"Se d'Oriente ho lo sguardo i cammini hanno il solco d'Occidente"
nella poesia di Manuz Zarateo in un inedito poemetto tra il Cristo di sabbia e la Moschea delle voci
di Pierfranco Bruni
Cosa è l'Oriente che penetra il Mediterraneo? Cosa è il Mediterraneo tra le parole della poesia? Studiando e cercando, anzi scavando, tra carte, documenti, appunti del poeta Manuz Zarateo, nato in Cappoadocia nel 1905 e morto nel 1955, come ebbi modo di sottolineare già in una precedente riflessione del 2013, sono affiorate altre poesie.
Versi che formano un poemetto diviso in dieci poesie brevi che si raccolgono intorno alcuni concetti chiave: il mare, l'isola, il viaggio. Accanto a questi tre elementi, che, in fondo sono la caratterizzazione anche di Nazhim Abshu di cui ho già pubblicato diversi testi, anzi tutti i suoi testi, sono affiorati motivazioni religiose.
La novità di questi versi in poemetto consiste proprio nella venatura religiosa in cui la presenza del luogo – spazio Moschea diventa fondamentale. Si parla spesso della piazza della Moschea.
È proprio nella contemporaneità di Abshu che Zarateo si pone. Proprio per questo motivo sono i due maestri che aprono e chiudono il mio romanzo in versi dal titolo: "Asmà e Shadi".
Il dato centrale che diventa una recita costante è il verso: "Ho pregato nella fede dei colori tra i tappeti della Moschea". L'Oriente in Manuz Zarateo è il respiro del vento nella metafora dei crepuscoli che solcano gli orizzonti del Libano, i Camini delle Fate in Cappadocia, il porto e i porti e le onde dei mari caraibici.
L'Oriente che è Mediterraneo, in Zarateo, diventa, grazie al suo viaggiare e ai suoi incontri, la fantasia dei balli cubani e domenicani che non hanno veli, ma una eroticità profonda. L'eros è un osservare le danze delle donne turche, il girovagare di un cerchio nel mondo dei Sufi, ma è anche il movimento dei fianchi delle donne che fanno tremare di passione nella "noce" di Santo Domingo.
Il poemetto ha un titolo molto suggestivo: "Se d'Oriente ho lo sguardo i cammini hanno il solco d'Occidente". Suggestivo, ma anche bello in quella forma estetica di cui una parola poetica ha bisogno.
L'estetica ha una sua sensualità ben definita.
Ma ecco alcuni versi del poemetto.
1. "Ho pregato,
donna danzante,
con le mie labbra sul tuo corpo.
Da distanze,
nella Piazza della Moschea,
ho osservato gli occhi
e il velo sul viso".
2. "Il mare,
questa sera,
non è uno scoglio.
È soltanto un'isola.
Ma portami,
nel viaggio dell'infinito,
a raccogliere
il canto delle fate".
3. "Ho pregato nella fede
dei miei Orienti
per raccontarti
i suoni dei Sufi
nel mare dei tuoi occhi".
4. "Se d'Oriente
porto lo sguardo,
i miei passi
sono cammini
nelle stanze
che hanno l'Occidente
per orizzonte".
5. "Ho pregato
ancora oltre le cinque
e oltre il meridiano,
nella fede dei colori,
tra i tappeti della Moschea,
quando le danze
hanno il cerchio del cielo
e il cielo
è l'azzurro
di occhi
giocati negli infiniti".
Dunque. Manuz Zarateo imprigiona ogni istanza di realtà in un misterioso intrecciarsi, tra la fantasia di un immaginario, che ha sempre accompagnato la sua vita e la sua tradizione.
Certo, la tradizione ha un senso, ma questo mosaico ha tasselli che non completano tutto lo spazio necessario di un tempo che può sembrare intoccabile, ma che è completamente fragile.
La fragilità del tempo la si avverte nel sentire di questi altri due passi.
6. "Come lo specchio, rotto dal vento del deserto,
che incide nella sabbia la rosa di pietra
io spingo la mia anima nella tua anima.
Ma il tempo è la sabbia dei secoli
tra le mani che hanno la fragilità della luna
nel fragile tempo
delle nostre fragili esistenze".
7. Su foglie di vetro
hai danzato sino all'alba
e le pieghe della tua seta
sono un giro di petali
nel fragile sguardo
delle onde
che hanno il colore fragile
dell'ebbrezza".
Manuz Zarateo ha raccolto gli echi del silenzio e i suoi versi, come egli stesso recita, è come se gli fossero dettati dal vento che accarezza il mare, accarezza i mari…
8. "Raggiungimi,
nel crepuscolo,
parola portata dal vento,
e il vento ha l'indirizzo
del mare che tocca l'isola
dei Mediterranei nascosti
e degli Oceani navigati
tra il Cristo di terra
e la Moschea dei porti
nelle piazze dei suoni".
Lo scenario è, appunto, nel titolo che ha la sua meraviglia e il suo senso. Ma la parola è un raccontare tra i vicoli di un'esistenza di un poeta vissuto dentro il linguaggio della vita.
"Se d'Oriente ho lo sguardo i cammini hanno il solco d'Occidente" è un poemetto che ha una forte componente lirica. Una liricità che si pone come avvertenza anche di un solo verso.
Già, basta un verso nel "resoconto" delle vite.
9. "Non chiedere ai camminanti sulla sabbia
di raccogliere il resoconto dei mari nel naufragare
dei ricordi.
Se il mio sguardo ha le piazze d'Oriente
i porti abbandonati hanno vele giunte
dall'Occidente.
Ma se custodisci le parole
coltiva le rose
asciugando i petali
con i graffi delle spine".
È qui il poeta Zarateo. Il poeta che viaggia nell'immaginario, ma sa anche attraversare i silenzi che il deserto porta e il mare dei rumori si àncora nei limacciosi segni della memoria.
La memoria ha echi e richiami di distanze. Ma le distanze sono lontananze.
Così come in questo ultimo "pezzo" che chiude il poemetto.
10. "Se di distanze
le mie lontananze
hanno la profondità degli orizzonti
non chiederti
perché la memoria
ha i ricordi che cerchi.
Custodisci gli echi
se di echi
il tuo viaggio
vive".
Qui si chiude il poemetto di Zarateo. Un poeta che è esistenza. La vita di Zarateo si frammenta proprio ascoltato "Se d'Oriente ho lo sguardo i cammini hanno il solco d'Occidente".
Tutto il resto potrà avere un altro senso. Ma l'Oriente e l'Occidente è un intrecciare sguardi e cammini.
Così la poesia. Così Manuz Zarateo.
Giornalista, Direttore Editoriale e Fondatore di MNews.IT
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