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Il ritrovamento del cadavere di una donna fa scattare..."Quel "mostro di Firenze" che continua al albergare nella nostra mente

Il cadavere di una donna è stato trovato alle porte di Firenze legato ad una sbarra, in una strada secondaria al confine con Scandicci. La donna, dall'apparente età di 25-30 anni, era inginocchiata e legata con nastro adesivo ad una sbarra orizzontale, 'a braccia larghe come se fosse crocifissa' ed indossava solo le scarpe. Gli abiti sono trovati a un chilometro di distanza. Non sono ancora state chiarite le cause del decesso e dai primi accertamenti sul cadavere non sono emersi segni di violenza. Riguardo il movente dell'omicidio, gli investigatori si limitano a parlare di ''una ragazza sbandata, che ha fatto un brutto incontro'.
TORNA LA PSICOSI DEL MOSTRO DI FIRENZE"?
Domenico Salvatore

Il ritrovamento del cadavere di una donna alle porte di Firenze, fa scattare il campanello d'allarme dell'ippocampo dell'opinione pubblica e della Polizia di Stato e dei Carabinieri, se non della Guardia di Finanza, coordinati dal procuratore capo della Repubblica di Firenze Giuseppe Quattrocchi, oramai in pensione; se non di Giuliano Giambartolomei. In attesa del nuovo inquilino di Palazzo di Giustizia, che dovrebbe essere l'attuale procuratore capo della Repubblica di Palmi, Giuseppe Creazzo. L'apposita Commissione del CSM, ha già deciso. Ora, tocca al Plenum. Inevitabile la psicosi del così detto "Mostro di Firenze". Una vicenda di cronaca nera degli Anni Ottanta" sulla quale sono state dette fiumi di parole e sono stati scritti fiumi d'inchiostro…radio, televisione, agenzie di stampa, riviste, web e convegnistica a perdere. Romanzi, inchieste, commedie, drammi, indagini e chi più ne ha, più ne metta. Senza scomodare la mitologìa classica, dove i mostri: dal Minotauro alla Medusa, dall'Idra di Lerna a Polifemo, da Cerbero al Centauro e via di sèguito sono la regola. Poi vennero gli Extra Terrestri, i gemelli siamesi.. Come se non bastassero i vari Landru, Jack lo Squartatore, le tante storie sui Licantropi, sui vampiri, lo strano caso del dottor Jekyll e Mister Hyde, l'esorcista, riti esoterici e via di sèguito. A parte il mondo delle favole. Per offrire un quadro sufficientemente chiaro a beneficio dei nostri lettori sovrani, che non hanno tempo per andare a spulciare, a collegare e ricollegare, siamo andati noi a scartabellare al posto loro…

Scrive Leonardo Bartoletti, fonte www.lanazione.it... "San Casciano Val di Pesa (Firenze), 17 luglio 2013 - Il corpo di Pietro Pacciani, coinvolto nel caso del Mostro di Firenze negli anni Ottanta, è stato riesumato nel cimitero di Mercatale. L'uomo morì il 22 febbraio 1998, quattordici anni fa. I resti di Pacciani sono stati trasferiti in una cassetta di zinco. La legge prevede che, se nei prossimi sei mesi nessuno reclamerà i resti dell'uomo, questi ultimi verranno trasferiti in una fossa comune. La tomba di Pietro Pacciani era molto spartana: una croce di legno e poco altro. Nei mesi scorsi si era parlato di nuovo del mostro per il presunto ritrovamento della pistola dei delitti. L'inchiesta sul 'mostro di Firenze' avviata a suo tempo dalla Procura fiorentina porto' alla condanna in via definitiva di due uomini identificati come autori materiali di 4 duplici omicidi, i cosiddetti 'compagni di merende': Mario Vanni e Giancarlo Lotti. Mentre il terzo, Pietro Pacciani, condannato in primo grado a piu' ergastoli per 7 degli 8 duplici omicidi e successivamente assolto in appello, e' morto prima di essere sottoposto a un nuovo processo di appello, che si sarebbe celebrato a seguito dell'annullamento, avvenuto nel 1996, della sentenza di assoluzione da parte della Cassazione". Ed ancora…

