Per la sezione A: Choramu, autore Francesco Nucera; per la sezione C: Canto a Demetra, autore Oreste Kessel Pace; per la sezione D: ex aequo, La casa dei gelsomini, autore Daniela Ferraro, Se mi sbaglio autore Pietro Nucera e Terra mia straniera autore Maria Eleonora Zangara. La soddisfazione dell'avvocato Mario Maesano, presidente dell'associazione culturale "Paleaghenea"
IL TRIONFO DELLA POETESSA DANIELA FERRARO, IMPREZIOSISCE IL PREMIO DI POESIA DI ROGHUDI, GIUNTO ALLA QUARTA EDIZIONE
Nel corso dell'evento sono state premiate altre risorse importanti del territorio con dei riconoscimenti dal dottor Mario Candido al Dottor; del Cavaliere, scrittore e saggista, Luogotenente, dei Carabinieri, Cosimo Sframeli, comandante della stazione principale di Reggio Calabria, ricordando la sua ultima fatica letteraria che insieme alla collega maresciallo dei Carabinieri Francesca Parisi racconta con testimonianze dirette un viaggio a ritroso nel sistema ndranghetistico vissuto faccia a faccia
Domenico Salvatore
ROGHUDI (RC)-Il tasso intellettuale del centro grecanico, si misura dai ben numerosi diplomi, ma soprattutto dalle lauree e dai posti di responsabilità nel consorzio civile, conquistati dagl'illustri figli. In parte, conosciamo questo centro ed i suoi abitanti. Attraverso i colleghi e gli allievi ed i vari sindaci con i quali per ragioni legate e collegate alla comunicazione, siamo stati in contatto, negli anni; consiglieri, assessori, associazionismo, volontariato ed altri rappresentanti delle manifestazioni di tipo sociale, a cui abbiamo partecipato. Di converso, abbiamo il polso del livello culturale di Roghudi. Un paese splendido e meraviglioso, se non fosse stato per quelle cicliche alluvioni, che sconvolsero le contrade; e che indusse la Regione Calabria, a decretare il trasferimento dell'abitato e degli abitanti. A seguito di due fortissime alluvioni avvenute nell'ottobre 1971 e nel gennaio 1973 l'abitato di Roghudi Vecchio, fino ad allora sede comunale, fu dichiarato totalmente inagibile. Una diàspora durata decenni. Miliardi del vecchio conio, che stuzzicarono l'appetito della 'ndrangheta. Mettere d'accordo le varie 'ndrine fu impossibile e la faida travolse i clan…sangue, morte, distruzione e rovina.
Poi, venne la pax mafiosa, imposta da un mammasantissima della "Provincia". Roghudi riprese a vivere. Anche perché, i soldini erano finiti; e non c'era più niente da spremere. Non prima dello scioglimenti del Consiglio Comunale per mafia. Pure il municipio venne messo al rogo di notte. Poi venne il 'giorno', trascinato da Aurora, figlia di Iperione, sorella del sole e della luna. E Roghudi, mostrò il suo vero volto. Quello della cultura, della pace, della politica. L'esaltazione del bello e della bellezza. Per dirla con Gianna Nannini… Bello e impossibile…"Bello bello impossibile/con gli occhi neri e il tuo sapor mediorientale/ bello bello invincibile/ con gli occhi neri e la tua bocca da baciare/ girano le stelle nella notte ed io/ ti penso forte forte ti vorrei/ bello bello impossibile/ con gli occhi neri e il tuo sapor mediorientale/ bello e irraggiungibile/ con gli occhi neri e il tuo gioco micidiale/…". Variamente dipinto e descritto…"A poco più di 600 metri sul livello del mare, nel mezzo del torrente Amendolea, circondato da monti impenetrabili, il vecchio abitato di Roghudi e la sua frazione Chorìo di Roghudi, continua a resistere all'ingiuria del tempo. In un susseguirsi di monti e di dirupi, nella totale assenza di terreni pianeggianti, fonte, www.calabriaonline.com Roghudi si trova adagiato sul crinale di una collina che precipita verso il fondo della valle.
