La partita è stata in bilico per 37 minuti, poi la maggiore freschezza atletica e tecnica e le motivazioni più accentuate, hanno prevalso in maniera anche netta. In panchina, mister Silvio Malaspina, ha diretto l’orchestra, meglio di Claudio Abbado. Ha sbloccato subito l’anguilla-Inga, che ha raddoppiato prima della chiusura del tempo. Speedy Gonzales Minicuci, mette il risultato in cassaforte con una splendida volèè che ha ipnotizzato l’incolpevole Calcopietro. La più bella marcatura, dal punto di vista stilistica-spettacolare l’ha messa a segno Calabrò Giovanni, che ha preso l’ascensore delle Tower Petronas. Piccolo incidente in tribuna, subito sedato dagli stessi spettatori locali tra un ospite ed un ‘melitoto’. Nella ripresa la terza e quarta rete. Il risultato non si discute. Anzi la goleada, per quel che si è visto sul campo, poteva assumere una vesta più penalizzante
MELITO FUTSAL A VALANGA MA UN BEL MELICUCCO MERITAVA QUALCOSA DI PIÙ
I ragazzi del presidente Nino Giliberti, meritavano di più. Nel primo tempo Sibio, Fida, Feo e Raso, hanno avuto le occasioni d’oro per andare in goal, ma la velocità nell’esecuzione, non è stata rapida. Nel secondo tempo lo stesso Sibio e Raso, ma anche Macrì e Taverna sono andati vicino alla marcatura. A parte il palo esterno, il rigore non concesso e la parata miracolosa dell’uomoragno Claudio Candito. L’equipe dei mister Nicola Sufrà, ben messa sul campo ha disputato una buona gara
Domenico Salvatore
MELITO PORTO SALVO (RC)-Risultato bugiardo e classifica menzognera. Non saremo recalcitranti, reticenti, riluttanti e né omertosi. Non è nel nostro stile, nascondere o mistificare le verità. Fatto peraltro, usuale ed assodato dalle nostre parti. Sa Dio, quanto ciò, ci sia costato, in questi oltre quarant’anni di prima linea rovente, al servizio del lettore sovrano, del cittadino, dello sportivo ( Non solo con Il Tempo province della Calabria, La Tribuna, Il Giornale di Calabria, La Gazzetta del Sud, Oggisud, Giornale di Calabria versione Soluri, Il Quotidiano della Calabria ed una miriade di settimanali, quindicinali, mensili e bisettimanali, agenzie di stampa, radio e televisione di Stato e private), ma anche degli amanti della verità. Real Melicucco, sulla”gradigghia” di San Lorenzo; a detta dei suoi dirigenti, bersagliato dagli arbitri come San Sebastiano. Finora, non ci sono stati santi, né preghiere che abbiano compiuto il miracolo. Il Melicucco, continuerà ad onorare gl’impegni, questo è certo. Nonostante, si passi dal supplizio di Tantalo, alla tortura cinese di Sisifo. Dalle ‘Montagne russe al Vascello del pirata’; transitando per il ‘Tunnel dell’horror, l’Ottovolante, L’Autoscontro ed il ‘Letto chiodato’ del fachiro. Questa è la nostra opinione, sic et simpliciter. Chiariamo. Il risultato, non è stato mai in discussione. E questa, è pure la nostra opinione, alla quale, a parte l’articolo 21 della Costituzione, non abbianmo mai rinunciato. Sebbene, la gara sia filata sull’asse dell’equilibrio fino al 36° minuto del primo tempo; quando l’anguilla Inga è sgusciata, incontenibile a calare il sipario. Fine delle trasmissioni! Ma perché, che cosa è successo in quei 36 minuti?
