Colpite 'ndrine "Commisso" e "Aquino", infiltravano economia -
Reggio Calabria 9 settembre 2014 - Estorsioni ad alto livello e infiltrazione nell'aggiudicazione di appalti, anche per la messa in sicurezza di una scuola e la costruzione di una diga. Per associazione mafiosa transnazionale sono stati arrestati oggi alcuni esponenti di due delle 'ndrine calabresi più pericolose, 'Commisso" di Siderno e 'Aquino" di Marina di Gioiosa Ionica. Gli uomini dello Sco e della squadra mobile di Reggio Calabria, guidati da Andrea Grassi e Gennaro Semeraro, hanno rilevato importanti infiltrazioni della 'Ndrangheta nell'economia legale.
Le ordinanze di custodia cautelare emesse dal gip di Reggio, su richiesta della Dda, riguardano personaggi di spicco delle principali cosche jonico-reggine. I particolari dell'inchiesta saranno resi noti in una conferenza stampa, organizzata presso la questura di Reggio Calabria alle 11, a cui prenderanno parte il procuratore capo di Reggio, Federico Cafiero De Rao, il procuratore aggiunto Nicola Gratteri, il direttore del Servizio centrale operativo, Raffaele Grassi e il questore, Guido Longo. L'inchiesta è il proseguimento di un'altra operazione contro la 'Ndrangheta che nel 2010 portò in carcere 300 persone tra Calabria e Lombardia.
Reggio Calabria, vasta Operazione della Polizia di Stato nei confronti di alcune cosca di ‘ndrangheta operante nella fascia jonica reggina.
La Polizia di Stato di Reggio Calabria, al termine di un complessa attività investigativa coordinata dalla Procura Distrettuale di Reggio Calabria , ha eseguito 29 ordinanze di custodia cautelare nei confronti di capi ed affiliati di diverse cosche d'ndrangheta, operanti nella Locride, ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione mafiosa transnazionale, estorsione aggravata e reati in materia di armi.
L'odierna operazione, denominata "La Morsa sugli appalti pubblici", ha permesso di individuare una serie di vicende dalle quali emergono con evidenza la fortissima pressione esercitata dall'organizzazione criminale sull'economia legale ed i meccanismi sottesi alle attività estorsive ricollegabili all'esecuzione dei lavori ed alle attività attraverso le quali si realizza l'ingerenza del sodalizio nel settore dei pubblici appalti.
I particolari dell'operazione saranno resi noti nel corso di una conferenza stampa che si terrà presso la Questura di Reggio Calabria, alle ore 11.00 odierne.
Reggio Calabria, 9 settembre 2014.
OPERAZIONE ANTINDRANGHETA DELLA
POLIZIA DI STATO:
ARRESTATI CAPI ED AFFILIATI
DELLE COSCHE SIDERNESI E DELLA LOCRIDE
Nelle
prime ore della mattinata odierna, personale del Servizio Centrale Operativo
della Polizia di Stato, della Squadra Mobile di Reggio Calabria e del Commissariato
P.S. di Siderno, nell’ambito di una vasta Operazione di Polizia denominata La morsa sugli appalti pubblici,
coordinata dalla locale Direzione Distrettuale Antimafia, ha dato esecuzione a
nr. 29 ordinanze di custodia cautelare in carcere e degli arresti domiciliari,
emesse dal G.I.P. presso il Tribunale di Reggio Calabria, nei confronti dei
seguenti soggetti, ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione
mafiosa transnazionale (art. 4 Legge
146/2006), estorsione aggravata dall’art. 7 della Legge 203/91 e reati in
materia di armi:
1. AQUINO
Salvatore, nato a Marina Gioiosa Jonica (RC) il 29.02.1944;
2. ARCHINA’
Domenico, nato a Siderno (RC) il 27 novembre 1971;
3. ARCHINA’ Rocco Carlo, nato a Siderno (RC) il 29 ottobre 1936;
4.
CAPOGRECO Leonardo, nato a Locri (RC) il 6 aprile 1976, genero di
COMMISSO Giuseppe alias “Il Mastro”;
5. CARACCIOLO Tommaso Rocco, detto “Mico”, nato a Gioiosa Ionica (RC) il 24
gennaio 1931;
6. CATALDO Vincenzo, nato a Siderno (RC) il 5
settembre 1946;
7. COLUCCIO Antonio, nato a Marina di Gioiosa Ionica
(RC) il 14 novembre 1969;
8. COMMISSO Giuseppe, alias
“Il Mastro”, nato a Siderno (RC) il 2 febbraio 1947, già detenuto;
9. COMMISSO
Pietro, alias
“Quaglia”, nato a Siderno (RC) il 1 luglio 1932;
10.