A poca distanza si possono ammirare due formazioni geologiche naturali: Ta vrastarùcia (le caldaie del latte) e I Ròcca tu Dràgu (la Rocca del Drago). Sindaci, assessori e consiglieri cristallini, legali e trasparenti, Pro Loco, associazionismo, volontariato, riscoperta dei vecchi mestieri, delle tradizioni, usi, costumi. Premi letterari. Feste di piazza, manifestazioni intercomunali di vario sapore ecc. Insomma, un Rinascimento roghudese. Insinuato nel cuore del territorio di Melito Porto Salvo, sulla super-strada jonica 106, a pochi chilometri da Reggio Calabria, Roghudi è oggi, una bella realtà politica, sociale, culturale e nel suo piccolo economica. Anima dell'associazione culturale ellenofona "Paleghenea" è l'avvocato Mario Maesano. Senza nulla togliere agli altri componenti. Fiore all'occhiello è il Premio 'O Nostos", che ogni anni viene consegnato a coloro che si siano distinti, nel campo sociale, politico, scientifico, artistico e letterario. Grande serata, anche l'anno scorso edizione 2013, a cui ha partecipato anche il capitano, Gennaro Cascone ed il maresciallo capo Andrea Scarpino, della compagnia di Melito,
sono stati premiati il luogotenente Cosimo Sframeli; il maresciallo ordinario Francesca Parisi (assente, ha inviato una lettera con i suoi ringraziamenti); il giovane fisico melitese Salvatore Fazio ( ha ricevuto per lui il premio sua madre, la dottoressa, Candida Lasco); il professore Francesco Manganaro (ordinario di diritto amministrativo presso l'università Mediterranea di Reggio Calabria); la professoressa Angela Misiano; il presidente Pro- Pentedattilo Onlus, Giuseppe Toscano; Antonino Mangiola (presidente Laurentianum); il parroco della Parrocchia S. S. Trinità, don Giovanni Zampaglione; la dott.essa Annamaria Borrata; l' amministratore unico della System House, Agostino Nicola Silipo; il gruppo etnico I Megala- Ellada di Bova Marina; la poetessa ;Rosy De Fazio; il presidente dell'associazione Angeli Bianchi Onlus. Menzione per il blog www.saltolavecchia.com per i primi tre anni di attività, la cui targa è stata consegnata al giornalista Antonio Virduci. Tante le iniziative del circolo grecanico 'Paleghenea'. In precedenza, venerdì 18 Marzo 2011, andò in onda presso il Centro Ellenofono di Roghudi il PREMIO 'Vincenzo Restagno'. Con l'introduzione dell'avv. Mario Maesano, Presidente del Circolo Culturale Paleaghenea.
Intervennero e dopo il convegno sulla Legalità furono premiati: l'on. Fortunato Aloi, Storico e relatore della legge 482/99; Dott. Franco Arcidiaco, Editore Città del Sole Edizioni; Dott. Francesco Mollace, Sostituto Procuratore Generale; avv. Giuseppe Morabito, presidente Provincia di Reggio Calabria. Concluse il sen. Luigi De Sena, Vicepresidente della Commissione Parlamentare Antimafia. Riconoscimento anche per il professore Filippo Violi. Altro Premio importante…Presso il Centro Ellenofono di Roghudi si è tenuta la cerimonia di consegna del Premio "Don Domenico Spanò", in memoria del Prete natio di Roccaforte del Greco. Il Prete è stato ricordato da una splendida introduzione del Prof. Francesco Palamara. Sono stati premiati dal Presidente del Paleaghenea Mario Maesano la poetessa Carmen Gullo e il Sac. Giovanni Zampaglione, autori del libro "L'amore nel cuore" (Aletti Editore).E parliamo ora, sia pur fugacemente del Premio Letterario Roghudi, giunto alla quarta edizione. Non è un caso che a trionfare sia stata la poetessa Daniela Ferraro, vate di Locri. Dire che sia nata una stella, sarebbe riduttivo rispetto al potenziale artistico e culturale della professoressa. Basta leggere od ascoltare i versi trascendentali delle poesie dei suoi primi due libri, per rendersi conto della caratura del personaggio; del carisma esercitato dall'artista; del fascino di versi immortali. Fu per caso che la conoscemmo davanti al comune di Bova. Ce la presentò il nostro amico Cosimo (Sframeli).
