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Quando Rafael Alberti (a 25 anni dalla morte) era tradotto da Vittorio Bodini e Bodini traduceva in Spagna Bodini di Pierfranco Bruni

Quando Rafael Alberti (a 25 anni dalla morte)

era tradotto da Vittorio Bodini  e antologizzato da  Oreste Macrì e il poeta spagnolo impose la traduzione delle poesie di Bodini in Spagna

 

di Pierfranco Bruni

 

 

Rafael Alberti a 25 anni dalla scomparsa. Era nato El Puerto de Santa María, nel  1902 e morto  Cadice, nel  1999. ma c'è un Rafael che resta legato alla Puglia. Alla Puglia delle poesie e della storia della letteratura.   Si potrebbe affermare che la Puglia vive nell'immaginario del poeta Rafael Alberti. Siamo al centenario della nascita di un poeta che ha recitato il sogno e l'amore, il tempo e la libertà. Rafael Alberti, poeta Mediterraneo ha avuto con la Puglia un rapporto d'amore e di letteratura. Un rapporto basato sui sentimenti e sulle "parole". Ma per un poeta le parole sono la vita che si racconta e si lega all'esistere. Rafael Alberti tradusse nel 1967 due poesie del pugliese Vittorio Bodini che apparvero in "Poesia espanola" del novembre del 1967.

      Ma furono, appunto, Vittorio Bodini e Oreste Macrì, (due pugliesi che hanno fatto della letteratura una loro ragione d'essere) a studiare attentamente la poesia di Alberti. Bodini tradusse anch'egli dei testi di Alberti essendo non solo uno studioso della Spagna ma un attento conoscitore della poesia del Novecento spagnolo. Oreste Macrì che alla letteratura della Spagna del Novecento dedicò due testi, pubblicati dalla Garzanti, che restano tuttora delle pietre miliari sia sul piano storico sia su quello critico, scrisse dei saggi e antologizzò appunto le poesie di Alberti.

      Tutti e tre avevano come punto di riferimento culturale la letteratura del Mediterraneo. Oreste Macrì sottolinea in Alberti gli "istituti mediterranei" che sono un modello poetico di una tematica che ha una sua identità in alcune immagini specifiche.

      Macrì, infatti, evidenzia il tema del mare attraverso l'idea del "naturalismo mediterraneo". E Vittorio Bodini invece pone come punto centrale in Alberti "il ricupero delle vive permanenze del passato". Il confronto tra Bodini e Alberti è più diretto. Entrambi poeti. Entrambi precursori di una poesia dalle identità ben definite. Bodini traduce Alberti. Tra le traduzioni ci sono anche quelle dedicate da Alberti a Gustavo Adolfo Bécquer: "Tre ricordi del cielo". Macrì definirà con queste parole la poesia di Rafael Alberti: "… la sua è musa popolare – culta, di tempra lopesca; esistenza e salvezza, di sé e del suo popolo andaluso – spagnolo – terrestre, nel canto, semplice schietta poetica…".

      Vittorio Bodini dedica i versi della poesia "Le mani del Sud" tratta da La civiltà industriale o Poesie ovali (1966 – 1970) proprio a Rafael Alberti: "Hai fatto bene dice a non parlarmi del Sud del/Sud e delle sue brulle capre saltellanti/di scoglio in scoglio//O le pallide mani delle capre del Sud//Hai fatto bene dice a non parlarmi del Sud del/Sud e delle sue capre per metà divorate/dallo Stato//O le candide unghie delle capre del Sud//Hai fatto bene dice a non parlarmi del Sud del/Sud e dei suoi orizzonti un tempo aperti/da ogni lato//O le pallide unghie con cui ciascuno di dilania nel Sud//Hai fatto bene dice a non parlarmi del Sud del/Sud e dei suoi braccianti uccisi dalla/polizia//O le pallide mani un po' grassocce dei Tribunali/del Sud gli olivi del cuore umano l'accusare/e accusarsi senza pietà Il grande Sud delle/questioni di principio//Hai fatto bene a non parlarmi del Sud". E' datata 15 gennaio 1969.

