Parigi è un battello ed io racconterò d’amore e letteratura
di Pierfranco Bruni
Perché raccogliere la sabbia nella pioggia? Il Lungo Senna ha echi di coriandoli cantati dalla poesia. Parigi è un battello. I giochi del vento hanno il vento tra i colori.
Cammino tra le foglie morte nell’autunno che recita l’inverno. Forse la pioggia leggera è stata un battito lieve nello scorrere dei giorni. Mi fanno compagnia i ricordi.
Cerco di mettere insieme l’ordine di un discorso tra letteratura e vita. Cosa è e cosa è stata la letteratura nella mia vita?
Da Dante a D’Annunzio un viaggio negli assurdi che sono diventati sogni e rovine. Il Dante che ho attraversato tra Guenon e Maria Zambrano mi ritorna e mi ritrova e si lascia raccontare dal Pascoli omerico e mediterraneo. Ma Dante è la spada dell’Islam che si è raccolta nella croce di Paolo e nella profezia di Virgilio.
Racconterò di quando Beatrice si è innamorata e per farsi amare è diventata donna e madonna. Beatrice non è la donna angelicata che ci hanno trascritto da un vocabolario di cifre che Dante non ha ascoltato.
Da Santa Croce agli occhi velati. In lei c’è lo sguardo e lo specchio della donna apparenza e della madonna attrazione.
Ma Parigi è fatta dei ragazzi che si amano ascoltando la notte o delle Barbare che raccolgono la pioggia che proviene da Brest. Prévert, mio caro Prévert perché mi riporti agli anni della mia giovinezza che più non ho.
E cosa dirò di D’Annunzio? Riparlerò di Eleonora? De “Il fuoco”. Ma il fuoco ha il piacere dell’innocenza vivendo la vita nel trionfo della morte e disegnando i silenzi del notturno. Ma piove.
Piove sulle tamerici. D’Annunzio è il genio che recita l’identità della Patria e inventa il Mussolini nazionalista. Anche questo dirò. Ma è anche altro. È il poeta sciamano che dialoga con le tartarughe, con le aquile e con i cavalli custodendo la luna sui gradini di Trinità dei Monti.
Già, mi riporta a Pavese. Alla donna americana che Pavese ha amato. E poi racconterò di Pascoli. Del Pascoli ritrovato oltre la bellezza del fanciullino. La letteratura che ho viaggiato è fatta di donne. Della Sibilla, di Cristina, di Antonia.
La letteratura che ho viaggiato è vita. Racconterò ancora di Laura che annuncia la venuta di Fiammetta. E poi?
Parigi è una stella. È una festa mobile. La pazzia degli amanti che non escludono alcuna possibile tregua. Mi fermo. La Senna gioca tra i silenzi dimenticati e il lieve rumore dell’acqua. Ormai questi viaggi sono nella mia vita. Raccontare dei miei libri raccontando il destino della letteratura è diventato un incastro tra fantasie e ironie.
Annoto su cartoncino azzurro: “C’è un vellutato vento che carezza gli occhi. Qui i ragazzi in piedi si osservano e ascoltano il cader delle foglie mentre la Senna recita i baci con i battelli che tagliano le acque. Una voce canta. La Piaf raccoglie lungo le vie le rose. Ma tu come vento ci sei tra i capelli e nei pensieri belli delle ore di Ronsard. Spazio che colma attesa. Mille baci e poi mille ancora mille. E poi ancora mille sul velluto delle tue labbra e tra le tende blu o rosse”.
Ricevo un sms. Leggo: “La forza sei tu. Piove. Cantami l’amore dei sensi incantati nell’estasi panica della nostra attesa. Mi manchi tanto. Ti aspetto con il velluto delle mie labbra amoremio”.
Rispondo senza esitare. Così: “ Ti canto. Ti canterò tra le parole appese alla pioggia. Ti canterò tra la conta delle ore e con i baci della tenerezza e con la tenerezza che custodisce tutta l’estasi delle nostre strette e quando ti cingo i fianchi i nostri corpi sono sussulto tra le onde del mare greco che specchia i nostri sguardi. Ti canterò in questo nostro eterno che ha la voce degli infiniti. Ci sono fiori e gocce e vento tra le frasi che ti raccontano tutto l’amore mio dentro di te. E raccoglierò le pause in ogni gesto e le tue mani su di me per custodire tutto di me ed io e te in uno spazio che non misura e tempo perché io e te siamo immensità senza tratteggiare il tempo. Io e te. Tu ed io. Per essere tuioiotunelnoisoltanto. Ti canterò la vita dell’amore per restarti amore nella vita”.
Parigi resta un battello. Le luci sono i riflessi di una luna che guida i miei passi. La letteratura è vita. Ma la vita è nella letteratura? Rileggo le parole tue e intreccio il tuo dire con le mie parole. Intrecciare ha sempre un senso. Perché tiro frecce nel vento?
“Mi manchi. Ti amo”. Mi hai scritto. Scrivermi. Scriverti.
Qui a Parigi la musica è un suono di malinconie.
Mi manchi. Ti troverò. E ora?
Beatrice o Eleonora. Non pongo interrogativi. Ma tu, amore mio, sei impastata di Beatrice e di Eleonora con l’aggiunta della donna dalla voce roca. Di questo parlerò scavando con le parole nell’anima di una letteratura che è sempre vita.
Ma sì, Parigi è un battello.
Mi incammino e il battello si allontana. Mi fermo e il battello gioca con l’acqua. I miei libri? Il mio recitare nel teatro della vita. E l’amore nell’immenso dell’amore.
Il mio sguardo è scavato nella memoria. Non sento più il vento. A Parigi. Vedo il vento. A Parigi.
Giornalista, Direttore Editoriale e Fondatore di MNews.IT
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