"Mostro di Firenze, fonte Wikipedia, è la denominazione sintetica utilizzata dai media italiani per riferirsi all'autore o agli autori di una serie di otto duplici omicidi avvenuti fra il 1968 e il 1985 nella provincia di Firenze. L'inchiesta avviata dalla Procura di Firenze ha portato alla condanna in via definitiva di due uomini identificati come autori materiali di 4 duplici omicidi, i cosiddetti compagni di merende: Mario Vanni e Giancarlo Lotti mentre il terzo, Pietro Pacciani, condannato in primo grado a più ergastoli per 7 degli 8 duplici omicidi e successivamente assolto in appello, è morto prima di essere sottoposto ad un nuovo processo di appello, da celebrarsi a seguito dell'annullamento nel 1996 della sentenza di assoluzione da parte della Cassazione.Le Procure di Firenze e Perugia sono state impegnate in numerose indagini volte ad individuare i presunti mandanti. In particolare, le indagini si sono focalizzate su un possibile movente di natura esoterica, che avrebbe spinto una o più persone a commissionare i delitti. La vicenda ebbe molto risalto anche dal punto di vista sociale, suscitando estrema paura per la tipologia di vittime (giovani fidanzati in atteggiamenti intimi) ed aprendo l'opinione pubblica italiana al dibattito sull'opportunità di concedere con maggiore disinvoltura la possibilità per i figli di trovare l'intimità a casa, evitando i luoghi pericolosi."

Il flash dell'agenzia Ansa…"Il cadavere di una donna è stato trovato alle porte di Firenze legato ad una sbarra, in una strada secondaria al confine con Scandicci. La donna, dall'apparente età di 25-30 anni, era inginocchiata e legata con nastro adesivo ad una sbarra orizzontale, 'a braccia larghe come se fosse crocifissa' ed indossava solo le scarpe. Gli abiti sono trovati a un chilometro di distanza. Non sono ancora state chiarite le cause del decesso e dai primi accertamenti sul cadavere non sono emersi segni di violenza. Riguardo il movente dell'omicidio, gli investigatori si limitano a parlare di ''una ragazza sbandata, che ha fatto un brutto incontro''. La vittima non è ancora stata identificata e l'ipotesi è che si tratti di una prostituta uccisa da un cliente. L'uomo che ha dato l'allarme è uscito di casa per fare un giro in bicicletta, quando ha visto il corpo che si trovava in una strada secondaria, vicino all'Arno, sotto al cavalcavia della A1 nella zona di Ugnano. Le indagini mirano anche ad accertare se ci sia un legame con un episodio di un anno fa quando una prostituta fu trovata, viva, anche lei legata nello stesso luogo dopo essere stata violentata e rapinata. Il decesso risalirebbe alla notte scorsa. Il luogo dove è stato trovato il cadavere è conosciuto come abitualmente frequentato dalle prostitute. Gli abitanti della zona si sono spesso lamentati per questo. Su un muro della zona ci sono anche scritte spray di protesta per la frequente presenza di prostitute.

Secondo gli investigatori il modo in cui la donna è stata legata, la crocifissione, è casuale e chi lo ha fatto non aveva in mente alcun fine 'simbolico'. Il caso precedente risale al marzo dello scorso anno: la prostituta, una donna italiana di 46 anni, denunciò di essere stata immobilizzata, violentata e rapinata della borsa da un cliente, proprio nella stessa strada, in via del Cimitero di Ugnano, nei pressi del cavalcavia sotto l'autostrada A1. All'arrivo dei carabinieri, intervenuti su segnalazione di alcuni residenti allarmati dalle sue grida, la donna era a terra, nuda, i polsi legati con dei lacci a una transenna spartitraffico. Era stata avvicinata dal cliente in via di Novoli, alla periferia nord della città, poi convinta a salire sulla sua auto.
 "Michele Giuttari, capo della Squadra Mobile di Firenze, fonte www.laveracronaca.com è convinto che dietro Pacciani, Vanni e Lotti ci sia qualcun altro. Anche il magistrato Canessa ne è convinto. Stando a quanto riferito da Lotti, ci sarebbe un dottore che compra le parti asportate alle vittime: "Mi ha detto questo dottore che andava a Mercatale da Pietro… per prendere questa roba delle donne… dice che gliele pagava, poi io…".