Aveva in borsetta, un libro di poesie; lo tirò fuori ed a nostra richiesta cominciò a declamare. Restammo a bocca aperta. Eppure di poesie e di libri di poesie ne abbiamo visti e sentiti a migliaia. Svariate liriche, le abbiamo pure imparate a memoria. –Daniela, quanti premi hai ricevuto?-Qualcosina, ma non scrivo per i premi, scrivo per la poesia, la cultura…Siamo sati ben lieti di apprendere, che abbia vinto al "Premio di Roghudi"; sia pure in ex aequo. Ma non potremmo sorprenderci se la cosa si ripetesse da un'altra parte. C'è la stoffa della campionessa. Un personaggio benemerito, che onora se stessa e la sua progenie, avi, bisavi a trisavoli e la cittadina di Zaleuco, considerato il primo legislatore del mondo occidentale, da cui proviene (Locri); ma soprattutto la cultura, nel rapporto dare e ricevere. I suoi alunni dovrebbero andarne fieri. Fiero di sé e della sua Associazione, potrebbe andare anche l'avvocato Mario Maesano. Un globe-trotter della cultura. Il comunicato stampa, curato dall'addetto, Rosalia Salvatore recita "Su il sipario sulla Cultura e le Tradizioni dell'area grecanica al Paleaghenea. Doppio appuntamento, cerimonia di consegna del premio letterario e premio " O Nostos" alla carriera.
"Cos'è la cultura umana, la capacità di produrre significati e dare senso." così apre la serata il dottor Mario Maesano, presidente del Paleaghenea e tira le fila dell'evento."L'homo sapiens, dice Maesano, è la creatura unica che produce senso, cultura", prendendo spunto da una tesi di Selma Aslaoui e dal pensiero di Giovanni Testori, che s'interroga sulla questione e sul termine a suo avviso spesso usato impropriamente perché non prende visione e non da contezza del resto dell'umanità, quello che lavora, studia, il semplice operaio, la casalinga, la madre, il padre, il prete, il maestro su cui Dio ha giustapposto l'ugual sigillo di vita e fanno cultura esattamente come un letterato o un giornalista. C'è tanto nella cultura e nella storia dei luoghi della Grecia di Calabria, dalle tradizioni ai valori familiari, l'ambiente la spiritualità e tutto questo da significato al vivere civile spesso in un luogo martoriato da retaggi culturali e mafiosità, questo piccolo mondo antico con i suoi valori è tutelato dalle leggi sulle minoranze linguistiche, e lo ricorda la presenza, l'ospite d'onore il dottor Mario Candido, assessore alle minoranze linguistiche della provincia di Reggio Calabria, che si è sempre battuto per la causa calabrogreca e non perde occasione per rimarcare l'importanza delle legalità, indispensabile per ristabilire l'ordine e la sicurezza, il rispetto per tutti e l'importanza dei valori spirituali, come la famiglia e materiali come l'ambiente.
Da lì a poco si passa alla proclamazione dei vincitori del premio letterario Paleaghenea 2013 e alla premiazione di tutti i partecipanti. Per la sezione A: Choramu, autore Francesco Nucera; per la sezione C: Canto a Demetra, autore Oreste Kessel Pace; per la sezione D: ex aequo, La casa dei gelsomini, autore Daniela Ferraro, Se mi sbaglio autore Pietro Nucera e Terra mia straniera autore Maria Eleonora Zangara. Che di seguito declamano i loro versi. Ognuno di esse è uno scorcio della cultura in genere della gente di Calabria, le emozioni e le esperienze soggettive emergono con forza dalla poesia intimistica, voci sommesse e a recitazioni ricche di pathos. A seguire introduce la seconda parte dell'evento la giornalista Rosalia Francesca Salvatore, E' il giorno degli eroi della nostra terra I Nostoi, dei greci contemporanei, le vere risorse del territorio! Comincia il viaggio di ritorno, e Rosalia Salvatore prima di passare alla premiazione, spiega il significato del premio, " O Nostos" dal greco, significa il ritorno, degli eroi a casa. Il premio O NOSTOS quest'anno è stato consegnato a personaggi autorevoli, eroi contemporanei e guerrieri della nostra terra: il professor Daniele Macris, il professor Salvino Nucera, Il professor Gennaro Salvatore Dieni, Il professor Filippo Violi, il poeta Giovanni Favasuli e il poeta Bruno Stelitano.
