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Piena, convinta e totale solidarietà al sindaco di Brancaleone Francesco Moio, ma le associazioni di cartapesta dei sindaci, hanno fatto ploff! Gaffe del ministro Lanzetta

Clamorosa gaffe del ministro Maria Camela Lanzetta, intervenuta nell'aula del Consiglio Comunale, insieme ai sindaci dell'Area dello Stretto (qualcheduno), della Piana degli Ulivi (nemmeno uno) dell'Area Grecanica e della Jonia, per manifestare la solidarietà al sindaco avv. Francesco Moio, noto personaggio del foro locrese ed anche di converso, reggino e palmisano.  

"IL SINDACO FRANCESCO MOIO, È UNA PERSONA PER BENE E MITE" ED IL COMUNE DI BRANCALEONE, NON È STATO SCIOLTO MAI PER MAFIA

Domenico Salvatore

L'imperativo categorico della riunione, era la piena, viva e convinta solidarietà al sindaco Francesco Moio. Non poteva mancare. E quella, diciamolo subito, è stata totale, completa ed incondizionata. La condanna della violenza; del vile gesto, anche. La risposta del Governo, almeno negl'intenti, c'è stata. Dello Stato, attraverso le sue emanazioni periferiche. Ed anche centrali, vista la presenza della ministra Maria Carmela Lanzetta. Il protocollo d'intesa, la proposta. Poi, verranno: il corteo silenzioso; la fiaccolata; il Consiglio Comunale aperto; i comunicati stampa e tutto il resto. Deja vu! Benchè ancora non siano certi: movente, esecutore e mandanti. Ne abbiamo sentite in queste ore di storielle, sull'attentato incendiario notturno del 30 dicembre 2014, al sindaco di Brancaleone, avvocato Francesco Moio, al secondo mandato consecutivo, costato: due macchine al rogo ed una bruciacchiata. La quarta, salvata con grave rischio per l'incolumità fisica. Una nottataccia da incubo, da film dello horror; difficile da dimenticare. Nelle orecchie, l'urlo dei lampeggianti azzurrognoli… l'acqua dopo il fuoco; la terra e l'aria impregnate di odori acidi irrespirabili; fetori ed olezzi nauseabondi, inquinanti e tossici. Le urla disperate, (anche dei vicini di casa), la rabbia, l'impotenza. Sebbene Moio, in tutta la prima consiliatura, non abbia ricevuto la benchè minima intimidazione, di cui si abbia notizia. Intendiamoci, di richieste impossibili, assurde, provocatorie ed inaccettabili, hai voglia quante ne arrivino dentro il Comune ed anche a casa e per telefono. Va da sé, che non possano essere evase. Il sindaco è anche avvocato e sa bene quali insidie si nascondano dentro le delibere. A parte il fatto, che da uomo di legge, garante della legalità, non si sognerebbe mai d'infrangere le Legge. Un 'fanciullino' nel suo dna. Ma, a certi manigoldi, malfattori, canaglie, farabutti, birboni, delinquenti incalliti, avanzi delle patrie galere, pendagli da forca, tutto ciò interessa poco o niente… " zero e porto zero". A costoro, con le buone o con le cattive, interessa solamente lucrare, speculare, guadagnare, profittare ed intascare. Canta la lupara, sviolina il kalashnikov, fischia "Catarina", romba il bazooka, frinisce l'ananas", rimbomba la dinamite ecc. Dominare il territorio per poter fare i propri porci comodi. Facendo leva sugli attentati, le intìmidazioni, i ricatti, il "murmuru". Sulla paura, sul panico, sul terrore e sull'impunità, fino a prova contraria. Alle bande, che infestano il territorio, interessa controllare tutto. Niente escluso. Allungare i tentacoli ovunque. Niente escluso. Dallo sport, alla politica, dall'economia e finanza e dal commercio, industria ed artigianato, all'associazionismo e volontariato, sino alla scuola, alla Chiesa. Una 'pressione asfissiante per dirla con il procuratore capo della DDA, Federico Cafiero de Raho. Tutti, sanno esattamente, che il suo studio legale, sia collocato sull'arteria principale di Brancaleone. Ma non hanno voluto colpire né allora e né in quel punto. Sapevano e sanno, chi sia il sindaco. Un personaggio incorruttibile, sano, integro, onesto. Tutto ciò, non fa piacere alla criminalità organizzata, che comunque intende succhiare e ciucciare senza soluzione di continuità. Ma il Comune non è una mucca da cui poppare ed allattare ad libitum. Anzi. La