Le indagini, allora, s'indirizzano verso persone di un altro ambiente, rispetto a quello dei Compagni di merende, persone con un più elevato livello culturale e sociale, che potrebbero anche avere conoscenze esoteriche. Forse, fanno parte di una setta che usa feticci di donne per compiere particolari riti. Forse. Ma questa dei mandanti e dei riti, secondo Giuttari, è una pista supportata da elementi concreti: gli omicidi sono rituali, attuati vicino a corsi d'acqua, cimiteri, chiese sconsacrate, vicino ad alberi dal significato esoterico: cipressi, viti; sono avvenuti sempre nelle notti di novilunio, perpetrati con le stesse armi e sono mutilate donne che si trovano in atteggiamenti amorosi con un uomo.
 A rinforzare questa pista, c'è anche la storia dei soldi. Pacciani, nel periodo degli omicidi, inizia, inspiegabilmente, a diventare ricco, tanto da permettersi l'acquisto di due case e una macchina. Calcolandolo con i parametri odierni, il patrimonio di Pacciani si aggirava intorno a parecchi milioni di lire, novecento per l'esattezza.
Anche Vanni, che faceva il postino, tra il 1981 e il 1996, ha parecchi soldi: novantatré milioni in banca e cinquantatré in buoni postali. Ma da dove arrivano questi soldi?

Secondo Suor Elisabetta, la suora che conobbe Pacciani quando era detenuto nel carcere di Sollicciano e che gli faceva da assistente spirituale, la provenienza di quei soldi è così spiegata: "Pacciani mi disse che tali somme derivavano in parte dai proventi del suo lavoro in carcere, durante il periodo della prima detenzione, in parte da somme che aveva ricevuto dalla propria sorella, in parte dalle pensioni dei suoceri e ancora in parte dal proprio lavoro". 

Mandanti dietro al Mostro?
Ma secondo la polizia di Firenze, quei soldi sono stati dati a Pacciani e Vanni da gente ricca e insospettabile. Si continua a battere la pista del medico. Sempre per Giuttari, le prime mutilazioni sono opera di uno esperto, che mostra agli altri come si deve fare. C'è, infatti, una differenza tra i primi tagli, eseguiti con precisione chirurgica, e gli ultimi, effettuati, invece, grossolanamente.
Nel maggio del 2003, è istituito il GIDES, Gruppo Investigativo Delitti Seriali, con a capo Michele Giuttari e costituito da un pool di investigatori specializzati.

Nelle mire del Gruppo Investigativo torna un farmacista di San Casciano, Francesco Calamandrei, già emerso nel corso delle indagini, nel 1998, perché il suo nome era comparso in alcune lettere anonime e perché, vox populi, è dedito a questioni e pratiche esoteriche. Calamandrei, sotto indagine per i delitti compiuti nelle campagne intorno a Firenze, è ora accusato di essere uno dei possibili mandanti di quei duplici omicidi. Non solo, potrebbe essere anche uno dei mandanti dell'uccisione di un medico perugino, tale Francesco Narducci, un gastroenterologo appartenente a una nota famiglia umbra, dedito pure lui a pratiche esoteriche e a riti satanici, ritrovato morto sulle rive del lago Trasimeno nell'ottobre del 1985, appena dopo l'ultimo atto del mostro di Firenze. Il coinvolgimento di Narducci nella storia del Mostro parte a seguito dell'intercettazione di una telefonata fatta da alcuni pregiudicati, che minacciano una certa Dora: " (…) fai la fine del medico ucciso sul Trasimeno".
 Lo strano suicidio:
Il sottile riferimento è sicuramente rivolto a Narducci, ma le cose non tornano. Il caso del Trasimeno fu archiviato nel 1985 come suicidio e non come omicidio. Partono le indagini. E qui la storia è lunga e complicata, un'altra storia, in pratica, che andrebbe analizzata a parte. Inizialmente, nel 1985, la morte di Narducci fu giustificata come suicidio, ma riesumando la salma, diciassette anni dopo, e facendo le analisi autoptiche dovute, non eseguite nel 1985, si arrivò a dimostrare l'omicidio. Narducci era stato strangolato.

