NELLA VARIEGATA “SQUADRA” DEGLI IAMONTE, C’ERA PURE…”PELÉ”
Domenico Salvatore
Lo Stato, invocato più volte nei cortei, nelle fiaccolate, in assemblea, nei convegni e nei comunicati stampa, c’è. E bussa, stavolta, alle porte della cosca Iamonte, mammasantissima della ‘ndrangheta di Melito Porto Salvo. La collaborazione del cittadino, ancora no. Almeno, non come regola, prassi e consuetudine. Il procuratore capo della DDA di Reggio Calabria, Federico Cafiero De Raho, dopo l’introduzione del colonnello Lorenzo Falferi, comandante provinciale dell’Arma Benemerita dei Carabinieri, ha riferito dettagliatamente sull’operazione “Sipario”; ma soprattutto sui contorni presenti e passati che gravitano, intorno alla potente, forte e ricca ‘ndrina degli Iamonte di Annà di Melito Porto Salvo. Cosca di Lacco e cosca di Prunella, poi confluite nella più consistente cosca di Annà, sotto l’egida dell’anziano patriarca della mafia calabrese, che i pentiti indicano come vangelista e massone e finanche presidente annuale di un summit a Polsi. Clan fondato dal mammasantissima della ‘ndrangheta “don Natale” Iamonte, al 41 bis ed agli arresti domiciliari per ragioni di salute. La notizia degli arresti era nell’aria. Quale naturale prosecuzione della precedente operazione A.D.A., che tra gli arrestati presentava anche il sindaco in carica Gesualdo Costantino. Per il sindaco uscente, Giuseppe Iaria, oggi arrestato e posto agli arresti domiciliari, si è dovuto attendere gli sviluppi e l’odierna operazione della DDA. Federico Cafiero De Raho, procuratore capo della Repubblica, ha ribadito quale sia il concetto sulla mafia, nelle sue articolazioni Camorra, Cosa Nostra, ‘ndrangheta, SCU o Quintamafia. La “Gramigna”, vuole controllare tutto il territorio, senza lasciare tralasciare nulla e niente a nessuno. Controllo capillare, in lungo ed in largo. E la cosca Iamonte non fa eccezione. In più il Procuratore, ha chiarito che il peso della difesa e della tutela della libertà e della democrazia, non possa gravare solo e soltanto sulle spalle delle forze di polizia (Carabinieri, Guardia di Finanza, Polstato, Dia, CFS, Polizia Penitenziaria ecc). Occorre che il cittadino si dia una mossa. Serve un salto di qualità. In altri termini, si fa riferimento a quella c o l l a b o r a z i o n e, che ancora tarda a venire. Ma il Procuratore, ha prospettato pure ”Soluzioni legislative diverse rispetto alla sospensione del voto”.
A seguire, è intervenuto il comandante del Reparto Operativo, tenente colonnello Gianluca Valerio, che ha preso il posto dell’omologo Carlo Pieroni, nominato comandante provinciale di Ferrara. Anche qui, una relazione esauriente ed esaustiva sul ruolo della cosca Iamonte, padrona assoluta del territorio. Infiltrata non solo nel Comune di Melito Porto Salvo, sciolto per mafia, ma anche nelle attività economiche e nelle scelte politiche della cittadina calabrese. Qualsiasi ditta che volesse eseguire dei lavori sul territorio doveva pagare il pizzo intorno al 3% e sottoporsi alla fornitura dei materiali e sottostare all’imposizione delle forniture e della manodopera. A parte, le gare d’appalto ed i lavori, che il Comune assegnava alle imprese, riconducibili alla cosca. Nell’operazione “Sipario” c’è anche il sequestro preventivo di sei aziende operanti nel settore dell’edilizia per un valore di 20 milioni di euro. Gli arrestati devono rispondere del delitto di associazione di tipo mafioso (art. 416 bis commi l, 2, 3, 4, 5 e 6 c.p.);concorso nel delitto di illecita concorrenza con minaccia o violenza, aggravata dall’aver favorito un sodalizio di tipo mafioso (artt. 81 cpv., 110 e 513 bis co. I e II c.p. e art. 7 l. n. 203/91); concorso nei delitti di turbata libertà degli incanti, abuso d’ufficio e falsità materiale commessa dal P.U. in atti pubblici, aggravati dall’aver favorito un sodalizio di tipo mafioso (artt. 110, 81 cpv., 353 co. 2, 323 e 476 c.p. e art. 7 l. n. 203/91). Al tavolo, siedevano anche il capitano, Gennaro Cascone, comandante della Compagnia dei Carabinieri di Melito Porto Salvo ed il tenente colonnello Michele Miulli comandante del ROS, che ha relazionato e risposto alle domande dei giornalisti. Il Comune di Melito Porto Salvo, a titolo di cronaca è stato sciolto per ben quattro volte, record nazionale; di cui una “insabbiata”, ma su internet si trovano le notizie relative.