cura dimagrante del Governo centrale, alla ricerca della quadratura del cerchio e della Regione finita dentro il labirinto di Cnosso, ha buttato sul lastrico gli enti locali, che non sanno più che pesci pigliare, a che santo votarsi per poter pagare gli stipendi e versare gli oneri sociali. Tempi di vacche magre, spighe vuote, austerity, pauperismo, settimo buco della cintura. Le bande o le cosche, hanno scelto di colpire ora; e sotto le festività natalizie; affinchè il sindaco si ricordi di questo Natale; di questo Capodanno. Un segnale? Da chi e perchè? L'attentato è opera di un balordo che non ha niente a che spartire con la mafia? Locale o venuto da fuori? In ogni caso non si muove foglia sul territorio senza il permesso della mafia; del padrino della cosca dominante. Com'è stato più volte ribadito anche in questa stessa assemblea. Questo è certo! Non soltanto perché lo dicano i pentiti; i testimoni di giustizia;  i rapporti annuali e semestrali del Parlamento della Commissione Parlamentare Antimafia; dei Comandi Provinciali della Guardia di Finanza e dei Carabinieri e della Questura o Corpo militare equipollente; e perfino degli studiosi del fenomeno che passano da un best seller all'altro; saggisti, scrittori, antropologi, sociologi. I capibastone storici della 'ndrangheta reggina, colonna portante della Piovra calabrese, sono al cimitero. Ma una grossa parte,  sono 'al fresco', in galera. C'era tanta gente in piazza, che aspettava l'arrivo dei figuranti o comparse del presepio vivente. L'aula della riunione,  ancorchè angusta, limitata e scomoda, poco adatta ad incontri del genere, si è riempita presto. Gli altri son rimasti fuori. Non c'erano molti sindaci. Ma non per il freddo o per la mancata comunicazione. Casomai, per la scarsa sensibilizzazione. Così è stato per le precedenti riunioni, in cui non si è andati oltre la condanna del fenomeno e i buoni propositi che tali erano e tali sono rimasti. Non si fanno le nozze con i fichi secchi. Di certo, questo modo o maniera raffazzonato, scoordinato, scollato e scollegato rispetto all'andazzo generale; di dare risposte concrete in tempo reale, non è funzionale efficiente ed efficace. Questa è la nostra opinione, per carità. Non pretendiamo che venga spacciata per verità assoluta. Non siamo il Vangelo secondo San Marco. I sindaci, non hanno i mezzi e gli strumenti per combattere la mafia è stato detto ancora una volta. La scoperta dell'acqua calda. Come dire, che non abbiano i soldini, i fondi, le risorse per affrontare un fenomeno così complesso e complicato come la criminalità organizzata. Un compito che spetta innanzitutto allo Stato ed alle Regioni. Aria fritta! Senza per questo negare gli ottimi risultati raggiunti fin qui dalle forze di polizia, coordinate dalla DDA. Quanti erano? Uno, nessuno e centomila. C'erano alcuni sindaci, più sotto diremo. C'era un ministro della Repubblica; c'era 'Libera' e c'erano un paio di Consiglieri Regionali. Fine delle trasmissioni. Tutto quiiii???? Ma le migliaia di associazioni che popolano la nostra provincia, molte delle quali sono andate e vanno avanti, grazie ai fondi pubblici, dov'erano, a Copacabana, Acapulco, alle Seychelles od alle Maldive? E che volevi… il Parlamento a camere riunite; la Cassazione a sezioni unite; la Corte dei Conti; la Corte Costituzionale; l'Esercito, la Marina e l'Aviazione e gli altri Corpi militari dello Stato, armati sino ai denti…Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza, Corpo Forestale dello Stato, Polizia Penitenziaria, CSM e Governo della Repubblica? Per manifestare la solidarietà al sindaco Francesco Moio a cui ignoti piromani, hanno incendiato il parco macchine sulla strada per 'Brancaleone Superiore', parcheggiate davanti a casa. 