Qualcuno l'aveva ucciso, presumibilmente, per non farlo parlare o agire di nuovo. Già, perché tra le tante, c'è anche l'ipotesi che il Mostro sia lui, Francesco Narducci. Alcune lettere anonime, arrivate nelle mani della polizia, subito dopo l'omicidio agli Scopeti, lo collegano ai delitti fiorentini.
A detta della gente, poi, Calamandrei conosceva quel medico e quel medico frequentava i luoghi dove furono consumati i delitti, in molti, infatti, testimoniarono di averlo visto. Forse, i due facevano parte della stessa organizzazione segreta (quella di San Casciano Val di Pesa, chiamata: "Setta della Rosa Rossa e della Croce d'Oro").  Così, nell'avviso di garanzia, si precisa che Calamandrei avrebbe commissionato l'uccisione di Narducci: "… Allo scopo di perseguire per sé e per gli altri l'impunità da altri reati", quelli del Mostro, appunto. Narducci, quindi, potrebbe essere stato ucciso perché sapeva la verità sul Mostro e voleva parlare o perché era lui stesso il Mostro e doveva essere fermato.


Su l'ipotesi Narducci-mostro di Firenze, si cominciò a parlare anche del coinvolgimento di una potente loggia massonica di Perugia, che sarebbe riuscita, ricorrendo agli alti livelli, ad insabbiare le prove e ad ostacolare le indagini, per evitare, di fatto, il coinvolgimento del medico, e di eventuali altri, nella vicenda. Ecco perché doveva risultare un suicidio e non un omicidio, quello del medico, per evitare ulteriori indagini. Ed ecco perché, altro fatto assai strano, il corpo ritrovato sulle rive del lago Trasimeno, non era di Francesco Narducci ma di un altro uomo, effettivamente, morto per annegamento e poi scambiato con il vero Narducci poco prima della tumulazione.
Caso contorto, prima dichiarato e archiviato come suicidio, nel 1985, poi, riaperto come omicidio, nel 2002 e, alla fine, chiuso, definitivamente, nel 2012: Francesco Narducci si tolse la vita. Così sostenne il GUP di Perugia, Paolo Michele che proscioglie una ventina di persone, tra le quali il padre del medico, professor Ugo Narducci, accusate di associazione per delinquere, di falso, omissione di atti d'ufficio e occultamento di cadavere. L'avvocato Falcinelli sottolineò: " Il professor Ugo Narducci ha sempre sostenuto che il figlio morì per suicidio l'8 ottobre del 1985. La sentenza da' atto di ciò argomentando compiutamente anche in relazione ai convergenti esiti probatori dai quali emerge definitivamente l'inesistenza di un collegamento tra Francesco Narducci e le vicende del cosiddetto Mostro di Firenze".

 Nuove indagini e nulla di fatto:
Anche Calamandrei fu assolto con formula piena dalle accuse a suo carico, alla fine di un processo, con rito abbreviato, iniziato a settembre del 2007 e conclusosi il 21 maggio 2008. Altre indagini, intanto, portarono:



  • a un appuntato dei carabinieri che secondo Lotti avrebbe dato a Pacciani quei proiettili calibro 22 usati nei duplici omicidi;
  • a un giornalista accusato di aver spedito ai Carabinieri di San Casciano l'asta guida-molla di una beretta;
  • a una donna, riconoscibile nella moglie di un medico fiorentino, molto noto negli anni ottanta, che si sarebbe introdotta in casa di Pacciani la sera del 22 gennaio 1996 e, dopo aver stordito Angiolina Manni con del Tavor, avrebbe cercato e forse trafugato qualcosa.
 Indagini, che lentamente scivolano in prescrizione, mentre la Squadra Antimostro, il 30 giugno 2005 si scioglie. Nel 2013 gli ultimi sviluppi: la pistola del Mostro, la famosa Beretta calibro 22, sarebbe stata ritrovata in un armadio della polizia giudiziaria dei carabinieri di Potenza.
La matricola C3322 ha permesso di risalire alla vendita, avvenuta il 3 marzo 1960 in un'armeria di Sassari. L'acquirente è un certo Stefano Aresti, amico di Salvatore Vinci, il fratello di quel Francesco Vinci indagato nel 1982 come possibile autore dei duplici omicidi di Firenze.
Tutte le armi con quella matricola sono state rintracciate, eccetto quella venduta ad Aresti, non esiste nessuna denuncia né passaggio di proprietà. La notizia potrebbe essere davvero interessante, ma bisogna ricordare che l'amico di Salvatore Vinci si chiamava Franco e non Stefano e che le prove fatte dal Ris di Roma non confermerebbero che l'arma sia la stessa usata dal Mostro. Ancora un nulla di fatto. Dov'è la verità?". Domenico Salvatore
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Luigi Palamara
Giornalista, Direttore Editoriale e Fondatore di MNews.IT
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