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Operazione "Abbraccio", l'arresto del giudice Giancarlo Giusti" Ma io, dovevo fare il mafioso, non il magistrato..."

Giancarlo Giusti, ex gip del Tribunale di Palmi, il magistrato arrestato e posto ai domiciliari dalla squadra mobile di Reggio Calabria nell'operazione condotta contro la cosca Bellocco. Giusti era già ai domiciliari per una condanna a 4 anni nell'ambito di una inchiesta della Dda di Milano ed era stato sospeso dal Csm.L'operazione contro la cosca Bellocco, denominata "Abbraccio", è stata condotta dalla Squadra Mobile di Reggio Calabria. Le indagini, sono state dirette dal sostituto procuratore della Dda di Catanzaro Vincenzo Luberto con il coordinamento del procuratore di Catanzaro Vincenzo Antonio Lombardo e del procuratore aggiunto Giuseppe Borrelli. Nei provvedimenti restrittivi notificati a Giusti e ad altre sei persone vengono contestati, a vario titolo, i reati di corruzione in atti giudiziari aggravata dall'aver favorito una cosca di 'ndrangheta e il concorso esterno in associazione mafiosa.
OPERAZIONE ”ABBRACCIO”, ANCHE I GIUDICI PIANGONO, ARRESTATO NUOVAMENTE GIANCARLO GIUSTI, ASSIEME AI BELLOCCO DI ROSARNO
Stamani, all’esito di complesse ed articolate indagini svolte dalla Squadra Mobile di Reggio Calabria con il coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro, è stata data esecuzione ad un’Ordinanza di Custodia Cautelare in Carcere e degli Arresti domiciliari emessa dal G.I.P. presso il Tribunale di Catanzaro, nei confronti del magistrato, attualmente sospeso dalle funzioni,  GIUSTI Giancarlo e di altri 6 esponenti di spicco ed affiliati alla cosca di ‘ndrangheta dei BELLOCCO operante a Rosarno (RC) ed altrove (Emilia Romagna e Lombardia), accusati, a vario titolo, di corruzione in atti giudiziari aggravata dall’art. 7 della Legge 203/91 e concorso esterno in associazione mafiosa. Le ordinanze di custodia cautelare in carcere emesse nell'ambito dell'operazione "Abbraccio" sono state eseguite dalla squadra mobile di Reggio Calabria,  guidata dal primo dirigente Gennaro Semeraro, con l'ausilio delle omologhe strutture investigative del luogo e con la partecipazione dei Reparti Prevenzione Crimine della Polizia di Stato. I provvedimenti sono stati eseguiti a Rosarno, Montepaone Lido (Catanzaro), Milano, Avellino e Benevento. 
Domenico Salvatore


ROSARNO (RC)- Lo Stato sovrano, muove e vince in tre mosse. A Milano, a Catanzaro ed a Reggio Calabria. Colpita la zona grigia, se non borghesia mafiosa altrimenti detta “Colletti bianchi”. Ma il più famoso mafiologo, Luigi Malafarina, redattore della Gazzetta del Sud, la chiamava “Mafia dalle scarpe lucide, che viaggia nella business class”. La corruzione sibilò il procuratore nazionale Piero Grasso, oggi presidente del Senato, in conferenza stampa, è il vero pericolo. La corruzione sentenziava Giuseppe Pignatone, quand’era procuratore capo della Repubblica di Reggio Calabria, favorisce la zona grigia. Ma già il coordinatore della DDA reggina, Salvatore Boemi, aveva lanciato l’allarme rosso negli Anni Novanta. E prima ancora, il procuratore nazionale aggiunto Vincenzo Macrì, oggi procuratore Generale ad Ancona, aveva detto che la corruzione stesse spalancando le porte alla ‘ndrangheta, nella sterminata Pianura Padana. Il presidente dell’ANM di turno, Luca Palamara, giunto in riva al Calopinace per esprimere la solidarietà ai due valenti magistrati Di Landro e Pignatone ed agli altri, sibilò, che qualcosa, di quel che accadeva a Reggio Calabria, non lo convincesse. Corruzione in atti giudiziari, aggravato dall'avere favorito un'associazione mafiosa, ed il concorso esterno. Gli piacevano le belle donne, specialmente quelle straniere, le vacanze, la lussuria il denaro, la vita comoda ed agiata. “Magie”, che la ‘ndrangheta poteva garantirgli; i miliardi di euri, non mancano di certo alla  “Gramigna”. Ma il prezzo da pagare era davvero salato. Centomila euri. Forse, duecento. Una bazzecola. In cambio della libertà, che, come tutti sanno, non ha prezzo. 