Un certo spazio, hanno dedicato a turn-over alla ‘cosa pubblica melitese’. Il Comune di Melito Porto Salvo, ha il triste record nazionale degli scioglimenti per mafia. Tre, secondo altri addirittura quattro. Una circostanza, che non può passare in secondo piano od essere glissata. Due sindaci, uno successore dell’altro (Gesualdo Costantino e Giuseppe Iaria, entrambi del PD) sono stati arrestati, nel giro di pochi mesi. Anche Iaria, avrebbe partecipato a summit di ‘ndrangheta, a proposito del locale di Desio, controllato dalla cosca Iamonte? I “soldati” della cosca diretti dal “generale” Remingo Iamonte, dovevano eseguire gli ordini pedissequamente. Chi sgarrava come Francesco Fosso, veniva “distaccato”. A Melito, storicamente esistevano diversi clan di ‘ndrangheta o “famiglie”. Ultimamente almeno tre: Lacco, Prunella ed Annà, riunite dal padrino “don Natale”Iamonte. Il capobastone dell’omonimo clan, riuscì a collegarle tutte insieme e farne una sola diretta dal boss di Annà. Nell’ordinanza si parla anche delle precedenti operazioni A.D.A. e Crimine, in cui ha avuto una parte rilevante la cosca degli Iamonte, collegati con i più potenti clan della Calabria e d’Italia; se non del mondo. Spazio anche alla collaborazione del pentito di turno. Le dichiarazioni del collaboratore Giuseppe Ambrogio, hanno confermato la caratura criminale di alcuni soggetti a carico dei quali già in passato si erano raccolti indizi in ordine alla loro appartenenza alla cosca “IAMONTE”. Il collaboratore di giustizia, con le sue dichiarazioni, ha contribuito a completare l’organigramma della cosca, esponendo le vicende che hanno caratterizzato la sua storia più recente. Peraltro, pur ricoprendo il livello più basso della gerarchia mafiosa, le sue dichiarazioni hanno dato maggiore consistenza all’asserita commistione tra mafia e politica e fornito una spiegazione ai legami stretti dagli esponenti della famiglia IAMONTE con alcuni amministratori locali, risultati padroni indiscussi della scena politica melitese degli ultimi vent’anni.
