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Lazzaro. Il Vangelo della Domenica di Pierfranco Bruni

Oggi. Nel Vangelo di Lazzaro ... Abbiate la speranza della accoglienza della vita in Cristo
Di PIERFRANCO  BRUNI

Il Vangelo della Domenica. Il giorno tra la vita e la morte di Lazzaro. È il racconto non solo del "Risorgente" ma della attesa e della speranza. Quando Lazzaro si addormentò tutto intorno era silenzio e urla. Dovrebbe leggersi come una contraddizione ma in Gesù non ci sono contraddizioni. Ci sono soltanto sguardi di pazienza che si ascoltano nelle impazienze del quotidiano.

Il sonno di Lazzaro che è la morte diventa la perdita della attesa. Soltanto la conquista della fede potrà salvarci. Non la fede in sé. I sacerdoti del Tempio restano degli uomini irriguardosi. Loro non sanno perché non conoscono la contemplazione il mistero e la solitudine. Io vivo con la parola dei Padri.
I Padri del Deserto di pietra che non seguono le ambiguità di Pietro, ma cercano di capire il "perché  Giuda lo hai fatto...". Lazzaro il rinato non è nel timore di Dio - Cristo. È la Speranza di Cristo che cammina accanto a noi e conosce le nostre solitudini e i nostri timori. Conosce la tenerezza di Maria e la perseveranza. In Cristo che ci offre l'amore per l'attesa non c'è mai il concetto di peccato. Il peccato è nell'indice puntato della Chiesa. Quella Chiesa che non è nel Cristo vivente nell'Uomo in rivolta che mi abita e che non può mai diventare Uomo finito.

Se Lazzaro fosse stato nella morte dell'uomo finito non avrebbe mai avuto il mattino della speranza. Non bisogna credere. È. Una affermazione errata. Bisogna invece essere nel Credo.
Il sonno di Lazzaro è l'abbandono della fede ma anche l'allontanamento dalla terra della vita. Nessuno ha mai creduto alla Parola di Gesù  prima che questa si compisse in un gesto in in atto in una azione. Neppure i suoi Discepoli e la dimostrazione è l'allontanamento dalla Croce. Gesù ha testimoniato ai piedi della Croce le solitudini e il pianto delle Marie   è stato una geremia di morte con la sconsolante e dolorante presenza di Giovanni.  Gesù era solo. Erano lontani i giorni di Lazzaro. Ma bisogna restare soli per vivere anche il dolore degli altri. 

Gesù resta la Resurrezione e la vita. Io sono la Resurrezione e la Vita. Gesù resta nel nostro cammino. Non il Gesù degli Altari, ma il Gesù del deserto e della Croce, il Gesù che sfida disegnando un cerchio o un labirinto sulla terra. Di Lui non abbiamo parole, ma gesti ed esempi. Lazzaro è il Tempo della Attesa. In quel tempo... Noi non ricordiamo quel tempo.  Lo viviamo nella fede attraverso le Parabole. Ma c'è sempre un tempo che ci manca. 

Lazzaro ha il suo risveglio e in quel buio di bosco intravede un chiaro che è chiarore. È  aurora.  Gesù  è già lungo la strada per una nuova Terra che sarà Promessa oltre il chiaro dei boschi verso le beatificazioni

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