CartaStraccia.News

“Carta Straccia”, nel nome la provocazione, nel contenuto la sostanza. Leggetelo. Non per abitudine, ma per scelta.

Editors Choice

3/recent/post-list

Reggio Calabria, il delitto del presunto boss Quirino Franco, ucciso al rione Modena, da un killer solitario

Omicidio la sera del 3 marzo 2014 a Reggio Calabria 4 MAR  2014-. La vittima è Franco Fabio Quirino, di 43 anni, con precedenti penali. L'omicidio è avvenuto in una zona periferica nel famigerato rione di Reggio-Modena, già quartier generale della cosca dei Serraino, ma anche dei Rosmini e degli Zindato-Libri-Caridi-Borghetto,(Modena-Ciccarello-San Giorgio Extra) e degli zingari-nomadi o rom; luogo di svariati omicidi e ferimenti, ma anche di spaccio di droga. Quirino è stato raggiunto da numerosi colpi d'arma da fuoco mentre era per strada. Soccorso da alcuni passanti, è morto poco dopo il ricovero in ospedale. Sull'omicidio indagano i carabinieri. Il movente dell'omicidio, potrebbe essere collegato ad una vendetta maturata negli ambienti della criminalità reggina.
REGGIO CALABRIA, LA GUERRA DI MAFIA "SAREBBE" FINITA NEL 1991-93, MA SI CONTINUA A SPARARE ED A UCCIDERE, "CADE" STAVOLTA SOTTO I COLPI DI UNA PISTOLA 9x21, o 7,65 IMPUGNATA DA UN KILLER SOLITARIO, ANCHE IL PRESUNTO BOSS DELLA 'NDRANGHETA, FABIO QUIRINO FRANCO 43 ANNI, 
Sul luogo dell'omicidio, sono  giunti, scattata la macchina investigativa, i Carabinieri della Compagnia cittadina, diretta dal maggiore Pantaleone Grimaldi, coadiuvato dal tenente colonnello Gianluca Valerio, comandante del Rop e vice del comandante provinciale colonnello Lorenzo Falferi che coordina il tutto. Sovrintende alle indagini per risalire all'esecutore materiale del delitto, al movente ed all'eventuale mandante, il p.m. Stefano Musolino coordinato dal procuratore capo della Repubblica di Reggio Calabria, Federico Cafiero De Raho. Ma chi era Quirino Fabio Franco, un impresario, una"testa di legno" se non prestanome dei Libri (Zindato-Caridi-Borghetto) od un aspirante boss?
Domenico Salvatore

REGGIO CALABRIA (Modena)- Per pura coincidenza, il delitto Franco, è stato consumato a distanza di pochi minuti dal nostro dialogo telefonico con Luigi Palamara, che ci riferiva del suo intervento alla presentazione de "Il giudice meschino" e della chiacchierata negli studi di Radio Touring a Campo Calabro; e della fiction della RAI, in parte girata proprio nelle strade cittadine di Reggio Calabria. Un delitto. Un altro ed un altro ancora. Vengono al pettine tanti nodi, operazioni, processi. Tante verità su appalti e sub-appalti, rakett delle estorsioni. Al processo "Alta tensione" dell'omonima operazione coordinata anche dai sostituti procuratori della Dda Giuseppe Lombardo e Marco Colamonici, contro le cosche dei  Caridi-Zindato-Borghetto,  federati con quella dei Libri, presieduto da Olga Tarzia, il pentito Carlo Mesiano, (col contributo anche di altri  collaboratori di giustizia come Umberto Munaò e Roberto Moio), stimolato dalle domande del p.m. della DDA reggina, Stefano Musolino, disse del rione Modena: "Lì non ci lavoravo mai, preferivo prendere piccoli appalti altrove: perchè o si pagava la mazzetta o venivano imposte le loro ditte per i subappalti. Se qualcuno decideva di mettere un chiodo a Modena si doveva pagare la tangente. Lo sapevano tutti che a Modena bisognava pagare Checco Zindato". Avvalendosi della forza di intimidazione del vincolo associativo e della condizione di assoggettamento ed omertà. Nel processo stralcio del gennaio 2013, la Corte d'appello (Bruno Finocchiaro presidente, Maria Crucitti a latere) ha cancellato con un colpo di spugna, la condanna all'ergastolo  irrogata in prima istanza dal Gup Domenico Santoro, a Francesco "Checco" Zindato, accusato dell'omicidio di Giuseppe Lauteta, ucciso per motivi passionali davanti alla fidanzata, l'11 gennaio del 2006 a Reggio Calabria;  e lo ha condannato a 16 anni e 8 mesi di reclusione per associazione mafiosa e intestazione fittizia di beni.

