Un bracciante agricolo, Giuseppe Madafferi, di 50 anni, è stato ucciso a Rosarno in circostanze sulle quali sono in corso le indagini dei carabinieri. Il cadavere di Madafferi è stato trovato in aperta campagna, in contrada Nespolaro. Il bracciante sarebbe stato ucciso con alcuni colpi di pistola. La vittima aveva precedenti per reati contro il patrimonio e non avrebbe avuto collegamenti con la 'ndrangheta.
ROSARNO (RC) IL BRACCIANTE GIUSEPPE MODAFFARI, 50 ANNI, SPOSATO DUE FIGLI, TRASCURABILI PRECEDENTI, ORIGINARIO DI OPPIDO MAMERTINA, FRAZIONE MESSIGNADI AMMAZZATO IN MEZZO ALL’AGRUMETO DI CONTRADA “NESPOLARO”, NEI PRESSI DELLE STRADE PROVINCIALI PER RIZZICONI E MELICUCCO A COLPI DI LUPARA ESPLOSI ALLE SPALLE, FORSE STAVA TENTANDO DI SCAPPARE
Sul luogo del mortale agguato, costato la vita all’agricoltore, polizia diretta dal vicequestore aggiunto Angelo Morabito; carabinieri, diretti dal capitanjo Francesco Cinnirella, coadiuvato dai tenenti Battaglia (Rosarno) ed Agnobile (Gioia T.); medico legale; p.m. Gianluca Gelso, che si muove sotto le direttive del procuratore capo della Repubblica di Palmi, Giuseppe Creazzo, 118 del Santa Maria degli Ungheresi di Polistena e ditta del caro estinto con furgone per la rimozione del cadavere
Domenico Salvatore
ROSARNO (RC) 11 FEB 2014- Zagara insanguinata degli aranci, bergamotti, limoni, mandarini, mandaranci,cedri e limoncedri medmei. Non c’è pace sotto gli ulivi della sterminata Piana di Gioia Tauro o di Rosarno. Il protagonista di questa storia, era un onesto cittadino che lavorava, per mantenere la famiglia, moglie e figli. Almeno, questa è la prima impressione, s.p.c.. Niente mafia, niente amicizie pericolose, niente droga, niente espedienti illeciti. Casa e lavoro. Eppure, tutto ciò, non è bastato per salvarlo da un destino crudele. Mistero!Un altro morto ammazzato a colpi di fucile caricato a lupara, da mano ignota, che subito dopo aver eseguito la macabra missione di sangue, morte, distruzione e rovina, si è dileguato dalla zona; insalutato ospite. Le prime voci insistenti parlavano di colpi di pistola. Prima, che la solita ‘cintura militare’ di Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza, Polizia Penitenziaria e CFS, potesse intervenire con blocchi stradali volanti, controllo e perquisizione domiciliare dei pregiudicati della zona, loro alibi orario e guanto di paraffina per verificare se abbiano sparato di recente. I primi a giungere sul posto del mortale agguato sono stati i carabinieri della Compagnia di Gioia Tauro, diretta dal capitano Francesco Cinnirella coordinato dal colonnello Lorenzo Falferi, comandante provinciale e gli agenti del commissariato di Polizia di Gioia Tauro, diretti dal vice questore aggiunto Angelo Morabito, coordinato dal capo della Squadra Mobile Gennaro Semeraro. Il corpo del bracciante agricolo ( operaio giornaliero, ma per mantenere la famiglia, sbarcava il lunario con altre soluzioni alternative), è stato rinvenuto ad una cinquantina di passi dal suo furgoncino, parcheggiato sulla sede stradale.