Affidava al suo diario le confessioni intime… ”ancora mi svendo per la compagnia, per l'affetto, per la solitudine. E tutti ne approfittano. Amici e donne. Non posso continuare così”; che, non erano le “Confessioni di un commissario di polizia al procuratore della repubblica”. A parte le intercettazioni  che come scrisse il gip milanese…"Ripropongono gli stessi temi ricorrenti: ossessione per il sesso, per lo più a pagamento; esigenze economiche legate a un tenore di vita sicuramente elevato; spasmodica ricerca di occasioni di guadagno parallele in operazioni immobiliari e di varia natura"; "Non hai capito chi sono io.. sono una tomba .. ma io dovevo fare il mafioso, non il giudice". Il giudice Giancarlo Giusti, dipinto come un "personaggio fragilissimo e, per costume di vita, esposto alla tentazione di condotte illecite", ed il cartello di ‘ndrangheta dei Pesce-Bellocco-Ascone-Pisano ecc. di Rosarno, Gioia Tauro, San Ferdinando, di nuovo nel mirino della DDA; stavolta di Catanzaro, diretta dal procuratore capo della Repubblica, Antonio Vincenzo Lombardo; 

coadiuvato dall’aggiunto Giuseppe Borrelli, pronto a prendere cappello e traslocare Lari, Mani e Penati, sotto le falde del Vesuvio. dopo avere ricevuto comunicazione dal Csm dell'avvio di un procedimento disciplinare basato anche su un'inchiesta della Dda di Catanzaro in cui era indagato per corruzione in atti giudiziari disse alla sorella: "E' finita per me, guarda che vengono di notte e mi prendono... è finita".Stiamo parlando papale papale, di una delle ‘ndrine più forti, ricche e ben inserite su larga scala al Sud, al Nord ed anche all’estero. Parole della Commissione Parlamentare Antimafia, oggi diretta dall’on. Rosy Bindi; della Procura Nazionale, in questo momento, diretta da Franco Roberti; dei Comandi Provinciali della Guardia di Finanza, dei Carabinieri e della Questura di Reggio Calabria. Parte integrante della relazione dell’Anno Giudiziario. A parte i ben numerosi articoli di stampa cartacea, on line ed agenzie di stampa, se non della convegnistica. Ma soprattutto della saggistica dedicata all’argomento. Stamani  conferenza stampa c’è stato un amarcord. Ha cominciato il questore Guido Nicolò Longo, poi il procuratore capo Lombardo, quindi il capo dello SCO Francesco Rattà, vice dirigente della Squadra Mobile. Un revival, che fa bene all’anima. Vecchi ricordi ehem!...Ciao vecchio lupo! Tante operazioni insieme. Ed oggi, ancora insieme, allo stesso tavolo. Emozioni struggenti. Fascino indelebile di servitori fedeli allo Stato con il bollino blu. Il dottor Rattà ha fatto l’en plein di complimenti, congratulation, atti di riconoscenza e gratitudine, che non fanno classifica, ma fanno morale. E ce n’è tanto bisogno; a fronte dei rospi amari se non acidi, che non mancano mai da nessuna parte. 

Non tocca a noi, tracciare il profilo o le note caratteristiche di qualcheduno. Ma non, perché qualcun altro, ci debba tacciare di partigianeria, ruffianeria, settarismo e faziosità. Certamente non ci tireremo indietro, in questo caso.Per ragioni di oggettività. Perlomeno, non mistificheremo la verità; come altri, che ci hanno provato ad alterare e manipolare.Il personaggio del giorno si chiama Francesco Rattà, di cui ci siamo occupati, ancor prima che arrivasse in riva allo Stretto di Reggio & Messina. Un servitore dello Stato fedele, efficiente, funzionale ed efficace, che ha sempre lavorato in silenzio. Lontano dagli squilli di fanfara e rulli di tamburo. Occhio di falco, passo di gazzella, cuore di leone. Un poliziotto diventato un gingillo d’investigatore per i suoi superiori, che stravedono e quando capita l’occasione lo gratificano per la sua professionalità, esperienza e competenza. Un altro segugio calabrese, (come De Gennaro, Calipàri, Cannizzaro, Gualtieri, Cortese) che recentemente ha fatto sentire il tintinnio delle manette al padrino dei Labate ’Ti Mangiu’; il capobastone dell’omonimo clan “don Pietro”; tanto per citare. Una conferenza stampa degna di questo nome, dove la stampa ha potuto fare tutte le domande che ha ritenuto giuste e propedeutiche al suo lavoro della comunicazione. 