Di tutto e di più; se non abbiamo visto un’altra partita s’intende. I minuti importanti riportati sul nostro taccuino, sono 3°, 36° con le prime due reti di ottima fattura, su azioni corali e manovrate. 24°, 29°, 38°e 40 con i tiri pericolosi nello specchio della porta di: Zaccone, Inga, Ielo e Verduci; di Minicuci e dello scatenato Zaccone (26° e 31°), che hanno sfiorato i pali, difesi con merito e bravura (ben al di là del poker di reti subìto, non certo per colpa sua) dal tarzan pianigiano Calcopierto. Da notare, che il Batman realista, si sia scatafasciato in orizzontale, in almeno tre occasioni decisive al 18° al 27° ed al 32°; ancora su Inga, Zaccone e Minicuci. Tre furie greche come Aletto, Tisifone e Megera, che hanno seminato il panico nelle retrovie melicucchesi, spesso e volentieri. Agili e snelli, ma anche rapidi come Usain Bolt e sinergici. Tutto qui? Ma nemmeno per sogno. Giocava anche il Melicucco. C’era tanto, tantissimo Melicucco: al 7° c’è già un rigore grande come una casa, che l’ottimo arbitro Nesci (della prestigiosa sezione AIA di Vibo Valentia, dove una donna, l’internazionale Valentina Garoffalo, ha avuto modo di mettere in vetrina le sue qualità:competenze, professionalità ed esperienza), che ha diretto con carisma e decisione, non ha visto perché coperto e non certo in posizione privilegiata per non sbagliare. Non era facile vederlo, ma c’era, c’era; eccome se ci fosse; al 12° Fida ed al 15° Feo, dopo veloce triangolazione si presentano davanti al sicuro Candito, mala difesa melitota, si salva miracolosamente: il pallone non supera “il canneto” di gambe davanti al portiere locale. Imitati al 24° ed al 39° ancora da Sibio.
Un cliente da prendere con le molle. Non è l’alabardiere dei vecchi tempi della Rosarnese, ma nonostante gli acciacchi e l’età non più verde, “Simba” figlio di Mufasa e Sarabi, i leoni sovrani della savana africana, è pur sempre pericoloso come un ‘serpente con gli occhiali’. La gabbia con canne di bambù preparata da Indiana Jones-Baccellieri & company, impegnati nell’importante safari, ha funzionato. Al 4° un calcio piazzato di Sibio, fantasma dell’area di rigore, fa gridare al goal, ma Candito “Gigante di Palmi”, si oppone e smanaccia proprio all’incrocio. Al 42° e 44° Moscato e l’onnipresente Sibio, perdono l’attimo giusto per riaprire il match. Scusate se sia poco. Capotto. Nemmeno il goal della bandiera, che avrebbe meritato ampiamente. Questo è il calcio. Altro discorso, è il secondo tempo. La squadra ospite comunque non si è arresa nemmeno al 5° della ripresa, allorquando “Maciste”Calabrò ha preso l’ascensore delle torri Petronas di Kuala Lumpur, per andare ad incornare un pallone che s’era impennato come il Machu Picchu. ‘Il guardiano del faro’ Calcopietro, si era lanciato dal trampolino olimpico, ma ha solo sfiorato la sfera di cuoio. John Charles-Calabrò, inzucca e gonfia la rete; ha compiuto un balzo prodigioso, simile a quello realizzato da Pelè contro l’Italia, nella finalissima di Città del Messico del 1970: Burgnich, il difensore italiano che ebbe il compito di marcare O Rei in finale, dopo la partita dichiarò:” Prima della partita, mi ripetevo che era di carne ed ossa come chiunque, ma sbagliavo “…”
L'unico calciatore a vincere tre edizioni dell'allora Coppa Rimet, con la Nazionale brasiliana nel 1958, 1962 e 1970. Il suo gol realizzato alla Svezia nella finale del 1958 è considerato il terzo più grande gol nella storia della Coppa del Mondo FIFA e primo tra quelli realizzati in una finale di un campionato del mondo. Detiene il record di reti realizzate in carriera: 1.281 in 1.363 partite. Calciatore sudamericano dell'anno nel 1973, fonte Wikipedia, "Atleta del Secolo" dal CIO nel 1999 e "Calciatore del Secolo" insieme a Maradona dalla FIFA nel 2000, mentre è stato dichiarato "Tesoro nazionale" dal presidente del Brasile Jânio Quadros e, nel luglio 2011, "Patrimonio storico-sportivo dell'umanità". Fa anche parte della National Soccer Hall of Fame ed è stato inserito dal settimanale statunitense TIME nel "TIME 100 Heroes & Icons" del XX secolo….Sotto gli occhi rapiti ed elettrizzati di mamma e papà, “appollaiati” sui gradoni del “Saverio Spinella”, per assistere, sostenere ed incoraggiare il loro pupillo. Si spellano le mani ed urlano come Maria Callas e Luciano Pavarotti. Si scioglie in un applauso sino a scortecciarsi i polpastrelli, perfino il pubblico di casa, perennemente in letargo; di solito più glaciale del Polo Nord. Troppo bello!Ma la rete di Minicuci, non ha niente da invidiare a nessuno. Una volèe davvero emozionante. Una ciabattata sotto misura, che ha paralizzato il povero Calcopietro, sbatacchiato come la campana del Big Ben di Londra, per oltre novanta minuti.