      Rafael Alberti. Era nato a Puerto de Santa Maria (Cadice) il 16 dicembre del 1902. Muore nel 1999. Nel 1925 pubblica Marinaio a terra, si tratta del suo primo testo. Nel 1929 Sugli angeli. Partecipa tra il 1931 al 1939 all'attività politica insieme a suo moglie Maria Teresa Leon. Dirigono una rivista di impegno politico. E' a fianco dei Repubblicani. Dopo la vittoria di Franco va in esilio e ritorna in Spagna nel 1977. Il 1948 pubblica: Alla pittura. Nel 1952: Ritorni della vita lontana e due anni dopo Ballate e canzoni del Paranà. Al 1982 risalgono Versi di ogni giorno e al 1988 Canzoni per Altair.

      Ma Rafael Alberti resta il poeta che intrecciava l'amore al ricordo. Quindi nella suggestiva dimensione della parola – recita l'amore e il tempo costituivano dei luoghi dell'essere. Luoghi che avevano un loro senso non solo nella poesia ma anche nella vita. La politica era un'altra cosa. Nella poesia di Rafael Alberti c'è il canto andaluso, c'è la lorchiana impressione del tempo fuggevole tra i giorni che sono già passati e la fretta di recuperarli e raccoglierli nella conchiglia per ascoltarne l'eco, ci sono gli sguardi che corrono lungo gli orizzonti del mare e della metafora del marinaio, ci sono le lune che spaccano il buio, c'è il vento affilato come un coltello e c'è sempre un amore dolorante o doloroso che "ci" passa tra le dita e sembra somigliare alla sabbia dei mari mediterranei o ai granelli di terra che scivolano tra le pieghe di un pugno. 

      Il mare e il paese, comunque, sono i due viaggi poetici che trasudano nostalgia su un tracciato in cui il sogno è la radice della vita. Ma è una nostalgia nella quale l'inquietudine dell'uomo è presente. Quell'inquietudine che si intreccia tra il quotidiano e il sogno della poesia stessa. Ha scritto Oreste Macrì, attento studioso della poesia spagnola del Novecento, proprio in riferimento a ciò: "In fondo alla felicità e alla grazia di Alberti è facile percepire una disperata inquietudine subliminare, incontrollata e non qualificata, che si estenua e si sbizzarrisce in un continuo tentativo di approfondimento e, insieme, di evasione…". 

      Evasione che significa mistero e grazia, fantasia e recupero del tempo attraverso la parola che assorbe il destino del vivere senza il dramma della perdita. Gli amori di Alberti sono amori in perdita ma si ritrovano appunto nella memoria del tratteggio poetico. E' vero che nella sua poesia, come ha sottolineato Vittorio Bodini che ha tradotto in italiano anche alcune sue liriche, si avverte il "recupero delle vive permanente del passato". Queste permanenze del passato fanno della parola la protagonista che continua a vivere e a raccontare lungo le strade e della vita e del tempo.

      Io voglio leggerlo in questa chiave Rafael Alberti: il poeta che ha saputo nelle metafore dei frammenti dell'amore raccogliere il senso della vita. Altrimenti sarebbe tutto riduttivo. Anche se sono convinto con Oreste Macrì che: "C'è un unico Alberti, una stregonica e tecnicissima metamorfosi in canto d'ogni elemento storico – biografico reso autonomo; effetto di un passo decisivo, attraverso la penitenza dell'esilio e della rinunzia verso la redenzione di sé e della patria singola e universale, rigorosa ed eroica condizione per un ritorno alla madre Andalusìa: dialettica straziante – elegiaca di lontananza e ritorno, angoscia e speranza, che è la malia di questo canto infinito e reiterato".

      Dunque Bodini e Macrì, due pugliesi, nel cuore dell'andalusia ci raccontano la poesia di Rafael Alberti. Un poeta che ha saputo parlare d'amore, di paesi che si rincorrono e di mare in una intermittenza di suggestioni, come dice Macrì, sia liriche che epiche. E il Mediterraneo è qui. Tra i paesaggi e le parole. Le memorie antiche e i passi della storia. Un poeta oltre la storia e dentro l'amore.

il Corriere dell'Informazione 

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