 Il Tribunale di Reggio Calabria, inoltre, ha escluso l'aggravante di capo promotore per Andrea Zindato, fratello di Francesco, e lo ha condannato a 13 anni e 9 mesi.  Entrambi, difesi dagli avvocati Gianfranco Giunta e Giuseppe Nardo, che aveva definito la sentenza "ingiusta, sconvolgente e inaccettabile". I giudici d'appello hanno assolto, cancellando una condanna a 16 anni, Antonino Caridi, genero del defunto boss Domenico Libri, difeso dagli avvocati Antonio Managò e Giuseppe Putortì. Della cosca dei Franco, parenti, amici e conoscenti, contigui o "amici degli amici", si è occupata spesso e volentieri la cronaca, negli ultimi vent'anni. Non sappiamo in atto se abbia parentele vicine o lontane la vittima di turno.Dalla fine, della così detta, "II^ Guerra di Mafia a Reggio Calabria", cominciata e finita con due delitti eccellenti (don Paolino De Stefano in apertura e il giudice Antonino Scopelliti in chiusura)che ha prodotto almeno un migliaio di morti ammazzati per le vie cittadine. Dal mare ai monti e da Bocale-Lazzaro a Villa San Giovanni. Quando il cartello dei De Stefano-Tegano-Libri-Zindato-Barreca-Ficara e Latella si opponeva al cartello dei                  Condello-Imerti-Serraino-Logiudice-Rosmini-Saraceno-Fontana. Intorno, ruotavano le cosche (solo apparentemente) non allineate o minori…Ambrogio, Franco, Valle, Lampada, Araniti, Chirico, Martino, Gattuso, Meduri, Rugolino, Audino, Buda, Barbaro, Postorino, Trapani, Palermo, Labate, Paviglianiti, Zito,ecc.. 

Franco Fabio Quirino, precedenti per porto abusivo e detenzione di armi, rapina, furto, associazione per delinquere finalizzata alla commissione di rapine, ricettazione, sequestro di persona a scopo di rapina, ha un pedigree criminale di tutto rispetto. Federato con i boss del quartiere:Zindato-Caridi-Borghetto, ruotanti nell'orbita dei Libri. Non era una stella di ultima grandezza, questo sembra scontato. Voleva allar5garsi? È entrato in rotta di collisione con qualcheduno che conta? Chi, dove, quando e perché abbia deciso lo 'sballo', questo lo ignoriamo. I Carabinieri del Comando provinciale diretto dal colonnello Lorenzo Falferi, che indaga, non si sbilancia e non rilascia dichiarazioni ufficiali. Almeno per il momento. Per non dire, che le indagini siano orientate a 360 gradi. Sul posto sono intervenuti i militari della Compagnia cittadina, diretta dal capitano Pantaleone Grimaldi; assieme al SIS, per eventuali supplemento; il medico legale ed il p.m. Immediata la cintura militare intorno alla città, per risalire all'esecutore materiale del delitto, al movente ed al mandante. Infruttuosa però, anche la perquisizione domiciliare dei pregiudicati e loro alibi orario e guanto di paraffina. Come pure il blocco stradale volante alla ricerca di macchine e motorini, serviti al "palo" per portare il sicario fuori tiro. Secondo una prima sommaria ricostruzione della dinamica del delitto, la vittima predestinata viaggiava a piedi lungo una delle strade cittadine del famigerato rione-quartiere, quando è stato raggiunto da una gragnuola di colpi di pistola, esplosa con inaudita violenza da distanza ravvicinata. 

Colpito al tronco ed al capo, il Franco è stramazzato a terra in una pozza di sangue. Al delitto potrebbe aver assistito qualche conoscente, ma nessuno ha visto niente. Ế già tanto, che abbiano tentato in qualche modo di avvisare il 112 e 113 ma anche il 118. La vittima è stata accompagnata al Pronto Soccorso degli Ospedali Riuniti di Reggio Calabria, oramai cadavere; buono per l'attiguo obitorio, dove domani verrà eseguita l'autopsia a cura del perito settore. Solo "dopo" le formalità di rito, la salma verrà restituita alla famiglia per la celebrazione dei funerali, che si svolgeranno a Reggio Calabria, in forma pubblica. Salvo diversa decisione del questore cittadino Guido Nicolò Longo.  Per validi motivi di ordine pubblico e sicurezza. Nessun testimone, ha rilasciato dichiarazione alcuna. Figurarsi a Reggio Calabria, il centro della 'ndrangheta, dove l'omertà, che cuce le bocche a doppia mandata per paura di vendette e rappresaglia, regna sovrana. Si parte dai rilievi, dalle indagini tradizionali e moderne tecnologie; ma anche dal dossier giacente presso gli uffici giudiziari. Nonché dagl'interrogatori di familiari, conoscenti, amici e parenti. Da verificare una 'voce' non meglio precisata che circola negli ambienti. Nei giorni scorsi è stato 'bbampatu'un locale pubblico, in zona. Ma forse non c'è alcun collegamento con l'omicidio di ieri sera al Rione Modena. Da verificare anche il punto esatto della sparatoria. 