Ognuno di questi personaggi della cultura accomunati dagli studi umanistici e l'attaccamento alle proprie radici è una pietra miliare del territorio e le loro storie e carriere quarantennali non possono certo essere riassunte in qualche riga… Il professor Macris ricorda che " la lingua greca si deve sentire" e ripropone qualche idea per il futuro una sezione in lingua greca antica per il prossimo anno e una collaborazione con la Sicilia e Messina, anch'essa area di minoranza greca. Il professore Favasuli il cantastorie apromontano ci allieta con piccoli quadretti di vita di altri tempi pizzicando soavemente le corde della chitarra e non poteva mancare "faciti rota". "I Professori" raccontano aneddoti e tirano le fila, i poeti sono gli archivi storici. E tutti i premiati con le loro poesie, i canti e le storie di vita invitano al recupero dello spazio dell'anima calabrogreca, che può fungere da esempio per tutti. Maesano ovviamente non perde occasione per ringraziare davvero tutti letterati o meno, tutti i soci e coloro che hanno collaborato all'evento, le risorse…
Nel corso dell'evento sono state premiate altre risorse importanti del territorio con dei riconoscimenti dal dottor Mario Candido al Dottor; del Cavaliere, scrittore e saggista, Luogotenente, dei Carabinieri, Cosimo Sframeli, comandante della stazione principale di Reggio Calabria, ricordando la sua ultima fatica letteraria che insieme alla collega maresciallo dei Carabinieri Francesca Parisi racconta con testimonianze dirette un viaggio a ritroso nel sistema ndranghetistico vissuto faccia a faccia. Il premio riporta in piazza, tradizioni, stili di vita, il passato e il presente dei popoli della Calabria greca e romanza, che hanno fatto la storia di questo paese.Il premio " O NOSTOS", è conferito a coloro i quali si siano distinti nel campo sociale, politico, scientifico, artistico e letterario. Un evento pensato e realizzato grazie al forte impegno ed alla disponibilità del Gruppo e dell'associazione ellenofona Paleaghenea. Il premio riporta in piazza tradizioni, stili di vita, il passato e il presente dei popoli della Calabria greca e romanza, che hanno fatto la storia di questo paese. Ed è il viaggio di ritorno nella letteratura greca antica. I nostoi, sono i ritorni a casa degli eroi greci che ritornano in patria alla fine della guerra.In questo caso O nostos è inteso anche come ritorno al passato come metafora della vita alla riscoperta di sé e delle proprie radici, verso il recupero delle proprie origini. Un passato non sentito come deposito archeologico ma da contrapporre al presente, come veicolo di valori universali.
E i premiati con le loro poesie, i canti e le storie di vita invitano al recupero dello spazio dell'anima calabrogreca, che può fungere da esempio per tutti. La Calabria è sì difatti affetta da mali atavici, ma possiede in sé gli anticorpi positivi, culturali e naturali per difendersi e non solo il ricco patrimonio culturale ma soprattutto e come sempre d'altronde nella storia del mondo le risorse umane, le anime di buona volontà, questa gente d'Aspromonte e non solo in grado di mettere a frutto lavoro, cultura e legalità. Una Calabria che mentre aspetta la mobilitazione politica e sociale, imbocca la via della mobilitazione culturale. Sarà questa la strada per riscoprire le potenzialità del territorio e far uscire la Regione dal cono d'ombra. L'evento con cadenza annuale ormai consolidatasi nel tempo è stato organizzato dall'associazione culturale ellenofona Paleaghenea in collaborazione con la provincia di Reggio Calabria e il CCC centro di coordinamento dei calabrogreci, e grazie al comune di Roghudi, i soci, i corsisti del corso di formazione e aggiornamento, in collaborazione con l'Università Dante Alighieri di RC, che il 31 maggio 2014 conseguiranno il titolo.". Domenico Salvatore
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CORRELATO
IL PALEAGHENEA….COMPIE QUATTRO ANNI….