CORDI’ Antonio, nato a Locri (RC) il 6 gennaio
1987;
11. FERRARO
Francesco, alias “Mulinu”, nato a
Siderno (RC) l’1 marzo 1967;
12.FILIPPONE Antonio, nato a Canolo (RC) il 4 gennaio 1954;
13.FUTIA Antonio, nato a Siderno (RC) il 21 settembre 1958, già detenuto;
14.IETTO
Antonio Pietro, nato a Careri (RC) il 2 febbraio 1956;
15. MACRI’
Antonio, nato a Siderno (RC) il 20 agosto 1957;
16.MACRI’
Marco, nato a
Locri (RC) il 3 maggio 1972;
17. MACRI’
Salvatore, nato a Siderno (RC) il 9 aprile 1949;
18.MONTELEONE
LA ROSA Fortunato, alias “Nato”, nato ad Antonimina (RC) il 24 gennaio 1951;
19.MUIA’
Carmelo, nato a Siderno (RC) il 9 luglio 1972, già detenuto;
20.
NESCI Nicola, nato a Ciminà (RC) il 24 giugno
1955, già detenuto;
21.PROCHILO Domenico, alias “Benito”, nato a Locri (RC) il 3 ottobre 1969, già
detenuto;
22.
RICHICHI Domenico, nato a Careri (RC) il 19
novembre 1960;
23.
TAVERNESE Vincenzo,
nato a Siderno (RC) il 10 settembre 1950;
24.
URSINI Mario, nato a Gioiosa Jonica (RC) il 20
aprile 1950, già
detenuto;
25.
CORREALE Cosimo, alias “Zorro” nato a Locri (RC) il 3 marzo 1984;
26.
VERSACE Domenico Antonio, nato a Bova Marina
(RC) l’11 settembre 1954;
27.
CHERUBINO
Giuseppe, alias
“Popi”, nato a Siderno (RC) il 16
settembre 1984.
Nei
confronti dei soggetti sopra indicati, il G.I.P. ha emesso ordinanza di
custodia cautelare in carcere, ad eccezione dell’ultimo (CHERUBINO Giuseppe),
nei cui confronti sono stati disposti gli arresti domiciliari per violazione
della Legge sulle Armi.
Le articolate
attività investigative, svolte in
maniera certosina e per lunghi anni dalla Polizia di Stato, hanno
consentito di tracciare un quadro preciso e dettagliato riguardo al capillare controllo
mafioso esercitato dalle principali ‘ndrine
operanti nel versante dell’alto Jonico
Reggino, con ramificazioni nel Nord Italia e perfino in Canada, finalizzato
al monopolio delle più redditizie attività economiche, all’ingerenza nella vita
politica locale ed al conseguimento di profitti e vantaggi ingiusti.
Invero, già all’indomani
dell’esecuzione di 120 decreti di fermo emessi nell’indagine divenuta storica
con il nome de “Il Crimine”, che
consentiva di dimostrare che la ‘ndrangheta
è una organizzazione unita distinta in tre mandamenti (Tirrenico, Reggio Centro
e Jonico), facenti capo ad un organismo di vertice denominato Provincia, si sono sviluppati vari
filoni investigativi, per lo più attraverso l’approfondimento di preziose informazioni,
captate presso la lavanderia Ape Green di COMMISSO
Giuseppe cl.1947 alias “U mastro”, importante e rispettato boss della omonima famiglia di Siderno,
già in carcere un quanto arrestato nella sopra citata operazione, che si sono
tradotte in altri significativi procedimenti, alcuni dei quali sono stati già
esitati in primo grado o in appello, fra cui “Bene Comune – Recupero”,
“Locri è unita”, “Saggezza” e
“Mistero”.
L’odierna
operazione, pertanto, che costituisce la logica prosecuzione dell’azione di
contrasto alla “società di Siderno” ed alle cd. società minori (i vari locali di ‘ndrangheta della stessa zona di Gioiosa Jonica, Natile di Careri, Canolo, Ciminà, Antonimina e Caulonia,
orbitanti attorno alle più blasonate famiglie dei COMMISSO di Siderno e degli
AQUINO di Marina di Gioiosa Jonica), ha permesso di individuare una serie di
vicende dalle quali emergono con evidenza la fortissima pressione esercitata
dall’organizzazione sull’economia legale ed i meccanismi sottesi alle attività
estorsive ricollegabili all’esecuzione dei lavori ed alle attività attraverso
le quali si realizza l’ingerenza del sodalizio nel settore dei pubblici
appalti.