Del resto il procuratore capo della DDA,”Enzo”, Antonio Lombardo, lo conosciamo da vecchia data. Negli Anni Settanta, era già a Reggio Calabria. Un ‘signor’G.I. coi fiocchi, perla della Procura della Repubblica di Reggio Calabria… A noi noto come: De Raho Cafiero Federico, Pignatone Giuseppe, Catanese Antonino, Gaeta Giuliano, Bellinvia Carlo, Surace Sebastiano. Pro tempore:Sferlazza Ottavio, Boemi Salvatore, Scuderi Francesco. Ma anche i questori…” Longo Guido Nicolò (2012); Casabona  Carmelo 2010;  Giuffrè Santi 2007;  Puglisi Antonino 2006;  Speranza Vincenzo 2005; Maddalena Giuseppe; Marazzita Rocco;  Giliberti Biagio (2002); Malvano Franco (1996-2000),  Gaudio Ennio 1995;  La Sala Luigi 1993;  Gianni Aldo 1992….Profeta, Rapisarda, Cota, Sucato, Toscano, Conigliaro, Nicolicchia, Gerunda, Immordino, Santillo, Zamparelli, Li Donni…Convenevoli al tavolo, battute scherzose, pacche, ammiccamenti, batti cinque. Anchorman il procuratore, che riesce a non essere austero, solenne, rigido, rigoroso, severo, protocollare. Simpatico. Funzionale. La narrativa è scorrevole, intellegibile,  gradevole, fruibile. Le integrazioni, funzionali. Le precisazioni, utili. L’anfitrione Guido Longo dipinge con pennellate professionali, la vicenda collegata all’operazione “Abbraccio”. Completa il dottor Lombardo. Arricchisce, il suo collega Giuseppe Borrelli. 

Il giudice Giancarlo Giusti per sua stessa scelta, finisce sulla graticola di San Lorenzo e deve subìre il supplizio di San Sebastiano. Lui, è il personaggio del giorno, in negativo s’intende; ex gip del Tribunale di Palmi, il magistrato arrestato e posto ai domiciliari dalla squadra mobile di Reggio Calabria nell'operazione condotta contro la cosca Bellocco. Giusti era già ai domiciliari per una condanna a 4 anni nell'ambito di una inchiesta della Dda di Milano ed era stato sospeso dal Csm. Di nuovo. Secondo l’accusa, diretta dal sostituto procuratore della Dda di Catanzaro Vincenzo Luberto con il coordinamento del procuratore di Catanzaro Vincenzo Antonio Lombardo e del procuratore aggiunto Giuseppe Borrelli. Il 27 agosto 2009 Giusti, in qualità di componente del Tribunale del riesame di Reggio Calabria, dispose la scarcerazione di alcuni esponenti dei Bellocco contribuendo, così "al rafforzamento del programma criminoso" della cosca. 

La scarcerazione di tre elementi di spicco della cosca di Rosarno, secondo la tesi della Dda di Catanzaro, accolta in pieno dal gip che ha emesso un'ordinanza di custodia cautelare a carico dell'ex giudice Giusti, 47 anni (ai domiciliari), e di altre sei persone. Oltre all'ex giudice, nell'operazione Abbraccio, sono stati arrestati lo stesso Rocco Bellocco (62), già detenuto in carcere per altra causa; Rocco Gaetano Gallo (61), già ai domiciliari per altra causa; Domenico Punturiero (49); Domenico Bellocco (34), figlio di Rocco; Giuseppe Gallo (30), figlio di Rocco; Gaetano Gallo (60), fratello di Rocco Gaetano. Giusti, secondo l'accusa, quale componente del Tribunale del riesame di Reggio Calabria, il 27 agosto 2009, in cambio di una somma di denaro pari a 120 mila euro, aveva disposto la scarcerazione di Rocco Bellocco, Rocco Gaetano Gallo e Domenico Bellocco (37), detto "Micu 'u Lungo", elementi di vertice della potente cosca dei Bellocco. Secondo quanto emerso dalle indagini della squadra mobile di Reggio Calabria, il patto, ordito da Rocco Bellocco, era stato eseguito dal figlio Domenico, da Rocco Gaetano e da Giuseppe e Gaetano Gallo, con l'intermediazione di Punturiero e la partecipazione di Giusti.