Quattro anni orsono, in Bova Marina, nello studio del dott. Maria Luisa Autuori, notaio residente in Bova Marina, veniva costituito da un gruppo di amici il Circolo Culturale Paleaghenea.
L'Associazione non ha scopo di lucro e si propone le seguenti finalità:
a)tutelare e valorizzare il patrimonio culturale, storico, artistico, linguistico e materiale dei Greci di Calabria;
b) favorire e promuovere la conoscenza e la diffusione dei valori culturali di carattere storico, umanistico, letterario, scientifico, etnico, artistico, musicale mediante l'organizzazione di seminari, convegni, congressi, corsi di insegnamento della lingua greco-calabra, premi, mostre, gite, escursioni, spettacoli pubblici ed ogni altra attività diretta al richiamo dei forestieri nell'area Grecanica;
c) promuovere e valorizzare l'artigianato tipico e artistico, la gastronomia locale e la tipizzazione dei prodotti agro-alimentari;
d) contribuire allo sviluppo culturale e civile dei cittadini ed alla diffusione dei principi di trasparenza e democrazia, nonché alla difesa delle libertà civili,individuali e collettive;
e) promuovere la diffusione dei valori di solidarietà sociale attraverso interventi di sostegno a favore dei soci e di terzi;
f) promuovere attività sportive a carattere dilettantistico.
g) promuovere intese per agevolazioni ai Soci nello svolgimento delle attività culturali e sportive rientranti negli scopi dell'Associazione.L'Associazione è dotata di strutture secondarie con rappresentanza stabile presso i Comuni di Roghudi, Roccaforte del Greco e Reggio Calabria.
La sede sociale si trova in via Giuseppe Mazzini snc – 89060 Roghudi e lo stesso sodalizio si riunisce presso il Centro Ellenofono di Roghudi per cortese concessione del Consorzio Evoluzione.Il logo sociale è costituito da un disegno di forma circolare che raffigura nella parte superiore il vecchio borgo di Roghudi,nella parte centrale la denominazione dell'associazione"PALEAGHENEA", nella parte inferiore piante di ficodindia e spighe di grano,tipiche dell'area grecanica e nel bordo circolare porta la scritta"CIRCOLO CULTURALE", separate le parole da un disegno che rappresenta l'intaglio del legno. Può essere esposto solo nelle sedi dell'Associazione e nelle varie manifestazioni da essa organizzate.Il Circolo Culturale organizza ogni anno, il PREMIO LETTERARIO PALEAGHENEA, IL PREMIO VINCENZO RESTAGNO E IL PREMIO DON
DOMENICO SPANO'. Fiore d'occhiello sono gli scambi culturali con la Grecia.
IL PRESIDENTE …..Dott. Mario Maesano
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Biografia.
Don Domenico Spanò
Don Domenico Spanò nacque a Ghorio di Roccaforte il 23 gennaio del 1875 da Domenica Palamara e Domenico Antonio Spanò. Già in tenera età richiamò l'attenzione degli amici di famiglia che al padre profetizzarono un lusinghiero avvenire. Domenico Spanò ricevette dai suoi genitori un'educazione di carattere religioso. Il suo primo maestro fu il Sacerdote Giovambattista Tripepi dei baroni della torre di Pletea. Per ragioni di famiglia il sacerdote Tripepi si trasferì a Roma e Domenico Spanò proseguì i suoi studi a Reggio Calabria grazie anche all'aiuto economico fornito dal nonno materno Domenico Palamara. Il nonno nutriva la speranza di farne un sacerdote anche perché nella famiglia Palamara, nella prima parte dell'ottocento, c'era stato un altro prete di animo nobile che si chiamava Francesco Palamara. Nel mese di febbraio del 1887 il nonno e il giovane Domenico Spanò si recarono presso la stazione di Melito per prendere il treno che doveva portarli a Reggio Calabria. Il nonno andò ad acquistare i biglietti mentre Domenico, all'insaputa del congiunto, s'incamminò lungo i binari per rincorrere il treno che stava arrivando nella stazione. Fortuna volle che il sig. Francesco Zavettieri