Il boss pentito della 'ndrangheta Saro Mammoliti si è costituito ai carabinieri della frazione Castellace di Oppido Mamertina. Mammoliti, insieme al figlio Antonino ed al figlio illegittimo Danilo Carpinelli, fu arrestato dai carabinieri nell’ambito di un’operazione contro la cosca Mammoliti-Rugolo. Al pezzo da novanta dela ‘ndramgheta, veniva contestata una tentata estorsione alla cooperativa di Libera Terra Valle del Marro. Il boss, avrebbe cercato di imporre ai giovani di ’ Libera’ di rinunciare ad acquisire dei terreni confiscati al suo clan. Mammoliti era evaso il 29 gennaio dalla località protetta, dove si trovava ai domiciliari. “Don Saro”, deve scontare una condanna a 13 anni e 6 mesi per estorsione aggravata dalle modalità mafiose. I carabinieri di Tivoli, si presentarono per eseguire il provvedimento del Tribunale di Reggio Calabria ma non lo trovarono.
C’ERA UNA VOLTA IL PLAY BOY DI CASTELLACE, PUPILLO E PLENIPOTENZIARIO DEI FRATELLI PIROMALLI DI GIOIA TAURO, DEI CREA, DEI MOLE, DEI PESCE, DEI RUGOLO, DEGLI ALVARO, DEI BELLOCCO & COMPANY
Domenico Salvatore
Non è esagerato affermare che ‘don Saro’ Mammoliti, sul finire degli Anni Sessanta e negli Anni Settanta, fosse l’uomo più potente della sterminata Piana di Gioia Tauro. Un mammasantissima della “Gramigna”, investito delle doti più alte, per consentirgli di muoversi in tutte le direzioni…”Nel paese, il vero Maresciallo ero io e le denunce venivano fatte a me". Quando venne arrestato, in tasca aveva un'agendina coi numeri della presidenza del Consiglio dei Ministri e di uffici della Corte di Cassazione. Don Saro, era ai vertici della ‘ndrangheta un autorevole membro della Commissione Provinciale (la futura “Provincia”) con diritto di ‘veto’. Un gingillo nelle mani dei Rugolo di Castellace, ma anche dei Crea di Rizziconi, dei Piromalli-Molè-Alvaro, dei Pesce-Bellocco. Re della movida romana, sempre pieno di soldi; c’è chi giura di averlo visto gironzolare per la Capitale in Jaguar, Lamborghini, Ferrari e Porsche, circondato da belle donne. Invischiato nel sequestro di Paul Getty III, nipote di un ricchissimo petroliere inglese. Viveva nella Capitale, dove il padre, John Paul II, dirigeva le operazioni italiane di Getty Oil. Il 10 luglio 1973 è rapito a Roma a piazza Farnese dalla 'ndrangheta calabrese, facente capo alle 'ndrine dei Mammoliti, Piromalli e Femia, con la richiesta di un riscatto di diciassette milioni di dollari. La madre del ragazzo, che ha una boutique a piazza di Spagna, accoglie le prime pretese di soldi. La donna improvvisa anche una conferenza stampa, nella sua casa ai Parioli, e riferisce delle comunicazioni che riceve dai rapitori, asserendo apertamente che la famiglia è disposta a trattare. Diversamente dal nonno che oppone un secco rifiuto.Nel novembre dello stesso anno, fonte Wikipedia, è inviato un suo orecchio per sollecitare ulteriori pagamenti e alcune fotografie sono fatte pervenire dai rapitori ai giornali per convincere l'inflessibile e ricchissimo nonno a pagare il riscatto.Paul Getty III è liberato sull'autostrada Salerno-Reggio Calabria e ritrovato da un camionista all'altezza di Lauria in Basilicata, dopo cinque mesi di segregazione e il pagamento di un miliardo e settecento milioni di lire. È il 17 dicembre del 1973. Paralizzato e semicieco da trent'anni, a causa di un'overdose, muore a 54 anni; nella tenuta di famiglia del Buckinghamshire, in Gran Bretagna. Saverio Mammoliti (Oppido Mamertina, 13 gennaio 1942) è un criminale italiano capobastone della 'Ndrangheta calabrese. Conosciuto come Saro, e soprannominato il Playboy di Castellace è un capobastone dell'omonima famiglia.Gli inizi - La faida con i