Il Giudice per le indagini preliminari, dott.ssa Cinzia Barillà, si legge nell’ordinanza, esaminate le richieste di applicazione della misura cautelare della custodia in carcere avanzate dal P.M. in data 24 settembre 2013, e successive integrazioni in data 29 ottobre 2013 ed in data 4 novembre 2013 (date del deposito) nei confronti di:
1. D'ANDREA Antonio, nato a Melito Porto Salvo (Re) il 12.07.1985, ivi residente in via Musa 49;
2. FERRARA Antonio Salvatore, nato a Melito Porto Salvo (Re) il08.10.1961, ivi residente in via Prunella Superiore traversa I nr.II;
3. FLACHI Pietro, nato a Melito Porto Salvo ii 15.11.1956, ivi residente invia Pitasi n. 23;
4. FONTANA Filippo, nato a Melito Porto Salvo (Re) il 07.12.1959, iviresidente in via Musa 65;
5. IAMONTE Natale, nato a Reggio Calabria il 28.12.1981, residente aMelito Porto Salvo (Re) in via Annà 117;
6. IARIA Giuseppe, nato a Melito Porto Salvo (Re) il 17.03.1946, ivi, residente in via E. Berlinguer 8;
7. lARIA Giuseppe Romeo, nato a Melito Porto Salvo (Re) il 26.09.1980, ivi, residente in via Madonnuzza 6;
8. MALASPINA Vincenzo, nato a Melito Porto Salvo (RC) il 27.01.1956, iv!residente in via Lacco 107; ~
9. MINNITI Angelo, nato a Melito Porto Salvo il 2.1.1975 ivi residente in via . Musa Torre 38;
1O.SERGl Domenico Salvatore, nato a Reggio Calabria il 24.09.1982, residente a Melito Porto Salvo (Re) in via Annà 82;
11. TRIPODI Demetrio, nato a Reggio Calabria il 12.08.1981, residente a Melito Porto Salvo (Re) in via Caredia 151;
12.TRIPODI Francesco, nato a Melito Porto Salvo (Re) il 16.06.1977, ivi residente in via Caredia 135;
13.TRIPODI Giovanni, nato a Reggio Calabria il 11.11.1982, residente a Melito Porto Salvo (Re) in via Caredia 1311A;
14.TRIPODI Giovanni alias Pe/è, nato a Melito Porto Salvo (Re) il 08.04.1979, iv! residente in via Caredia 131. pagina J di 269
15.VERDUCI Pietro, nato a Melito Porto Salvo (Re) il 10.02.1979, iviresidente in via Virgo Fidelis 7; in relazione ai seguenti capi di imputazione cautelare:
AMBROGIO Giuseppe cl. 1982, AMODEO Paolo, BENEDEITO Fortunato
Giovanni, BORRUTO Giovanni cl. 1982, COSTANTINO Gesualdo, COSTARELLA
Andrea Domenico, D'ANDREA Antonio, FERRARA Antonio Salvatore, FLACHI
Pietro, FONTANA Filippo, FOSSO Francesco, FOTI Giovanni, GUERRERA
Giuseppe, GULLI' Giovanni, IAMONTE Francesco cl. 80, !AMONTE Natale,
JARJA Giuseppe cl. 46, JARJA Giuseppe Romeo, LAGANA' Carmelo, MACHEDA
Francesco, MALASPINA Consolato, MALASPINA Vincenzo, MAZZERl Antonio,
MEDURl Antonio cl. 1952, MEDURI Consolato, MINNJTI Angelo, MINNITI
Salvatore, PIZZICHEMI Alberto Daniele, ROSACI Antonino, ROSACI Quinto
Antonio, ROSACI Santoro, SGRO' Antonino, SERGI Domenico Salvatore,
STELITANO Antonino, TRlPODI Antonino, TRlPODI Giovanni cl. 1971, TRIPODI
Giovanni cl. 79, TRIPODI Giovanni cl. 82, TRlPODI Venerando, TRIPODI
Francesco, TRIPODI Demetrio, VERDUCI Bartolo, VERDUCI Gaetano,
VERDUCI Pietro