Aveva un appuntamento con il suo carnefice? Ha visto o detto qualcosa che non dovesse? Ha commesso qualche sgarro con un personaggio influente?Ma non sono escluse altre piste, a parte quella passionale e l’altra mafiosa, ma potrebbe esserci, ipotesi tuttavia remota, un movente, connesso con la faida di Oppido Mamertina. Non è certo, che la vittima abbia avuto un colloquio-dialogo con il killer; e che al culmine della discussione-diverbio, se non battibecco-alterco, la parola sia passata alle armi. Neppure, è escluso un agguato di stampo mafioso. Le modalità di esecuzione e la quantità di piombo impiegata farebbero pensare ad una matrice di questo tipo.Secondo una prima sommaria ricostruzione della dinamica, la vittima designata che stava procedendo alla rimonda con una motosega, ritrovata accanto al cadavere. Avrebbe tentato una disperata, improbabile fuga a piedi, ma è stato centrato al tronco dalle scariche di fucile, caricato a pallettoni. L’uomo è morto sul colpo. Qualcheduno deve aver udito le detonazioni ed ha squillato al telefono dei Carabinieri. Segnalazione precisa che ha consentito ai militari di giungere in tempo reale sul posto del mortale agguato. La contrada ‘Nespolaro’ non lontana dalle due strade provinciali per Melicucco e Rizziconi.
Per il momento si esclude che il delitto possa essere collegato con gli ambienti della criminalità organizzata. Non risulta che il Modaffari abbia avuto delle frequentazioni equivoche o malavitose. Un fratello della vittima, Antonio, che all'epoca aveva 28 anni, fu ucciso nel luglio del 1995 a Rizziconi, contrada “Piterà”;insieme al suocero, Domenico Bruzzese, 60 anni; rimase ferito il cognato Marcello. Al momento, comunque, si esclude qualsiasi collegamento tra l'omicidio di Giuseppe Madafferi (Modafferi, o Madaffari) e quello del fratello. Le indagini, per risalire al sicario, al mandante ed al movente dell’efferato crimine, partono in salita, tanto per cambiare. L’omertà che regna sovrana in queste contrade, cuce la bocca a doppia mandata per paura di rappresaglie, vendette, atti e gesti. Qualcuno deve aver visto e sentito molto bene, visto che i Carabinieri, siano giunti sul posto in una manciata di minuti. Pare che siano state trovate due seghe. Chi imbracciava la seconda? C’era qualcheduno con la vittima, che visto il pericolo ha tagliato la corda un secondo prima della tragedia? Ma la vittima, non ha fatto in tempo. Si guarda nel fascicolo giacente presso gli uffici giudiziari; si scava nel passato anche recente della vittima; si tenta di ricostruire gli ultimi giorni se non gli ultimi movimenti.
Si parte anche dagl’interrogatori dei familiari, parenti, amici e conoscenti, alla ricerca di un appiglio; di un elemento giusto. Il territorio del quadrilatero Rosarno, Melicucco, Rizziconi (Gioia Tauro), Cinquefrondi (Polistena) è controllato dalle cosche della ‘ndrangheta: Pesce-Bellocco-Ascone-Pisano, ma anche Napoli e poi Crea, Piromalli, Molè, Alvaro e Petullà, Fioriglio, Longo, Versace. Si spara, solamente se lo decidono i boss, padrini e mammasantissima. Viene difficile, pensare che qualcheduno, si azzardi a prendere delle iniziative autonomamente. Unica deroga concessa è “per onore”. Tuttavia, la ‘ndrina è bene informata, anche su queste questioni, che afferiscono alla sfera del privato. Circolando per le contrade della Piana di Gioia Tauro, su un muro a caratteri maiuscoli e colore rosso sbadito, c’era scritto così…” La famiglia è sacra, chi lo tocca muore” . Dopo l’autopsia la salma del Modaffari, a cura della dottoressa Silvia Boca, verrà restituita alla famiglia per i funerali, che si svolgeranno a Rizziconi, in forma pubblica. Salvo diversa decisione del questore di Reggio Calabria, Guido Longo. Un altro mistero della sconfinata Piana di Gioia Tauro o di Rosarno?
Domenico Salvatore










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