esponendosi al pericolo spinse fuori dal binario il giovane Domenico mentre il treno stava passando. Il nonno pianse e nello stesso tempo gioì per lo scampato pericolo e per il resto della sua vita digiunò tutti i mercoledì in ringraziamento della Vergine del Monte Carmelo. A Reggio Calabria, Domenico Spanò guidato dagli insegnanti Pressetelli, Calofani, Cresci, Modafferi e Franco si distinse per il suo impegno scolastico. Iscrittosi alle scuole tecniche, dopo aver sostenuto in un anno due classi, fu rimandato in italiano orale, non sopportando tale mortificazione chiese al Cardinale Portanova di poter andare al Seminario di Bova e lì inizio lo studio del latino. Successivamente per ragioni di studio passò al seminario di Reggio Calabria dove fu seguito da Mons Morabito, dal filosofo Caprì e dai professori Cotroneo e Curatola, dal latinista Quattrone e da Monsignor Romeo. Richiamato a Bova dal Vescovo Monsignor Rossi , Domenico Spanò iniziava a sentire la vocazione del Sacerdote missionario. Nel frattempo il Vescovo cedette la direzione del Seminario di Bova Marina ai salesiani e da questi apprese lo spirito del sacrificio. Dichiarato idoneo al servizio militare partì per Viterbo dove conobbe il Vescovo Cappuccino Monsignor Grasselli. Dopo 33 giorni venne congedato e rientrò nel Seminario di Bova Marina. Venne ordinato sacerdote dal Vescovo di Bova Monsignor Pugliatti e obbligato a rimanere a Bova fondò una scuola popolare per ragazzi istruendo tutti e passando lietamente i giorni insieme ai giovani bovesi. Nel dicembre del 1900 celebrò la prima Messa. Ritornato a Roccaforte fondò una società agricola operaia, aprì una scuola per adulti e un asilo. Desideroso di recarsi alle missioni stava per partire per Smirne ma fu dissuaso dall'arcivescovo di Messina Mons. D'Arrigo che lo nominò Economo spirituale di Santa Domenica Vittoria piccolo paese in provincia di Messina dove soggiornò dal 1 marzo 1901 al 28 dicembre del 1908. In questo paese contribuì alla costruzione della Chiesa di S. Antonio Abate. Iniziò con sole cinque lire. La domenica, dopo aver spiegato il Vangelo, leggeva la nota dei crediti degli operai che avevano lavorato durante la settimana. Ogni operaio riceveva un buono da lui firmato ed i buoni, numerati progressivamente, venivano materialmente pagati dall'ufficiale postale che era stato nominato cassiere.Intanto a Roccaforte nel settembre del 1908 morì il sacerdote Giuseppe Cento e al suo posto venne nominato Don Domenico Spanò. Partì da Santa Domenica Vittoria poco dopo la mezzanotte del 28 dicembre del 1908 e alle ore tre raggiunse Randazzo per attendere il treno che doveva portarlo a Messina. Alle ore cinque e mezza si verificò il terribile terremoto che distrusse le città di Messina e Reggio Calabria. Don Spanò si prodigò tantissimo durante l'opera di soccorso, l'Arcivescovo d'Arrigo lo nominò suo rappresentante, riuscì ad aprire al culto la prima chiesa riunendo i sacerdoti della diocesi. Recuperò gli arredi sacri e gli oggetti di valore appartenenti alla Chiesa e ad altre istituzioni che consegnò al Vescovo dopo aver stilato un regolare inventario. Per delega del commissario straordinario dei soccorsi Tenente generale Francesco Mazza accudì gli orfani delle vittime del terremoto. Terminata l'emergenza don Domenico Spanò raggiunse Roccaforte dove fece riparare e riaprire al culto la Chiesa. Sostenne la necessità del rimboschimento delle montagne con alberi da frutto per accrescere la produzione e la costruzione delle casette in montagna per il ricovero dei contadini e dei pastori. Operò per il ripristino dell'antico santuario di Santa Maria di Pletea. Insegnò nella scuola mista di Stato della frazione Ghorio. In questa opera fu aiutato da alcuni sacerdoti tra i quali Don Cajozzo da Trapani, Don Pennavaria da Palermo, Don