Il comunicato stampa integrale…”Stamani, all’esito di complesse ed articolate indagini svolte dalla Squadra Mobile di Reggio Calabria con il coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro, è stata data esecuzione ad un’Ordinanza di Custodia Cautelare in Carcere e degli Arresti domiciliari emessa dal G.I.P. presso il Tribunale di Catanzaro, nei confronti del magistrato, attualmente sospeso dalle funzioni,  GIUSTI Giancarlo e di altri 6 esponenti di spicco ed affiliati alla cosca di ‘ndrangheta dei BELLOCCO operante a Rosarno (RC) ed altrove (Emilia Romagna e Lombardia), accusati, a vario titolo, di corruzione in atti giudiziari aggravata dall’art. 7 della Legge 203/91 e concorso esterno in associazione mafiosa.Le indagini, dirette personalmente dal Sostituto Procuratore della Repubblica di Catanzaro Dr. Vincenzo LUBERTO con il coordinamento del Procuratore della Repubblica Dr. Vincenzo Antonio LOMBARDO e del Procuratore Aggiunto Dr. Giuseppe BORRELLI, hanno consentito di documentare, con il supporto di numerose intercettazione telefoniche ed ambientali in carcere e di vari riscontri, che GIUSTI Giancarlo, in qualità di magistrato componente del collegio del Tribunale del Riesame di Reggio Calabria, nell’udienza del 27 agosto 2009, disponeva, in cambio della corresponsione di una somma di denaro pari a 120 mila euro, la scarcerazione di BELLOCCO Rocco cl. 1952, GALLO Rocco Gaetano cl. 1953 e BELLOCCO Domenico cl. 1977, alias “Micu U Lungo”, elementi di vertice della potente cosca di ‘ndrangheta dei BELLOCCO, contribuendo altresì al rafforzamento, alla conservazione ed alla realizzazione degli scopi rientranti nel programma criminoso della predetta associazione ‘ndranghetistica.







Si riporta l’elenco dei soggetti colpiti dalla misura restrittiva emessa dall’Autorità Giudiziaria di Catanzaro, precisandosi che, solo a causa delle sue condizioni di salute, per GIUSTI è stata disposta la misura degli arresti domiciliari:
1.        GIUSTI Giancarlo, nato a Locri (RC) il 7.03.1967;
2.        BELLOCCO Rocco, nato a Rosarno (RC) il 25.09.1952, già detenuto in carcere per altra causa;
3.        GALLO Rocco Gaetano, nato a Rosarno (RC) il 2.01.1953, già detenuto agli arresti domiciliari per altra causa;
4.        PUNTURIERO Domenico, nato a Rosarno (RC) l’11.02.1965;
5.        BELLOCCO Domenico (figlio di Rocco), nato a Palmi (RC) il 28.03.1980;
6.        GALLO Giuseppe (figlio di GALLO Rocco Gaetano), nato a Cinquefrondi (RC) il 27.04.1984;
7.        GALLO Gaetano (fratello di Rocco Gaetano), nato a Rosarno (RC) il 10.04.1954.Occorre sottolineare che al magistrato, già sospeso dalle sue funzioni dal C.S.M. e collocato fuori ruolo, viene contestato, oltre al reato di corruzione in atti giudiziari, aggravato dall’art. 7 della Legge 203/91, anche il concorso esterno in associazione ‘ndranghetistica, unitamente a coloro che hanno partecipato alla condotta corruttiva (PUNTURIERO Domenico, ALBANESE Vincenzo, GALLO Giuseppe, GALLO Gaetano, BELLOCCO Domenico cl. 1980, figlio di Rocco). 

Al riguardo si evidenzia che BELLOCCO Rocco e GALLO Rocco Gaetano non sono indagati per concorso esterno, in quanto già colpiti da altri provvedimenti giudiziari in cui vengono indicati quali associati alla ‘ndrangheta, nell’ambito dell’articolazione territoriale della cosca BELLOCCO.Il G.I.P., accogliendo in pieno l’impianto accusatorio della Procura Distrettuale Antimafia di Catanzaro e gli esiti delle indagini accuratamente condotte dalla Squadra Mobile di Reggio Calabria, ha ritenuto sussistente un vero e proprio pactum sceleris, ordito dal boss BELLOCCO Rocco ed eseguito dal figlio BELLOCCO Domenico, GALLO Rocco Gaetano, GALLO Giuseppe e da GALLO Gaetano, con la intermediazione di PUNTURIERO Domenico e la essenziale partecipazione di GIUSTI Giancarlo.