'Ndrangheta, 'cani sciolti', nuove leve della mafia? Oppure la Piovra, non c'azzecca con questa storia; e magari, sarà stata qualche vendetta privata? C'era lì, il capitano Francesco Donvito, comandante della Compagnia di Bianco, competente per territorio ed i maresciallo comandante della stazione. Ma non ci siamo azzardati di chiedere nulla. Del resto le probabilità di una risposta sarebbero state prossime allo zero. Tutto è coperto dal segreto istruttorio e non trapela nessuna illazione. Chiusura ermetica anti-spifferi. Ipotesi investigative? Se ne possono fare a bizzeffe. Non hanno il crismo dell'ufficialità. Benchè, col beneficio dell'inventario. Ma non vogliamo prendere il posto del maresciallo Rocca; dell'ispettore Stephan Derrick; del tenente Ezzy Sheridan; del Commissario Maigret; del tenente Theo Kojak; dell'infallibile ispettore Rock; del commissario Corrado Cattani. Figurarsi dell'investigatore Sherlock Holmes, icona della letteratura gialla, che ha superato di gran lunga la fama del suo stesso creatore, Conan Doyle. Nessuna invasione di campo, per carità. Ma chi si aspettava una folla oceanica ed almeno da stadio, è rimasto con un palmo di naso. Se va bene, il 15 % dei sindaci. Zero consiglieri provinciali. Due, regionali ed un ministro. Area "Città o Piana degli Ulivi" nemmeno uno; Area dello Stretto, uno; Area Grecanica quattro o cinque; Area della Locride quattro o cinque. Poi è arrivato qualche altro. Nonostante il chiasso mediatico. Carta stampata, radio e televisione, agenzie di stampa, on line. Come da copione, hanno recitato la pappardella. La solita lagna…la mafia è forte…lo Stato è latitante…i sindaci non hanno i soldi per combattere e lottare; per cambiare…i Comuni non hanno i mezzi e gli strumenti idonei e concreti per combattere la Piovra. La tiritera si è protratta per più di un'ora. Davano acqua alle corde e fiato alle trombe, due capitani coraggiosi di vecchio stampo come Giorgio Imperitura e Antonio Scordino. Due icone navigate della politica, che sanno come attutire smorzare, attenuare e mitigare i colpi; anche i più duri; per poi, ricaricare le batterie e ripartire di slancio, con rinnovate energie. Come in occasione del gesto criminale, contro il vicino Comune di Ferruzzano (4 giugno 2014). Penultimo granello di un rosario di attentati ai danni di amministratori degli enti locali.  Ignoti delinquenti, col favore delle tenebre, hanno sforacchiato a colpi d'arma da fuoco, la Yaris del sindaco Marisa Romeo, al secondo mandato consecutivo. Un messaggio freddo, cinico, eloquente. Come quello (10 febbraio 2014)contro il giornalista della Gazzetta del Sud Pino Lombardo a cui la mafia ha incendiato due macchine o di Mario Romeo (8 dicembre 201) consigliere di minoranza al Comune di Bagnara Calabra candidato a sindaco:tre colpi di pistola contro la serranda del garage. Come quelli contro il sindaco di Taurianova Domenico Romeo a cui la mafia ha distrutto un kiweto, ma prima il 15 febbraio 2012, aveva piazzato una bomba nella stalla di "Nerone" per uccidere il cavallo preferito dal primo cittadino ecc. Imperitura e Scordino, sono personaggi, che esercitano un carisma. Quando Mèntore sale in cattedra…."Le forze del male ci attaccano ancora una volta. Dobbiamo far quadrato intorno al sindaco di Brancaleone. Una questione di ordine pubblico e sicurezza. Gli amministratori finiscono nel mirino delle bande. Questa riunione, si concluderà con un documento finale". Sono intervenuti poi, Giuseppe Strangio, sindaco di Sant'Agata del Bianco, presidente dei sindaci della Locride. Ben quarantadue. Meno di un terzo i presenti. Gli altri, hanno preferito forse starsene con la famiglia, davanti al caminetto; ascoltare la radio; vedere la televisione; "giocare" con il computers; smanettare sui tablet e gli smartphone? Non sappiamo se esista un coordinamento almeno provinciale dei sindaci. Funziona poco e male. Man mano che ci allontani dall'epicentro, si dirada l'interesse. Solidarietà e vicinanza, sono anche quelle, espresse tramite telefono e fax, se non comunicato stampa. Ma hanno un altro sapore; un'altra valenza. Non compattano. Anzi, dividono, frazionano, frammentano, frastagliano e polverizzano. Sentiamo parlare da anni di zone o aree. Associazioni di cartapesta; se non di pastafrolla, che non incidono più di tanto sul tessuto sociale. Per non dire, che lascino il tempo che trovano. Piana degli Ulivi? Zero rappresentanti. Costa Viola? Idem con patate. Area dello