte del Greco, Bova, Bova Marina e Condofuri, ed a ridosso dell'Amendolea, presenta le sue ricchezze. Industria del legno (Acero, elce, rovere, ulivo, faggio, pino, abete, leccio, pioppo, platano ecc. Con il legno vengono realizzati oggetti d'uso agricolo e pastorale (stampi per formaggi, collari, cucchiai, ecc.). Si possono ammirare riguardo alla fauna…" Aquila Bonelli, Cinghiale, Coturnice, Cuculo, Gufo reale, Martora, Volpe, Lupo, Nibbio reale, Picchio nero, Rana italica, Rospo smeraldino, Salamandra, Tasso, Upupa ecc.). Poi ci sono i prodotti tipici della terra: dalla patata alla castagna ai funghi; la gastronomia a base di carne bovina, suina, equina, ovina, caprina, cunicola, avicola. Ma l'Amendolea, offre altri tesori anche a valle, dove insiste e si produce il bergamotto, altra colonna portante dell'economia. Una coltura unica al mondo che si produce solamente in una ristretta fascia di territorio (da Villa San Giovanni a Palizzi). Ma i centri abitati, chi li protegge e soprattutto chi li tutela? Cosa si aspetta un altro Vajont? Poi, ci sarà il solito giochino dello scaricabarile di responsabilità, più torbido dell'Amendolea che ribolle e schiuma. 'Io non c'ero; se c'ero dormivo!'






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