Neanche se fosse la mitica Medusa, che pietrificava le persone con il suo sguardo malefico. Nella ripresa il Melito Futsal, vive di rendita catastale, ma non rinunzia all’offensiva delle Ardennes. Il mago di Hamelin Silvio Malaspina, butta dentro, il fuoriclasse Calabrò e un mezzofondista Principato, assai simile ad Abebe Bikila. Vanno al tiro, ma sbagliano mira e bersaglio. Da notare la performance di “Martellino” Latella, uno dei migliori in campo. Buono in copertura, incontrista di razza, si propone come rifinitore, ma la sua è una vita da mediano come Gabriele Oriali, che Luciano Ligabue interpreta alla grande…”una vita da mediano/a recuperar palloni/nato senza i piedi buoni/lavorare sui polmoni/una vita da mediano/con dei compiti precisi/a coprire certe zone/a giocare generosi/lì/sempre lì/ lì nel mezzo/finchè ce n'hai stai lì/una vita da mediano/da chi segna sempre poco/che il pallone devi darlo/a chi finalizza il gioco/una vita da mediano/che natura non ti ha dato/nè lo spunto della punta/nè del 10 che peccato/…”. Papà Peppe, quando può sale sulla balaustra del Marosimone, per vederlo all’opera. Il pifferaio magico Silvio Malaspina, urla come Placido Domingo nelle vesti di Alfredo Germont (Traviata) quando dichiara il suo amore a Violetta Valery…corri, scatta, salta, stringi, allargati, copri, insiti…Il maratoneta, ciuffo ribelle alla Cristiano Malgioglio, si applica, ubbidiente come un Chihuahua.
Praticamente mette la museruola al suo avversario diretto e si propone in zona operazioni. Una prova maiuscola sotto il profilo tattico ed atletico. La seconda frazione di gioco, ha offerto spunti polemici. Tipo la “diversità” di opinione tra un ospite ed un locale, sulla tribuna. Non c’è stata la scazzottata con calci e pugni, e botte da orbi, come qualche sceneggiatore di Hollywood, candidato al Premio Oscar, vorrebbe far intendere, ma i due contendenti hanno avuto un contatto del tipo ravvicinato…Tipo la favola di Esopo “Tra due litiganti il terzo gode”…Cominciarono a discutere prima a ruggiti ed a grugniti, poi si azzuffarono a unghiate e a morsi. Se ne dettero tante che, a un certo punto caddero e l’uno e l’altro a terra, sfiniti ed incapaci di muoversi….”. La volpe si mangiò il cerbiatto. In questo caso gli spettatori di casa, sono intervenuti e la pace è tornata sotto gli ulivi del “Calvario”. Anche nella dependence degli spogliatoi si tende a minimizzare, l’episodio isolato e circoscritto. A parte la vicenda condannabile e criticabile, l’ospitalità è stata perfetta e la stretta di mano finale fra presidenti ed allenatori lo conferma. Ma si poteva evitare.