CAPO A I reato di cui all' art. 416 bis commi l, 2, 3, 4, 5 e 6 c.p. 3 e 4 1. n.146/2006, per aver fatto parte, con altre persone allo stato non ancora individuate, nonché con OPPEDISANO Domenico, COMMISSO Giuseppe cl. 47, PELLE Giuseppe, FICARA Giovanni, MORABITO Rocco cl. 60, LATELLA Antonino, PESCE Vincenzo, PESCE Antonino, PESCE Francesco, !AMONTE Carmelo, IAMONTE Remingo, URSINO Antonio, GATTUSO Nicola, CARlDI Antonino, CARlDI Santo (nei cui confronti si procede separatamente) dell'associazione mafiosa denominata 'ndrangheta, operante sul territorio della provincia di Reggio Calabria, del territorio nazionale ed estero costituita da molte decine di locali, articolate in tre mandamenti e con organo di vertice denominato "Provincia", associazione che si avvale della forza d'intimidazione del vincolo associativo e della condizione di assoggettamento e di omertà che ne deriva, allo scopo di:
• commettere delitti in materia di armi, esplosivi e munizionamento, contro il patrimonio, la vita e l'incolumità individuale, in particolare commercio di sostanze stupefacenti, estorsioni, usure, furti, abusivo esercizio di attività finanziaria, riciclaggio, reimpiego di denaro di provenienza illecita in attività economiche, corruzioni, favoreggiamento latitanti, corruzione e coercizione elettorale, intestazione fittizia di beni, ricettazione, omicidi;
• acquisire direttamente e indirettamente la gestione e/o controllo di attività economiche, in particolare nel settore edilizio, movimento terra, ristorazione;
• acquisire appalti pubblici e privati;
• ostacolare il libero esercizio del voto, procurare a sé e ad altri voti in ~occasione di competizioni elettorali, convogliando in tal modo le preferenze su
candidati a loro vicini in cambio di future utilità;
• conseguire per sé e per altri vantaggi ingiusti.
• Con l'aggravante per essere l'associazione armata,
Con l'aggravante che le attività economiche di cui gli associati intendono assumere o mantenere il controllo sono finanziate in tutto o in parte con il prezzo, il prodotto, il profitto di delitti;delitto previsto e punito dall'art. 416 bis IO, 20, 3°, 4°, 50 co. C.p., In particolare, perché, nel contesto sopra descritto, facevano parte, in concorso con IAMONTE Antonino, IAMONTE Carmelo, IAMONTE Remingo, FOTI Saverio, PRESTOPINO Giuseppe, nei cui confronti si procede separatamente, MEDURl Natale, STILLlTANO Antonino, deceduti, ed altri soggetti allo stato n.i. della"società di Melito Porto Salvo", associazione a delinquere finalizzata alla consumazione, mediante esercizio della forza di intimidazione del vincolo associativo e della condizione di assoggettamento e di omertà che ne deriva, di una serie indeterminata di delitti quali: danneggiamenti, estorsioni, detenzione e porto di armi ed esplosivi; concorrenza sleale, turbative d'asta. Associazione per delinquere di tipo mafioso, finalizzata al controllo del territorio di Melito Porto Salvo; associazione mafiosa finalizzata altresi al controllo ed alla gestione dei pubblici appalti, nonché al condizionamento delle competizioni elettorali e della vita politica, in particolare del comune di Melito Porto Salvo, tutto con l'unico scopo di realizzare illeciti profitti o vantaggi ingiusti per se stessi o per altri. Associazione organizzata mediante una suddivisione "verticale" tra "maggiore" di cui fanno parte gli esponenti più anziani e con pregressa militanza nelle cosche della fascia ionica reggina - e la "minore" di cui fanno parte gli esponenti di più recente affiliazione….”
