Confessarsi o vivendo nelle finzioni: così lo scrittore Giuseppe Berto si racconta
Di PIERFRANCO BRUNI Nella necessità di raccontare si decifra la necessità di rendere la scrittura una confessione. Scrivere è confessarsi.
Nella letteratura si attraversano i generi letterari, i quali, come ben sottolineato da Maria Zambrano, diventano confessione.
Giuseppe Berto si è spesse volte raccontato, usando, appunto, la scrittura, non rinunciando al rapporto tra letteratura e confessione. Ma tra linguaggio e confessione si esercita una ricerca che è quella di scavare nel cuore delle verità.
La confessione diventa verità nel momento in cui lo scrittore , pur non ponendosi davanti ad uno specchio, riesce a leggersi e a specchiarsi con gli occhi. Gli occhi sono sempre, comunque, uno specchio.
I romanzi di Giuseppe Berto sono romanzi attraversati dallo sguardo. E negli sguardi si vivono e si consumano le emozioni, le tensioni, i sentimenti e di catturano le percezioni. In "Anonimo Veneziano" le parole e il dialogare è un intrecciare lo sguardo ai linguaggi dell'anima. Si raccoglie il tutto in in affettuoso sentiero che riga il gioco infinito del vocabolario dell'esistenza. Un vocabolario che conosce l'amore e il sentimento di morte.
In Berto il sentimento di morte è un taglio costante che lacera gli scogli le cui onde sono uno sbattere incisivo. L'esistenza come male di vivere è il male di vivere come storia di esistenze intrecciate alla,morte che bussa al palazzo dei dubbi. Lo scrittore pascaliano che non sa coda farsene delle cortezze.
Berto non ha bisogno di certezze. Come il personaggio de "Il brigante" di nome Michele Rende o come tutto l'iter narrante del romanzo "Anonimo Veneziano" o come anche "La cosa buffa". Non hanno bisogno di certezze i romanzi di Berto, perché lo scrittore ha decido che soltanto la provvisorietà rende liberi. In questa provvisorietà i sentieri di morte sono sentieri di infinito. Tutto ha un senso nella vita.
In Berto, che usa la confessione nei termini zambraniani, ovvero come genere letterario, la letteratura è il cammino sul filo teso tra un precipizio e un volo d'aquila. Eppure ha bisogno della letteratura perché ha bisogno di perdersi per ritrovarsi. Anche cadere nel precipizio significa incontrate il perduto e il ritrovato.
Siamo, in fondo, tutti degli "anonimi". E restiamo sul filo di una attesa che intreccia costantemente il senso dell'inevitabile.
Berto ha un vissuto lungo le parole e le confessioni dell'inevitabile. Scrivere è confessarsi vivendo la ricerca della verità e il viaggio delle funzioni.
Luigi Palamara
Giornalista, Direttore Editoriale e Fondatore di MNews.IT
Cell.: +39 338 10 30 287
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