Come si
ricorderà dall’Operazione “Il Crimine”,
COMMISSO Giuseppe il mastro
utilizzava la propria lavanderia Ape Green, situata al piano
seminterrato del centro commerciale “I Portici”
di Siderno, luogo ritenuto sicuro poiché protetto da sistemi di allarme, per
ricevere la visita dei propri affiliati (alcuni dei quali giungevano anche dal
Canada), discutere di piani strategici, delle alleanze con gli altri clan e
della tutela degli interessi familiari. Tali dialoghi, captati dalla Polizia di
Stato attraverso il montaggio di microspie, hanno svelato uno spaccato degli
attuali assetti mafiosi che, spesso, hanno riscontrato le acquisizioni
promananti da altre e parallele attività d’indagine, consentendo di ricostruire
l’attuale organizzazione della ‘ndrangheta
non solo nella provincia di Reggio Calabria ma anche su gran parte del territorio
nazionale, europeo ed anche oltreoceano.
Le
risultanze investigative cui si è giunti con la presente inchiesta sono state
corroborate da fonti collaborative, ovvero da informazioni rese da
collaboratori di Giustizia, fra cui COSTA
Giuseppe (soggetto di vertice
dell’omonima cosca), COSSIDENTE Antonio (l’uomo è stato uno dei capi del gruppo “Basilischi”
operante a Potenza ed altrove ed ha reso dichiarazioni sulla famiglia URSINO)
OPPEDISANO Domenico (legato da parentela con la famiglia CORDI’ di Locri),
VARACALLI Rocco (persona le cui dichiarazioni sono state valutate positivamente
dal Gip di Torino nell’ambito dell'indagine c.d. Minotauro) e MARANDO Rocco
(già esponente dell’omonima ‘ndrina e
del locale di Volpiano in Piemonte).
Tra gli
affari più importanti da cui la ‘ndrangheta
ha ottenuto i maggiori guadagni vi è, senza dubbio, quello del trasporto e dello smaltimento
dei rifiuti, settore nel quale, secondo una logica di spartizione
dettata dagli equilibri mafiosi, la cosca COMMISSO ricorreva alle tipiche
condotte estorsive che si sono estrinsecate nell’imposizione alla ditta
capofila nel trasporto degli scarti di lavorazione in uscita dall’impianto di
trattamento di Siderno il versamento di una somma di denaro per ogni trasporto
effettuato.
Di
sovente, come esposto nel caso del trasporto dei rifiuti, la ‘ndrangheta imponeva i propri diktat alle imprese impegnate
nell’esecuzione di consistenti lavori pubblici attraverso il versamento di
somme di denaro calcolate in percentuale rispetto all’importo complessivo stanziato
dalle Pubbliche Amministrazioni.
Ciò è
quanto accaduto in occasione dell’esecuzione dei lavori di costruzione dell’impianto
di
potabilizzazione
e distribuzione delle acque della diga sul
Torrente Lordo nel
Comune di Siderno[1],
nel corso dei quali COMMISSO Giuseppe il
mastro, in concorso con CATALDO Vincenzo, FUTIA Antonino, FIGLIOMENI
Antonio e TAVERNESE Vincenzo, richiedeva la consegna, a titolo di estorsione,
dell’1,5% del finanziamento per il tratto Siderno - Locri (pari a quasi 6
milioni di euro) agli imprenditori titolari della ditta CISAF, impegnata tra il
2009 ed il 2010 nelle relative opere appaltate dall’ente “Acquedotto delle dighe
del Metramo e Lordo”. In particolare, il COMMISSO, in qualità di esponente
della famiglia egemone sul territorio, dava mandato agli altri concorrenti di
contattare i responsabili della ditta sopra menzionata per imporre l’estorsione,
mentre il FUTIA si rapportava direttamente con gli imprenditori per
quantificare l’importo da versare ed il TAVERNESE, attuale custode della diga,
controllava l’andamento dei lavori, rapportando quanto appreso al
FIGLIOMENI.
La
riscossione del pizzo ha interessato anche i lavori di distribuzione delle
acque della diga compresi nel tratto Siderno - Gioiosa Jonica, affidati, grazie
ad un finanziamento di 2 milioni e mezzo di euro, alla ditta “Progress e Lavoro Società Cooperativa”
di Polistena, alla quale veniva imposto dagli stessi soggetti sopra citati, in
concorso con ARCHINA’ Rocco Carlo e ARCHINA’ Domenico, di pagare il 3% dell’importo
complessivo dei lavori.