Stretto? Qualche 'rara avis in caelo', c'era. Punto. La Regione Calabria conta su trenta consiglieri eletti. Almeno sulla carta, perché i colpi di scena ci sono e ci saranno, a parte i ricorsi preannunciati, questo è certo. Ma i presenti erano due, di cui uno in aula. I Consiglieri provinciali? Desparecidos. Ecco la solitudine dei sindaci, degli assessori, dei consiglieri, dei sindacati, delle associazioni e del volontariato, ma non chiamatela società civile. Quarantadue sindaci, sarebbero più che sufficienti se ben coordinati ed sostanziosamente assistiti dallo Stato (non soltanto con gl'impianti di videosorveglianza nei punti sensibili od a rischio ed una più incisiva presenza sul territorio delle forze di polizia) per mettere le cose a posto. Giuseppe Strangio:" Conosco il collega sindaco ed avvocato, la sua onestà politica, personale, professionale ed intellettuale. Lo invito ad andare avanti, ma bisogna spingersi oltre la solidarietà. Il coordinamento della Aree, deve funzionare meglio. Alziamo il tiro anche noi.". Uno dei sindaci più battaglieri è sicuramente Salvatore Mafrici, anche lui avvocato:" Dobbiamo puntare sulla "buona politica", di cui ha paura la criminalità organizzata; nel solco della continuità. Fare rete; anche con "Avviso pubblico". Questo è un attacco della 'ndrangheta e noi sindaci dobbiamo essere pronti a promuovere le nostre azioni e coalizioni". Il consigliere regionale Carmelo Cannizzaro (assessore al Comune di Santo Stefano):Spero che la serenità possa ritornare in casa Moio, che in questi anni ha amministrato con trasparenza e legalità. Sappiamo bene, che fare il sindaco in Calabria sia difficile. Il ministro Lanzetta, si faccia carico presso il Governo e presso il premier Renzi, dei problemi della Calabria; di Brancaleone. Voglio ringraziare le forze di polizia per quello che stanno facendo. Caro Franco, vai avanti. A fianco tuo ci saranno di sicuro i colleghi sindaci, la Regione, lo Stato". Paolo Laganà, sindaco di Motta San Giovanni:" Questa non è la solita solidarietà. Sono certo che la forza e la passione che ti contraddistinguono ti aiuteranno ad andare avanti. Sono sindaco per la seconda volta di seguito come te e so quanto sia difficile andare avanti, lottare e combattere, giorno per giorno. Serve la buona politica, la buona amministrazione e tanto coraggio". Mimmo Nasone di 'Libera':" Ti abbraccio a nome del presidente nazionale di Libera, don Luigi Ciotti, che esprime vicinanza e solidarietà. Per combattere la mafia, serve la sinergìa della catena, 'famiglia-scuola-società-Stato-associazionismo-volontariato-Chiesa', altrimenti, non si va da nessuna parte. Bisogna lottare giorno per giorno. La solidarietà non può essere un atto di ipocrisia. Compiamo il nostro dovere sino in fondo, senza cedimenti di nessun tipo, in tutte le sedi". Scordino Antonio inteso Ninì:"Siamo in una zona ad alta densità mafiosa. Il40% dei consigli comunali è stato sciolto per infiltrazioni mafiose. Una situazione anomala e drammatica. Ogni volta che succede un fatto del genere, ci ritroviamo a commentare ad esprimere solidarietà, a condannare il vile gesto. Ma Franco Moio è un uomo mite. Una persona per bene. Il che ha fatto scattare d'impeto in piedi tutto l'uditorio, che si è spellato le dita ed ha riservato al sindaco una standing ovation di settanta secondi. Siamo vulnerabili, canne al vento esposte a tutte le intemperie. Da soli non ce la faremo. Non abbiamo i mezzi e gli strumenti, né le risorse finanziarie. Non lasceremo mai da soli i sindaci e gli altri amministratori e chiunque combatta contro la Piovra. Ricordo a me stesso le parole del prefetto di Palermo, Carlo Alberto Dalla Chiesa, (vicecomandante nazionale dell'Arma dei Carabinieri, generale di Corpo d'Armata, Prefetto di Palermo. Alle ore 21.15 del 3 settembre 1982, la A112 bianca sulla quale viaggiava il Prefetto, guidata dalla moglie Emanuela Setti Carraro, fu affiancata, in via Isidoro Carini a Palermo, da una BMW, dalla quale partirono alcune raffiche di Kalashnikov AK-47, che uccisero il Prefetto e la moglie) nell'intervista a Giorgio