Primo tempo a favore dei padroni di casa che come al solito sprecano una serie incredibile di palle goal. Poi si siedono con la speranza di amministrare il vantaggio. Anche perché gli allenamenti sono andati a patrasso e la rosa dei calciatori si assottiglia per squalifiche, infortuni ed indisponibilità. I rossoverdi passano con Scordo e tentano di mettere nel freezer il risultato. Ma invano.L’imprecisione, la ‘sufficienza’ e l’eccesso di precipitazione nelle conclusioni a rete, fanno il resto. Nel periodo di maggiore pressione degli ospiti lanciati in forcing, arriva la rete della sicurezza per merito dello scatenato Mario Russo che sgancia un missile terra-aria e sbriciola la rete avversaria. Il Bagaladi costruisce ancora qualche altra palla-goal, in contropiede, ma sbaglia mira e bersaglio
IL BAGALADI RECUPERA MOLTO BENE CON IL LAZZARO (2-0) E RAFFORZA LA SUA GRIGLIA DI PLAY-OFF, MA GLI OSPITI MERITAVANO ALMENO IL PAREGGIO
I galletti di primo canto, (famose le nidiate di Cenzino Latella)con alucce, cresta, artigli e speroni, cresciuti “ ‘a ranu e paniculu”, hanno stentato un attimino a scrollarsi di dosso ogni timore riverenziale e sudditanza psicologica, ma poi (nel secondo tempo) son venuti fuori alla distanza ed hanno fatto il bello ed il cattivo tempo. Praticamente un assedio furibondo, con tiri dalla media distanza, ma anche ravvicinati. Eroe del giorno il tarzan-Foti che sulle liane vola meglio di Johnny Weissmuller. In diverse circostanza il Batman locale ha salvato capra e cavoli
Domenico Salvatore
BAGALADI (RC). Fiiiiuuuuu! Stavolta è andata bene ma bisogna accendere un cero a San Mario, che ha fatto il miracolo al momento giusto. Le amichevoli, sono un’altra cosa. Per ottanta minuti, la partita è stata in bilico. Gli scampoli di gara, non sono stati sufficienti ai Lazzarini per il ribaltone. Il presidente Nino Dieli, aveva urlato come Luciano Pavarotti in “Nessun dorma” (Turandot):”Non m’interessano i ‘se, ma e forse’. Oggi voglio i tre punti”. Non aveva tutti i torti. Ora la classifica, appare certamente migliore, per quanto riguarda la griglia dei playoff. Ma il Lazzaro di Nato Sgrò e mister Marco Albano, hanno tutte le ragioni del mondo per recriminare, lamentarsi e reclamare. Gli stava stretto il pareggio, figurarsi la sconfitta. Se non abbiamo visto un’altra partita. Questa, è la nostra opinione. La gara è la ripetizione della partita sospesa, per mancanza dell’arbitro. Che decadenza! Diceva Laura Antonelli…” Mio Dio, come son caduta in basso” Ai tempi d’oro, quando la buon’anima del Bagaladi di Giovanni Maesano e Giovanni Villari, in Eccellenza, faceva tremare le vene dei polsi a mezza Calabria ed anche oltre, (ha pure vinto la Coppa Italia ed il Campionato) le terna arbitrale, arrivava con largo anticipo, nel paese di Nunzio Bava. Pure stavolta ha rischiato di essere rinviata. Ma il “giro di valzer” delle telefonate, stavolta più tempestivo e pressante, stavolta ha sortito l’effetto giusto. Un arbitro ha fatto capolino sotto i pini larici del “Tina Abenavoli”. Il signor Natale Guarnaccia di Reggio Calabria. Vecchia volpe dei campi di calcio. Pazienza di Giobbe. Occhio di falco, coraggio di leone, orecchio di mercante. Per condurre nel solco della regolarità una partita di questo tipo, servono innanzitutto i…c.
