Lo Stato Economia e lo Stato Politico: un processo in un mondo
dei mercati e del Pensiero
di Micol Bruni
C’è ormai uno Stato Economia e uno Stato che risente degli echi di una tradizione politica ben espressa all’interno dei processi culturali che sono però mancanti nell’attuale società. Non abbiamo mai superato quel familiamo amorale di cui parlava l’antropologia culturale. Ma in quel tempo, in una civiltà contadina e vivibile in un contesto contadino – agrario che ancora mal comprendeva una struttura di Paese avanzato nel posto mondo contadino.
Nel corso degli ultimi decenni del Novecento lo Stato Economia ha preso il chiaro sopravvendo nei confronti dello Stato Politico. La storia contemporanea, dal punto di vista ideologico, è ciò che è stata la filosofia che si è intrecciata intorno al contesto dell’Unità d’Italia. Falsamente il Risorgimento è stato considerato il tempo delle ideologie e dei processi politici. È piuttosto da considerarsi come un’Età in cui l’economia ha dominato il pensiero politico.
L’Unità d’Italia non nasce intorno ad una visione politica o soltanto geo-politica. Ma nasce intorno a una supremazia dell’economia sulla politica. Infatti l’Unità d’Italia è uno scontro tra il Regno di Napoli che ha significato il Banco di Napoli e l’economia sabauda con ciò che è stata l’espressione di una economia dello sviluppo negli Stati Austro – Ungarici. Così successivamente.
I due Presidenti del Consiglio che hanno caratterizzato l’inizio del Novecento sono stati Giolitti che conosceva bene il raccordo tra economia e politica ed ha avuto sempre piena consapevolezza che la politica senza una economia avanzata si ferma al primo binario morto e Antonio Salandra che da meridionale e meridionalista puntava sui ceti agrari ma non aveva mai smarrito l’importanza di ciò che avrebbe significato il mondo operaio, l’impresa e le industrie dal Nord al Sud. Ma il concetto di Stato Economia, nel mondo moderno, ha radici profonde.
La Firenze del Rinascimento e il mondo finanziario rinascimentale trovano la loro funzione prospettica nel passaggio tra una economia del mondo principesco ad un mondo semi rurale ad un mondo di borghesia avanzata. Potrà sembrare anacronismo usare il termine di “borghesia” o di capitalismo o di classi. Ma Marx non ha inventato nulla. Era già tutto in fieri nel raccordo e nel rapporto tra finanza economia, elitaria, economia di sviluppo, economia da attuare all’interno del peso specifico delle realtà geografiche.
È naturale che Firenze aveva la sua civiltà elitaria, ma Napoli aveva la sua nobiltà. In entrambi le realtà il distinguo veniva considerato nello sviluppo tra economia della politica e strati finanziari applicati ad una progettualità politica. C’è da non dimenticare che lo Stato Economia è quello che ha reso l’Italia tra le capitali dell’Occidente sviluppato e in sviluppo, ma questo è nato, comunque, da uno Stato Pensiero che si è intrecciato tra l’idea della politica e la filosofia della politica.
In un Novecento lacerato da guerre e da conflitti ideologici lo Stato Pensiero non ha avuto la capacità di confrontarsi con lo Stato Economia. Questo è un punto nodale che resta in una discussione in cui la crisi ha toccato gli spazi vari delle finanze e delle culture, ma resta, comunque, uno snodo per cercare di comprendere, sul piano del diritto o dei diritti, una società a mosaico all’interno di civiltà frammentate.
Ormai la questione non interessa soltanto l’Italia. Ma è l’Europa che è diventata centrale in uno Stato Vittima. Comunque c’è una Ragione dell’Economia che tocca sia l’Occidente che l’Oriente e l’Europa non è più cerniera, ma sta per diventare confine sia in una attualità geo – politica sia in una geografie delle nuove turbo-economie.
Lo Stato Economia deve recuperare la centralità delle Europe. I Paesi dell’est restano ancora frontiere in rottura. Il Mediterraneo è una linea costantemente a rischio. L’Occidente americano o i territori occidentalizzati sono in sofferenza. Questo Stato Economia resta, comunque, il piedistallo di una espressione politica che deve recuperare il senso del pensiero e della filosofia.
Lo Stato Economia non può più “risentire” dei processi storici. Deve realizzarsi, nello Stato della Politica, come nuovo processo di sviluppo tra i mercati che dominano la scena di questo nostro mondo contemporaneo.
Giornalista, Direttore Editoriale e Fondatore di MNews.IT
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