CAMORRA: OPERAZIONE DELLA D.I.A. NEL SETTORE DEI RIFIUTI. CONFISCATI I BENI DI UN IMPRENDITORE CONTIGUO AL CLAN DEI CASALESI
E’ in corso, da parte del Centro Operativo DIA di Napoli, la confisca di beni per il valore di circa 10 milioni di euro in esecuzione di un decreto emesso dal Tribunale di Santa Maria Capua Vetere - Sez. Misure di Prevenzione - a seguito di una richiesta del P.M. della D.D.A. di Napoli nei confronti di SARNATARO Raffaele, nato a Napoli il 22.07.1957, imprenditore sin dal 1984 operante nel settore della raccolta, trasporto e smaltimento dei rifiuti.
Nei confronti di SARNATARO vennero condotte, agli inizi del 2000, indagini di p.g., coordinate dalla D.D.A. di Napoli, finalizzate alla scoperta di attività di riciclaggio effettuata da sodalizi criminali operanti nel territorio casertano. Il SARNATARO Raffaele in data 28.8.2000 venne tratto in arresto in esecuzione di un provvedimento di custodia cautelare in carcere, emesso dal GIP del Tribunale di Napoli, in quanto, in qualità di appartenente all’associazione camorristica “ La Torre”, operante in Mondragone ed in altre parti del territorio nazionale, aveva agevolato il predetto sodalizio nell’intrattenere rapporti con la P.A. in apparenza puliti. Le indagini avevano permesso di appurare che il SARNATARO, grazie all’appoggio del clan La Torre, si era aggiudicato un cospicuo appalto per il servizio di prelievo e smaltimento dei rifiuti presso alcuni comuni fra cui Mondragone (Ce) sversati nella discarica BORTOLOTTO, di sua proprietà, ubicata nel comune di Castelvolturno (Ce):
La D.I.A. ha accertato che l’accordo fra il clan LA TORRE e il SARNATARO assicurava a quest’ultimo il conseguimento di appalti presso vari comuni per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani in cambio di una partecipazione del clan agli utili. Ciò garantiva la realizzazione di profitti per circa 1 miliardo e mezzo di lire annui, la metà della quale veniva incassata dal SARNATARO, proprietario della discarica, e la restante metà spettava al clan LA TORRE, che conseguiva guadagni di circa 60 milioni di Lire mensili. In questo modo SARNATARO, che era legato da rapporti consolidati negli anni con il capo clan Augusto la Torre, per tre decenni aveva potuto gestire la discarica BORTOLOTTO nel quale venivano smaltiti, per un dato periodo, anche rifiuti provenienti da altre regioni d’Italia.
Il Direttore pro-tempore della D.I.A., in data 12 marzo 2001 inoltrò al Tribunale di Santa Maria Capua Vetere -Sezione Misure di Prevenzione, una proposta di misura di prevenzione accolta con i decreti di sequestro nr. 78 del 04 maggio 2004 e 107 del 01 luglio 2004 con i quali venivano sottratti al soggetto numerosi beni e veniva disposta, altresì, la misura di prevenzione della sorveglianza speciale della P. S. con obbligo di soggiorno nel comune di Napoli per la durata di anni due.
Con il decreto nr.99/2006 Reg. Decr. il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere in data 01.06.2006 dispose, a completamento della procedura, la confisca dei beni.
Tuttavia l’VIII sezione della Corte di Appello di Napoli, in data 31.01.2012 con decreto 191/06 aveva annullato il provvedimento del citato tribunale ritenendo non più attuale la pericolosità sociale del soggetto.
Con l’introduzione legislativa del “pacchetto sicurezza 2009” della norma[1], riprodotta all’art 18 del nuovo codice antimafia (dec. Legvo. 159/2011) il P.M. della D.D.A inoltrava una nuova proposta di applicazione della misura di prevenzione nei confronti del patrimonio del soggetto (una sorta di actio in rem cioè ritenendo “pericoloso il patrimonio accumulato durante la mafiosità”) che è stata prontamente accolta dal tribunale di Santa Maria Capua Vetere.
I beni sottoposti a confisca, il cui valore stimato è di circa 10 milioni di €, sono i seguenti:
· immobili siti in via Crispi in Napoli, in Anacapri ed Olbia;
· capannone industriale in Secondigliano;
· il capitale sociale ed i beni strumentali all’attività della società “CAPRILE “ s.r.l., iscritta alla camera di commercio di Napoli al nr. Rea 652547 e con sede in Anacapri alla via Rio Caprile nr. 13;
· il capitale sociale ed i beni strumentali all’attività della società “ IRIS “ s.r.l., sede in Roma alla Via Siria nr. 20, scala C, int. 2 e con attività di costruzione e gestione di opere edilizie;
· quote di partecipazione nelle seguenti società:
S.r.l. SO.GE.RI, con sede legale in Napoli,
S.r.l. IL CASTAGNARO, con sede in Napoli;
S.r.l. CO.VI.M. Costruzione Veicoli Industriali;
· Titoli, autovetture e motocicli.
[1] “Le misure di prevenzione personali e patrimoniali possono essere richieste e applicate disgiuntamente e, per le misure di prevenzione patrimoniali, indipendentemente dalla pericolosità sociale del soggetto proposto per la loro applicazione al momento della richiesta della misura di prevenzione.”
Luigi Palamara
Giornalista, Direttore Editoriale e Fondatore di MNews.IT
Cell.: +39 338 10 30 287
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