Qui, apriamo una parentesi, escludendo Bagaladi e Lazzaro, perché la loro storia è nobile, pulita, onesta e legale. Vogliamo parlare più in generale di quello che succede sui campi di gioco. Visto anche, che nessuno lo fa più. E non bisogna mai abbassare la guardia. Quando si protesta su ogni palla, non lo si fa per indebolire l’arbitro. A parte il fatto che in questi casi, l’arbitro possa dare i “numeri” danneggiando magari anche la squadra di casa. Con i rischi e le conseguenze, che tutti possono immaginare, per la sua incolumità. Quando si contesta ogni decisione, a prescindere, è una mancanza g r a v i s s i m a, nei confronti dell’arbitro, delle Lega calabrese, della FIGC, del calcio, dello sport, del pubblico, degli sportivi, del Regolamento, dello Statuto, del pudore e della legalità ecc. Un’offesa all’intelligenza ed alla dignità. Praticamente una violenza morale e spirituale, bella e buona; ma soprattutto ‘gratuita’. In questo caso, l’arbitro, o comincia a sventolare i cartellini gialli ed anche rossi, sissignore ed a decimare le squadre; oppure fa l’indiano per non pagare le tasse e lo scemo per non andare in guerra; se non “U sceccu ‘ntro linzolu”. In altri termini, si limita a fischiare il minimo indispensabile; e nemmeno quello. Ogni domenica o sabato, se non infrasettimanale, ci tocca sentirne di cotte e di crude. Si comincia largo, ma già al primo secondo del primo minuto di gioco…”allora sei cieco; ci vedi bene? Vai dall’oculista.
Non conosci il regolamento. Ma chi ti ha mandato? Il corso dove l’hai fatto? Hai viaggiato con loro? Poi, si passa ad argomenti più piccanti…Ma che c.fai? Ma che c. dici? Quindi il “vaffa”, che non si nega a nessuno; tu e chi ti ha mandato. Infine…arbitro scemo, mongolo, handicappato, cornuto, animale, ‘stortu’, cretino, analfabeta, figlio di p. ed altri epiteti del ‘bestiario’. È pacifico, che un arbitro, non possa sempre capire da dove provenga l’epitaffio, epigrafe e necrologio. Al pubblico si perdona tutto. Troppo spesso, sono i giocatori e per giunta vicini all’arbitro a comportarsi in maniera scurrile, volgare e postribolare. Come i nostri lettori sovrani sanno, talora ci scappa la violenza fisica, con aggressione all’arbitro, colpevole in buonafede, di aver preso una decisione. Non è necessario che la squadra vada sotto o prenda più goal. A volte anche quando si vince, proprio così, l’arbitro è costretto a subìre la violenza. Per colmo d’ironia, non dal perdente, ma dal vincente. Abbiamo vinto, ma l’arbitro ci ha negato il goal, il rigore, la punizione, il calcio d’angolo, la rimessa laterale… Ed i dirigenti, che fanno? Si guardano la partita e magari incitano alla violenza. Quante volte l’abbiamo vista questa scena in quasi cinquant’anni di partite e partitelle? Per fortuna sono di più le volte che i dirigenti anche in trasferta, fanno scudo e proteggono l’arbitro.
Il trainer ganzo e carismatico, “caccia” dal campo il violento; sarebbe più elegante dire, che lo sostituisca. Il presidente avveduto, scaltro e lungimirante, che vuole continuare a fare pallone, lo “caccia” dalla società, su due piedi; senza preavviso e senza spiegazioni. I tipi così, danneggiano se stessi, la squadra e la famiglia; ma anche l’immagine del paese ne esce male. Il perdente. Vede l’arbitro come il fumo negli occhi a prescindere; ce l’ha per vizio, un fumus persecutinis; visto che perde sempre se la prende con qualcheduno; con quello, che gli viene davanti:l’arbitro. Colpevole di non concedere… il rigore a lui e il cartellino rosso all’avversario. Se l’arbitro poi è una donna…Stendiamo un velo pietoso, per carità di Dio! Ma molto dipende dalla preparazione atletica dell’arbitro; dalla conoscenza e soprattutto dall’applicazione del regolamento. Il pubblico queste cose le capisce sin dal primo fallo e si regola di conseguenza. Una cosa possiamo testimoniarla. L’arbitro veloce, carismatico, tempestivo e presente in ogni angolo del campo, non ha mai avuto il benché minimo problema. Con quattro federazioni (Figc, Uisp, Csi, Pgs) e si parla da anni della quinta possibile, il numero degli arbitri è salito vertiginosamente. Una polverizzazione, frammentazione, che presenta le sue criticità. Il rischio è alto, la paga è bassa. Gli arbitri, si defilano; se ne vanno; passano ad altra società.