Autelitano da Bova e il canonico Romeo da Seminara. A proprie spese ospitò spesso predicatori di vaglia come il Padre Cappuccino Francesco Familiari, il parroco di Melito Don Patamia e il gesuita Padre la Spina. Dopo otto anni di sacrifici , per cui Don Domenico Spanò si privò perfino del suo patrimonio, lasciò la parrocchia ai salesiani e precisamente a Don Salvatore Graci il quale rimase due anni . Don Domenico Spanò si recò a Terranova Sappo Minulio dove nelle contrade Orto e Norio la Chiesa di Roccaforte possedeva due appezzamenti di terreno il cui fittuario era il sig Perri Antonio di Radicena. I cittadini di Scroforio, saputo dell'arrivo di Don Domenico Spanò e trovandosi senza sacerdote, chiesero assistenza religiosa. Don Spanò mandò una commissione dal Vescovo Mons. Scopelliti di Oppido Mamertina per ottenere il permesso necessario ma il Vescovo negò tale permesso. Don Spanò non si arrese e inviò una seconda commissione dal Vescovo facendogli recapitare un messaggio nel quale c'era scritto che sarebbe rimasto ad assistere gli ammalati fino a che il Vescovo non avesse trovato il modo di provvedere. L'insistenza di Don Spanò ebbe successo poiché il Vescovo provvide a rimandare il parroco Gaetano Lando che in precedenza era scappato dal paese di Scroforio. Dopo qualche giorno fu convocato dal Real Provveditore agli Studi di Reggio Calabria che lo nominò maestro elementare a San Pasquale di Bova Marina. Qui riaprì al culto la chiesetta di S. Pasquale grazie all'opera della Baronessa Agata Nesci. Il vescovo di Oppido Mons. Scopelliti invitò Don Spanò a ritornare a Scroforio perché era reclamato dai cittadini. Don Spanò servì per due anni Scroforio, Terranova ed Oppido. La parrocchia di Scroforio fruttò in due anni 30.000 lire e quella di Terranova 40.000 mila. Don Spanò servì le parrocchie per sole cento lire al mese perché voleva che le rendite fossero spese per la Chiesa e per le opere di beneficenza. Fu nominato Provicario Generale e così poté accorgersi che nella Diocesi c'erano molti dilapidatori delle rendite della chiesa e ingaggiò un'aspra lotta che portò alle dimissioni del Vescovo. Dopo questo spiacevole avvenimento Don Spanò preferì ritornare a Roccaforte dove nel frattempo mancava il parroco poiché Don Graci si era ritirato dall'ordine dei Salesiani. Nel 1920 riaprì al culto la Chiesa di Ghorio e l'oratorio della Torre baronale e per meno di 3000 lire annue servì tre chiese e trovò il modo di dar lavoro a proprie spese a molti operai disoccupati. l'11/10/1924 arrivò a Roccaforte il vescovo mons Taccone e molte persone si avvicinarono al confessionale per la grande soddisfazione di Don Spanò. Il 23 febbraio del 1927 venne nominato Canonico – Teologo onorario dal Vescovo Cognata di Bova. Don Spanò aveva uno spirito di adattamento eccezionale, tenendo con sé il breviario e accontentandosi di un po' di pane e di una sedia per letto era capace di passare mesi fuori residenza. Se si proponeva di tacere, passava intere settimane senza dir parola e amava dire che "il carattere è l'uomo ed i vizi si possono levare con la forza della volontà". Espresse più volte il pensiero di volersi chiudere in un Ordine religioso per distaccarsi dal mondo, ma per ragioni relative all'età ricevette risposte negative. Il disinteresse e l'amore per il prossimo indusse Don Spanò a lottare contro le ingiustizie e a sostenere gravi sacrifici. Appassionato allo studio e circondato da libri non permetteva a nessuno di entrare in casa sua salvo che per le situazioni riguardanti il suo ufficio di Arciprete. Si prodigò per la realizzazione di una nuova chiesa e dopo tante lotte riuscì a ottenere la costruzione, nel rione Fossa, della Chiesa dello Spirito Santo. Morì il 27 agosto del 1934.







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