Intercettato in altra inchiesta disse: 'dovevo fare il mafioso"- REGGIO CALABRIA, 14 febbraio 2014 - Una «ossessione per sesso, divertimenti, affari, conoscenze utili». Ma anche una profonda solitudine che lo portava a scrivere sul suo diario informatico «ancora mi svendo per la compagnia, per l'affetto, per la solitudine. E tutti ne approfittano. Amici e donne. Non posso continuare così». Una personalità complessa quella di Giancarlo Giusti, l'ex giudice arrestato dalla squadra mobile di Reggio Calabria con l'accusa di avere scarcerato tre boss della cosca Bellocco in cambio di 120 mila euro. Una personalità che lo ha portato a tentare il suicidio all'indomani della condanna a 4 anni di reclusione inflittagli il 27 settembre 2012 dal gup del Tribunale di Milano per i suoi rapporti con la cosca Lampada. Propositi che aveva già manifestato nel dicembre 2011 mentre era indagato nell'inchiesta milanese ma relativi proprio all'inchiesta a suo carico della Dda di Catanzaro. A Milano sono finite intercettazioni e brani del diario che, come scrisse il gip lombardo, «ripropongono gli stessi temi ricorrenti: ossessione per il sesso, per lo più a pagamento; esigenze economiche legate a un tenore di vita sicuramente elevato; spasmodica ricerca di occasioni di guadagno parallele in operazioni immobiliari e di varia natura». In una telefonata intercettata, Giusti non si fa scrupolo a dire: «Non hai capito chi sono io.. sono una tomba .. ma io dovevo fare il mafioso, non il giudice». Mentre sul diario annotava «notte brava con Simona e Alessandra». Tanto che il gip parlava di lui come di un «personaggio fragilissimo e, per costume di vita, esposto alla tentazione di condotte illecite». Una descrizione che sembra coincidere con altri passaggi del diario, nel settembre del 2009, a pochi giorni dalla scarcerazione dei boss: «Sempre deluso dalle amicizie. Ma che questa estate sia servita a fare esperienza. A impormi ritmi di vita più regolari e amicizie più sincere». Personaggio fragile Giusti, ma, scrisse il gip di Milano, il «dato gravissimo in termini di pericolosità sociale» è che ha ceduto «immediatamente ai richiami di Lampada, che offre da subito donne pagate, divertimenti, affari, conoscenze utili». Così come, secondo i magistrati della Dda di Catanzaro, ha ceduto alle offerte dei Bellocco
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Luigi Palamara
Giornalista, Direttore Editoriale e Fondatore di MNews.IT
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