Oppure cambiano attività. Quello che non hanno capito le società e gli allenatori. Senza arbitro, non si gioca, questo è certo. L’arbitro “non si svende” per simpatia o convenienza. Lui, la partita, la vede con i suoi occhi. Come tutti gli esseri umani, può indovinare o sbagliare. Ma lo fa sempre in buona fede. Lascia stare gl’incapaci. Nelle selezioni, statisticamente ci entrano pure i brocchi ed i ronzini. Nel caso in cui non evolvano, ci sarà sempre un responsabile di sezione, pronto a metterlo in soffitta. Torniamo a Bagaladi-Lazzaro. Una partita a tratti veloce e piacevole, giocata davanti a pochi intimi che hanno sfidato il ‘generale inverno’. ‘Bernacca’ dice, che i rilievi bruzi, siano quasi tutti imparruccati. L’Etna è ammantato sino alle basse quote. Lungo il Tuccio/Melito s’infilano certi spifferi siberiani che penetrano sin dentro le ossa. L’istinto, consiglia di piazzarsi davanti al caminetto in panciolle. A latere un televisore a cristalli liquidi con l’antenna satellitare; un computer; l’i-pad ed uno smartphone. Meglio se ci sia anche un auricolare per le partite locali. Gradita anche, una ‘spasata’ di pasticche, ‘càlia’, fave, pistacchi, nocciole e noccioline ed una bottiglia di vino da dessert. Ma non guasterebbe una ‘corda’ di salsiccia con peperoncino e finocchio selvatico, affumicata e paesana ed una ‘caciotta’ di formaggio pecorino stagionato ma non troppo e pane di casa, biscotto nel forno della nonna.
Eppur si muove qualcosa a Bagaladi. Forse un fanciullino pascoliano; un sasso nello stagno. L’amigdala di qualche personaggio a noi noto, riprende il vento? Non c’è tanta confusione nelle scalinate del “Tina Abenavli”. Non spicchiamo voli pindarici per favore….eschilo eschilo, si sofocle per la scale euripide… Nel primo tempo il Lazzaro ha ballato senza musica meglio di Arlecchino, Pulcinella, Pantalone, Meneghino, il dottor Balanzone, Gianduia e Brighella. Ma nel secondo tempo è toccato al Bagaladi imitare Meo Patacca, Capitan Fracassa, Rugantino, Colombina, Mastro Gilormo e Stenterello. Gli ospiti comunque hanno avuto ghiotte occasioni per riaprire il match. Purtroppo, per Minniti Gianluca, Polimeni, Crea e Scutellà, hanno incontrato un Foti sesquipedale, che ha calato la saracinesca e se n’è andato a pesca sui montiSicani. Tra gli avanti nel secondo tempo ha giocato pure Peppe Fascì, oggetto del desiderio di tate squadre. Negli Anni Novanta, ha indossato pure la maglia del glorioso Bagaladi. Un dinosauro uscito appena da Jurassic Park, ma pur sempre un ‘Tirannosaurus rex’. Sono bastati un paio di guizzi per mettere a soqquadro la difesa locale. In conclusione ci sembra di poter dire, che il Lazzaro stia gettando le basi per un nuovo ciclo. L’ossatura c’è. Una formazione giovane, smaniosa, vogliosa, che può arrivare lontano; dopo il pur necessario rodaggio.