Il Franco, (aveva un'impresa di pulizie?)potrebbe essere stato ferito e soccorso (da chi?)due traverse o tre, "dopo" il fatto di sangue. Le ipotesi investigative sono  molteplici…ucciso da qualcuno che era in sua compagnia e col quale potrebbe avere avuto una discussione?  Una vendetta maturata negli ambienti della criminalità reggina? Pista sentimentale, vous cherchez la femme? Pista mafiosa. Pista economica. Omicidio d'impeto se non preterintenzionale…. Gl'inquirenti, coordinati dal magistrato del turn-over, potrebbero avere altri elementi da valutare ed approfondire; qualche asso nella manica. Per esempio, uno scontro verbale con alterco e battibecco tra la vittima ed il suo giustiziere della notte. Con chi e quando? In mattinata o nel pomeriggio. C'è stato pure uno scontro armato? Ci sono proiettili e "càpissi" e buchi sui muri e sulle insegne nella pubblica via? Dalla bocca dei Carabinieri non esce niente. Nemmeno il respiro "quagliato" dai soffioni siberiani del dirimpettaio Etna, imparruccato sino alle basse quote. Sono saltati i vecchi equilibri? A parte, che gli equilibri non siano mai catalogabili come "bambini, giovani, adulti e vecchi o anziani". Visto, che possono mutare dalla sera al mattino. Domanda retorica, vecchia come il mondo: "Ma che sta succedendo a Reggio Calabria?". 

Non è solo e tanto l'ondata di attentati ( sai che novità!?). Non ultimo, quello al Museo dello Strumento Musicale, alla ditta del caro estinto, al ristorante, alla pasticceria-gelateria e bar Malavenda, dejà vu od alla salumeria 'Romeo gusto e tradizione' in Via Foti, traversa del Corso Garibaldi. Nonostante la Procura della Repubblica ( De Raho Cafiero Federico, Pignatone Giuseppe, Catanese Antonino, Gaeta Giuliano, Bellinvia Carlo, Surace Sebastiano; gli aggiunti Nicola Gratteri e Michele Prestipino  ed i pro tempore:Sferlazza Ottavio, Boemi Salvatore, Scuderi Francesco) abbia lavorato sodo in questi decenni con decine e centinaia di operazioni. Comprese quelle della DDA, istituita da Giovanni Falcone in poi. Centinaia di boss in galera, al 41 bis o condannati a dure pene nell'ordine di 20-30 anni ed anche ergastoli. Migliaia di gregari, vice boss e camorristi, ma anche picciotti condannati a migliaia di anni di galera. Beni mobili ed immobili per miliardi di euri sequestrati e confiscati. Nessuno degli esperti di mafia, si sbilancia. Nessuno, parla di guerra di mafia. Sebbene i morti ammazzati in questi due decenni, abbiano superato abbondantemente, il centinaio di vittime. I famigerati cartelli di 'ndrangheta, non esistono più. Annichiliti e disintegrati dallo Stato. Compresa una consistente fetta di torta del patrimonio economico. 

I padrini, sono al cimitero o in galera. Ma qualcheduno ancora è libero e comanda. Non solo ma i pentiti, la saggistica degli scrittori del settore e soprattutto i processi già definiti od in itinere, hanno chiarito alcune cose, che prima venivano solo sussurrate. Ci sono nuove alleanze, patti e federazioni. E soprattutto una "Cupola" provinciale, che qui si chiama "Provincia" organo supremo di autogoverno della 'ndrangheta planetaria. I cartelli di una volta, sono andati alla fusione. Per esempio, i  De Stefano con i Condello; i Serraino con i Libri e via dicendo.Primum vivere, deinde philosophari. Come dire, prima gli affari, il business, poi, se ci sarà posto la faida e la guerra di mafia.; l'unico modo o maniera, se non mezzo e strumento, per stabilire chi comandi; gli equilibri.
Domenico Salvatore


MNews.IT | Stadio Online, le notizie sportive | Giochi Gratis | Calabria 24Ore .IT | NewsOn24.IT

Scrivici rss twitter facebook  youtube

Posta un commento

0 Commenti