Il Comunicato Stampa integrale recita così:”Il 20 novembre 2013, nel territorio della provincia di Reggio Calabria, i Carabinieri del Comando Provinciale di Reggio Calabria hanno dato esecuzione all’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal G.I.P. presso il Tribunale di Reggio Calabria su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di 12 persone , appartenenti e contigue alla ‘ndrangheta nella sua articolazione territoriale denominata cosca “IAMONTE”, operante a Melito di Porto Salvo (RC) e territori limitrofi. Le predette persone sono accusate, a vario titolo, dei seguenti reati:
- delitto di associazione di tipo mafioso (art. 416 bis commi l, 2, 3, 4, 5 e 6 c.p.);
- concorso nel delitto di illecita concorrenza con minaccia o violenza, aggravata dall’aver favorito un sodalizio di tipo mafioso (artt. 81 cpv., 110 e 513 bis co. I e II c.p. e art. 7 l. n. 203/91);
- concorso nei delitti di turbata libertà degli incanti, abuso d’ufficio e falsità materiale commessa dal P.U. in atti pubblici, aggravati dall’aver favorito un sodalizio di tipo mafioso (artt. 110, 81 cpv., 353 co. 2, 323 e 476 c.p. e art. 7 l. n. 203/91).
Le indagini dei Carabinieri, coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, hanno consentito di confermare e documentare che la cosca, nonostante i colpi inferti recentemente con le operazioni “Crimine” e “ADA”, abbia persistito in un’infiltrazione pervasiva all’interno della comunità, riuscendo a condizionarne le attività economiche e le scelte politiche.
Le investigazioni hanno focalizzato l’attenzione sulle attività della cosca ed hanno consentito di accertare che la potente organizzazione criminale, con strumenti, condotte e dinamiche tipiche e consolidate della criminalità organizzata ha condizionato le attività imprenditoriali nel settore edilizio, sia pubblico che privato, attraverso il controllo di imprese locali e, più in generale, tutte le attività produttive, subordinando al proprio benestare e consenso l’inizio di qualunque attività economica, attraverso il pagamento del pizzo e l’imposizione delle forniture e della manodopera; ed ha, in alcuni casi, indirizzato l’aggiudicazione delle gare d’appalto e lavori in favore di imprese riconducibili alla cosca.
Nonostante l’emissione di provvedimenti restrittivi risalenti a meno di un anno fa, non ha cessato di esercitare il pieno controllo di numerose società e soprattutto ha continuato a servirsi di esponenti di famiglie ad essa direttamente riconducibili ed asservite.
Le indagini, avviate nel mese di febbraio 2013, hanno trovato valido supporto e riscontro nelle dichiarazioni rese dal neo collaboratore di giustizia AMBROGIO Giuseppe, le quali hanno fornito conferma del predominio della cosca “IAMONTE” sul territorio. Tale contributo si è rivelato, altresì, utile per meglio delineare il ruolo, la mansione ed il peso specifico dei singoli affiliati, la cui appartenenza al sodalizio era già stata documentata nel corso di pregresse indagini, che avevano già consentito di portare a conclusione l’operazione “ADA” condotta sempre dai Carabinieri di Reggio Calabria. Proprio le ultime attività di indagine hanno confermato un’infiltrazione pervasiva all’interno della pubblica amministrazione e nella gestione delle attività imprenditoriali pubbliche e private, riuscendo a condizionarne ed orientarne le attività e le scelte politiche nonché le preferenze e le consultazioni elettorali.
Le dichiarazioni del collaboratore Giuseppe Ambrogio hanno confermato la caratura criminale di alcuni soggetti a carico dei quali già in passato si erano raccolti indizi in ordine alla loro appartenenza alla cosca “IAMONTE”.
Il collaboratore di giustizia, con le sue dichiarazioni, ha contribuito a completare l’organigramma della cosca, esponendo le vicende che hanno caratterizzato la sua storia più recente. Peraltro, pur ricoprendo il livello più basso della gerarchia mafiosa, le sue dichiarazioni hanno dato maggiore consistenza all’asserita commistione tra mafia e politica e fornito una spiegazione ai legami stretti dagli esponenti della famiglia IAMONTE con alcuni amministratori locali, risultati padroni indiscussi della scena politica melitese degli ultimi vent’anni.