Qualcheduno ha già fatto la gavetta. Per i pulcini ed i galletti di primo canto, serve pure una chioccia. I dirigenti, sono ex giocatori o calciatori ancora in attività. Gente che di calcio ne mastichi. E c’è soprattutto la memoria storica e la consapevolezza, che il glorioso Lazzaro, ed i suoi atleti, abbiano scritto pagine memorabili di storia calcistica non solo calabrese. La cosa più difficile è preparare un contenitore da riempire. In altri termini, ripartire. Se non abbiamo le traveggole, né abbiamo capito fischi per fiaschi e lucciole per lanterne, qui c’è già una solida base. Nel giro di un paio di stagioni, si può ricostruire di nuovo una squadra degna di questo nome. La varianti al calcio tradizionale, il surrogato, vanno bene. Benissimo. Aiutano a crescere; a fare nuove esperienze e via di seguito, ma il calcio a 11 non morirà mai. Avete visto il Barcellona, il Real Madrid, il Bayern di Monaco, l’Aiax, il Milan, la Juventus, l’Inter, il Borussia, il Manchester United, il Chelsea? Hanno conosciuto crisi profonde ed anonimato incredibili; decadenza ed isolamento, ma poi, hanno saputo ricostruire accortamente e sono risaliti. Hanno saputo creare nuovi entusiasmi e nuovo interesse. E stanno vincendo ad ogni livello, tutto ciò che ci sia da vincere. I loro campioni vincono il pallone d’oro e nelle nazionali di appartenenza hanno sfondato ad ogni livello. In difesa il Lazzaro, sta migliorando. Non è più la squadra materasso. Dopo i pareggi è arrivata pure la prima vittoria. Una soddisfazione grande come il mare. Ci sono insomma tutti gl’ingredienti giusti per far bene. Anche perché dopo le follie degli anni scorsi, quando c’erano soldi a perdere, non si possono fare più. Ma quali stipendi, gettoni di presenza, rimborso spese e premi partita.
Chi vuole, può giocare per la maglia; per divertirsi; per i colori del paese; per sviluppare a mantenere in ottimo stato il proprio corpo; per socializzare; e se ci sarà fortuna e sacrificio, per la carriera, pur sempre possibile. Il Lazzaro è stato per decenni una delle stelle di prima grandezza del calcio calabrese. Per questo ha pure ricevuto attenzioni degne, come la costruzione di uno stadio, comodo, utile e facilmente raggiungibile. Gl’imprenditori e le cordate arriveranno. Lo stesso discorso lo abbiamo fatto già per il Bagaladi e continueremo a farlo. A scriverlo. Perché questo è il nostro mestiere. Abbiamo sempre detto e scritto di nostro pugno, ciò che con i nostri occhi abbiamo visto o con le nostre orecchie abbiamo sentito. Mai per sentito dire, senza aver prima verificato di persona. Nonostante le minacce, i ricatti e gli attentati, regolarmente denunciati a Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza. Siamo a ridosso del mezzo secolo di giornalismo di prima linea rovente. In questo campo diceva uno dei nostri maestri di giornalismo Indro Montanelli, (senza nulla togliere agli Enzo Biagi, Andrea Barbato, Enzo Tortora, Antonio Chirelli, Bruno Vespa, Maurizio Costanzo, Francesco Alberoni, Piero Angela, Oliviero Beha,. In campo sportivo Gianni Brera, Maurizio Bortoluzzi, Enrico Ameri, Nicolò Carosio, Nando Martellini, Candido Cannavò, Sandro Ciotti, Gianfranco De Laurentis, Adriano De Zan, Giampiero Galeazzi, Giampaolo Ormezzano, Bruno Pizzul, Paolo Rosi, Paolo Valenti, Beppe Viola, Giorgio Tosatti, Maurizio Barendson, che aveva novant’anni, non si arriva mai
Domenico Salvatore
Tabellino di Dosa
Bagaladi-Lazzaro 2-0 (1 marzo 2014)
Bagaladi: Foti 10, Romeo 9, Russo Giuseppe 9, Borruto 9, Russo Francesco 9, Scordo 9, Tripodi 10, Marra 9, Russo Mario 10, Anghelone 9, Pizzimenti 9
In panchina:Rosace
Sostituzioni: Ligato, Russo Giuseppe, Russo Antonio, Russo Saverio
Allenatore: Toscano/Pannuti 10
Presidente/Antonino Dieli, 10
Lazzaro: Quattrone 6, Calabrò 6, Ielo 6, Minniti Filippo 7 , Arecchio 6, Arcuri 6, Ripepi 6, Minniti Gianluca 7, Polimeni 6, Crea 6, Scutellà 7
Allenatore, Marco Albano, 7
Presidente, Fortunato Sgrò, 8
Marcatori: 20 p.t.,Scordo, 35° s.t. Russo Mario
Arbitro: Natale Guarnaccia di Reggio Calabria 8,5
Note: angoli 4-5, punizioni 14-17, rimesse laterali 15-18





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