Bocca:" Non ho mai avuto paura di niente e di nessuno. Ho paura della solitudine. Mi mandano in una realtà come Palermo, con gli stessi poteri del prefetto di Forlì". Dobbiamo combattere la mafia a viso aperto per essere a posto con la nostra coscienza. Dobbiamo convincerci e persuaderci che alle nostre spalle vi siano le forze di polizia. Dobbiamo stare dalla parte delle istituzioni a cui spetta il compito di combattere la mafia. Un ostacolo forte è lomertà che regna sovrana e cuce le bocche a doppia mandata per paura di vendette". Poi ha preso la parola il ministro Maria Carmela Lanzetta e…Moio ha preso il Comune dopo lo scioglimento per mafia…A questo punto si è ravvisato in aula, un brusio ed un ondeggiamento di teste, che il ministro, non ha avvertito. L'ex sindaco di Monasterace, (Il 28 maggio 2006, è stata eletta sindaco di Monasterace con il 62,2% dei voti. Alle elezioni del 15 maggio 2011 è stata riconfermata con il 35,4%, per soli 51 voti; il 25 giugno 2011 gli hanno bruciato la farmacia sita a Monasterace; il 30 marzo 2012 le hanno sforacchiato la Fiat-Panda. Si era pure dimessa per proteste"Mi hanno distrutto l'anima, non posso continuare a combattere a mani nude. Dal 2000 ci sono stati più di mille atti intimidatori contro amministratori locali calabresi "), lì per lì, non si è reso conto della clamorosa gaffe. Ma nessuno dei presenti ha obiettato, né corretto il tiro. O perché era distratto o perché non è bon ton, interrompere e 'rintagliare' un ministro della Repubblica e chiunque esso sia nell'atto di parlare. Forse un lapsus correlato con quanto stesse per dire…"Con "Libera' stiamo approntando un protocollo d'intesa affinchè una fetta dei beni immobili, confiscati alla mafia, venga messa a disposizione dei cittadini. Stiamo lavorando sul "dopo". Franco Moio, non è solo; non sarà mai lasciato da solo. Lo Stato che rappresento c'è, attraverso la mia persona; le forze dell'ordine pure,  le vedo con i miei occhi. Dobbiamo lavorare insieme per creare un'azione veloce e di quantità. Stiamo apportando dellemodifiche al TUEL, il miglior modo per difenderci dal basso. Chi brucia una macchina è un mafioso. Giorgio Imperitura:" Oggi come ieri, non respiro e non vedo un'aria diversa. C'è la consapevolezza, che così non si possa andare avanti. Esprimiamo ovviamente la solidarietà totale ed incondizionata al collega alla comunità brancaleoncina. Un'insegna sparata, un cassonetto bruciato, è un'offesa  al Gonfalone. Dedicheremo una giornata di studio e di lavoro alla presenza del Ministro.". Poi, è stata la volta di Franco Moio, l'oggetto del vile attentato, che avrebbe voluto scrollarsi di dosso quest'inconveniente, Stretto fra lo stress, l'ansia e le emozioni, ma non ha potuto sottrarsi, né esimersi…È difficile parlare. Spero di superare il blocco emozionale che mi attanaglia. Tantissimi mi hanno telefonato e spronato ad andare avanti: sindaci, assessori, consiglieri, semplici cittadini. Ma anche il t. colonnello Giuseppe De Magistris, il capitano Francesco Donvito. Ho avvertito la presenza dello Stato: Polizia di Stato, Carabinieri, Guardia di Finanza. Sento di poter dire che sia stato un gesto, che poteva avere effetti nefasti e devastanti, collegato alla mia attività politica e non altro. Ho temuto per i miei cari Se avessero voluto colpirmi per altre ragioni, sapevano dove fosse localizzato il mio studio legale. Sono pronto a ripartire. Non sono stato colpito solamente io, ma soprattutto la comunità. Sono commosso per tanta solidarietà". Sulla comunicazione cartacea le solite quattro righe, tanto per. Ma su qualche quotidiano, nemmeno quelle. Questa è la Calabria. Specificatamente la derelitta provincia reggina, l'ultima d'Europa, che primeggia in tutti i record negativi, non solo di tipo mafioso. Ma anche, come analfabetismo strumentale e di ritorno; reddito pro capite; vivibilità; una sola donna in Consiglio Regionale; pericolosità della statale 106; disoccupazione giovanile ben oltre il 50 %; malasanità e così via. Domenico Salvatore


il Corriere dell'Informazione 

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