Il gesto d’intolleranza e d’insofferenza, non serve a niente ed a nessuno. Anche in campo si accendevano mischia furibonde anche in campo e occorrevano massicce dosi di… Fenobarbitale e il Metabarbitale, Tiopental e il Metoesital se non la tisana della nonna Abelarda perché i galletti di primo canto abbassassero la cresta. “Pulcinella ed Arlecchino, Brighella, Gianduia, Meo Patacca, Rugantino, Capitan Fracassa, Pantalone e Colombina, il dottor Balanzone e Mastro Gilormo” continuavano a suonare trombette ed a lanciare strisce filanti e coriandoli, che parevano cadere dalle labbra di Caterina Caselli…” Il ballo in maschera/finisce qui/ma tu divertiti/ancora un po'/tanto e' sempre carnevale/per chi non ha/le spine dentro al cuore/il carnevale va va va/finisce male va va va/e questa maschera ormai/non serve piuuu'/mi fai morire va va va/di crepacuore va va va/e le mie lacrime/son coriandoli per te/e mentre cado cado/sempre piu' giu'/ridi ridi sempre di piu'/ma e' carnevale/…”. Partita sospesa. Capitan Baccellieri, carisma alla Franz Beckhenbauer, nelle vesti di Kofi Annan, ha gridato come Josè Carreras nella Turandot ed è riuscito con l’intermediazione degli altri dirigenti a riportare la calma, senza la valeriana. I commenti nel pied a terre sono equilibrati. Malaspina riconosce il valore dell’avversario. Sufà non mette in discussione il risultato.Da notare pure l’ottima direzione del signor Antonio Nesci di Vibo Valentia, che ha saputo tenere in pugno la partita, dialogando con le panchine ed i giocatori e con i dirigenti ma applicando il regolamento. Ci è piaciuto il puntiglio dei nove metri e rotti centimetri sui calci piazzati. Ottimo anche il rapporto con la stampa. In conclusione il Melicucco respinge il ruolo di cenerentola del torneo. Gli sta stretto il nomignolo di fanalino di coda della classifica. A Melicucco ha giocato pure la serie D. Il calcio è fatto di cicli. Cordata dopo cordata. Un imprenditore arriva e l’altro se ne va. Poi ne arriva un altro e così via. Quando si è colpiti dal ‘virus pallonaro’, non si guarisce più. Intanto, si gode i suoi galletti di primo canto con alucce, cresta, speroni ed artigli..Calcopietro (’90) De Gaetano (’88), Moscato (’90), De Gaetano (’88), Moscato (’90), Timpano (’93), Longordo (’90), Feo (’88), Taverna (’89), Raso (‘91), Laruffa (’89), Loprevite (’91), Reitano Stefano (’96) e così via.Domenico Salvatore
Il tabellino di Dosa
Melito Futsal-Melicucco Real 4-0 /2 marzo 2014
Melito Futsal: Candito 8, Errigo 9, Baccellieri 9, Lori 9, Calabrò I 10, Ielo 10, Verduci 9, Latella 10, Inga 10, Minicuci 9, Zaccone 9
In panchina, Ritorto, Tripodi, Laganà, Pulitanò, Pansera
Sostituzioni: Calabrò, Principato
Allenatore, Malaspina/Tripodi 10
Presidente, Rocco De Pietro 10
Real Melicucco: Calcopietro 7, De Gaetano 6, Reitano Giuseppe 6, Moscato 6, Timpano 6, Longordo 6, Feo 6,5, Taverna 6,5, Macrì 6,5, Sibio 8, Raso 6,5
In panchina-
Sostituzioni: Laruffa, Loprevite, Reitano Stefano
Allenatore: Nicola Sufrà 7
Presidente, Nino Giliberti 8,5
Marcatori: 3° p.t e 37° p.t. Inga, 20 s.t. Minicuci, 5° s.t. Calabrò G
Arbitro, Antonio Nesci di Vibo Valentia 10
Note, angoli 6-3, punizioni 16-14, rimesse laterali 18-15, ammoniti: Verduci e Minicuci, incidenti sugli spalti





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