Un’altra
consistente estorsione è stata realizzata dalla cosca COMMISSO in danno delle
ditte impegnate nei lavori di adeguamento della S.S. 106 che percorre tutta la
costa Jonica, collegando Reggio Calabria a Taranto. Nella zona di Siderno, la ‘ndrangheta ha estorto ad un imprenditore
somme di denaro calcolate in percentuale variabile rispetto ricavi derivanti
dalla fornitura del calcestruzzo alla ditta ASTALDI, affidataria delle opere.
Non sono
sfuggiti alla lente dei COMMISSO neanche i lavori pubblici di valenza
sicuramente inferiore rispetto a quelli riconnessi al funzionamento della diga del Lordo. Si tratta della messa in sicurezza della scuola media
statale “Corrado Alvaro” di Siderno, la cui impresa “Archeo srl” di Locri (RC), aggiudicataria dell’appalto pari a quasi
200 mila euro, veniva costretta a pagare una somma di denaro a titolo di estorsione
quantificata in 6.000 euro, ovvero il “consueto” 3% calcolato sulla cifra globale dell’opera (tale
reato viene contestato a COMMISSO il
mastro, FUTIA Antonio, PROCHILO Domenico e CORDI’ Antonio).
Sul fronte delle altre attività economiche, il pervasivo
ed opprimente controllo mafioso veniva esercitato da MUIA’ Carmelo, il quale,
avvalendosi del suo ruolo mafioso verticistico nella cosca COMMISSO, minacciava
pesantemente il titolare del centro commerciale “La Gru” di Siderno, costringendolo quindi a servirsi per la
fornitura della carne, da rivendere presso il supermercato IPERSPAR esistente
all’interno del medesimo shopping center,
dei prodotti che il MUIA’ Carmelo commercializzava attraverso le proprie
società.
L’entourage
facente capo ai COMMISSO, ricorrendo alla forza intimidatrice del vincolo
associativo, tentava altresì di costringere un imprenditore a consegnare loro
la somma di 28 mila euro, cifra pari al debito contratto dalla ditta
GEOAMBIENTE di Belpasso (CT) -all’inizio era in rapporto d’affari con il
suddetto imprenditore- verso la SIDER PETROLI di Siderno, riconducibile a
CORREALE Cosimo ed al padre CORREALE Michele inteso “Zorro”, appartenenti alla cosca dei COMMISSO.
Complessivamente, l’indagine ha consentito di
assicurare alla Giustizia elementi di assoluto rilievo nel panorama della ‘ndrangheta calabrese. Fra questi, oltre
al più volte citato personaggio cardine
dell’inchiesta COMMISSO Giuseppe alias il
mastro, vi è l’anziano boss
AQUINO Salvatore[2],
leader indiscusso e temuto della
famiglia, accusato di associazione
mafiosa nell’articolazione della cosca AQUINO operante a Marina di Gioiosa
Jonica ed altrove (in contrapposizione ai MAZZAFERRO), il quale partecipava ad
incontri e riunioni assieme al mastro
per definire le doti della ‘ndrangheta
e condizionare la politica locale.
Altro importante personaggio è senz’altro COLUCCIO
Antonio, fratello dei più noti Giuseppe e Salvatore (entrambi detenuti in
regime di 41 bis O.P., il primo
tratto in arresto in data 7 agosto 2008, dopo tre anni di latitanza, a Toronto,
in Canada, con un milione di dollari canadesi), il quale veniva consultato dal mastro, al pari di AQUINO Rocco, per
decidere comportamenti o fatti rilevanti per gli associati nel territorio di
riferimento.
E’ stato nuovamente raggiunto da provvedimento
restrittivo URSINI Mario, già arrestato nell’ambito della nota operazione internazionale
di Polizia “New Bridge” dell’11
febbraio u.s., il quale dovrà rispondere del reato di associazione mafiosa con
funzioni di direzione nell’ambito del locale
di Gioiosa Jonica (RC), al quale sono affiliati, con varie posizioni,
CARACCIOLO Tommaso Rocco, URSINO Giuseppe e GALLIZZI Giuseppe.
E’ emerso, inoltre, che era in stretti rapporti
con la cosca COMMISSO anche il medico dell’A.s.p. di Reggio Calabria dott.
MACRI’ Antonio (già Presidente del Consiglio Comunale di Siderno durante la
Giunta di Alessandro FIGLIOMENI), colpito da provvedimento restrittivo in
carcere per associazione mafiosa, il quale non aveva esitato a recarsi
direttamente presso la lavanderia Ape
green per chiedere al mastro il
suo consenso per potersi candidare alle elezioni regionali nelle file del P.d.L.,
instaurando col COMMISSO un consolidato accordo collusivo che si sarebbe
sostanziato nel salvaguardare gli interessi il sodalizio e nel concordare con
lo stesso le scelte politiche.