Barbaro e la latitanza. Saverio è figlio di Francesco Mammoliti, potente capobastone ucciso ad ottobre del 1954 durante la faida, poi vinta con i Barbaro, che sbarcheranno a Platì. Alla morte prese il comando della 'ndrina il fratello Vincenzo Mammoliti. Quando muore nell'agosto 1988 Saverio diventa il nuovo capo. Già nel 1972 scappo dalla custodia cautelare per fuggire dalla faida con i Barbaro e visse per i successivi 20 anni senza la paura di essere ripreso.Nel 1976, quando era ufficialmente un latitante, si sposò con la quindicenne Maria Caterina Nava alla chiesa di Castellace, alla vicina stazione di polizia, e fece visita in ospedale alla nascita di suo figlio. Sequestro e affari nella Piana di Gioia Tauro. Saro Mammoliti il 10 luglio 1973 prese parte al sequestro di John Paul Getty III insieme a esponenti dei Piromalli, ma nel processo verrà assolto.Nel 1974 investì il ricavo del sequestro in camion con i quali la 'Ndrangheta vince l'appalto per i trasporti per i container del porto di Gioia Tauro. Persuasero infine i proprietari terrieri locali a vendergli i terreni.Traffico di droga. Saverio fu coinvolto anche nel traffico di cocaina e eroina. Sempre nel 1973 è stato incriminato di traffico di eroina quando in un'operazione sotto copertura della FBN statunitense stava fornendo eroina e cocaina. Mammoliti spiegò anche che prima di un accordo venisse stipulato c'era il bisogno del consenso di 3 persone, Antonio Macrì, Girolamo Piromalli in Calabria e Paolo Violi in Canada. Fu visto anche a Tangeri in Marocco e ad Amsterdam in Olanda, nodi internazionali per il traffico di droga e presumibilmente reinvestì il capitale nella costruzione di Hotel sulla costa calabrese. Basilischi. L'organizzazione criminale della Basilicata dei Basilischi venne formata da Don Saru che nominò come capo-società Renato Martorano. Condanne e arresti. Nel 1982 fu condannato a 33 anni di carcere nel maxiprocesso contro la 'Ndrangheta . Fu arrestato il 9 giugno 1984, accusato di omicidio, ma presto rilasciato. Il 1º giugno 1992, insieme a sua moglie e ad altre 3 persone viene nuovamente arrestato. Allora veniva considerato la seconda persona più importante dopo Giuseppe Piromalli Junior in seno alla mafia calabrese. Fu rilasciato per insufficienza di prove. Viene arrestato nuovamente il 31 agosto 1992. A casa sua furono trovati numerosi volantini del politico Riccardo Misasi. L'accusa include anche il presunto omicidio del barone Antonio Cordopatri, le cui terre furono espropriate dai Mammoliti, sei attacchi-bomba, 19 incendi dolosi, la distruzione di 1100 uliveti, limonare e alberi di kiwi in 15 differenti incursioni, e furto di materiale agricolo . Fu condannato a 22 anni per estorsione e per associazione mafiosa. Nel 1995 viene condannato anche all'ergastolo nel processo Mafia delle 3 province. Dissociazione. Nel 2003, si dissocia dalla ndrangheta. Nonostante ciò, ricevette un'altra condanna a 20 anni per il suo ruolo nella faida di Oppido Mamertina scoppiata nel 1992.Fuga. Il 30 gennaio 2013 fugge dagli arresti domiciliari che stava scontando a Tivoli. il Tribunale di Reggio Calabria lo aveva appena condannato a 13 anni e dieci mesi di reclusione per tentata estorsione e diversi danneggiamenti. Stessa sorte per i suoi due figli Antonino e Danilo, coinvolti nella stessa inchiesta, per i quali erano stati decisi sette anni e due mesi. Sempre a caccia di uliveti e poderi da accaparrasi e da intestare a prestanome. Prima li costringevano a svendere i raccolti delle olive e degli agrumi, poi prendevano loro anche le terre costringendoli a vendere per pochi spicci.








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