Tale accordo veniva siglato nell’estate del 2009 allorché GALLO Giuseppe e GALLO Gaetano (rispettivamente figlio e fratello del detenuto GALLO Rocco Gaetano) stringevano il patto corruttivo, avvici­nan­do PUNTURIERO Domenico, mentre BELLOCCO Domenico, per ordine del padre Rocco, consegnava al suddetto PUN­TU­RIERO una parte del danaro costituente il prezzo della corruzione (GALLO Rocco forniva 40.000 euro, cioè un terzo del prezzo della corruzione).I predetti hanno operato in concorso fra loro nel quadro di un’unica determinazione criminosa finalizzata a commettere il reato di corruzione in atti giudiziari, avendo posto in essere tali condotte per consentire il ritorno in libertà di tre esponenti di rilievo della cosca BELLOCCO e, pertanto, per favorire la stessa in un momento di particolare fibrillazione generata dalla esecuzione di numerose ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti di capi e gregari di quella ‘ndrina, disposte dal G.I.P. presso il Tribunale di Reggio Calabria su richiesta della D.D.A. reggina, a seguito dell’esecuzione di alcuni provvedimenti di fermo di indiziato di delitto ordinati dalla citata Autorità Giudiziaria requirente, nell’ambito dell’indagine “Rosarno è nostra 2”, volta a disarticolare, nel luglio 2009, la struttura organizzativa della predetta cosca di ‘ndrangheta.

A suo tempo, le scarcerazioni facili disposte dal Tribunale del Riesame di Reggio Calabria nei confronti degli indicati esponenti di vertice della cosca BELLOCCO di Rosarno (RC) avevano suscitato un forte clamore mediatico.A seguito dei vari ricorsi presentati dai magistrati della D.D.A. di Reggio Calabria e dopo le pronunce della Suprema Corte di Cassazione, nei primi mesi del 2012, l’ordinanza del G.I.P. di Reggio Calabria che aveva disposto la misura cautelare della custodia in carcere, diventava definitiva ed esecutiva, sicché gli indagati rimessi in libertà dal Tribunale del Riesame, venivano nuovamente catturati dalla Squadra Mobile di Reggio Calabria, uno dei quali dopo un periodo di latitanza.Il ruolo centrale assunto nella vicenda corruttiva assunto da PUNTURIERO Domenico (cugino dei BELLOCCO) e da GIUSTI Giancarlo è rivelato dal chiaro ed esplicito tenore delle conversazioni intercettate e dalla indiscussa, amicale e affaristica frequentazione tra i due.Si rappresenta che, nel mese di marzo 2012, GIUSTI Giancarlo veniva tratto in arresto da personale delle Squadra Mobili di Milano e Reggio Calabria in esecuzione di un’Ordinanza di Custodia Cautelare in Carcere, emessa dal G.I.P. presso il Tribunale di Milano su richiesta di quella D.D.A. per il delitto di corruzione in atti giudiziari posto in essere in concorso con esponenti della cosca di ‘ndrangheta LAMPADA, operante in Lombardia, per il quale il predetto si trovava già sottoposto alla misura cautelare degli arresti domiciliari.Lo stesso è stato condannato  il 27.09.2012, dal G.I.P. del Tribunale di Milano, in esito al procedimento penale n. 7629/12 R.G.N.R. 

(già n. 46229/68) e n. 3576/12 R.G. G.I.P., per il reato di corruzione in atti giudiziari, aggravato dalla finalità di agevolare la cosca VALLE-LAMPADA, unitamente a LAMPADA Giulio, alla pena di anni quattro di reclusione, oltre al pagamento delle spese processuali e di custodia, con interdizione dai pubblici uffici per la durata di anni 5.Gli arrestati, dopo le formalità di rito, saranno condotti presso la casa circondariale a disposizione della procedente Autorità Giudiziaria, mentre solo il GIUSTI, per i motivi sopra menzionati, rimarrà presso la propria abitazione in regime di arresti domiciliari.Reggio Calabria, 14 Febbraio 2014.” 

Domenico Salvatore


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