L’attività d’indagine ha confermato come tra gli scopi illeciti primari perseguiti dalla cosca IAMONTE si annovera il controllo degli appalti: tale illecito ha rappresentato non solo una fonte di finanziamento, ma anche uno strumento mediante il quale l’organizzazione ha esercitato il controllo del territorio facendo valere il proprio predominio. L’imprenditore che aspirava ad eseguire dei lavori a Melito Porto Salvo era tenuto a versare un contributo alla cosca, nella persona del capo locale, IAMONTE Remingo, pena il divenire bersaglio di attentati intimidatori. Gli utili ricavati dall’azione estorsiva venivano reinvestiti in attività lecite, di cui si occupavano di norma gli affiliati della “Società Maggiore”.
Si è ottenuto quindi pieno riscontro alle risultanze investigative circa il ruolo di TRIPODI Giovanni “il vecchio” il quale, sulla scorta delle direttive impartite da IAMONTE Remingo, assegnava gli appalti agli imprenditori compiacenti, ridistribuendo, al tempo stesso, i proventi illeciti tra gli affiliati.
Le investigazioni hanno permesso di appurare che tutte le società in oggetto fossero nell’orbita della cosca IAMONTE, non limitandosi l’influenza di essa quindi alla sola FRA.VE.SA. S.r.l. ma estendendosi a tutte le altre società (oggetto di sequestro preventivo) la cui gestione veniva affidata, all’indomani dell’arresto di TRIPODI Giovanni cl. 1971, ai due cugini, TRIPODI Giovanni cl. 1982 e TRIPODI Giovanni cl. 1979. Del resto anche AMBROGIO Giuseppe, nel corso delle dichiarazioni rese, ha puntualizzato più volte la delicatezza del ruolo che i due imprenditori ricoprono in seno all’organizzazione criminale.
La fetta più consistente degli appalti pubblici, come del resto anche l’edilizia residenziale, era prerogativa di un esiguo numero di società edili, FRA.VE.SA. S.r.l. in testa, nella cui gestione TRIPODI Giovanni “il vecchio” si avvaleva della collaborazione del fratello Demetrio, e dei cugini omonimi, TRIPODI Giovanni cl. 1982 e TRIPODI Giovanni cl. 1979 alias “Pelè”.
È emerso, in sintesi, che le società edili oggetto di sequestro fossero tutte gestite dai TRIPODI, ed attraverso di essi controllate dalla cosca IAMONTE in quanto impiegate per il reinvestimento degli utili derivati dalle attività illecite.
I fitti intrecci tra ‘ndrangheta e politica a Melito di Porto Salvo sono emersi anche nelle recenti investigazioni, poiché gli sviluppi successivi all’esecuzione dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa nell’ambito dell’operazione ADA, hanno conferito maggiore consistenza al ruolo che l’ex sindaco IARIA Giuseppe, nel corso del suo mandato elettorale, ha svolto nell’interesse della cosca IAMONTE.
Nella circostanza, si sono accertati gli stretti rapporti allacciati da IARIA con i TRIPODI notoriamente legati ai IAMONTE, come è evidenziato da taluni eventi conviviali tenutisi in passato.
Da accertamenti eseguiti dai Carabinieri è anche emerso come alcuni lavori manutentivi anziché essere eseguiti ricorrendo al personale già in forza all’ente comunale (impiegabile poiché le opere richieste non necessitavano di alcuna competenza specifica), fossero affidati alla ditta PANTALEO Antonia impresa di fatto gestita da GUERRERA Giuseppe, affiliato alla cosca IAMONTE, su insistenza del sindaco IARIA.
Le dichiarazioni rese da AMBROGIO Giuseppe hanno conferito maggiore consistenza al quadro accusatorio costruito sul conto di FLACHI Pietro e MINNITI Angelo, risultati essere tra gli affiliati di maggiore spessore della cosca IAMONTE.