Allo stato risultano irreperibili due soggetti,
da tempo trasferiti all’estero, nei cui confronti sono state già attivate le
procedure internazionali per addivenire alla loro cattura.
Si rappresenta, inoltre, che nel corso della
perquisizione effettuata presso l’abitazione di CHERUBINO, il personale
operante rinveniva nr. 15 piantine di cannabis sativa, pertanto il predetto veniva tratto in arresto,
in flagranza di reato, per coltivazione e produzione di sostanze
stupefacenti.
All’esecuzione dell’Ordinanza di custodia
cautelare hanno preso parte oltre 250 operatori della Polizia di Stato,
appartenenti alla Squadra Mobile reggina, al Commissariato di Siderno, agli
altri Commissariati della Provincia ed ai Reparti Prevenzione Crimine “Calabria”, “Sardegna” e “Toscana”.
Reggio
Calabria, 9 settembre 2014.
[1] I lavori di
costruzione della diga iniziarono nel 1983 e sono terminati nel 1993; l’impresa
esecutrice dei lavori è stata la Ferrocemento S.p.A. di Roma. L’opera è stata
finanziata dalla Cassa per il Mezzogiorno con il Progetto Speciale P.S.
26/3043, Ente Concessionario il Consorzio di Bonifica di Paulonia, Reggio
Calabria. La diga ha un volume d’acqua invasato pari a 9 milioni di metri cubi.
[2]
AQUINO Rocco è un pluripregiudicato calabrese che, nel corso della sua lunga carriera
criminale, ha trascorso diversi periodi di latitanza. In atto è Sorvegliato
Speciale di Pubblica Sicurezza, dopo essere stato arrestato nel 1999
nell’ambito dell’Operazione ZAGARA per associazione mafiosa.
Reggio Calabria 9 settembre 2014 - Estorsioni ad alto livello e infiltrazione nell'aggiudicazione di appalti, anche per la messa in sicurezza di una scuola e la costruzione di una diga. Per associazione mafiosa transnazionale sono stati arrestati oggi alcuni esponenti di due delle 'ndrine calabresi più pericolose, 'Commisso" di Siderno e 'Aquino" di Marina di Gioiosa Ionica. Gli uomini dello Sco e della squadra mobile di Reggio Calabria, guidati da Andrea Grassi e Gennaro Semeraro, hanno rilevato importanti infiltrazioni della 'Ndrangheta nell'economia legale.
Le ordinanze di custodia cautelare emesse dal gip di Reggio, su richiesta della Dda, riguardano personaggi di spicco delle principali cosche jonico-reggine. I particolari dell'inchiesta saranno resi noti in una conferenza stampa, organizzata presso la questura di Reggio Calabria alle 11, a cui prenderanno parte il procuratore capo di Reggio, Federico Cafiero De Rao, il procuratore aggiunto Nicola Gratteri, il direttore del Servizio centrale operativo, Raffaele Grassi e il questore, Guido Longo. L'inchiesta è il proseguimento di un'altra operazione contro la 'Ndrangheta che nel 2010 portò in carcere 300 persone tra Calabria e Lombardia.
Reggio Calabria, vasta Operazione della Polizia di Stato nei confronti di alcune cosca di ‘ndrangheta operante nella fascia jonica reggina.
La Polizia di Stato di Reggio Calabria, al termine di un complessa attività investigativa coordinata dalla Procura Distrettuale di Reggio Calabria , ha eseguito 29 ordinanze di custodia cautelare nei confronti di capi ed affiliati di diverse cosche d'ndrangheta, operanti nella Locride, ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione mafiosa transnazionale, estorsione aggravata e reati in materia di armi.
L'odierna operazione, denominata "La Morsa sugli appalti pubblici", ha permesso di individuare una serie di vicende dalle quali emergono con evidenza la fortissima pressione esercitata dall'organizzazione criminale sull'economia legale ed i meccanismi sottesi alle attività estorsive ricollegabili all'esecuzione dei lavori ed alle attività attraverso le quali si realizza l'ingerenza del sodalizio nel settore dei pubblici appalti.
I particolari dell'operazione saranno resi noti nel corso di una conferenza stampa che si terrà presso la Questura di Reggio Calabria, alle ore 11.00 odierne.
Reggio Calabria, 9 settembre 2014.



















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