Sul conto di Pietro FLACHI è emerso che abbia ricoperto la carica di “capo locale” nel periodo in cui sia IAMONTE Remingo che Carmelo erano detenuti; alla stessa stregua sul conto di MINNITI Angelo è emerso come fosse uno degli affiliati di punta della cosca IAMONTE, vantando peraltro una lunga militanza in seno al sodalizio.
Contestualmente all’esecuzione del provvedimento restrittivo, è stato:
- eseguito il decreto di sequestro preventivo, emesso dal G.I.P. presso il Tribunale di Reggio Calabria su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia, di 6 aziende (quote sociali, annesso patrimonio aziendale e conti correnti) operanti nel settore dell’edilizia e della fornitura di materiali, riconducibili alla cosca IAMONTE, per un valore complessivo di circa 20 milioni di Euro;
- notificato l’Avviso della Conclusione delle Indagini Preliminari (Procedimento Penale nr. 1892/07 R.G. Notizie di reato - Mod 21 DDA) nei confronti di 113 indagati, tra cui quelli tratti in arresto nell’ambito sia dell’operazione ADA che di quella odierna.
Nel corso dell’operazione sono stati impiegati oltre 100 Carabinieri del Comando Provinciale di Reggio Calabria, supportati dai militari dello Squadrone Eliportato Cacciatori e dell’8° Nucleo Elicotteri.Reggio, Calabria, 20 novembre 2013.”
Operazione “SIPARIO” anticipato da Mnews.it
Alle prime luci dell’alba, i Carabinieri del Comando Provinciale di Reggio Calabria hanno eseguito un’Ordinanza di Custodia Cautelare, emessa dal G.I.P. presso il Tribunale di Reggio Calabria su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di 12 soggetti, appartenenti e contigui alla ‘ndrangheta nella sua articolazione territoriale denominata cosca “IAMONTE”, operante a Melito di Porto Salvo (RC) e territori limitrofi, responsabili a vario titolo di:
- associazione di tipo mafioso (art. 416 bis commi l, 2, 3, 4, 5 e 6 c.p.);
- concorso in illecita concorrenza con minaccia o violenza, aggravata dall’aver favorito un sodalizio di tipo mafioso (artt. 81 cpv., 110 e 513 bis co. I e II c.p. e art. 7 l. n. 203/91);
- concorso in turbata libertà degli incanti, abuso d’ufficio e falsità materiale commessa dal P.U. in atti pubblici, aggravati dall’aver favorito un sodalizio di tipo mafioso (artt. 110, 81 cpv., 353 co. 2, 323 e 476 c.p. e art. 7 l. n. 203/91).
L’operazione “Sipario” è stata variamente commentata dagli esponenti politici di cui daremo notizia nei flash successivi.
Domenico Salvatore

3 Commenti
Che tristezza ... mi rivolgo al 70% dei mdlitesi votanti prima iaria poi Costantino. ?..che fste...da codardi non commentate, per vergogna non vi esponete...per dispiacere della enorme caz...ta di appoggiare omertosamente questi signorotti?.
RispondiEliminaMelito hai un'altra occasione. Forse è l ultima per rinascere. Melitese premia chi lavora, chi è onesto, chi è competente, non farti ingannare nuovamentd. Scusa per il rimprovero, ma lo sai, è la dura e amsrae verità. In bocca al lupo Melito....
concordo pienamente... è finito il "mangia mangia"!
RispondiEliminaBisogna ripartire dai tanti giovani professionisti di cui dispone Melito. Il melitese conosce chi è l onesto e chi il compente. Ma ne ha paura perche così il rischio in paese è la meritocrazia, contro la quale questi che ora sono in gabbia hanno sempre combattuto e per la quale i nostri giovani che hanno studiato e ora a fatica laborano hanno sempre combattuto. Melito cerca questi tuoi figli. Hanno tra i 30 e i 40 anni, professionisti, uomini di cultura, legge, economia e di Chiesa. Cerca loro, appoggia loro, non queli che vedi in foto e la loro vita agiata offendeva la tua.
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